Domenica 31 maggio 2026

TV DIGITALE TERRESTRE, RADIO DAB:
LE NOTIZIE FLASH DELLA SETTIMANA

Pubblicato il 31/05/2026 alle ore 17:15
Tutti i diritti riservati @L’ITALIA IN DIGITALE

SICILIA IN DIGITALE: TELEACRAS SU CANALE 97 NEL MUX LOCALE 2

Iniziamo parlando del digitale terrestre dalla regione Sicilia.
Nel Mux LOCALE 2 è nuovamente ritornata in onda sul digitale terrestre, sempre in maniera parziale,
teleacras di Aragona (AG) che, dopo aver interrotto alcuni mesi fa la collaborazione con la ragusana TELEIBLEA (LCN 89),
viene ora ritrasmessa su CANALE 97 (LCN 97), di origine catanese, ma con sede operativa a Pietraperzia (EN).
L’emissione video risulta in MPEG-4 H.264 ed in alta definizione con la risoluzione 1280×720.
Per consultare gli impianti attivi e la composizione del multiplex, cliccate sul banner qui sopra.

RADIO DAB: NUOVE ATTIVAZIONI PER IL MUX DAB+ RAI

Occupiamoci ora della radio digitale.
Il Mux DAB+ RAI è stato acceso dalle seguenti postazioni:
 
sui Canali 6C da VENAMARTELLO ad Acquasanta Terme (AP), COLLE CAMERA a Fermo
e MONTE DELLA CESANA – CASE ADELIA ad Urbino e 6D da VIA PANORAMICA ad Ancona, nelle Marche;
 
sul blocco 7C da:
 
COLLE BASSO a Ponteranica (BG), in Lombardia;
 
VIA VENTI SETTEMBRE a Brindisi, in Puglia;
 
MURGECCHIA – CASA STAFFIERI a Matera e CONTRADA INFORCATA a Pomarico (MT), in Basilicata;
 
CONTRADA PORTA DI FERRO a Cosenza, CASTELLO – I COLLI a Laino Castello (CS)
e MARITAGGI ad Isola di Capo Rizzuto (KR), in Calabria;
 
CONTRADA CARMINELLO – VIA SEMINARA a Valverde (CT), GALATI SUPERIORE – COSTA BARTOLO a Messina,
PORTELLA BALATA – MONTE GENUARDO a Contessa Entellina (PA), VIA PLAUTO – CONTRADA BAIA DEL CORALLO a Palermo,
CONTRADA CARNEMOLLA a Scicli (RG), BELVEDERE – FARO DELLA MARINA a Siracusa e MONTE LAURO a Buccheri (SR), in Sicilia.
Per consultare gli impianti attivi e la composizione del multiplex, cliccate sul banner qui sopra.
Per l’occasione abbiamo riaggiornato anche l’elenco dei provider DAB+ sintonizzabili nelle città di Bergamo e Catania.
Per consultarli, cliccate sui banner qui sotto.

RADIO DAB - MUX CR DAB (LIGURIA): ATTIVATO IL SEGNALE DA SANREMO (IM)

Ci spostiamo in Liguria, dove è stato acceso il Mux CR DAB sul blocco 10B dalla postazione di MONTE BIGNONE a Sanremo (IM).
Per consultare gli impianti attivi e la composizione del multiplex, cliccate sul banner qui sopra.

LIGURIA
Canale 10B (211,648 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Monte FasceGenovaGE
Capo Berta – Pini del RossoDiano MarinaIM
Monte BignoneSanremoIM

RADIO DAB - MUX GO DAB (SICILIA): NUOVE ATTIVAZIONI IN PROVINCIA DI SIRACUSA

Ritorniamo in Sicilia per segnalare l’accensione del Mux GO DAB
sul Canale 10B dai ripetitori di MONTE LAURO a Buccheri (SR)
e VIALE ZECCHINO – PALAZZO AZ a Siracusa.
Per consultare gli impianti attivi e la composizione del multiplex, cliccate sul banner qui sopra.
SICILIA
Canale 10B (211,648 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Monte LauroBuccheriSR
Viale Zecchino – Palazzo AZSiracusaSR
Canale 12B (225,648 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Contrada Carminello – Via Michele ScammaccaValverdeCT
Monte PellegrinoPalermoPA
CALABRIA
Canale 12B (225,648 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Contrada PirarelliCalannaRC

Postazione di MONTE LAURO a Buccheri (SR)

LUTTO A RTL 102.5: MORTO LO STORICO GIORNALISTA GABRIELE MANZO; ERA RICOVERATO A POZZUOLI

Grande tifoso del Napoli e di Maradona. La radio ha dedicato al giornalista uno speciale
 
«Ci ha lasciato Gabriele Manzo, giornalista della redazione di RTL 102.5 per 28 anni. Una notizia che ci addolora profondamente.
Il presidente Lorenzo Suraci e tutta la famiglia di RTL 102.5 sono vicini ai figli Andrea e Federica a tutti coloro che gli volevano bene».
È il messaggio della radio che annuncia la morte del giornalista. Era ricoverato a Pozzuoli dopo una emorragia cerebrale.
Le sue condizioni si sono aggravate negli ultmi giorni. A giugno avrebbe compiuto 67 anni a breve.
Una vita in redazione, come racconta una collega in diretta con la voce rotta dall’emozione.
Grande tifoso del Napoli e di Maradona. La radio ha dedicato al giornalista uno speciale.
A dare la notizia della morte anche la famiglia del conduttore radiofonico:
“Con tanto dolore vi comunichiamo che papà ci ha lasciati.
Appena possibile pubblicheremo la data e il luogo delle esequie. Alle 15 ci sarà un notiziario dedicato su RTL 102.5.
Grazie infinite per i messaggi e per l’affetto. Federica e Andrea.”
Questa la sua biografia sul sito della radio: Gabriele Manzo è nato a Bologna il 20-06-1959.
Avvocato mancato, a diciotto anni ha cominciato a fare la radio, per divertimento,
con programmi musicali di rock per Radio Zodiaco a Napoli.
Scriveva già, però, di basket e calcio per il settimanale Campania Sport.
Più tardi a Radio Spazio Uno lavora come radiocronista della partite del Basket Napoli.
Approdato a radio Kiss Kiss nel 1986, vi ha ricoperto molti ruoli: studio centrale, inviato, radiocronista (negli anni dell’epopea di Maradona).
Dal 1998 è a RTL 102.5 e, nel frattempo, collabora con molte riviste e quotidiani.
Autore e conduttore di programmi televisivi, è redattore presso la sede di Roma,
dove si occupa dei radio giornali e della copertura giornalistica dei principali avvenimenti di cronaca e sport.
 

CONTRIBUTI STATALI ALLE TV LOCALI: LA DECISIONE DEFINITIVA DEL CONSIGLIO DI STATO

A seguito della Sentenza della Corte Costituzionale n. 44/2025, il Consiglio di Stato, con decisione pubblicata in data 29 maggio 2026,
in riforma delle sentenze appellate pronunciate in primo grado, ha respinto i ricorsi a suo tempo presentati davanti al Tar Lazio,
confermando la legittimità del decreto in data 21 dicembre 2022
con il quale il direttore generale della DGSCERP del Mimit aveva approvato la graduatoria definitiva delle domande ammesse al contributo
per l’anno 2022 delle emittenti televisive a carattere commerciale
e l’elenco degli importi dei contributi spettanti ai beneficiari ai sensi dell’art. 5, commi 3 e 4 del DPR n. 146/2017.
 

