
Domenica 9 agosto 2026
TV DIGITALE TERRESTRE, RADIO DAB:
LE NOTIZIE FLASH DELLA SETTIMANA
Pubblicato il 09/08/2026 alle ore 11:15
Tutti i diritti riservati @L’ITALIA IN DIGITALE
RADIO DAB: NUOVE ATTIVAZIONI PER I MUX DAB+ RAI ED EURODAB ITALIA
Iniziamo parlando della radio digitale.
È stato acceso il Mux DAB+ RAI dalle seguenti postazioni:
sul Canale 7C da:
MONTE CUMIELI a Gemona del Friuli (UD), in Friuli-Venezia Giulia.
Per l’occasione abbiamo riaggiornato l’elenco dei provider DAB+ sintonizzabili nelle città di Alba (CN), Alessandria,
Il Mux EURODAB ITALIA ha sensibilmente ampliato la copertura, accendendo le seguenti postazioni:
PIANO DELL’ OSTE a Miglionico (MT), in Basilicata;
MONTE SAN MICHELE a San Nicola dell’ Alto (KR), PIETRAPENNATA – PUNTA DI GALLO a Palizzi (RC)
e CONTRADA COSTIERA – VIA CROCE NIVERA a Stefanaconi (VV), in Calabria;
sul blocco 9A da GANDOGLIO – COSTA a Borgone Susa (TO), AMBOURNET ad Exilles (TO),
BIANCHI INFERIORE – LE QUÀ a Mompantero (TO), PIERREMENAUD ad Oulx (TO),
ALPETTE – ACQUEDOTTO a Sestriere (TO), in Piemonte;
PASSO DELL’ EIRA a Livigno (SO), in Lombardia;
COSTA DEI MOSTI – VIA RENDA a Cogorno (GE), SAN GIACOMO – VIA MAURE a Camporosso (IM),
CAPO BERTA – PINI DEL ROSSO a Diano Marina (IM), VIA DELLE GINESTRE a Ventimiglia (IM),
MONTEDOGLIO a Sansepolcro (AR), in Toscana;
Per l’occasione abbiamo riaggiornato l’elenco dei provider DAB+ sintonizzabili nella città di Savona.
Per consultare gli impianti attivi e la composizione dei multiplex, cliccate sul banner qui sopra.


RADIO DAB - MUX LOMBARDIA DAB (B): ATTIVATO IL SEGNALE DA COMO
Ci spostiamo in Lombardia, dove è stato acceso il Mux LOMBARDIA DAB (B) sul blocco 11B dal ripetitore di MONTE GOI a Como.
Per consultare la composizione del multiplex, cliccate sul banner qui sopra.

| LOMBARDIA | ||
| Canale 11B (218,640 MHz) | ||
| Postazione | Comune | Provincia |
| Valcava – Prato della Costa | Caprino Bergamasco | BG |
| Monte Goi | Como | CO |
| Via Bastida | Cremona | CR |
| Grattacielo Breda – Via Casati | Milano | MI |
| Campo dei Fiori – Via del Forte di Orino | Varese | VA |
RADIO DAB: NUOVE ATTIVAZIONI PER IL MUX RADIO DIGITALE VENETO
Per consultare la composizione del multiplex, cliccate sul banner qui sopra.

| VENETO | ||
| Canale 12D (229,072 MHz) | ||
| Postazione | Comune | Provincia |
| Col Visentin | Belluno | BL |
| Monte Cero | Baone | PD |
| Terranegra | Padova | PD |
| Monte Calvarina | Roncà | VR |
| Via Chioda | Verona | VR |
RADIO DAB: NUOVE ATTIVAZIONI PER IL MUX RADIO DIGITALE TOSCANA
Scendiamo in Toscana, dove il Mux RADIO DIGITALE TOSCANA ha riacceso la postazione
di MONTE CETONA – SOPRA IL VARCO a Sarteano (SI) sul blocco 10B.
Per consultare la composizione del multiplex, cliccate sul banner qui sopra.

| TOSCANA | ||
| Canale 7A (188,928 MHz) | ||
| Postazione | Comune | Provincia |
| La Guardiola | Civitella in Val di Chiana | AR |
| Canale 7B (190,640 MHz) | ||
| Postazione | Comune | Provincia |
| Monte Serra | Capannori | LU |
| Canale 10B (211,648 MHz) | ||
| Postazione | Comune | Provincia |
| Poggio Macia Morta – Acquedotto | Castellina in Chianti | SI |
| Monte Cetona – Sopra il Varco | Sarteano | SI |
| Canale 12B (225,648 MHz) | ||
| Postazione | Comune | Provincia |
| Poggio Incontro | Bagno a Ripoli | FI |
| Montecuccoli – Croci d’Ariano | Barberino di Mugello | FI |
| Croce di Belvedere | Serravalle Pistoiese | PT |
RADIO DAB - MUX MEDIA DAB (BASILICATA): RINOMINATA TRM RADIO, NUOVA ATTIVAZIONE IN PROVINCIA DI POTENZA
Ci spostiamo in Basilicata per segnalare che, nel Mux MEDIA DAB,
TRM RADIO di Matera, acronimo di Televisione Radio del Mezzogiorno,
ha rinominato il proprio identificativo in #TRMContactRadio.
Per consultare la composizione del multiplex, cliccate sul banner qui sopra.

Inoltre è stato attivato il segnale dal ripetitore di MONTE PIERFAONE ad Abriola (PZ) sul blocco 12B.

