Domenica 17 maggio 2026

TV DIGITALE TERRESTRE, RADIO DAB:
LE NOTIZIE FLASH DELLA SETTIMANA

Pubblicato il 17/05/2026 alle ore 19:05
Tutti i diritti riservati @L’ITALIA IN DIGITALE

PUGLIA IN DIGITALE - MUX LOCALE 2: BARI NEWS DIVENTA 111, FINE DELLE TRASMISSIONI PER PUGLIA 7

Iniziamo parlando del digitale terrestre dalla regione Puglia.
Nel Mux LOCALE 2 è stata tolta PUGLIA 7 che trasmetteva sulla LCN 87 ed in definizione standard.
L’emittente, che apparteneva al gruppo CANALE 7 di Monopoli (BA), ha chiuso i battenti.
BARINEWS, veicolata anch’essa in definizione standard, ha cambiato nome e logo in 111 sull’omonima LCN.

A sinistra il logo nuovo, a destra quello precedentemente utilizzato

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SICILIA IN DIGITALE: INSERITA VINTAGE RADIO TV HD NEL MUX LOCALE 3

Ci spostiamo in Sicilia, dove è stata inserita, nel Mux LOCALE 3 e con la LCN 76,
la musicale VINTAGE RADIO TV, con sede a Fiumefreddo di Sicilia (CT),
che trasmette anche con il logo di SICILIA 76.
L’emissione video risulta in alta definizione con la risoluzione video 1280×720.
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RADIO DAB: NUOVE ATTIVAZIONI PER IL MUX DAB+ RAI

Occupiamoci ora della radio digitale.
Il Mux DAB+ RAI è stato acceso sul Canale 6C dal ripetitore di SANTA VENERANDA – STRADA DEL PIGNOCCO a Pesaro, nelle Marche,
e sul blocco 7C dalla postazione di MONTE CASTAGNARETO a Lagonegro (PZ), in Basilicata.
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RADIO DAB - MUX MEDIA DAB (BASILICATA): ARRIVA RADIO ACTIVITY

Rimaniamo in Basilicata, dove è stata inserita RADIO ACTIVITY di Grassano (MT) nel Mux MEDIA DAB.
Al momento l’emittente risulta inattiva.
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BASILICATA
Canale 12B (225,648 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Monte Sant’ArcangeloColobraroMT
Contrada InforcataPomaricoMT
Monti Li FojPicernoPZ

RADIO DAB - MUX GO DAB (SICILIA): RIAGGIORNATA LA COMPOSIZIONE

Ritorniamo in Sicilia per segnalare che nel Mux GO DAB sono state inserite, a portante muta,
 FUTURA NETWORK e Radio Sole, identificata RADIO S, entrambe con sede a Vittoria (RG),
RADIO + e RADIO PIU, mentre è stata eliminata la leccese SYSTEM.
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FREQUENZE E POSTAZIONI
SICILIA
Canale 12B (225,648 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Contrada Carminello – Via Michele ScammaccaValverdeCT
Monte PellegrinoPalermoPA
CALABRIA
Canale 12B (225,648 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Contrada PirarelliCalannaRC

RADIO DAB - MUX MEDIA DAB (SICILIA) C: ELIMINATA RADIO HYBRID

Sempre in Sicilia, inoltre, nella versione C del Mux MEDIA DAB è stata tolta la leccese HYBRID.
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FREQUENZE E POSTAZIONI

SICILIA
Canale 11C (220,352 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Monte PellegrinoPalermoPA
CALABRIA
Canale 11C (220,352 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Contrada PirarelliCalannaRC

PUBBLICATI I DATI AUDIRADIO DEL PRIMO TRIMESTRE 2026

Pubblicati i dati Audiradio relativi al Primo Trimestre 2026. Aeranti-Corallo:
l’emittenza radiofonica locale conferma il proprio ruolo da protagonista
 
Sono stati pubblicati i nuovi dati Audiradio relativi agli ascolti radiofonici in Italia.
Per le emittenti nazionali tali dati si riferiscono al primo trimestre 2026 (periodo tra il 27 gennaio e il 13 aprile 2026),
mentre per le emittenti locali si riferiscono al semestre mobile costituito dal quarto trimestre 2025
e dal primo trimestre 2026 (periodo tra il 14 ottobre 2025 e il 13 aprile 2026).
Ricordiamo che l’indagine Audiradio si basa su 200 mila interviste CATI, realizzate mediante l’utilizzo di tre distinti questionari,
su altrettanti campioni indipendenti: Stream A, suddiviso in A1 (esclusivamente per le radio locali) e A2 (locali e nazionali),
e Stream B per le sole radio nazionali.
Con riferimento ai dati delle emittenti locali, la somma degli ascoltatori lordi nel giorno medio di tutte le radio locali rilevate
è risultata pari a 29.795.000 (ricordando che, ovviamente, ogni utente può ascoltare più radio, locali e/o nazionali).
In quattro regioni italiane la radio più ascoltata è una radio locale (rispetto alle radio nazionali e a tutte le radio locali rilevate nella relativa regione).
Inoltre, 8 radio locali hanno più ascolti nel Giorno medio di almeno una radio nazionale
e 9 radio locali hanno più ascolti nel Quarto d’Ora Medio (AQH) di almeno una radio nazionale.
 