PIEMONTE: IL GRUPPO ALTAIR ACQUISISCE LA PROPRIETÀ DI VCO AZZURRA TV

Tele VCO 2000, storica voce dell’informazione nata nel 1980 per volontà di Silvano Zuccari e di Mauro Cassani,
entra a far parte del Gruppo Altair guidato dall’imprenditore ossolano Paolo Zanghieri.
L’accordo, siglato nei giorni scorsi fra la famiglia Zuccari e il Presidente del Gruppo Altair,
segna un importante passo per garantire continuità e crescita di quella
che rappresenta una delle principali realtà dell’informazione della provincia “Azzurra”
e delinea scenari di sviluppo in termini di ampliamento dei contenuti, bacino di utenza e ascolti, servizi offerti al territorio.
Altair ha acquisito la totalità della proprietà di Tele VCO 2000 srl e inserisce così un nuovo ramo d’azienda in un gruppo imprenditoriale,
nato e cresciuta in Ossola, oggi attivo nei settori funeral, energetico, turistico, dei servizi aerei, del fitness e del food.
Presente in 14 regioni italiane e con attività paneuropee a seguito della partnership, avviata nel 2022, con la francese Funecap,
il Gruppo Altair impiega oltre 1000 dipendenti in Italia e prosegue la sua crescita,
contraddistinta dalla passione e da un forte legame con il territorio d’origine.
“È proprio in nome di questa attenzione e del rapporto con la nostra provincia – spiega Paolo Zanghieri –
che abbiamo prima valutato e poi reso operativa l’acquisizione di Tele VCO 2000.
Una realtà che rappresenta il perno del sistema dell’informazione e, direi, del servizio pubblico, del Verbano Cusio Ossola.
L’opera di informazione, unica e imprescindibile, a favore di cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni svolta da giornalisti,
tecnici e collaboratori in quasi mezzo secolo di storia deve continuare e crescere, nel pieno rispetto della libertà
e dell’autonomia dell’informazione e delle professionalità presenti.
Guardiamo già al futuro e puntiamo a un ampliamento dei contenuti offerti, del bacino di utenza
e degli ascolti per presidiare zone e mercati certamente interessanti.
Il nostro obiettivo, già nel breve periodo, è allargare i servizi offerti nel settore più ampio della comunicazione integrata,
a beneficio, in primis, delle società del Gruppo Altair e di tutti i soggetti – pubblici e privati – del nord della Regione,
che produce un valore economico di oltre 40 miliardi di euro (circa il 25% dell’intero Piemonte)
dei quali 1.5 miliardi riferiti al solo settore del turismo”.
La decisione di inserire Tele VCO 2000 nella propria galassia è dettata dalla volontà di investire in una realtà pronta a mettersi in gioco,
a far sentire la propria voce e a dare un apporto essenziale allo sviluppo economico e sociale del territorio.
“La rapida e continua evoluzione del settore della comunicazione – è il pensiero della Famiglia Zuccari –
richiede oggi un cambio di passo con politiche aziendali, strutture e sinergie che ne permettano lo sviluppo.
Le nostre priorità sono state quelle di tutelare le professionalità che fanno parte del gruppo di lavoro,
di far sì che venissero rispettati i principi che, da sempre, ne hanno contraddistinto l’operato,
non da ultimo di garantire un progetto che potesse assicurare la crescita di un’esperienza
nella quale la nostra famiglia ha sempre creduto e investito. Ora, dopo 46 anni, si chiude un capitolo.
Siamo convinti che, grazie a questo accordo con il Gruppo Altair di Paolo Zanghieri, si apra un nuovo ciclo.
Un ringraziamento va a tutti i nostri collaboratori che, in quasi 50 anni di storia, hanno garantito al territorio un pubblico servizio”.
Tele VCO è nata nel 1980 e ha anticipato e contribuito, per la sua parte, alla creazione
e alla crescita della Provincia del Verbano Cusio Ossola che vedrà gli albori solo nei primi anni ’90.
Per scelta del suo fondatore ha svolto un servizio pubblico per la popolazione locale, con alcuni punti fermi come presupposto:
la garanzia di libertà e indipendenza e la massima attenzione al rispetto delle persone e dei valori etici.
Un progetto proseguito anche dopo la scomparsa di Silvano Zuccari, nel 1989,
grazie all’impegno economico e gestionale della figlia Cristina, della moglie Rosanna, di tutte le persone
che, a vario titolo, hanno dato il loro inesauribile contributo.
Dal 1994 gli studi si sono trasferiti dalla prima sede di via Oltrebogna nel comune di Crevoladossola, a Verbania Fondotoce.
Nel nome, nel marchio e nei contenuti Tele VCO è diventata VCO Azzurra TV,
una realtà che oggi è visibile in tutto il Piemonte attraverso gli LCN 17 e 617 del digitale terrestre
e una piattaforma che attraverso i suoi canali web e social raggiunge milioni gli utenti
che usufruiscono con continuità dei suoi contenuti.
“Viviamo tempi che impongono nuove sfide – prosegue Paolo Zanghieri – e revisioni radicali dei processi produttivi e strategici.
Il mondo della comunicazione non fa certo eccezione.
Intendiamo essere protagonisti dei cambiamenti in atto con investimenti e modelli di business che sostengano
e amplino l’offerta informativa e a cui si affianchino attività di comunicazione complementari e sinergiche
a beneficio dello sviluppo del VCO e delle realtà dove abbiamo intenzione di essere maggiormente presenti”.
Da oggi con il Gruppo Altair e il suo team, Tele VCO 2000 è pronta ad affrontare nuove sfide e a dare, per quanto possibile,
un ulteriore contributo alla realizzazione di progetti ambiziosi. La frase che accompagna le attività di VCO Azzurra TV è:
“Guardiamo insieme al futuro”, un domani in cui, orgogliosi del proprio passato, forti delle esperienze e fiduciosi nel guardare avanti,
si potrà proseguire nel solco del mandato ricevuto nel 1980, verso il raggiungimento di nuovi traguardi e di importanti risultati.
 

PIEMONTE: CANAVESE SENZA RAI DA SETTIMANE; "PAGHIAMO IL CANONE MA LA TV NON SI VEDE"

A Borgofranco d’Ivrea esplode la protesta dei residenti delle borgate collinari.
Il segnale della televisione pubblica è sparito da metà maggio e il vecchio ripetitore di Montebuono torna al centro delle polemiche
 