| BASILICATA | ||
| Canale 12B (225,648 MHz) | ||
| Postazione | Comune | Provincia |
| Monte Sant’Arcangelo | Colobraro | MT |
| Contrada Inforcata | Pomarico | MT |
| Monte Pierfaone | Abriola | PZ |
| Monti Li Foj | Picerno | PZ |
RADIO DAB - MUX MEDIA DAB (SICILIA) B: INSERITA RADIO CITTÀ
Ci dirigiamo in Sicilia, dove è stata aggiunta RADIO CITTÀ di Potenza, identificata CITTA’, nella versione B del Mux MEDIA DAB.
Per consultare la composizione completa del multiplex, cliccate sul banner qui sopra.

FREQUENZE E POSTAZIONI
| SICILIA | ||
| Canale 9B (204,640 MHz) | ||
| Postazione | Comune | Provincia |
| Contrada Carminello – Via Michele Scammacca | Valverde | CT |
RADIO FM: AGGIORNATA LA LISTA DI GENOVA
AERANTI-CORALLO: VIAGGIO NELL' ETERE; UN ITINERARIO TRA I MUSEI CHE CUSTODISCONO I TESORI STORICI DELLA RADIO E DELLA TV NEL NORD ITALIA
Per un professionista del broadcasting, dedicare del tempo libero alla storia dei media italiani può essere un modo
per compiere un viaggio attraverso l’evoluzione della tecnologia, del linguaggio e del costume della nostra società,
oltre che un’occasione per scoprire o riscoprire le radici del proprio lavoro.
Il panorama museale italiano offre una selezione ricca e variegata di mete che permettono di esaminare da vicino i cimeli
che hanno segnato l’epopea delle trasmissioni radiotelevisive e dei mondi ad esse correlati,
partendo dai primi esperimenti fino alla rivoluzione del digitale.
Per questo abbiamo selezionato alcune mete, alcune non particolarmente note, che potrebbero essere oggetto di visita,
approfittando di questo periodo agostano, durante il quale si possono fare scoperte nella propria zona
o approfittare di un soggiorno in altre regioni per dedicare un poco di tempo ad una visita originale ed interessante.
Iniziamo la nostra rassegna con alcune segnalazioni relative alle opportunità presenti nell’area settentrionale del Paese.
In una seconda parte, che pubblicheremo a breve, daremo informazionir elative agli indirizzi di questo tipo nelle aree centrali e meridionali.
Nord Italia
Nel Nord Italia, per chi desidera approfondire l’evoluzione del design e della tecnica radiofonica,
è certamente interessante il Museo della Radio d’ Epoca di Cison di Valmarino.
Una collezione di oltre 70 modelli storici, ciascuno molto ben valorizzato dal punto di vista espositivo,
capaci di raccontare la storia d’Italia e l’evoluzione tecnologica dagli anni Venti agli anni Settanta.
Essendo una struttura molto moderna, ma gestita in modo volontaristico,
si consiglia di contattare l’ Ufficio Turistico locale al numero 3357896949 (domenica, tra le 15 e le 18)
o tramite email all’indirizzo turismo@comune.cisondivalmarino.tv.it per verificare la possibilità di visite guidate.
Restando in Veneto, una realtà d’eccellenza è il Museo della Radio Guglielmo Marconi di Verona.
Il Museo della radio era nato nel 1999 in quel dell’istituto scolastico Galileo Ferraris, in centro a Verona, per volontà di Alberto Chiantera.
Nel 2019, causa inagibilità della struttura, venne temporaneamente chiuso, per poi riaprire nel 2022 in piazza Bra,
in forma di galleria monotematica interamente dedicata alla figura di Guglielmo Marconi.
L’intento è quello di divulgare tale patrimonio storico che, ogni anno, registra migliaia di visite, anche scolastiche, oltre che turistiche.
L’antenna Elettra 1931 è ora esposta nel Palazzo del comune di Verona, sulla scalinata di Palazzo Barbieri
e frontalmente si trova la galleria multiculturale dove è situata la seconda antenna e tutta la strumentazione dedicata al genio bolognese a Nobel.
La Galleria viene aperta su prenotazione, prendendo contatti via email: museodellaradioverona@gmail.com.
Di stampo più moderno e narrativo è invece il MIRS di Pasiano di Pordenone, inaugurato alla fine del 2024,
che punta sull’interattività per spiegare l’impatto sociologico dei media sulla popolazione.
D’estate è aperto al sabato pomeriggio (15-19) e la domenica (1.30-13 e 15-19).
Qui si trova una selezione ragionata di prestigiose radio storiche
che rappresentano un riferimento sia materiale sia intellettuale nello sviluppo tecnologico e culturale della società italiana e mondiale.
Un percorso espositivo che non vuole indugiare su atmosfere nostalgiche, ma affianca alle radio storiche materiali da collezione,
postazioni sperimentali, laboratori educational e materiali informativi e interattivi di approfondimento,
per raccontare come l’invenzione della radio abbia cambiato la nostra società e continui a farlo tutt’oggi.
Un’esperienza immersiva in un percorso coinvolgente per il visitatore, capace di evolvere nel tempo.
Anche Milano contribuisce alla memoria del comparto grazie al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci”.
L’esposizione permanente dedicata alle telecomunicazioni è situata interamente all’interno del suggestivo antico monastero olivetano del XVI secolo,
che costituisce il corpo centrale del museo.
All’interno di questo spazio, la tecnologia della radio e della televisione viene raccontata come una rivoluzione non solo tecnica, ma soprattutto sociale e culturale.
La narrazione parte dalle origini del wireless e dai primi esperimenti di Guglielmo Marconi.