Le valutazioni di Aeranti-Corallo
L’avvocato Marco Rossignoli, coordinatore Aeranti-Corallo, commentando la pubblicazione dei dati odierni di Audiradio, ha dichiarato:
“I risultati resi noti oggi da Audiradio non fanno che confermare il quadro positivo della radiofonia locale italiana.
I dati registrano la diffusa e costante presenza delle imprese radiofoniche locali su tutto il territorio nazionale,
anche in termini di leadership in svariate regioni, sia per volume d’ascolto giornaliero, sia per durata d’ascolto nel quarto d’ora medio.
Più in generale, l’indagine conferma che il comparto radiofonico locale continua a godere di ottima salute editoriale.
In particolare, l’emittenza locale è sempre decisamente competitiva grazie a palinsesti di qualità e a programmi di intrattenimento
e di informazione ben calati nelle diverse realtà culturali ed economiche, con offerte uniche e non sostituibili”.
 
Link ai dati
A questo link i dati Audiradio relativi al 1° Trimestre 2026.
 

AGCOM: CONFERMATA L' ASSEGNAZIONE DI NUOVE FREQUENZE LOCALI IN PIEMONTE, SICILIA E SARDEGNA

L’ AGCOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) ha approvato e pubblicato la delibera 93/26/CONS,
con la quale vengono assegnate, a livello locale, 4 frequenze UHF destinate in precedenza al Mux nazionale n. 12.
Sono state rifiutate sia le richieste di alcuni operatori TV che speravano nella concessione delle nuove frequenze
per sistemare problemi d’interferenza, soprattutto tra Lombardia e Piemonte,
sia la proposta di sperimentazione del 5G Broadcast.
L’ AGCOM, infatti, vorrebbe aspettare l’assestamento definitivo del mercato e soprattutto il passaggio al DVB-T2.
 
Queste sono le frequenze assegnate per le nuove reti locali di 2° livello:
 
UHF 28 in Piemonte (per le province di Alessandria, Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli);
 
UHF 29 in Sicilia (per le province di Catania e Siracusa);
 
UHF 27 in Sardegna (per le province di Oristano e Sassari);
 
UHF 31 in Sardegna (per le province di Cagliari, Carbonia-Iglesias e Medio Campidano).
 
 
Allegati
 
 
 

MOLISE: ANTENNA 5G A PETACCIATO (CB), L' EX SINDACO DI PARDO ALL' ATTACCO; "NESSUN ATTO PRODOTTO QUANDO C'ERA TEMPO, ORA LA RECITA"