In un’Italia dove ormai si parla di streaming, fibra ultraveloce e televisione digitale di ultima generazione,
c’è ancora chi nel 2026 si ritrova improvvisamente senza poter vedere i canali Rai.
Succede a Borgofranco d’Ivrea, in Canavese, dove da oltre due settimane decine di famiglie denunciano l’assenza totale del segnale della televisione pubblica.
Un problema che sta provocando rabbia, proteste e una crescente sensazione di abbandono tra i residenti delle borgate servite dal ripetitore di Montebuono.
Il disservizio sarebbe iniziato tra il 10 e l’11 maggio e, da allora, la situazione non sarebbe ancora tornata alla normalità.
Chi vive nelle zone collinari del paese e utilizza l’antenna terrestre orientata verso l’impianto di Montebuono continua a non ricevere i canali della Rai.
Un disagio pesante soprattutto per gli anziani, che in molte abitazioni utilizzano ancora la televisione tradizionale
come principale fonte di informazione e compagnia quotidiana. La protesta dei cittadini si è fatta sempre più forte negli ultimi giorni.
Le segnalazioni sarebbero state inviate sia al Comune sia alla Rai, ma senza ottenere finora una soluzione concreta.
E proprio il rimpallo di responsabilità tra enti e gestori starebbe esasperando ulteriormente i residenti.
Il caso si inserisce inoltre in un momento delicato per Borgofranco d’Ivrea,
paese attualmente commissariato dopo la caduta dell’amministrazione comunale.
Una situazione che, secondo molti abitanti, starebbe rallentando ulteriormente la gestione del problema
e i rapporti con i soggetti coinvolti nella manutenzione dell’impianto.
Ma ciò che fa più arrabbiare i residenti è il fatto che questa non sia affatto una novità.
Quello del segnale Rai assente o instabile è infatti un problema che a Borgofranco si trascina da anni.
Già nell’inverno scorso, spiegano diversi cittadini, il segnale sarebbe sparito per quasi un mese.
E ancora prima, nel dicembre del 2020, il ripetitore di Montebuono era finito al centro di una lunga polemica
che aveva coinvolto soprattutto le borgate di Campagnola e San Germano, dove molte famiglie erano rimaste senza televisione pubblica per settimane.
All’epoca si era parlato apertamente di un impianto ormai vecchio e non più adeguato all’evoluzione del sistema digitale terrestre.
Dopo le proteste dei residenti, Rai Way era intervenuta sostituendo parte delle apparecchiature del sito e il problema sembrava risolto.
Ma oggi, a distanza di pochi anni, il disagio si ripresenta quasi identico.
Dietro il ripetitore di Montebuono c’è anche una storia particolare, profondamente legata al territorio canavesano.
L’impianto era stato infatti realizzato anni fa grazie all’iniziativa di Aldo Benedino, storico esponente dei radioamatori locali,
che aveva deciso di creare un servizio capace di portare il segnale televisivo nelle zone dove la copertura risultava insufficiente.
La posizione geografica di Borgofranco d’Ivrea rappresenta infatti da sempre un problema per la ricezione dei canali televisivi terrestri.
Il paese si trova circondato dalle colline e molte aree risultano penalizzate dal punto di vista della propagazione del segnale.
Proprio per questo il ripetitore di Montebuono svolge un ruolo fondamentale, captando il segnale Rai proveniente da Andrate
e ritrasmettendolo verso le borgate del territorio. Negli anni quella struttura è diventata essenziale per garantire un servizio considerato basilare.
Ecco perché il nuovo blackout televisivo sta provocando così tante proteste.
Molti cittadini fanno notare come il pagamento del canone Rai continui regolarmente a essere richiesto,
mentre il servizio in alcune zone del Canavese risulta di fatto inutilizzabile.
Una situazione che alimenta frustrazione e polemiche, soprattutto tra chi si sente dimenticato rispetto alle grandi città e ai centri maggiormente serviti.
Nel frattempo sarebbe già stata individuata una figura tecnica disponibile a occuparsi della manutenzione dell’impianto di Montebuono,
ma resterebbe ancora da definire la questione economica e organizzativa necessaria per garantire gli interventi.
Così, mentre in Italia si discute di innovazione tecnologica e piattaforme digitali, a Borgofranco d’Ivrea il problema resta ancora quello più elementare:
riuscire ad accendere la televisione e vedere il telegiornale. E nelle borgate del Canavese cresce sempre di più una domanda semplice quanto pesante:
possibile che nel 2026 intere famiglie debbano ancora restare senza servizio pubblico per settimane?
 

TOSCANA: STOP 5G EMPOLI; "ALLERTA AUMENTO LIMITI DI ESPOSIZIONE AI CAMPI ELETTROMAGNETICI"

L’ordine del giorno del comitato rivolto alla giunta: “Comune si attivi”
 
“Il Comitato Stop 5G segnala all’Amministrazione comunale e alla cittadinanza, soprattutto a chi vive vicino ad antenne di telefonia mobile,
che le compagnie telefoniche stanno spingendo per moltiplicare nuovamente, per la terza volta dal 2012 da 15 a 61 V/m
i livelli di tolleranza dell’inquinamento elettromagnetico nelle nostre abitazioni, denominati dalla normativa “Limiti di attenzione””.
Così in una nota il Comitato Stop 5G Empoli Valdelsa, che sul tema ha presentato un ordine del giorno
“per contrastare l’ulteriore incremento dei limiti di attenzione di immissione di onde elettromagnetiche da antenne di telefonia mobile
in ambienti abitativi, di lavoro e di studio”.
Tra le richieste del comitato, “la Rete 6V/mx6, a cui aderiamo, chiede invece il ritorno al limite cautelativo previsto prima del Decreto Monti 2012:
6 V/m mediati su 6 minuti, stabiliti dal D.P.C.M. 8 luglio 2003.
Tale valore si basa su studi scientifici che documentano possibili effetti biologici di lungo periodo dei campi elettromagnetici.
Con il Decreto Monti nel 2012 il tempo di misura media è stato elevato da 6 minuti a 24 ore,
ciò che già corrisponde ad una importante moltiplicazione dell’impatto sulle persone, superiore di fatto agli standard europei.
Con la Legge 124/2023 poi il valore di attenzione è stato elevato stabilmente a 15 V/m mediati su 24 ore.
Gli standard europei richiamati dalle compagnie prevedono invece 61 V/m su 6 minuti e si basano solo sugli effetti termici acuti delle onde elettromagnetiche.
Numerosi scienziati indipendenti hanno criticato tali standard per debolezze metodologiche e possibili conflitti di interesse.
Inoltre, la IARC ha classificato i campi elettromagnetici a radiofrequenza come possibili cancerogeni (gruppo 2B)”.
“Il Comune di Empoli ha già contestato l’innalzamento a 15 V/m” proseguono,
ricordando nell’ordine del giorno la delibera n.69 del 30 settembre 2024 del Consiglio comunale di Empoli
“che esprime la netta contrarietà dell’amministrazione all’aumento dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici,
portati a 15 V/m normativa nazionale (DDL Concorrenza / Legge 124/2023), rispetto al precedente limite italiano di 6 V/m”,
Poi il comitato aggiunge: “Le recenti sentenze hanno inoltre reso più difficile per i sindaci opporsi agli impianti,
richiedendo prove concrete di danno invece del principio di precauzione.
Per questo riteniamo necessario un intervento del Parlamento, che anche il nostro Comune può contribuire a sollecitare”.
 
L’Odg: “Comune si attivi per fermare l’aumento dei limiti di attenzione”
“Per questi motivi chiediamo al Comune di confermare e rafforzare quella posizione,
attivandosi presso Anci regionale e nazionale e presso i parlamentari del territorio
affinché venga fermato questo ulteriore aumento dei limiti di attenzione.
Abbiamo pertanto inviato alla Presidente del Consiglio Comunale di Empoli e a tutti i gruppi consiliari
l’allegata bozza di Ordine del Giorno che impegna la Giunta Comunale ad attivarsi”.
Il documento del Comitato Stop 5G Empoli Valdelsa è rivolto a sindaco e giunta in particolare
per “vigilare e cercare informazioni sulle modifiche allo studio di commissioni parlamentari,
del governo tese a soddisfare richieste” da parte di alcune compagnie, “ed a riferire al Consiglio periodicamente.
Ad attivarsi presso Anci Toscana e Anci nazionale affinché si facciano carico di vigilare e significare presso la conferenza stato regioni
le preoccupazioni della A.C di Empoli che dovrebbe essere di tutti i comuni italiani circa questo ulteriore incremento dei limiti di attenzione
e in generale dell’esposizione della popolazione all’inquinamento elettromagnetico”.
Infine “ad utilizzare tutti i mezzi per sollecitare risposte, prese di posizione ed iniziative dai parlamentari eletti nella nostra circoscrizione
indipendentemente dalla collocazione di partito, per impedire ulteriori moltiplicazioni dei limiti di attenzione”.
 

CALABRIA: SU REGGIO TV BOOM DI ASCOLTI PER LA MARATONA ELETTORALE DEL 25 MAGGIO; OLTRE 100MILA SPETTATORI SUL CANALE 77 E QUASI UN MILIONE DI ACCESSI SOCIAL

La redazione di ReggioTv desidera rivolgere un sentito ringraziamento a tutta la popolazione
che ha scelto di seguire la lunga maratona elettorale
 
 È stato un vero e proprio successo di pubblico la maratona elettorale andata in onda lunedì 25 maggio su ReggioTv
con la conduzione di Pasquale Romano e Vincenzo Comi, in collaborazione con Citynow,
che ha registrato numeri importanti sia in televisione che sulle piattaforme social.
Secondo i dati ufficiali Auditel appena trasmessi alla redazione,
la diretta sul canale 77 del digitale terrestre ha superato quota 100mila spettatori complessivi,
confermando il forte seguito del network televisivo sul territorio e non solo.
Un risultato significativo che testimonia l’attenzione e la partecipazione del pubblico in una serata dedicata allo spoglio e all’analisi del voto.
Ottimo riscontro anche sul fronte social, dove la maratona ha sfiorato il milione di accessi complessivi tra visualizzazioni,
interazioni e contenuti distribuiti sulle varie piattaforme,
confermando la capacità del gruppo editoriale di intercettare un’audience sempre più digitale e trasversale.
Rimangono invece ancora ignoti i dati relativi allo streaming online sul sito ufficiale reggiotv.it,
attraverso il quale la diretta è stata seguita anche da numerosi utenti collegati dal resto d’Italia,
a dimostrazione di un interesse che ha superato ampiamente i confini locali.
La redazione di ReggioTv desidera rivolgere un sentito ringraziamento a tutta la popolazione
che ha scelto di seguire la lunga maratona elettorale,
contribuendo a rendere la serata un momento di partecipazione, informazione e condivisione collettiva.
 