Si passa poi alla nascita delle trasmissioni di massa, esplorando l’evoluzione dei ricevitori casalinghi,
la convergenza digitale e le infrastrutture di rete che oggi collegano il pianeta.
Uno dei punti più originali di questo percorso è la presenza di uno studio radiofonico degli anni ’70, accuratamente ricostruito.
Questo allestimento serve a celebrare il “dietro le quinte” del medium radiofonico libero,
mostrando come anche la vicinanza fisica tra il conduttore, i tecnici e la tecnologia abbia contribuito a plasmare il linguaggio della comunicazione moderna.
Il Museo della Radio “Tutta un’altra Radio” si trova non distante dal capoluogo, a Montanaso Lombardo, nel lodigiano.
Dal 2016, fa parte dell’ Associazione Nazionale Piccoli Musei (APM) e la collezione, ospitata nei locali messi a disposizione dal Comune,
conta oggi circa 680 esemplari, anche se, per ragioni di spazio, solo una parte (circa la metà) è esposta al pubblico.
Gli apparati in mostra coprono un arco temporale che va dagli anni ’30 agli anni ’90, rappresentando l’evoluzione della radio attraverso i decenni.
Lo staff si impegna nel restauro e nella rimessa in funzione di questi cimeli, spesso recuperati in condizioni critiche.
Il team dei volontari del museo guida alla scoperta dell’affascinante storia della radio,
prenotandosi al numero 338 2113892 o scrivendo a info@tuttaunaltraradio.it.
Da est a ovest nel Nord Italia, ad Oliveto, frazione di Imperia è presente il Museo della Comunicazione “Voci nell’etere”,
associato alla Fondazione Marconi, con una selezione di oltre 500 apparati che sintetizzano la storia delle comunicazioni elettroniche.
Si trovano testimonianze dei primi esperimenti di elettronica, sino alla pila di Volta, dal telegrafo al telefono,
dalla registrazione sonora con fonografo e grammofono fino alle moderne registrazioni digitali.
Gran parte della collezione è dedicata alla radio, con apparecchi fabbricati dalle officine Marconi di Genova, le radio a cristallo di Galena,
i ricevitori popolari anteguerra fino alla prima radio a transistor. Il museo è aperto prenotare visite contattando il numero 3474317611.
Tra qualche giorno, come detto, pubblicheremo la seconda parte di questa rassegna, focalizzata sul Centro, Sud e Isole d’Italia.
AERANTI-CORALLO: VIAGGIO NELL' ETERE; UN ITINERARIO TRA I MUSEI CHE CUSTODISCONO I TESORI STORICI DELLA RADIO E DELLA TV NEL CENTRO-SUD ITALIA
Proseguiamo il nostro viaggio ideale dedicato all’evoluzione della tecnologica, e non solo,
dei media elettronici con altri suggerimenti di visite museali, stavolta relativi a destinazioni nel Centro, Sud e Isole d’ Italia;
ricordiamo che nella gran parte dei casi per essere certi di trovare aperto il museo è opportuno prendere contatto preliminare con la struttura,
per assicurarsi l’apertura per la visita, spesso guidata.
Il Centro
Iniziamo dal cuore pulsante della storia della radiofonia, non solo italiana, ma mondiale,
che si trova, evidentemente, in Emilia-Romagna, precisamente a Sasso Marconi.
Qui, presso Villa Griffone, dove un giovane Guglielmo Marconi compì i suoi primi esperimenti di trasmissione di impulsi elettrici senza fili,
i visitatori possono accedere alla celebre “stanza dei bachi”, il laboratorio dove nel 1895 Marconi generò il primo segnale via etere della storia.
La visita al Museo Marconi deve essere necessariamente prenotata;
a questo indirizzo web tutti i dettagli, anche con riferimento alla giornata di apertura al pubblico, domenica 30 agosto: www.museomarconi.it.
Nel Centro Italia un motivo di interesse è il Museo del Disco d’ Epoca, a Sogliano al Rubicone,
che con un patrimonio di 80.000 dischi e rari fonografi integra perfettamente la storia della trasmissione con quella del supporto sonoro.
Il museo è aperto tutte le domeniche, dalle 15.30 alle 18, ad esclusione del mese di agosto, che è chiuso.
Tuttavia si può sempre concordare una visita, agostana o in qualsiasi periodo dell’anno,
chiamando il 366 3023594 o scrivendo un’email a infomuseo@museodeldiscodepoca.com.
A Macerata Feltria, nelle Marche e poco distante da San Marino, un edificio del XIV secolo fa da cornice a una delle più rilevanti raccolte di ricevitori storici,
disposti in ordine cronologico: il Museo della Radio d’ Epoca è un punto di riferimento che attira appassionati e studiosi da tutta Italia.
Tra le mura antiche di un salone dell’ex Convento di San Francesco, che porta con sé secoli di storia,
è esposta una collezione che custodisce oltre cento apparecchi prodotti tra gli anni Venti e Sessanta in Italia, Germania, Inghilterra, Francia e Stati Uniti.
Ogni radio è restaurata con cura, riportata al suo splendore originale e resa nuovamente funzionante, pronta a trasmettere voci, suoni,
ma soprattutto emozioni di un’epoca passata. Il museo non ha, al momento, un calendario di aperture definito,
ma è disponibile per visite da concordare all’indirizzo info@mumont.it.
Arrivando alla Capitale, l’indirizzo principe della nostra rassegna sarebbe quello del ricchissimo Museo Storico della Comunicazione,
considerato uno dei più vasti d’ Europa per quanto riguarda l’evoluzione della comunicazione nel suo insieme,
da quella postale al telegrafo, dal telefono ai satelliti, passando, ovviamente, per la radiotelevisione.