L’ex sindaco di Petacciato e attuale consigliere regionale Roberto Di Pardo accusa l’amministrazione comunale
 di non aver prodotto alcun atto efficace per bloccare nei termini la pratica dell’antenna 5G prevista in via Tremiti,
a pochi metri dalle scuole e nel pieno centro abitato del paese.
Le accuse arrivano dopo la sentenza del Tar Molise che ha riconosciuto il silenzio-assenso
sull’istanza presentata da Inwit per la realizzazione dell’impianto.
Nel lungo post pubblicato sui social, Roberto Di Pardo ricostruisce le tappe amministrative della vicenda
sostenendo che il Comune avrebbe lasciato trascorrere inutilmente i sessanta giorni previsti dalla legge senza formalizzare un diniego valido. 
“In quei 60 giorni produce zero. Zero atti. Zero dinieghi. Zero voce sul protocollo. Silenzio assoluto.
E il silenzio, per legge, vale come un sì”, scrive il consigliere regionale riferendosi alla pratica trasmessa dalla società il 4 aprile 2025 tramite Pec.
Secondo l’ex sindaco, le note inviate dal Suap Trigno-Sinello, richiamate anche nella sentenza del tribunale amministrativo,
non sarebbero state sufficienti a interrompere il procedimento perché considerate comunicazioni sull’incompetenza dell’ufficio
e non veri dinieghi nel merito. “Una Pec di quel peso non sparisce nel nulla”, aggiunge Roberto Di Pardo,
che parla apertamente di “silenzio assoluto” da parte del Comune durante la fase decisiva della procedura.
L’attacco politico riguarda anche la gestione successiva alla sentenza del Tar.
Roberto Di Pardo critica infatti le assemblee pubbliche organizzate dall’amministrazione e le dichiarazioni del sindaco Antonio Di Pardo,
che nelle settimane scorse aveva parlato della possibilità di “mettersi la fascia in testa come un sindacalista di una volta”
per difendere la posizione del paese contro l’installazione nel sito individuato inizialmente.
“Quando c’era tempo per fermare l’antenna, dov’era la fascia?”, scrive ancora nel post.
C’è poi la collocazione dell’impianto. L’amministrazione comunale ha più volte chiarito di non essere contraria all’antenna 5G in sé,
ritenuta necessaria per migliorare la copertura telefonica e internet in un territorio che continua ad avere problemi di connessione,
ma contesta il sito scelto in via Tremiti, vicino alle abitazioni, al mercato coperto, all’ufficio postale e soprattutto alle scuole del paese.
Proprio per questo il Comune aveva avviato interlocuzioni con Inwit per individuare un’area alternativa nella zona retrostante il campo sportivo.
Una soluzione che, secondo quanto riferito dall’amministrazione nei precedenti incontri pubblici,
sarebbe stata ritenuta compatibile dal punto di vista tecnico e meno impattante sul piano urbanistico.
Roberto Di Pardo, però, mette in dubbio anche questo percorso: “Dove sono i documenti? Dove sono le Pec, le note, i verbali?”,
scrive nel suo intervento social riferendosi al presunto accordo sul sito alternativo.
Nel post il consigliere regionale – da oltre un anno in pessimi rapporti col suo successore in fascia tricolore –
esprime sostegno anche al Comitato civico per l’ambiente, nato nei mesi scorsi contro la realizzazione dell’impianto
nel sito originariamente individuato dalla società, e chiede che vengano resi pubblici gli atti prodotti dal Comune durante l’iter amministrativo.
Intanto l’amministrazione comunale ha convocato per domenica 17 maggio alle 11.45, davanti al municipio di viale Pietravalle,
un nuovo incontro pubblico dedicato proprio alla questione antenna e agli ultimi sviluppi della vicenda.
 

CALABRIA: CRESCE LA PROTESTA CONTRO LA FUTURA TORRE DEL 5G A MARANO MARCHESATO (CS)

Cresce la protesta contro la prevista installazione di una torre 5G alta 35 metri tra via Tintoretto e via Gasparoni,
in piena area residenziale a Marano Marchesato. 
I cittadini, riuniti in un comitato spontaneo, annunciano iniziative di mobilitazione per fermare quella
 che definiscono «un’infrastruttura invasiva» destinata a sorgere a pochi metri dalle abitazioni.
La vicenda sta alimentando tensioni in un comune attualmente commissariato e ormai vicino alle elezioni amministrative. 
residenti lamentano l’assenza di risposte da parte degli enti competenti
e denunciano una carenza di confronto pubblico su un’opera ritenuta troppo impattante per il contesto urbano.
Al centro delle preoccupazioni vi è soprattutto il rischio idrogeologico.
L’area individuata per l’impianto ricadrebbe infatti nelle classi R2 e R3 del Piano di assetto idrogeologico, considerate a rischio medio ed elevato.
Per il Comitato «non può essere trattata come una semplice pratica amministrativa
un’opera che incide sulla sicurezza del territorio e sulla qualità della vita dei residenti». 
Non meno forti le contestazioni sul piano paesaggistico.
I cittadini parlano di un «mostro d’acciaio» destinato a deturpare una zona residenziale e a provocare una svalutazione degli immobili.
Pur dichiarandosi non contrari al progresso tecnologico, chiedono che la digitalizzazione venga conciliata con la tutela dell’ambiente e della salute pubblica.
Da qui l’appello rivolto alla Regione e alla Prociv.
 