SICILIA: TELESUD BUTTATA FUORI DALLA SEDE

Dopo oltre 30 anni, Telesud è stata buttata fuori dagli storici locali di via Isolella.
Mercoledì l’emittente ha ricevuto l’ennesima visita dell’Ufficiale Giudiziario;
questa volta per uno sfratto esecutivo dovuto alla morosità nei confronti del locatore.
L’amministratore unico Valerio Antonini, infatti, non corrispondeva alla proprietà il canone dal lontano novembre 2024.
Un canone, fra l’altro, assai modesto: circa 700 euro mensili che, tuttavia, l’imprenditore romano ha ritenuto di non corrispondere mai.
Neanche dopo il decreto ingiuntivo al quale si era dovuto ricorrere, opposto dall’avvocato Roberto Schifani
con delle pretestuosità talmente evidenti che non potevano altro che soccombere innanzi al Giudice Caterina Linares del Tribunale di Trapani
lo scorso fine gennaio, quando già il Gruppo Editoriale aveva mestamente chiuso i battenti da circa un mese e mezzo.
A metà dicembre, si ricorderà, il personale aveva incrociato le braccia con una protesta sindacale per le inadempienze di Antonini
nei loro confronti con 2 stipendi arretrati e ben due tredicesime e Tfr maturati, entrambi, dopo oltre 4 mesi dal licenziamento, non ancora corrisposti.
Una situazione comunque già al capolinea, visto che Rai Way aveva staccato già il segnale, per la seconda volta e questa volta definitiva,
a settembre dopo un debito monstre nei suoi confronti ad oggi quantificato in circa 400 mila euro.
Una azienda che, tuttavia, non trova un epilogo chiaro.
Inattiva da 6 mesi, non si hanno notizie della liquidazione annunciata dall’azionista di maggioranza,
T Comunication tramite l’amministratore Unico designato Valerio Antonini, sui propri canali social più volte.
Come che sia, un tristissimo epilogo per uno dei Gruppi Editoriali più importanti della Sicilia Occidentale
sprofondato nei debiti in appena un anno e mezzo di “nuovo corso” (rilanciato con annunci da TV nazionale…),
ovvero da quando l’imprenditore romano acquistò il pacchetto di maggioranza della società.
Oggi, i sigilli che la buttano fuori dalla propria sede storica.
 

SARDEGNA: CONTRIBUTI ALLE EMITTENTI TELEVISIVE LOCALI 2026 E 2027; PUBBLICATO BANDO - DOMANDE ENTRO LUNEDÌ 22 GIUGNO 2026

Approvato l’ Avviso pubblico per la concessione di contributi alle emittenti televisive locali locali
 
Per le annualità 2026 e 2027 sono aperti i termini di presentazione, da parte delle emittenti televisive locali,
delle richieste di contributo per la produzione e diffusione della programmazione.
La dotazione per gli interventi è pari a complessivi 3.200.000,00 euro,
di cui euro 1.600.000,00 per l’anno 2026 ed 1.600.000,00 euro per l’anno 2027.
Possono presentare domanda le emittenti televisive private locali in digitale terrestre o satellitare,
comprese quelle a carattere comunitario che operino nel territorio regionale,
nel quale realizzino almeno il 90 per cento del fatturato, 
nel cui ambito trasmettano quotidianamente informazioni di interesse regionale e locale, oltre a quelle fornite dai notiziari giornalistici
e producano periodicamente, trasmissioni sulla realtà sociale, economica, ambientale e culturale della Sardegna.
[…]
 
 
 
 
 
 
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SPAGNA: IL GOVERNO ASSEGNA A SIETE IL NUOVO CANALE DTT RINNOVABILE PER 15 ANNI

L’ Esecutivo concede a Servicios Integrados de Entretenimiento Televisivo SL la nuova licenza nazionale aperta dopo la gara pubblica
 
Martedì 26 maggio, il Consiglio dei Ministri ha approvato l’assegnazione della licenza per un nuovo canale televisivo digitale terrestre (DTT)
per l’intero territorio nazionale alla SIETE (acronimo di Servicios Integrados de Entretenimiento Televisivo SL),
società gestita da Andrés Varela Entrecanales e collegata al gruppo di azionisti di Prisa, riunito attorno a Global Alconaba.
La notizia è stata confermata da fonti governative. L’altra società in lizza per la licenza del nuovo canale televisivo in chiaro era Mediaset,
che detiene già otto licenze in Spagna.
Il Consiglio dei Ministri, su proposta di Óscar López, ha approvato il 14 ottobre 2025 il bando di gara pubblico per l’assegnazione,
tramite procedura competitiva, di una licenza per la fornitura del servizio di televisione digitale terrestre (DTT),
in regime di libera trasmissione e con copertura geografica su tutto il territorio nazionale.
Il Governo doveva risolvere la gara entro un massimo di un anno dalla sua pubblicazione.
Una volta completata la procedura, la licenza viene formalizzata in un documento amministrativo
dal capo del Ministero per la Trasformazione Digitale e la Pubblica Amministrazione,
entro un mese dal giorno successivo alla pubblicazione dell’Accordo del Consiglio dei Ministri che risolve la gara.
La durata della licenza sarà di quindici anni e sarà rinnovabile per lo stesso periodo,
a condizione che siano soddisfatti i requisiti previsti dalla Legge 13/2022, del 7 luglio.
Secondo Transformación Digital, questa gara d’appalto è richiesta dal Piano Tecnico Nazionale per la DTT, in vigore dal 27 marzo 2025,
che ha disposto la distribuzione dei multiplex digitali attraverso i quali viene fornito il servizio DTT di copertura statale.
L’oggetto dell’appalto corrisponde all’eccedenza di un quarto della capacità del multiplex digitale MPE5.
La gara è disciplinata dalle disposizioni della Legge 13/2022, del 7 luglio, Legge generale sulle comunicazioni audiovisive.
Con questo bando di gara, il Governo rende possibile un’offerta audiovisiva con un numero maggiore di contenuti
e una maggiore diversificazione, promuovendo l’innovazione tecnologica e offrendo servizi DTT di qualità superiore.
 

SPAGNA: RTVE CULTURA HA GIÀ UNA TABELLA DI MARCIA;
IL NUOVO CANALE CULTURALE DI RTVE NON ARRIVERÀ PRIMA DELLA FINE DEL 2026

La televisione digitale terrestre spagnola (TDT) si sta preparando a un nuovo passo entro la fine del 2026.
RTVE sta lavorando al lancio di RTVE Cultura, un nuovo canale lineare che mira a riunire documentari,
cinema spagnolo, musica, arti performative e archivi storici in un’offerta pensata per un vasto pubblico
 
Il progetto, riportato per la prima volta da Audiovisual451, è previsto per la fine del 2026 o l’inizio del 2027
e sarà disponibile sia su piattaforme terrestri che digitali.
In questo caso, il lancio digitale si riferisce alla sua distribuzione tramite servizi di pay-TV come Movistar Plus,
Orange TV e Vodafone TV, dove RTVE mira ad ampliare la portata del canale oltre la tradizionale trasmissione terrestre.
 