Situato nella sede dell’ EUR, in quanto facente parte del Polo culturale MIMIT (il Ministero è proprietario del museo) c’è una raccolta
che rappresenta secoli di storia del comunicare, attraverso gli strumenti che hanno consentito all’uomo di dialogare a distanza.
Il museo, purtroppo, da un paio d’anni non aperto al pubblico, a causa di lavori necessari,
tuttavia potrebbe valer la pena verificarne l’effettiva disponibilità, anche estemporanea,
scrivendo al seguente indirizzo email: museo.comunicazioni@mise.gov.it.
Sempre in Roma, questo sempre attivo, è da segnalare è il MIAC – Museo Italiano Audiovisivo e Cinema,
un museo multimediale nel quale, attraverso esperienze immersive, installazioni interattive e approfondimenti tematici tra arte,
audio, video e cinema, è possibile conoscere l’immenso patrimonio audiovisivo italiano.
Il museo, inaugurato nel 2019, occupa gli ambienti delle palazzine utilizzate originariamente per il Laboratorio di sviluppo e stampa,
il Laboratorio meccanico e il Deposito delle pellicole cinematografiche di Cinecittà.
Il MIAC si sviluppa su un’area di ben 1650 metri quadri e ogni sala esplora un tema,
attraverso i materiali visivi e sonori accompagnati da apparati testuali e da installazioni immersive,
pensate per approfondire il tema di volta in volta proposto al visitatore.
MIAC è aperto tutti i giorni (escluso il martedì) dalle ore 10 alle 18. Contatti: www.museomiac.it.
Il Sud e le isole
Scendendo al sud, nel cuore del suggestivo Faro di San Cataldo a Bari
(il terzo più alto d’ Italia e storico protagonista delle prime trasmissioni radio di Guglielmo Marconi),
un luogo unico, dove tecnologia, storia e paesaggio si incontrano.
Qui il visitatore può immergersi tra antichi apparecchi radio, reperti originali e installazioni multimediali che raccontano l’evoluzione delle comunicazioni,
mentre il percorso dedicato ai fari e alle torri costiere svela la magia delle architetture marittime che da secoli vegliano sul litorale pugliese.
Un’esperienza coinvolgente e panoramica, arricchita dal fascino intramontabile del faro stesso.
Le visite sono guidate e su prenotazione, prendendo contatto con il numero 375 8294775.
Il Museo della radio e delle telecomunicazioni di Tuglie nasce dalla collezione del sig. Salvatore Micali,
che per oltre trent’anni ha raccolto e custodito con cura un notevole patrimonio di apparecchi radiofonici, tutti funzionanti.
Il Comune ha curato la ristrutturazione di uno stabile di sua proprietà, in Via Vittorio Veneto, dove ha sede il Museo.
I materiali esposti e conservati sono di notevole pregio e costituiscono un affascinante percorso nel mondo sempre in evoluzione della storia della radiofonia.
La visita è accompagnata da una attività pedagogica e coinvolgente per comprendere il significato di questi apparecchi
e come sia andata evolvendo la comunicazione elettronica in generale.
La collezione risulta coerente e documenta quasi senza lacune l’evoluzione dei sistemi di trasmissione e di ascolto,
consentendo di ricreare un itinerario storicamente e culturalmente ben articolato.
Dal trasmettitore telegrafico automatico Edison (USA, 1893) ai ricevitori a galena o a quelli degli anni dal 1920 al 1960-70,
i pezzi confluiti nel museo narrano un pezzo di storia della civiltà e della tecnica
grazie al quale si è giunti all’odierna velocità e complessità nel territorio delle comunicazioni.
Nella dotazione del museo è presente anche un settore bibliografico (libri e riviste) riguardanti storia e tecnica della comunicazione radiofonica.
Un settore che verrà incrementato per costituire una sezione bibliotecaria specializzata del museo.
La struttura è aperta e visitabile ogni giovedì e sabato, dalle 18 alle 21 (orario estivo, l’orario invernale è 17-20).
Presso l’ex mulino del paese, a Ittiri, in provincia di Sassari, si trova il Museo della Radio “Mario Faedda”,
dove sono esposti circa 300 pezzi d’epoca databili tra il 1923 e il 1990, tra cui radio militari, civili e apparecchiature per radioamatori.
Il museo è dedicato alla memoria del fondatore, che si definiva un “raccoglitore di radio vintage”.
Esiste una sezione telegrafica dedicata al codice Morse, con diversi tasti d’epoca.
La mostra comprende numerose apparecchiature, tra le quali una delle poche repliche del trasmettitore OC Ondina33,
molto simile a quello utilizzato nella spedizione al polo nord del Dirigibile Italia del generale Umberto Nobile.
In collezione c’è anche la famosa Radio Caterina, la radio della resistenza,
con una replica funzionante e fedele all’originale che è esposto al museo dell’internato a Padova.
La radio clandestina è stata costruita dal alcuni ufficiali Italiani, internati in un campo di concentramento tedesco.
Sono presenti anche numerose radio amatoriali. La stazione radio viene gestita dai soci del RadioClub Coros.
Il radioamatore Antonio Solinas può essere contattato per concordare una vista al numero 340 4141443
o con un’email all’indirizzo radioclubcoros@gmail.com.

TOSCANA: 50 CANALE GUARDA AL FUTURO. IL NUOVO ASSETTO SOCIETARIO
Il Gruppo Forti diventa socio di maggioranza salendo al 77,8% delle quote.