OBBLIGO DI RICEZIONE RADIO SU TUTTI I VEICOLI:
BRUXELLES SUPERA LE RISERVE E PROMUOVE LA NORMA ITALIANA

Si avvia verso il via libera definitivo europeo la modifica dell’art. 98-vicies sexies del Codice delle comunicazioni elettroniche (d.lgs. 259/2003),
con cui l’Italia intenderebbe estendere a tutti i veicoli nuovi l’obbligo di includere dispositivi
idonei alla ricezione della radiodiffusione sonora analogica FM e digitale terrestre DAB+.
Come noto, il Governo italiano aveva notificato alla Commissione europea, il 1° ottobre 2025, il progetto normativo identificato con numero 2025/0550/IT,
volto a garantire che anche le auto connesse di nuova generazione – spesso dotate soltanto di sistemi di infotainment collegati via internet o Bluetooth –
fossero comunque in grado di ricevere la radio via etere, assicurando così la continuità di un servizio considerato di interesse pubblico essenziale.
L’intervento rappresentava l’attuazione dell’Ordine del giorno G/1184/2/1 approvato dal Senato l’11 luglio 2025
nell’ambito del ddl AS 1184 sulla semplificazione e digitalizzazione dei servizi,
e nasceva dalla crescente diffusione di modelli automobilistici privi di autoradio tradizionale,
nei quali la fruizione radiofonica era affidata esclusivamente allo streaming IP tramite smartphone.
L’obiettivo dichiarato era quello di evitare che tale evoluzione tecnologica svuotasse, di fatto, l’obbligo, già vigente, di integrazione del ricevitore DAB+,
preservando l’accesso universale alla radiofonia broadcast, anche in situazioni di emergenza o assenza di connettività.
Il percorso europeo della misura si è però complicato il 16 dicembre 2025,
quando la Commissione europea ha trasmesso all’Italia un parere circostanziato ai sensi dell’art. 6, par. 2, della direttiva (UE) 2015/1535.
Nel documento, Bruxelles ha espresso dubbi sulla compatibilità della proposta italiana con il diritto dell’Unione, sollevando tre principali rilievi.
In primo luogo, la Commissione ha ritenuto potenzialmente incompatibile la norma con il regolamento (UE) 2015/2120 sull’accesso a un internet aperto,
sostenendo che l’obbligo di integrare ricevitori FM/DAB+ nei sistemi di infotainment limitasse la libertà degli utenti finali
di scegliere apparecchiature terminali prive di radio broadcast.
In secondo luogo, la Commissione ha ipotizzato una possibile violazione dell’art. 34 TFUE sulla libera circolazione delle merci,
osservando che la misura avrebbe potuto ostacolare l’immissione sul mercato italiano di veicoli legalmente commercializzati in altri Stati membri
ma privi di ricevitori radio tradizionali.
Infine, la Commissione ha contestato all’Italia che nella propria proposta non fossero sufficientemente motivate
sia l’analisi di proporzionalità della misura sia la dimostrazione della sua necessità oggettiva rispetto agli obiettivi perseguiti.
Il Governo italiano ha risposto formalmente ai rilievi della Commissione con una memoria trasmessa il 30 marzo 2026.
Nella replica, il governo ha sostenuto anzitutto che la misura non limita in alcun modo l’accesso a internet
né la libertà degli utenti di utilizzare terminali di propria scelta, poiché l’obbligo riguarda esclusivamente la presenza di una funzionalità aggiuntiva
di ricezione broadcast FM/DAB+, senza incidere sulla connettività IP.
Il Governo ha, inoltre, richiamato la giurisprudenza della Corte di giustizia UE e le linee guida BEREC,
evidenziando come il regolamento europeo sull’open internet sia volto a impedire discriminazioni operate dai fornitori di accesso internet
e non possa essere interpretato nel senso di vietare agli Stati membri requisiti tecnici relativi ai dispositivi radio installati nei veicoli.
Particolarmente articolata è stata poi la difesa rispetto all’art. 34 TFUE.
Nella memoria viene richiamato anche lo studio “Radio in times of crisis” pubblicato dall’EBU nel maggio 2024,
che evidenzia la maggiore resilienza della radio broadcast rispetto alle reti IP durante calamità naturali, blackout o situazioni emergenziali.
Ampio spazio è stato inoltre dedicato alla situazione del mercato radiofonico italiano.
Il Governo ha ricordato che oltre il 70% dell’ascolto radiofonico avviene in mobilità
e che la progressiva eliminazione delle autoradio tradizionali rischia di compromettere gli investimenti effettuati per la diffusione della piattaforma DAB+.
La risposta italiana richiama anche la segnalazione Agcom del 19 maggio 2025,
con cui l’ Autorità aveva evidenziato la necessità di colmare la “lacuna normativa”
che consente oggi la commercializzazione di veicoli privi di qualsiasi ricevitore broadcast.
All’esito dell’esame della memoria italiana, la Commissione europea ha infine ritenuto soddisfacenti le spiegazioni fornite dal Governo.
Con comunicazione TRIS/(2026) 1258 del 7 maggio 2026, Bruxelles ha infatti dichiarato di considerare “soddisfacente la replica delle autorità italiane”.
Si tratta di un passaggio rilevante sia sotto il profilo politico, sia dal punto di vista regolamentare,
poiché consente all’Italia di proseguire l’iter della modifica normativa senza ulteriori obiezioni nell’ambito della procedura TRIS.
La vicenda rappresenta uno dei primi casi europei in cui viene affrontato il tema della permanenza della radio broadcast
all’interno delle connected car e dei sistemi di infotainment di nuova generazione,
in un contesto di crescente convergenza tra distribuzione IP e diffusione terrestre.
 