RTVE Cultura vuole essere più di un semplice canale per specialisti
La nuova proposta di Televisión Española (RTVE) non intende essere un canale di nicchia o una finestra chiusa per un pubblico molto specifico.
RTVE vuole che RTVE Cultura sia un marchio riconoscibile, accessibile e attraente,
in grado di portare la cultura a spettatori che normalmente non si interesserebbero a questo tipo di contenuti.
Ana Peláez, direttrice del settore Arte e Conoscenza di RTVE, ha spiegato durante la conferenza professionale Documenta Pro 2026
che il canale avrà un chiaro orientamento generalista. L’idea è che funzioni come una porta d’accesso alla cultura ,
con contenuti che risuonino con il pubblico spagnolo e non come una piattaforma pensata esclusivamente per spettatori altamente specializzati.
 
Documentari, cinema spagnolo, musica e archivio storico
Documentari e programmi non di fiction saranno tra i pilastri del canale.
RTVE Cultura proporrà produzioni finanziate dall’emittente, oltre a contenuti di arti performative, concerti,
programmi musicali, film spagnoli coprodotti da RTVE e materiali provenienti dal suo vasto archivio audiovisivo.
Questo archivio potrebbe diventare una delle principali attrazioni del canale.
Televisión Española vanta decenni di memoria audiovisiva e il nuovo progetto potrebbe servire a recuperare,
organizzare e dare nuova vita a contenuti che in passato hanno avuto minore visibilità all’interno del suo ecosistema.
 
Un canale collegato a RTVE Play e con possibile copertura di ARTE
RTVE Cultura avrà una propria identità, concettualmente simile a Clan, ma focalizzata sui contenuti culturali.
Il canale fungerà sia da piattaforma lineare che da vetrina per indirizzare il traffico verso RTVE Play,
dove coesisteranno contenuti on-demand, programmi dedicati e potenziali formati FAST.
Uno degli elementi più interessanti del progetto è la potenziale inclusione di ARTE.
RTVE sta lavorando a un accordo per creare inizialmente uno spazio dedicato al canale culturale europeo all’interno di RTVE Play
e, successivamente, integrarlo in RTVE Cultura quando il nuovo canale sarà disponibile.
L’accordo non è ancora definitivo, ma l’emittente lo considera un elemento chiave per rafforzare la propria offerta.
 
La riorganizzazione della televisione digitale terrestre stabilisce il palinsesto
Il lancio di RTVE Cultura arriva in un momento cruciale per la televisione in chiaro.
L’assegnazione a Siete di una nuova licenza nazionale per la televisione digitale terrestre (TDT)
richiederà una riorganizzazione della distribuzione dei canali e comporterà un’ulteriore risintonizzazione entro la fine dell’anno.
Questa mossa incide direttamente sulla mappa della televisione digitale terrestre
e potrebbe facilitare il lancio del nuovo canale culturale di RTVE.
L’emittente sta attualmente lavorando all’immagine, alla struttura e alla programmazione di RTVE Cultura,
con l’obiettivo di renderlo operativo tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.
 
La sfida: rendere la cultura un’offerta attraente per tutti
RTVE riconosce che il progetto è ancora lontano dall’essere completato e non partirà con tutte le risorse desiderate.
Nella sua fase iniziale, il canale si baserà sulla vendita dei diritti , sulle coproduzioni, sui documentari già finanziati,
sui film coprodotti da RTVE e sugli archivi dell’emittente.
La programmazione originale potrebbe arrivare in seguito, presumibilmente dal 2027 in poi, se il canale riuscirà ad ottenere un budget dedicato.
Questo sarà un passo fondamentale per garantire che RTVE Cultura diventi non solo una nuova piattaforma di trasmissione,
ma un marchio in grado di generare contenuti propri e rafforzare il ruolo culturale della televisione pubblica.
Con RTVE Cultura, Televisión Española punta a occupare uno spazio strategico: un canale televisivo culturale riconoscibile,
disponibile sul digitale terrestre e sulle piattaforme a pagamento, collegato a RTVE Play
e concepito per restituire alla cultura un posto visibile nel consumo audiovisivo quotidiano.
 

SVIZZERA: LE ULTIME NOVITÀ SULLE FREQUENZE FM

L’ UFCOM mette a concorso le frequenze dal 2027
 
Dopo lo stop del Parlamento all’abbandono dell’analogico,
l’ UFCOM apre un nuovo bando per 20 pacchetti di frequenze FM in 13 regioni della Svizzera
 
Dopo anni di spinta verso la radio digitale e il previsto spegnimento definitivo delle trasmissioni FM entro il 2026,
l’ Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) ha riaperto ufficialmente il concorso per le frequenze analogiche.
Il nuovo bando, pubblicato il 28 maggio 2026, permetterà alle emittenti radiofoniche già attive in DAB+ di richiedere concessioni FM valide dal 2027,
segnando di fatto una retromarcia rispetto alla strategia che puntava all’abbandono totale della banda analogica a favore della diffusione digitale.
 
20 pacchetti di frequenze in 13 regioni
Nel dettaglio, l’ UFCOM ha messo a bando 20 pacchetti di frequenze distribuiti in 13 regioni della Svizzera.
Le aree di copertura corrispondono grossomodo a quelle esistenti prima della riorganizzazione avviata nel 2020.
Le radio captabili via DAB+ nella zona desiderata potranno presentare domanda entro il 31 luglio 2026 per ottenere una concessione FM.
Le nuove autorizzazioni entreranno in vigore dal gennaio 2027.
Nel caso in cui più emittenti richiedano le stesse frequenze, l’assegnazione avverrà tramite asta pubblica.
 
Procedura separata per SSR e radio concessionarie
Per la SSR e per le 25 radio private titolari di un mandato di servizio pubblico è prevista invece una procedura distinta.
Le emittenti potranno richiedere il rinnovo delle frequenze già utilizzate.
 
La retromarcia sulla FM
La pubblicazione del nuovo bando rappresenta una significativa inversione di tendenza
rispetto alla linea sostenuta negli ultimi anni dall’ UFCOM e dal settore radiofonico svizzero.
La strategia ufficiale prevedeva infatti la progressiva dismissione della banda FM entro il 31 dicembre 2026,
con il passaggio definitivo alla diffusione digitale tramite DAB+ e streaming online.
Le preoccupazioni legate alla possibile perdita di ascoltatori, ai costi della transizione e alla presenza ancora diffusa di ricevitori analogici
– soprattutto nelle automobili – hanno però alimentato le critiche contro uno spegnimento totale della FM.
Nel dicembre 2025 il Parlamento federale è quindi intervenuto per bloccare il piano di abbandono dell’analogico.
Con l’approvazione di una mozione sostenuta da una maggioranza politica trasversale,
le Camere federali hanno chiesto al Consiglio federale di garantire il mantenimento della banda FM anche negli anni successivi,
giudicando prematura una transizione esclusivamente digitale.
La decisione parlamentare ha così costretto l’ UFCOM a rivedere la propria strategia iniziale,
aprendo una nuova procedura per l’assegnazione delle frequenze FM a partire dal 2027.
 
L’ UFCOM apre il concorso per le frequenze. Le radio possono presentare le domande
 
Il 28 maggio 2026, l’Ufficio federale delle comunicazioni UFCOM ha messo al bando i pacchetti di frequenze per la diffusione FM.
Le radio interessate possono presentare una domanda entro il 31 luglio 2026 per ottenere una concessione di radiocomunicazione FM.
Se più radio si candidano per le stesse frequenze, sarà indetta un’asta
 
In totale sono disponibili 20 pacchetti di frequenze in 13 regioni. Queste corrispondono grosso modo alle zone di copertura prima del 2020.
Le radio captabili via DAB+ nella zona desiderata possono presentare una domanda per ottenere una concessione FM di radiocomunicazione FM.
Le nuove concessioni di radiocomunicazione saranno rilasciate nell’autunno 2026 ed entreranno in vigore nel gennaio 2027.
Se per una zona vengono presentate più domande, l’UFCOM attribuirà le concessioni tramite un’asta.
L’assegnazione delle frequenze alla SRG e alle 25 emittenti radiofoniche titolari di concessione con mandato di servizio pubblico
avviene su richiesta e nell’ambito di una procedura separata. Anche le relative domande possono ora essere presentate.
Il modulo «domanda per il rilascio di una concessione di radiocomunicazione FM» e la documentazione necessaria
 
Assegnazione delle concessioni Radio FM
 
L’ Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) rilascia le concessioni di radiocomunicazione FM su richiesta
in base alla decisione del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC)
 
Concessioni radio FM a partire dal 2027: pacchetti di frequenze per la banda FM
L’ Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) mette a disposizione 20 pacchetti di frequenze per la banda FM.
Le emittenti interessate possono presentare una domanda per ottenere una concessione di radiocommunicazione FM entro il 31 luglio 2026.
Anche gli emittenti titolari di concessione possono presentare le proprie domande per le concessioni radiofoniche nel settore riservato.
A tal fine, si prega di inviare un messaggio all’indirizzo ukw@bakom.admin.ch indicando le sedi di trasmissione previste a partire dal 2027.
Le nuove concessioni per le radiocomunicazioni dovrebbero essere rilasciate nell’autunno del 2026.
 