“Un investimento nel solco della continuità ma con l’intento di innovare”
Nuovo assetto societario per 50Canale, la Tv locale pisana visibile in tutta la Toscana
e che copre soprattutto i territori della provincia di Pisa, della Versilia e dell’Empolese Valdelsa.
Il gruppo Forti, da decenni specializzato nelle costruzioni civili e industriali,
ha aumentato la sua partecipazione societaria salendo dal 33 al 77,8% delle quote
rilevando le azioni degli altri due soci Valter Pucci (che aveva il 33%)
e Giuseppe Rossi, fondatore dell’emittente che è sceso dal 33 al 22,22%.
Dopo la variazione dell’assetto societario è stato rinnovato il consiglio di amministrazione che risulta così composto:
Jacopo Danielli Forti (Presidente), Sabina Danielli Forti (consigliere), Luigi Doveri (consigliere),
Giuseppe Rossi (consigliere), Nicola Rossi (consigliere e confermato nel ruolo di amministratore delegato).
“La scelta – ha sottolineato Luigi Doveri, presidente e amministratore delegato della Forti Holding –
è stata quella di rafforzare l’importanza della nostra partecipazione per per dare il via a una nuova fase di sviluppo.
L’investimento risponde infatti sia ad un criterio di continuità con il passato
che a una volontà di valorizzare ulteriormente il lavoro svolto nel corso degli anni.
Siamo convinti che l’emittente possa esprimere molto, grazie al valore delle persone che ci lavorano,
veri e propri punti di riferimento del giornalismo regionale, a cominciare dal compianto Aldo Paradossi
che è stato il seme dal quale è nata una redazione giornalistica di primissimo livello”.
La sfida dei prossimi anni, ha aggiunto Jacopo Danielli Forti, “ci vedrà impegnati sia nell’attenzione al territorio della nostra provincia,
ma anche nello sviluppo di nuove aree strategiche su cui l’emittente si è recentemente posizionata:
la pianificazione, ovviamente, dovrà andare di pari passo con lo sviluppo tecnologico e con l’integrazione con i nuovi mezzi di comunicazione”.
È proprio il futuro immediato sul quale si concentra Rossi che ringrazia “il gruppo Forti per la nomina e la fiducia accordatami:
lavoreremo in continuità con quanto fatto in questi ultimi anni, pronti alle sfide che il mutato panorama dell’informazione ci impone
e soprattutto cercando di sviluppare nuovi contenuti e che sappiano sfruttare le possibilità offerte dalle tecnologie digitali
immaginando una Tv che vada oltre la Tv come l’abbiamo conosciuta finora”.

FRANCIA: BANDO DI CONCORSO PER UN SERVIZIO TELEVISIVO LOCALE NELL' ÎLE-DE-FRANCE (MUX TNT R15); ARCOM RESPINGE LE 2 CANDIDATURE PRESENTATE
Nell’ambito del bando di gara indetto il 18 febbraio 2026
per la pubblicazione di un servizio televisivo digitale terrestre locale nell’Île-de-France, sono state presentate due candidature:
una dalla società Juher Group per il progetto “Street & Style” e l’altra dalla società Le Média per il progetto “Le Média TV Île de France”.
I due candidati sono stati intervistati il 24 giugno 2026.
Tuttavia, nella sua sessione plenaria del 22 luglio 2026, Arcom ha deciso di non accettare le candidature.
Nonostante il merito intrinseco dei progetti, questi non offrivano sufficienti garanzie di finanziamento per assicurare prospettive operative sostenibili
e soddisfare i requisiti normativi applicabili in materia di servizi audiovisivi.
Tale criterio legale è essenziale per autorizzare un servizio a occupare gratuitamente lo spettro radiofonico pubblico.
Il bando di gara è stato pertanto dichiarato non andato a buon fine.
Questa decisione giunge in un momento in cui le emittenti televisive locali stanno attraversando una crisi economica senza precedenti,
che ha portato alla scomparsa o alla sospensione di numerosi servizi della televisione digitale terrestre (TDT).
Arcom richiama pertanto l’attenzione del Governo e delle autorità locali su queste gravi difficoltà economiche:
tali servizi contribuiscono in modo essenziale al pluralismo dell’informazione locale, come dimostrato dalle recenti elezioni comunali,
alla coesione sociale all’interno delle comunità e godono di una crescente fiducia da parte del pubblico.

SVIZZERA: LA SSR TORNERÀ A TRASMETTERE IN FM DALL' AUTUNNO
La SSR tornerà a diffondere i propri programmi radiofonici in FM – o onde ultra-corte (OUC) – a partire dal prossimo autunno.
L’ Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) dovrebbe rilasciare la relativa concessione nel corso del mese di agosto
La notizia, anticipata dal SonntagsBlick, è stata confermata dallo stesso UFCOM a Keystone-ATS.
Secondo il domenicale, l’azienda radiotelevisiva intende ripristinare una copertura capillare del territorio nazionale
nelle quattro regioni linguistiche, trasmettendo tre programmi per ciascuna di esse.
L’ UFCOM ha già autorizzato test tecnici, iniziati il 20 luglio.
Il ritorno alle trasmissioni a modulazione di frequenza (FM) (tecnica che le radio commerciali usano sulle onde ultra corte, ndr)
comporterà tuttavia costi non indifferenti. In una prima fase le spese d’esercizio dovrebbero ammontare a circa 6,6 milioni di franchi all’anno,
poiché parte delle infrastrutture si avvale ancora di componenti datate.
Ulteriori interventi di potenziamento previsti nel 2027 potrebbero far lievitare i costi annuali fino a 15 milioni di franchi,
secondo un documento interno citato dal SonntagsBlick.