BROADCAST, DEMOCRAZIA E COESIONE SOCIALE:
A ROMA IL CONVEGNO CHE METTE AL CENTRO LA TV GENERALISTA

Si è tenuto il 14 maggio 2026, presso la Sala Matteotti della Camera dei Deputati,
organizzato da Copernicani ETS in collaborazione con Confindustria Radio Televisioni.
Un pomeriggio denso di interventi, che ha riunito broadcaster, operatori di rete, esperti e rappresentanti politici attorno a una domanda comune:
come costruire un ecosistema informativo compatibile con una società democratica matura,
nell’era dell’intelligenza artificiale generativa e della frammentazione algoritmica.
Il filo conduttore è emerso con chiarezza fin dai primi interventi: il broadcast televisivo gratuito non è una tecnologia del passato,
ma un presidio democratico da difendere. I lavori sono stati aperti da Giacomo Lasorella, Presidente di AGCOM,
a cui sono seguiti gli interventi di Mihaela Gavrila, professoressa di Television Studies alla Sapienza Università di Roma,
di Bianca Papini per Confindustria Radio TV sulle infrastrutture della DTT, e di Innocenzo Genna, advisor giuridico DTD,
sull’evoluzione normativa europea.
Il cuore del pomeriggio è stato il panel degli operatori del settore, coordinato da Francesco Giorgino della RAI,
che ha visto la partecipazione di Antonio Marano (Presidente di Confindustria Radio TV), Roberto Cecatto (RaiWay),
Giovanni Crudele (La7), Gina Nieri (MFE), Marcello Dolores (Warner Bros. Discovery), Giuseppe Gola (Open Fiber) e Massimo Sarmi (FiberCop).
Agli interventi degli esperti e degli addetti è seguito il commento politico, coordinato da Marco Piccaluga de La7,
di Maria Elena Boschi (Italia Viva), Valentina Grippo (Azione), Antonio Nicita (PD) e Roberto Rosso (Forza Italia),
a testimonianza di un’attenzione trasversale al tema.
Grande l’interesse, la consapevolezza e la sensibilità espressi sui tanti, importanti, argomenti sollevati.
Le conclusioni sono state affidate a Stefano Quintarelli, per Copernicani ETS, informatico, imprenditore
ed ex esperto di alto livello sull’AI per la Commissione Europea,
che ha chiuso una giornata in cui il messaggio di fondo è risuonato coerente dall’inizio alla fine:
difendere il broadcast non è nostalgia. È una necessità democratica.
 
La TV come spazio pubblico comune
Ha aperto i lavori è stato Giacomo Lasorella, Presidente di AGCOM, che ha inquadrato la posta in gioco con nettezza.
“La televisione gratuita via etere è, insieme alla stampa, forse l’unico sistema che garantisce a ogni cittadino
– indipendentemente da reddito, competenza digitale, età o luogo di residenza – l’accesso a un’informazione non profilata,
editorialmente verificata e soggetta a responsabilità giuridica. “Non è un dettaglio tecnico”, ha sottolineato Lasorella,
“ma un fatto di precisa valenza culturale e di sistema”. Quando questo spazio comune si frammenta in bolle,
si rischia di perdere non solo qualità dell’informazione, ma la possibilità stessa del discorso pubblico.
Sul fronte della resilienza, il Presidente di AGCOM ha richiamato i recenti attacchi cibernetici che hanno colpito le reti TLC in diversi Paesi europei,
evidenziando come il broadcast terrestre – per la sua architettura distribuita e indipendente –
rappresenti in molti scenari l’unica infrastruttura capace di resistere a questi shock: “un asset di sicurezza nazionale prima che industriale”.
Sul fronte dell’IA generativa, ha citato studi recenti che documentano sistemi conversazionali capaci di agire a livello pre-cognitivo,
in modo massivo, chirurgico e opaco: una combinazione storicamente inedita
che pone la sfida alla “frontiera della sovranità della mente e della libertà cognitiva”.
 
Difendere le frequenze UHF significa difendere il pluralismo
La coordinatrice della commissione tecnica di Confindustria Radio TV, Bianca Papini, ha affrontato la dimensione infrastrutturale con altrettanta chiarezza.
L’architettura one-to-many del broadcast terrestre – che trasmette una volta sola e raggiunge simultaneamente milioni di persone
senza identificarle né profilarle – è tecnicamente la più efficiente per la distribuzione di grandi eventi informativi, sportivi e istituzionali.
Il fulcro del suo intervento è stata però la difesa della banda UHF 470-694 MHz:
ultima frequenza assegnata in via esclusiva al broadcasting televisivo dopo la cessione delle bande 800 e 700 MHz al mobile,
è oggi a rischio di ulteriore riduzione in vista dei lavori preparatori dell’ITU.
Perderla o indebolirla significherebbe compromettere la capacità del Paese di mantenere una televisione gratuita, pluralista e universale.
La posizione di Confindustria Radio TV è netta: il DTT non chiede protezione,
chiede riconoscimento e stabilità regolatoria per continuare a svolgere una funzione che il mercato digitale, da solo, non è in grado di garantire.
 