Documentazione:
 
 
 
 
 
 
Punti chiave del processo di attribuzione per le emittenti radiofoniche
Il DATEC ha definito le seguenti condizioni quadro:
 
Le attuali frequenze della SSR rimangono riservate per la SSR.
 
Le attuali frequenze delle emittenti radiofoniche con concessione e mandato di prestazioni rimangono per loro riservate.
 
Tutte le altre frequenze sono raggruppate in cluster per coprire determinate regioni geografiche e sono attribuite dall’UFCOM su richiesta.
I cluster di frequenze corrispondono in gran parte alle attuali concessioni di radiocomunicazione FM.
 
Le frequenze non utilizzate della banda riservata potranno essere oggetto di un bando a partire dall’inizio del 2027.
 
 
Informazioni per la SSR e le emittenti radiofoniche con concessioni nella loro zona di copertura
Le frequenze della SSR e quelle nella zona di copertura delle emittenti concessionarie con mandato di prestazioni non vengono messe a concorso.
La SSR o le emittenti radiofoniche concessionarie possono presentare all’UFCOM una domanda per una concessione di radiocomunicazione FM.
L’assegnazione dei cluster di frequenze è di competenza dell’UFCOM.
 
Informazioni per le emittenti radiofoniche notificate
La pubblicazione dei cluster di frequenze per le emittenti notificate è prevista per il primo semestre del 2026.
Le emittenti radiofoniche notificate in Svizzera possono presentare una domanda per una o più concessioni di radiocomunicazione FM.
Per ogni cluster di frequenze viene rilasciata una concessione.
La domanda deve contenere almeno la denominazione del cluster di frequenze desiderato
e la prova dell’adempimento dei requisiti secondo l’articolo 27 OUS.
Se vengono presentate più richieste per lo stesso cluster di frequenze, si terrà un’asta nell’autunno del 2026.
Le relative regole saranno comunicate a tempo debito.
[…]
 
Altre condizioni quadro
Obbligo di fornitura: per ogni cluster di frequenze deve essere messo in funzione almeno il sito principale.
A tal fine le nuove emittenti hanno 90 giorni di tempo dal rilascio della concessione.
 
La tecnica FM rimane volontaria: le concessioni radio FM possono essere restituite in qualsiasi momento.
 
Un programma diffuso via FM deve essere trasmesso anche in DAB+ almeno in questa zona e con contenuti identici.
 
Le concessioni di radiocomunicazione FM sono valide fino al 31 dicembre 2034.
 
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LE NOVITÀ TECNOLOGICHE RAI SULLA RADIO DAB+

A partire dal 1° luglio 2026 Rai effettua una sperimentazione volta a integrare il servizio di informazione radiofonica regionale sulla piattaforma DAB+.
La prima fase di sperimentazione coinvolge esclusivamente le aree, già raggiunte dal servizio DAB+ Rai,
della regione Valle d’Aosta e, nella regione Piemonte, le province di Torino, Cuneo, Asti e Alessandria.
In queste zone, durante la trasmissione dei Giornali Radio regionali
(attualmente disponibili solo su Radio 1 sulla tradizionale radio analogica in modulazione di frequenza – FM),
è possibile fruire del servizio di informazione regionale rimanendo sintonizzati sulla piattaforma DAB+.
Durante il resto della giornata, la programmazione nazionale di Radio 1 rimane invariata.
Esclusivamente nelle aree oggetto di sperimentazione, a fronte della riconfigurazione della piattaforma DAB+,
a partire da luglio 2026 potrebbe essere necessario, da parte degli utenti, eseguire una risintonizzazione dei ricevitori
(per le autoradio è solitamente sufficiente spegnere e riaccendere il veicolo).
Dopo aver risintonizzato il ricevitore l’utente visualizzerà sul display, in aggiunta agli attuali servizi nazionali diffusi,
anche una lista di 20 ulteriori “etichette” regionalizzate di Radio 1.
Per poter usufruire dell’informazione regionale, l’utente potrà selezionare uno tra i due seguenti programmi:
 
Radio 1 VDA per la Valle d’Aosta
 
Radio 1 PIE per il Piemonte
 
Qualora, in questa fase della sperimentazione, si selezioni un’etichetta di Radio 1 di un’altra regione
(ad esempio Radio 1 LOM per la Lombardia), durante la messa in onda del GR regionale (ascoltabile in FM),
sul proprio ricevitore DAB+ è disponibile l’attuale programmazione sostitutiva, consistente in una playlist musicale.
Entrambi i servizi Radio 1 VDA e Radio 1 PIE saranno disponibili in tutta l’area di sperimentazione:
il servizio Radio 1 VDA sarà fruibile, dunque, sia in Valle d’Aosta che, in Piemonte,
nelle province di Torino, Cuneo, Asti e Alessandria; viceversa, Radio 1 PIE sarà fruibile anche in Valle d’Aosta.
Dall’avvio della sperimentazione, è disponibile per eventuali segnalazioni da parte degli utenti
la casella di posta elettronica dedicata (sperimentazioneDAB@rai.it).
[…]
 
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PERCHÉ SEMPRE PIÙ FAMIGLIE SCELGONO LA TV VIA SATELLITE

Mentre siamo dominati dallo streaming e dai contenuti on demand,
oggi ci sembra paradossale che la TV via satellite stia vivendo una nuova stagione di crescita.
Eppure i numeri parlano chiaro: sempre più famiglie italiane stanno riscoprendo questa tecnologia,
attratte da tre qualità sempre più rare nel panorama digitale attuale. Stabilità, semplicità e convenienza.
Per capire le ragioni per cui molti oggi scelgono la tv satellitare gratuita, abbiamo intervistato un esperto del settore.
 
La connessione non sempre basta
Lo streaming ha rivoluzionato il modo di guardare la televisione. Eppure la TV satellitare continua a crescere. Come mai?
La TV satellitare offre qualcosa di cui abbiamo bisogno ovunque: un segnale stabile, senza buffering,
senza dipendenza dalla qualità della rete. Non tutti gli italiani vivono in aree ben servite dalla banda larga,
e anche chi ha una buona connessione sa che basta un temporale o un picco di traffico per rovinare la visione nel momento peggiore.
Inoltre, c’è una crescente stanchezza verso gli abbonamenti multipli.
Molte famiglie si trovano a pagare contemporaneamente tre, quattro piattaforme diverse.
La TV satellitare, invece, garantisce un’alternativa concreta:
un’ampia offerta televisiva accessibile senza canoni mensili ricorrenti, come nel caso di tivùsat, la piattaforma satellitare gratuita italiana.
 