La SSR aveva cessato le trasmissioni in FM nel gennaio scorso, puntando esclusivamente sulla tecnologia digitale DAB+.
Nel primo semestre del 2025, in seguito al completo passaggio al nuovo standard,
le sue emittenti radiofoniche avevano però perso circa il 6% della quota di mercato.
Alla base del cambio di rotta vi è una decisione politica.
Inizialmente era previsto che la diffusione radiofonica in FM cessasse definitivamente alla fine di quest’anno,
con il passaggio integrale al DAB+ per tutto il settore.
Lo scorso dicembre, tuttavia, il Parlamento ha approvato una mozione che chiede di prorogare la diffusione radiofonica in FM.
La decisione è stata motivata dal timore che gli ascoltatori delle emittenti private ancora presenti sulla rete OUC
potessero orientarsi verso stazioni estere invece di acquistare ricevitori compatibili con il DAB+.
A seguito del voto parlamentare, la SSR aveva annunciato che sarebbe tornata a trasmettere in FM,
sottolineando che rinunciare completamente a questa tecnologia avrebbe avuto senso
solo se l’intero settore radiofonico svizzero l’avesse abbandonata contemporaneamente.
Continuare a fare a meno delle OUC avrebbe invece significato perdere una fetta consistente di radioascoltatori.

SVIZZERA: RADIO FM, IL PUBBLICO NON ASCOLTA GLI ACCORDI
Il settore radiofonico ha riconosciuto l’errore.
La SSR riaccenderà le antenne in autunno, ma difficilmente riuscirà a recuperare interamente il terreno perso
Il ritorno della SSR sulle FM è ormai questione di settimane.
Dopo lo spegnimento delle antenne avvenuto il 31 dicembre 2024, la radiotelevisione pubblica tornerà sui propri passi a partire dall’autunno.
Il passaggio dalle onde ultracorte (OUC) ad altri sistemi di diffusione (DAB+ e internet) non si è verificato come auspicato.
La Svizzera, semplicemente, non era pronta al cambiamento: a testimoniarlo, già due anni fa,
era anche il numero di vetture (ben 1,7 milioni) equipaggiate solo con autoradio FM.
Le emittenti private, che avrebbero dovuto spegnere le antenne a fine 2026, hanno colto in fretta il segnale.
Seppur solo a posteriori, hanno riconosciuto che la decisione di abbandonare la diffusione in modulazione di frequenza
(muovendosi in netto anticipo rispetto ai Paesi vicini) è stata un errore dell’intero settore radiofonico.
E si è trasformata in un autogol per la SSR, che ha deciso di fare il passo con due anni di anticipo rispetto ai privati.
Nei primi sei mesi del 2025, la quota di mercato delle emittenti pubbliche è scesa dal 59% al 53%.
Pur rimanendo leader di mercato, la SSR ha dovuto fare i conti con una netta flessione di ascoltatori,
in particolare nella Svizzera romanda e in Ticino.
Per la RSI, i dati relativi alla penetrazione netta – che misura quante persone ascoltano un determinato programma radiofonico almeno una volta al giorno –
hanno registrato un crollo del 27% nei primi sei mesi dopo l’addio alle FM.
Nello stesso periodo, le emittenti private (come Radio 3i e Radio Ticino) hanno aumentato sia la penetrazione netta, sia la quota di mercato.
Lo stesso, però, è accaduto per le radio estere che hanno guadagnato sempre più terreno.
Questa migrazione di ascolti verso emittenti straniere ha preoccupato il settore
(per le radio private, dal 2027, ciò si sarebbe tradotto in un calo degli introiti commerciali),
che ha prontamente lanciato un grido d’allarme all’indirizzo di Berna.
Proprio a fronte di questi dati, il Parlamento ha deciso lo scorso dicembre di rinunciare alla disattivazione della radiodiffusione FM.
La SSR, pochi giorni più tardi, aveva poi annunciato la volontà di voler riaccendere le proprie antenne.
Interpretava il voto delle Camere federali come un mandato (più per una questione di politica dei media che per esigenze di mercato)
a riprendere la diffusione dei propri programmi anche via FM. La decisione non è tuttavia senza conseguenze.
Per la radio-tv pubblica, tornare ora sulle FM comporta costi che potrebbero raggiungere i 15 milioni di franchi all’anno.
L’obiettivo è infatti di tornare a trasmettere in modo capillare – e in tutte le lingue nazionali – in tutte le regioni del Paese.
La SSR si trova però in una fase di ridimensionamento: nel 2027 il canone scenderà a 312 franchi
ed è già stato annunciato un volume di risparmi pari a 270 milioni di franchi entro il 2029
(quando la fattura della Serafe scenderà ulteriormente a 300 franchi).
I costi per mantenere accese le FM (e mantenere in contemporanea la tecnologia DAB+, sulla quale la SSR intende puntare anche in futuro)
dovranno essere compensati andando a risparmiare ulteriormente in altri settori.
Oltre al boomerang dei costi, la radio-tv pubblica con il suo annunciato dietrofront
difficilmente riuscirà a recuperare interamente il terreno perso (in termini di ascolti) in oltre diciotto mesi di assenza dalle FM.
Sarebbe tuttavia sbagliato puntare il dito solo sulla SSR.
Già nel 2014, l’emittente pubblica, le radio private e l’ Ufficio federale delle comunicazioni avevano pianificato la disattivazione graduale di tutte le antenne analogiche.
Allora, e anche negli anni successivi, il settore radiofonico si era detto convinto che il pubblico sarebbe migrato dalle FM
alla radiodiffusione digitale via DAB+ o tramite streaming. Ciò è accaduto solo in parte.