La TV come infrastruttura di coesione sociale
Mihaela Gavrila (Professoressa di Television Studies, Sapienza Università di Roma) ha offerto una lettura sociologica del ruolo del broadcast,
contrapposto ai contenuti generati dalla profilazione commerciale.
La televisione generalista, ha argomentato, è un baluardo dell’identità collettiva e della democrazia:
garantisce accesso alla cultura e contrasta nuove forme di colonialismo delle infrastrutture sociali.
Ha citato il caso Covid come esempio della capacità del broadcast di ricomporre lo spazio pubblico –
aumento della platea televisiva con picco di oltre 31 milioni –
ricordando che la coesione sociale non è solo missione del servizio pubblico,
ma responsabilità collettiva dell’intero sistema televisivo.
 
Contro il colonialismo tecnologico, difendere la TV significa difendere la cittadinanza
Il Presidente di Confindustria Radio Televisioni, Antonio Marano ha aperto il panel degli addetti ai lavori usando toni forti.
Ha parlato esplicitamente di  “colonialismo tecnologico”: i ricavi pubblicitari degli Over The Top in Italia sono cresciuti da 2 a 7 miliardi di euro,
sottraendo risorse al sistema editoriale nazionale senza contribuire a fiscalità, occupazione o produzione originale.
“Meta in Italia ha fatturato oltre 2,5 miliardi con 24 dipendenti, pari agli occupati di una televisione locale
a fronte di editori che rispondono giuridicamente dei propri contenuti, pagano giornalisti e investono nel Paese.
 Al centro del suo intervento, il nesso tra risorse e libertà dell’informazione: “il giornalismo è libero quando è pagato.
Avere risorse stabili per gli editori, per poter retribuire i giornalisti, significa produrre informazione libera e democratica.
Online circolano notizie, non informazione: l’informazione è tale quando è verificata, certificata, quando c’è un contributo essenziale di responsabilità”.
Gli editori italiani sono tenuti per legge ad avere una testata con direttore responsabile, una redazione,
e a rispettare regole di responsabilità civile e penale. Le piattaforme, al contrario, si dichiarano meri distributori,
monetizzando contenuti altrui senza assumersi oneri equivalenti.
La richiesta è quindi quella di garantire stabilità di risorse per l’intero ecosistema editoriale –
dai grandi broadcaster all’emittenza locale, fino alla stampa – come condizione necessaria per un’informazione plurale e indipendente.
Reagendo al termine “tele morenti” a volte riferito al pubblico TV, Marano ha infine posto con forza il tema dell’inclusione:
una signora di 90 anni ha il diritto di accedere a un’offerta televisiva ampia senza sentirsi discriminata, 
perché non è consumatrice digitale, non è web nativa, non si è evoluta sui device. Nessuno va lasciato indietro”.
 
Tutela dei minori e spazio audiovisivo condiviso e safe
Gina Nieri (Mediaset) ha richiamato il ruolo della televisione nella tutela dei minori e nella garanzia di contenuti sottoposti a responsabilità editoriale.
Nel suo intervento, ha sottolineato anche come il modello televisivo tradizionale continui a rappresentare uno spazio regolato e verificato,
in contrapposizione all’opacità di molti ambienti digitali. Particolare enfasi è stata posta sul valore dell’esperienza audiovisiva condivisa,
intesa come elemento di costruzione culturale e sociale.
La televisione, in questa lettura, non è soltanto un mezzo di intrattenimento o informazione,
ma un dispositivo che contribuisce alla formazione di un immaginario comune, contrastando la crescente frammentazione della fruizione individuale online.
 
La televisione gratuita investimento per aziende e pubblico e ponte per l’alfabetizzazione digitale
Per Marcello Dolores, Warner Bros Discovery, che è in Italia da 15 anni e che sperimenta da tempo un’offerta non demand e algoritmica,
l’offerta gratuita rimane il core business, poiché permette di raggiungere un pubblico ampio, sperimentare format e canali.
“È un sistema produttivo solido che restituisce valore a chi investe, al pubblico e a chi ci viene a cercar sui device digitali.”
Lavoriamo a creare un ponte con le nuove modalità di consumo e distribuzione.
Sulla prominence per gli smart TV, il fatto che Agcom ha previsto all’interno dell’icona TV la possibilità di accedere alle app delle emittenti
permette di innescare un processo di alfabetizzazione.
 