Copertura totale, qualità senza compromessi
Quali sono i vantaggi tecnici principali? Prima di tutto, la copertura capillare:
il satellite raggiunge tutto il territorio nazionale, comprese zone montane, piccoli comuni e località
dove il digitale terrestre ha difficoltà di ricezione.
È un elemento decisivo per chi ha una seconda casa, una casa al mare o in montagna.
Poi c’è la qualità audio e video: i contenuti vengono trasmessi in HD
e – sulle TV di ultima generazione – anche in 4K, valorizza appieno i televisori più moderni.
Infine c’è la semplicità: le TV connesse certificate “la tivù” sono pensate per una visione immediata e intuitiva.
Compatibili sia con il digitale terrestre sia con tivùsat, possono far accedere a una vasta offerta senza configurazioni complesse.
Per ricevere i canali tivùsat è sufficiente inserire nell’apposito slot del televisore una CAM certificata:
la smartcard inclusa nella confezione dovrà poi essere attivata per iniziare a vedere i canali.
 
Orientarsi tra i canali: Tivù la Guida
Un elemento sempre più apprezzato è la possibilità di consultare i palinsesti in modo semplice e immediato.
Sulle TV connesse certificate “la tivù” è disponibile La Guida al 500, l’applicazione interattiva gratuita accessibile dal canale 500.
La guida è disponibile esclusivamente su questi televisori ed è accessibile sia tramite digitale terrestre sia tramite tivùsat.
L’obiettivo? Avere sempre sotto controllo i palinsesti dei canali nazionali e internazionali disponibili sulle piattaforme.
 
Un pubblico sempre più trasversale
Chi sceglie oggi questa soluzione? Non esiste un profilo unico.
Ci sono famiglie in aree rurali o semi-urbane, dove internet non è ancora performante.
Ci sono persone che cercano semplicità tecnologica. Ci sono giovani coppie che vogliono ridurre le spese ricorrenti.
Anche le seconde case sono un mercato particolarmente interessante: in quei contesti,
una TV connessa certificata è spesso la scelta più pratica ed economica per avere accesso immediato ai canali nazionali.
 
Convenienza nel lungo periodo
Dal punto di vista economico, è davvero una scelta vantaggiosa? Sì, soprattutto su un orizzonte temporale medio-lungo.
Con un investimento iniziale contenuto ricevi un’offerta televisiva ampia – oltre 130 canali tra nazionali, internazionali e tematici,
molti in HD e 4K – senza canoni mensili ricorrenti.
In un momento in cui le famiglie guardano con attenzione alle spese fisse, questo è un vantaggio concreto.
 
Una tecnologia che guarda avanti
Possiamo parlare di una rinascita per la TV satellitare? Senza dubbio. Non è più una tecnologia di nicchia né una scelta di ripiego:
è diventata una soluzione strategica per molte famiglie. Le esigenze degli utenti stanno evolvendo –
  si cercano qualità, affidabilità e libertà di scelta – e la TV via satellite risponde a tutte e tre.
 

I GIOVANI NON SPENGONO LA TELEVISIONE.
LO CONFERMA IL SECONDO RAPPORTO AUDITEL - IPSOS DOXA

I giovani non sono, per come alcuni affermano, una generazione perduta per il piccolo schermo;
tale errata percezione è stata smentita dal secondo Rapporto Auditel-Ipsos Doxa intitolato “La meglio (tele)gioventù”,
presentato lo scorso 21 maggio.
Contrariamente ad una certa narrazione che vorrebbe il pubblico di età compresa tra i 18 e i 34 anni
quasi totalmente assorbito da smartphone e piattaforme social,
i dati mostrano che i giovani non hanno affatto abbandonato la televisione, ma la integrano in un ecosistema di consumi ibrido.
Per i broadcaster, e in particolare per quelli radicati sul territorio, queste evidenze aprono prospettive di grande interesse,
confermando che il mezzo televisivo mantiene una funzione sociale centrale e un legame tecnologico con il digitale terrestre che si mantiene solido.
 
Dettagli della ricerca
L’indagine, basata sulla capillare Ricerca di Base Auditel, identifica tre cicli di vita ben distinti per i giovani adulti italiani:
coloro che restano nella famiglia d’origine, i cosiddetti “giovani in volo” che cercano l’indipendenza
e i “nidi giovanissimi”, ovvero le nuove famiglie con figli.
Sebbene durante la fase di indipendenza si assista a un temporaneo “alleggerimento” delle dotazioni domestiche,
con una maggiore propensione per i device mobili, il momento della creazione di un nuovo nucleo familiare segna il ritorno del televisore in casa.
In questi nuovi nuclei familiari la televisione torna a essere il centro di gravità dello spazio domestico,
un rituale che si replica di generazione in generazione e che vede, anzi, i giovani investire in apparecchi di alta qualità,
con una forte predilezione per smart TV 4K e schermi di grandi dimensioni, superiori ai 50 pollici.
L’aspetto più rilevante riguarda il persistente legame con l’antenna televisiva.
Nonostante sette smart TV su dieci siano connesse a internet, oltre il 90% di esse rimane stabilmente collegata all’impianto d’antenna tradizionale.
I giovani, dunque, non scelgono tra lineare e on-demand, ma utilizzano entrambi.
Questo dato è fondamentale per i broadcaster locali, i quali continuano a beneficiare di un accesso diretto e privilegiato nelle case
attraverso il digitale terrestre, una tecnologia che i giovani non hanno affatto “spento”.
La televisione lineare risponde a un bisogno di fruizione collettiva e di contenuti che le piattaforme internazionali spesso non riescono a replicare,
specialmente quando si parla di identità culturale e vicinanza territoriale.
 
Evolvere è bene
Un altro segnale incoraggiante per il settore è l’ascesa dei cosiddetti “streamcaster”.
I broadcaster tradizionali che hanno saputo evolvere la propria offerta in digitale hanno visto raddoppiare i propri utenti giovani dal 2019 a oggi.
Nei “nidi giovanissimi”, l’uso dei servizi streaming dei broadcaster è passato dal 4% al 29% in soli sei anni.
Questo successo è dovuto alla capacità di offrire contenuti italiani e programmi per bambini,
percepiti come un valore aggiunto rispetto alla library globale delle grandi piattaforme OTT.
Per le emittenti locali, questa tendenza conferma la necessità di affiancare alla trasmissione lineare una presenza digitale forte,
anche on demand, capace di intercettare quella quota di giovani che, pur amando i contenuti televisivi,
sperimenta maggiormente con diverse piattaforme.
In conclusione, la ricerca delinea un pubblico giovane che non è distratto o indifferente, ma semplicemente più esigente e selettivo.
I giovani scelgono la televisione per la qualità della visione e per la specificità dei contenuti.
Per i broadcaster la sfida consiste nel continuare a presidiare l’antenna, garantendo al contempo un’accessibilità digitale
che parli il linguaggio di una generazione iperconnessa, ma ancora profondamente legata alla funzione sociale dello schermo condiviso nel salotto di casa
e singoli operatori che si muovono con interessi spesso divergenti.
 

IL FUTURO DELLE FREQUENZE 5G È TUTT' ALTRO CHE CERTO: GLI OPERATORI SI PREPARANO A GROSSI CAMBIAMENTI

C’è una data cerchiata in rosso nei calendari di tutti gli operatori telefonici italiani, il 31 dicembre 2029.
Entro quella data, infatti, scadrà oltre il 73% delle licenze per lo spettro radio su cui viaggiano le reti mobili del Paese.
Una data che, pur sembrando ancora distante, sta già agitando le acque di un settore alle prese con ricavi in calo
e la necessità impellente di modernizzare le infrastrutture verso il 5G nella sua forma più evoluta, la standalone,
in grado di operare in modo completamente autonomo, senza appoggiarsi alle vecchie reti 4G.
La questione è però economica, ancora prima che tecnologica.
L’ultima asta per le frequenze 5G, svoltasi nel 2018, costò alle compagnie telefoniche oltre 6,5 miliardi di euro.
Una cifra che nessun operatore è oggi disposto a ripetere.
E proprio su questo fronte si sta giocando la partita con Agcom, governo, associazioni di categoria
e singoli operatori che si muovono con interessi spesso divergenti.
 