La migrazione verso internet (più che verso il DAB+) continuerà progressivamente anche nei prossimi anni.
Nel frattempo, l’ Ufficio federale delle comunicazioni ha definito la procedura di attribuzione delle OUC per il periodo che va fino al 2034.
La fine delle FM si avvicina, è vero, ma il settore adesso non intende più mettere una data di scadenza alle onde ultracorte.
Sarà soprattutto il mercato a deciderla (una volta che la tecnologia sarà esaurita) e non un accordo di settore.
TMC TELEMONTECARLO, TMC2 E TMCSPORT SI RINNOVANO:
A SETTEMBRE IL NUOVO PALINSESTO TRA PRODUZIONI AL FEMMINILE E GRANDE SPORT
La storica emittente prepara il rilancio per la stagione autunno-inverno con una programmazione multicanale,
nuovi volti e il progetto Telemontecarlo Sport dedicato agli appassionati di calcio e discipline sportive
TMC Telemontecarlo, TMC2 e TMCSport si preparano a tornare protagonisti del panorama televisivo italiano
con un nuovo progetto editoriale destinato a prendere il via a settembre.
La storica emittente ha messo a punto un palinsesto per la stagione autunno-inverno costruito attorno a due direttrici principali:
produzioni a forte vocazione femminile e una rinnovata offerta sportiva.
Il progetto punta a coniugare televisione tradizionale e nuove modalità di fruizione,
attraverso una presenza articolata tra digitale terrestre, Smart TV e piattaforme streaming,
con l’obiettivo di rendere i contenuti accessibili a un pubblico sempre più ampio.
La nuova diffusione multicanale
La nuova stagione sarà disponibile sul canale 242 del digitale terrestre, visibile in chiaro sul territorio nazionale,
mentre il canale 244 sarà dedicato alle Smart TV e alla fruizione attraverso i televisori connessi.
L’offerta sarà inoltre disponibile attraverso Video App Italy, per consentire la visione dei programmi anche da smartphone e tablet,
e tramite lo streaming web, con diretta e contenuti on demand.
Una strategia che punta quindi a superare i confini della televisione lineare, accompagnando il telespettatore anche sulle piattaforme digitali.
La svolta al femminile
Uno degli elementi caratterizzanti del nuovo palinsesto sarà rappresentato dalle produzioni affidate a protagoniste femminili.
Il progetto prevede infatti l’ingresso di Angela Cantelli e Silvia Renga, due nuove figure chiamate a guidare altrettanti format originali.
Le due professioniste saranno impegnate non soltanto nella conduzione, ma anche nella realizzazione dei programmi,
con proposte pensate per combinare informazione, approfondimento e intrattenimento.
I dettagli dei nuovi format non sono ancora stati ufficializzati, ma l’obiettivo dichiarato è quello di proporre contenuti
capaci di affrontare temi legati all’attualità, alla società e alla cultura
attraverso un linguaggio contemporaneo e una forte attenzione al punto di vista femminile.
Nasce Telemontecarlo Sport
L’altra grande novità riguarda il mondo dello sport.
Con il progetto Telemontecarlo Sport, l’emittente intende ampliare significativamente la propria offerta sportiva,
andando oltre la tradizionale associazione del marchio con il mondo dei motori.
Il progetto sarà un vero e proprio contenitore editoriale dedicato a diverse discipline,
con dirette, aggiornamenti, rubriche, approfondimenti e analisi.
Particolare attenzione sarà riservata al calcio internazionale, con le dirette dedicate al calcio inglese
destinate a rappresentare uno dei principali appuntamenti della nuova programmazione.
L’offerta sportiva sarà distribuita attraverso il canale 242 del digitale terrestre,
il 244 per le Smart TV e le piattaforme streaming collegate a TMC e TMC2.
L’obiettivo è costruire un’offerta capace di intercettare un pubblico trasversale, proponendo non soltanto eventi in diretta
ma anche programmi di approfondimento e contenuti dedicati alle principali discipline sportive.
Un nuovo corso per TMC
Il nuovo palinsesto nasce quindi dalla volontà di rilanciare il brand attraverso una combinazione tra informazione,
intrattenimento, produzioni al femminile e sport.
Da una parte i nuovi format affidati ad Angela Cantelli e Silvia Renga,
dall’altra il progetto Tele Monte Carlo Sport con il calcio internazionale e una proposta sportiva più ampia.
Una strategia che punta sulla multicanalità e sulla possibilità per il pubblico di scegliere come e dove seguire i programmi,
dal televisore tradizionale ai dispositivi mobili fino allo streaming.
L’appuntamento con il nuovo corso di TMC Telemontecarlo, TMC2 e TMCSport è dunque fissato per settembre,
quando prenderà ufficialmente il via una stagione autunnale che promette novità sul fronte editoriale
e una presenza sempre più forte nel panorama televisivo e digitale italiano.



23 ANNI FA NASCEVA SKY ITALIA DALLA FUSIONE DI TELE+ DIGITALE E STREAM TV
Il 31 luglio 2003 News Corporation lanciò Sky Italia, la piattaforma satellitare nata dalla fusione di TELE+ Digitale e Stream TV.
L’operazione unificò le due principali pay TV italiane e trasformò il consumo televisivo nazionale.
Cosa successe il 31 luglio 2003?
Sky Italia iniziò ufficialmente le trasmissioni raccogliendo canali, abbonati e diritti televisivi delle due piattaforme precedenti.
La nuova offerta arrivava nelle case attraverso una parabola orientata sui satelliti Hot Bird a 13 gradi est, un decoder e una smart card.