Tra fonti editoriali e logiche algoritmiche
Giovanni Crudele (La7) ha posto al centro del proprio intervento la dicotomia tra fonti editoriali autorevoli e fonti algoritmiche,
sviluppando il tema della prominence su tre piani: crescente centralità delle piattaforme nell’accesso alle notizie,
a fronte di una persistente fiducia del pubblico nelle fonti tradizionali;
posizionamento di La7, fondato su firme giornalistiche riconoscibili e sulla forza della diretta;
implicazioni regolatorie, con la richiesta che le norme sulla prominence garantiscano un equilibrio reale tra accesso, pluralismo e valore editoriale.
 
La tecnologia broadcast più efficiente e rispettosa dei diritti degli utenti dell’unicast IP;
la distribuzione telco dei contenuti passi sulla fibra.
Secondo Roberto Ceccato, AD di RaiWay, l’operatore di rete del servizio pubblico cerca una nuova via conciliativa fra broadcast e broadband.
Rai Way, insieme a EI Towers, è una delle due infrastrutture che sta gestendo con efficienza e efficacia e qualità la distribuzione hertziana della tv.
Ma sta anche investendo sull’ “autostrada digitale” che distribuisce i media all’utente finale, la CDN,
rete neutrale rispettosa di accordi peering con le telco per avere una terzietà tipica da servizio pubblico universale
e dare una capacità di distribuzione broadband totalmente sotto il controllo nazionale.
Ciò premesso, la tecnologia braodcast rimane inattaccabile ed è arrivata a un livello di efficienza altissima
(che quando si arriverà al DVB-T2, a distribuzione congrua degli apparecchi TV sarà efficienza totale)
proprio per l’architettura one-to-many a costi fissi e bassissima latenza:
l’IP lavora sull’uni-cast, molto meno efficiente e non si investe sul multi-cast perché si vuole mantenere il rapporto ono-to-one
e i benefici di profilazione che ne derivano. Le frequenze sono una risorsa fondamentale e irrinunciabile, ha concluso,
se l’Italia ha investito tanto sulla fibra è opportuno che si utilizzi tale infrastruttura, e non il mobile, per distribuire tali contenuti ai cittadini.
 
 

COSA C'È DIETRO LA VENDITA DEL TEATRO DELLE VITTORIE A ROMA

Lo storico studio televisivo è uno dei quindici immobili che la Rai ha messo in vendita, e quello che ha suscitato più polemiche
 