Asstel chiede frequenze gratuite, ma con condizioni
La posizione ufficiale del settore è quella veicolata da Asstel, l’associazione di Confindustria che riunisce le principali aziende delle telecomunicazioni.
La sua direttrice generale, Laura Di Raimondo, ha già fatto sapere che la riallocazione delle frequenze non deve avere logiche puramente fiscali,
ma deve mettere al centro gli investimenti. La soluzione auspicata è quella della non onerosità (in sostanza la gratuità) delle risorse frequenziali,
vincolata però a precisi impegni di sviluppo come reti ad altissima capacità, 5G standalone, infrastrutture di dorsale e persino efficienza energetica.
Un approccio che trova sponda anche a livello europeo.
Il Digital Networks Act della Commissione indica come opzione preferenziale la concessione di diritti d’uso a durata illimitata,
in cambio di garanzie concrete sugli investimenti. Sul fronte dell’utilizzo, si punta al pieno sfruttamento dello spettro disponibile.
Chi detiene le frequenze ma non le usa dovrà cederle temporaneamente ai concorrenti che ne abbiano bisogno,
eliminando il fenomeno dello spettro congelato.
 
Agcom vuole chiudere il dossier entro fine anno
Nel frattempo, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sta lavorando alacremente per non arrivare impreparata all’appuntamento del 2029.
Entro l’estate è attesa una nuova consultazione pubblica che affronterà nel dettaglio gli obblighi di copertura,
gli standard di qualità del servizio e le condizioni di accesso all’ingrosso da parte degli operatori.
Solo al termine di questo confronto con il mercato sarà possibile definire il quadro regolatorio definitivo.
L’obiettivo dichiarato è chiudere tutto entro fine anno, allineando le scadenze delle varie licenze alla data del 2037
ed evitando qualsiasi rischio di vuoto normativo o interruzione dei servizi.
Va però sottolineato un punto centrale: qualunque sia il modello proposto dall’Autorità,
nulla garantisce che lo Stato scelga di rinnovare le licenze a titolo gratuito.
La parola finale spetta infatti al governo, e le casse pubbliche hanno le proprie esigenze, sempre più evidenti.
 
Iliad rompe il fronte: “Si riparta da zero nel 2030”
È qui che il fronte degli operatori si spacca.
Iliad, il quarto operatore mobile italiano, ha presentato una proposta che si discosta nettamente dalla posizione comune.
L’azienda, entrata nel mercato italiano proprio nel 2018 ha conquistato in otto anni 13 milioni di clienti tra mobile e fisso,
e ora rivendica il diritto di sedersi al tavolo da protagonista.
La proposta di Iliad si articola su quattro direttrici: valorizzare porzioni di spettro ancora sottoutilizzate,
allineare i limiti elettromagnetici agli standard europei per aumentare la potenza dei segnali,
indirizzare le risorse verso lo sviluppo tecnologico del paese, e – punto certamente più controverso –
garantire condizioni eque di allocazione per tutti gli operatori.
In sostanza, l’azienda guidata da Benedetto Levi chiede che dal 2030 si riparta da zero,
ridistribuendo le frequenze in modo che ciascun operatore disponga di una quantità di banda sufficiente a offrire un servizio di qualità adeguata.
Supportata da analisi di esperti universitari e accademici di settore,
la proposta include anche uno schema dettagliato di riallocazione delle frequenze tra i vari operatori.
 
I competitor frenano: “Chi ha investito di più deve avere un ritorno”
La risposta degli altri operatori non si è fatta attendere, e il tono è molto netto.
WindTre ricorda che l’attuale distribuzione delle frequenze è il risultato di anni di scelte industriali costose:
partecipazioni ad aste, accordi commerciali, acquisti sul mercato secondario.
Rimettere tutto in discussione significherebbe penalizzare chi ha investito di più,
con ricadute che andrebbero ben oltre il bilancio aziendale, toccando anche i livelli occupazionali.
Chi ha investito meno, sostiene WindTre, ha comunque già oggi la possibilità di accedere allo spettro tramite accordi con altri operatori.
Sulla stessa lunghezza d’onda si posiziona Fastweb+Vodafone, che definisce il tema delle frequenze una questione “complessa e di sistema”,
da affrontare nelle sedi istituzionali appropriate e non attraverso iniziative unilaterali.
La posizione condivisa in sede Asstel, ribadiscono, resta il punto di riferimento del settore.
 
Una partita ancora tutta aperta
Quello che emerge con chiarezza è che la questione delle frequenze 5G non è affatto risolta, e difficilmente lo sarà in tempi brevi.
Da un lato c’è un sistema di operatori consolidati che difende le proprie posizioni acquisite a caro prezzo;
dall’altro un concorrente più giovane che chiede regole più eque per competere ad armi pari.
In mezzo c’è un’autorità regolatoria che cerca di mediare, un governo che deve fare i conti anche con le entrate erariali,
e un contesto europeo che spinge verso la gratuità ma non la impone.
La tecnologia 5G standalone promette di trasformare in profondità non solo la telefonia mobile, ma interi settori industriali,
dalla sanità alla logistica, dall’automazione alle smart city. Ma perché quelle promesse diventino realtà,
serve prima di tutto che gli operatori abbiano la certezza e le risorse per investire.
E su questo, in Italia, la partita è ancora tutta da giocare.
 

LE MANOVRE DI RAI SU EI TOWERS

Secondo Reuters la RAI ha chiesto a EI Towers la proroga dei contratti (MFE) fino al 2037
 
Reuters riferisce che RAI starebbe chiedendo a EI Towers di prorogare i contratti con le emittenti televisive, in particolare MFE,
fino al 2037, rispetto alla scadenza attuale del 2032 – anno in cui scadono anche le concessioni per l’utilizzo delle frequenze terrestri.
Secondo l’agenzia, il tema rappresenta uno degli elementi più complessi del negoziato in corso
e potrebbe rendere necessario un ulteriore slittamento oltre la deadline del 15 giugno, già terza dopo i rinvii di settembre e fine marzo.
La notizia potrebbe segnare una battuta d’arresto, auspicabilmente temporanea, nei negoziati tra le parti.
Qualora le indiscrezioni fossero confermate, ci sembra difficile che MFE accetti di estendere i contratti di altri 5 anni
senza avere piena visibilità ex ante sulle condizioni di rinnovo dello spettro al 2032
e sulla futura titolarità dei MUX (attualmente 3, detenuti dalla controllata Elettronica Industriale).
Va poi considerato che al 2037 alcuni broadcaster commerciali TV avranno verosimilmente già avviato un processo
di graduale switch-off del digitale terrestre, una tecnologia che a quella data potrebbe risultare residuale e sostanzialmente riservata a RAI
per l’assolvimento del proprio mandato di servizio pubblico.
In questo contesto, la complessità negoziale è ulteriormente amplificata dal coinvolgimento di altri clienti di EI Towers:
in particolare Cairo (1 MUX) e Persidera (network operator con 3 MUX fornitore di servizi broadcasting a Discovery, Sky e altri broadcaster),
che dovrebbero anch’essi fornire analoghe garanzie sui propri Master Service Agreement oltre la scadenza del 2032,
pur non essendo parti direttamente coinvolte nei negoziati per il deal RWAY-EIT.
Trattandosi di un’operazione con una forte valenza politica oltre che industriale,
il rischio maggiore che vediamo è che le trattative possano estendersi fino al 2027 – anno elettorale –
con il concreto pericolo che il dossier si areni nuovamente.
Un ulteriore tema in discussione potrebbe riguardare la durata del lock-up sulla quota che MFE deterrebbe nella combined entity quotata
(circa il 14% nelle nostre stime): in assenza di vincoli adeguati,
vediamo un rischio concreto di overhang sul titolo successivamente all’annuncio dell’operazione.
Nel nostro TP di euro 7,7/azione (ex-dividendo speciale di euro 1,1/azione) stimiamo sinergie con EI Towers per circa euro 0,5/azione:
un upside ormai relativamente contenuto che, unitamente alla significativa diversificazione dei ricavi perseguita da Rai Way negli ultimi anni,
limiterebbe l’impatto sul titolo in caso di mancata conclusione dell’operazione.