La Commissione europea aveva autorizzato l’acquisizione di TELE+ e Stream da parte di News Corporation il 2 aprile 2003,
imponendo specifici impegni a tutela della concorrenza.
La Commissione riconobbe che l’operazione avrebbe lasciato pochissimo spazio ad altri operatori nella pay TV italiana,
ma valutò la fusione preferibile alla probabile chiusura di Stream.
Al momento del lancio la piattaforma partiva da circa 2,3 milioni di abbonati.
Cinema, calcio, serie, documentari, programmi per bambini e informazione continua venivano organizzati in pacchetti
sotto un unico marchio, con Sky TG24 come nuovo canale di notizie attivo 24 ore su 24.
Perché la nascita di Sky Italia cambiò la televisione italiana?
Sky Italia rese la pay TV un’esperienza unificata, riconoscibile e legata a un abbonamento continuativo.
Il pubblico imparò a usare guide elettroniche, canali tematici, repliche e servizi interattivi,
mentre il telecomando iniziava a sostituire la rigidità dei pochi canali generalisti.
Lo sport ebbe un ruolo centrale: partite, studi, telecronache e approfondimenti alimentarono una programmazione estesa per l’intera giornata.
Anche serie internazionali, documentari e produzioni originali trovarono spazi dedicati, contribuendo a segmentare il pubblico per interessi.
La televisione diventò così un servizio da personalizzare attraverso pacchetti e tecnologie.
Era ancora un sistema dominato da palinsesti e decoder,
ma conteneva già l’idea della scelta individuale che lo streaming avrebbe portato alle estreme conseguenze.
Cosa è cambiato dal 2003 a oggi?
Sky è passata dal satellite a un ecosistema multipiattaforma.
Nel 2017 arrivò Sky Q, capace di integrare canali lineari, registrazioni e contenuti on demand;
nel 2018 il gruppo Sky entrò nell’orbita di Comcast NBCUniversal.
Il 15 settembre 2022 debuttò in Italia Sky Glass, televisore connesso che riunisce Sky,
canali in chiaro e applicazioni come Netflix, Disney+ e Prime Video.
Dal 3 giugno 2024 Sky Stream offre la stessa logica tramite un piccolo box collegato a Internet, senza parabola.
Il consumo si è spostato verso cataloghi on demand, visioni consecutive e accesso da dispositivi diversi.
Secondo l’ AGCOM, nel 2025 il servizio streaming NOW di Sky ha registrato in media 1,3 milioni di visitatori unici;
nel dicembre dello stesso anno il tempo trascorso dagli italiani sui principali servizi video esclusivamente a pagamento
ha sfiorato 46 milioni di ore, il 20,2% in più rispetto a dicembre 2024.
La sfida attuale riguarda la frammentazione: diritti sportivi e cataloghi sono distribuiti fra numerose piattaforme.
Sky cerca quindi di agire anche come aggregatore,
mentre il binge watching e le guerre delle piattaforme hanno sostituito la vecchia competizione tra due pay TV satellitari.
Cosa sarebbe successo se Sky Italia non fosse mai nata?
La Commissione europea blocca la fusione nella primavera del 2003.
Stream, già considerata a rischio chiusura, spegne progressivamente i decoder;
TELE+ resta nelle mani di Vivendi, riduce gli investimenti e rinuncia a parte dei costosi diritti sportivi.
Nell’estate successiva le famiglie trovano schermi neri, smart card incompatibili e contratti da rinegoziare.
I diritti liberati vengono acquistati da Mediaset, operatori telefonici e televisioni locali,
accelerando la pay TV sul digitale terrestre e il modello delle tessere prepagate.
Il calcio si divide presto fra più emittenti. Ogni partita richiede una carta diversa,
i bar installano ricevitori concorrenti e il tifoso sceglie il singolo incontro invece di un pacchetto annuale;
l’idea di una casa televisiva unica perde terreno prima ancora di consolidarsi.
Senza la scala industriale di Sky, l’alta definizione e i servizi on demand avanzano più lentamente.
Anche una rete privata nazionale di informazione continua come Sky TG24 manca dal panorama:
Rai e Mediaset conservano più a lungo il centro della conversazione politica e culturale.
Quando Netflix arriva in Italia nel 2015, trova un mercato della pay TV più debole e frammentato.
Conquista rapidamente le serie e il cinema, mentre DAZN e Amazon Prime Video si contendono lo sport;
entro pochi anni ogni genere possiede la propria applicazione e nessun operatore nazionale dispone della forza necessaria per riunirle.
Nel 2026 il salotto alternativo è una griglia di icone, password e abbonamenti separati.
Il satellite è diventato una nicchia e prodotti aggregatori come Sky Glass e Sky Stream non esistono:
la libertà di scelta ha raggiunto il suo estremo nella dispersione.
Nella realtà, Sky Italia nacque il 31 luglio 2003 ed è oggi presente su satellite, IPTV e streaming.
Quando è nata Sky Italia?
Sky Italia è nata il 31 luglio 2003, esattamente 23 anni fa, con l’avvio delle trasmissioni della piattaforma satellitare.
Da quale fusione nacque Sky Italia?
Sky Italia nacque dalla fusione di TELE+ Digitale e Stream TV,
le due principali piattaforme italiane di televisione a pagamento attive all’inizio degli anni Duemila.
Sky Italia trasmette ancora via satellite?
Sì, Sky Italia continua a trasmettere via satellite attraverso una parabola orientata a 13 gradi est;
offre inoltre servizi via Internet con Sky Glass, Sky Stream e NOW.