Da alcuni giorni si parla del Teatro delle Vittorie di Roma perché conduttori televisivi come Renzo Arbore,
Fiorello e Stefano De Martino sono intervenuti pubblicamente contro la decisione della Rai di venderlo.
Il Teatro delle Vittorie è un teatro di posa costruito durante la Seconda guerra mondiale
e che a partire dal dopoguerra fu utilizzato come studio per la registrazione di alcuni dei programmi più noti della televisione italiana,
tra cui Canzonissima e Studio Uno.
Negli ultimi anni ha progressivamente cominciato a ospitare produzioni minori e adesso viene registrato lì soltanto il gioco Affari tuoi,
condotto da Stefano De Martino, che a partire dalla prossima stagione verrà registrato negli studi di Milano.
Nonostante non abbia quasi più spazio in televisione, il Teatro delle Vittorie ha mantenuto una forte valenza simbolica.
Fiorello ha aperto la puntata del programma radiofonico che conduce, La Pennicanza, collegandosi dal Teatro delle Vittorie
e dicendo, con tono ironico, di essere lì «in missione» per evitarne la chiusura.
Durante la diretta ha anche inviato un messaggio vocale al ministro della Cultura Alessandro Giuli, chiedendogli di acquistare il teatro.
Giuli ha risposto a Fiorello che il ministero potrebbe valutare un intervento. Ha poi aggiunto, con una battuta,
che si potrebbe trasformare il teatro in una sede per un’orchestra sinfonica guidata da Beatrice Venezi,
scherzando sul recente licenziamento di Venezi dalla direzione musicale del Teatro La Fenice.
Le ragioni della dismissione dell’immobile sono essenzialmente economiche.
La Rai ha spiegato che i costi di gestione dell’edificio sono diventati troppo alti rispetto all’utilizzo effettivo che fa della struttura.
L’immobile è datato, gli impianti richiedono interventi continui e costosi, e la collocazione all’interno di un condominio comporta vincoli
che rendono difficoltosi lavori e modifiche. Oltre ai problemi strutturali ci sono anche quelli di impermeabilizzazione,
che nel tempo hanno ridotto gli spazi utilizzabili e spinto le produzioni verso altre sedi.
Il Teatro delle Vittorie rientra in un piano più ampio di riorganizzazione degli spazi della Rai,
che prevede la vendita di quindici edifici a Genova, Venezia, Milano, Firenze e Roma.
Tra questi ci sono sedi storiche come la Torre Rai di corso Sempione a Milano o il Palazzo della Radio in via Verdi a Torino.
L’obiettivo è ridurre i costi di gestione e concentrare le attività in strutture più moderne e funzionali.
Il progetto era noto dal 2022, ma solo negli ultimi giorni è stato reso pubblico un elenco ufficiale degli immobili in vendita,
insieme ai dettagli sulle modalità di cessione. Il 24 aprile la Rai ha pubblicato il bando,
fissando al 22 maggio il termine entro cui presentare la manifestazione di interesse per l’acquisto dei quindici edifici,
tra cui il Teatro delle Vittorie. L’azienda ha impostato l’operazione come una vendita in blocco:
il suo obiettivo cioè è cedere tutti gli edifici a un unico soggetto, ma valuterà anche una suddivisione del pacchetto immobiliare,
che ha un valore complessivo di circa 230 milioni di euro. Sei dei quindici edifici sono sottoposti a vincolo della Soprintendenza
e per questi sarà necessaria l’autorizzazione del ministero della Cultura, mentre lo Stato mantiene il diritto di prelazione, esercitabile entro 60 giorni.
In alcuni casi la Rai prevede di vendere gli immobili ma continuare a utilizzarli per un periodo limitato, attraverso contratti di affitto.
È il cosiddetto “lease back”, una formula che consente all’azienda di liberarsi della proprietà degli edifici
mantenendo però le attività al loro interno nel breve periodo. Tra gli immobili per cui è prevista questa soluzione c’è anche quello di Milano.
La sede di corso Sempione verrà dismessa perché ne sta venendo costruita una nuova nel quartiere Portello, poco distante.
I lavori sono iniziati nel 2026 e dovrebbero concludersi nel 2029.
A quel punto, le attività della Rai a Milano verranno accentrate nella nuova struttura,
con l’obiettivo di superare l’attuale frammentazione degli uffici in città.
La vendita della sede della Rai di corso Sempione non ha, al momento, suscitato particolari polemiche,
a differenza di quanto avvenuto con il Teatro delle Vittorie.
L’edificio milanese, progettato da Gio Ponti e considerato un esempio rilevante dell’architettura del Novecento,
è parte del patrimonio architettonico cittadino e viene occasionalmente aperto al pubblico, anche in occasione delle Giornate del FAI.
L’Unione sindacale dei giornalisti Rai (Usigrai) ha espresso preoccupazione per il futuro delle sedi di Venezia, Genova e Firenze,
i cui giornalisti non sanno dove verranno spostati.
In un comunicato, il sindacato ha chiesto chiarimenti sulle conseguenze del piano
e su eventuali piani futuri di dismissione degli uffici delle redazioni dei telegiornali locali.
 

INGHILTERRA: DAL 27 GIUGNO 2026 CHIUSURA DI RADIO 4 SULLE ONDE LUNGHE

Il servizio in Long Wave (LW) di Radio 4 chiuderà il 27 giugno 2026.
Trasmetteremo quotidianamente promemoria in onda per aiutare tutti a passare ad altre modalità di ascolto.
 
Perché il servizio LW sta chiudendo
La società proprietaria e gestore delle apparecchiature di trasmissione LW ha confermato che il sistema sta raggiungendo la fine del suo ciclo di vita.
Poiché la tecnologia LW è obsoleta, negli ultimi anni si è registrato un calo del numero di ascoltatori,
la maggior parte dei quali ora preferisce le piattaforme digitali FM e DAB. Considerati questi fattori,
investire nell’aggiornamento delle apparecchiature LW non è considerato una soluzione economicamente vantaggiosa per i servizi finanziati dal canone.
È possibile verificare i servizi disponibili nella propria zona visitando il nostro strumento di verifica dei trasmettitori.
 
Sostenere gli ascoltatori durante il cambiamento
Per agevolare questa transizione da LW e garantire che avvenga nel modo più agevole possibile,
pubblicheremo sul nostro sito web e tramite la nostra linea di assistenza una guida completa su modalità alternative di ascolto,
illustrando i metodi alternativi per accedere ai contenuti di BBC Radio 4.
Visitate la nostra nuova scheda informativa per consigli su come continuare ad ascoltare:
Come continuare ad ascoltare Radio 4 dopo la chiusura di LW.
 
Informazioni per gli utenti dei contatori elettrici RTS
Alcuni contatori elettrici più vecchi utilizzano un sistema chiamato Radio Teleswitching Service (RTS)
che viene trasmesso tramite il segnale a onde lunghe. Questo servizio è gestito dal settore energetico, non dalla BBC.
Se hai bisogno di consigli sulla sostituzione o l’aggiornamento di un contatore RTS,
contatta il tuo fornitore di energia o l’autorità di regolamentazione del settore.
La BBC non gestisce né controlla il sistema RTS.