Domenica 11 ottobre 2026

TV DIGITALE TERRESTRE, RADIO DAB:
LE NOTIZIE FLASH DELLA SETTIMANA

Pubblicato l’ 11/10/2026 alle ore 12:10
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RADIO DAB: NUOVE ATTIVAZIONI PER I MUX DAB+ RAI ED EURODAB ITALIA

Iniziamo parlando della radio digitale.
È stato acceso il Mux DAB+ RAI sul Canale 7C dalla postazione di MONTE CANATE a Pellegrino Parmense (PR), in Emilia-Romagna.
Il Mux EURODAB ITALIA, invece, è stato attivato dai seguenti ripetitori:
 
sul Canale 6A da MONTE PETRANO – LA ROCCHETTA a Cagli (PU), nelle Marche;
 
sul blocco 7A da LA GUARDIOLA a Santeramo in Colle (BA), in Puglia;
 
 
sul Canale 9A da:
 
BACINETTO – VIA MICCA a Bardonecchia (TO), in Piemonte;
 
SPETTINO ALTO – CA’ MORETTI a San Pellegrino Terme (BG), in Lombardia;
 
SA SCROCCA MANNA a Sant’Antioco (SU), in Sardegna;
 
 
sul blocco 10A da MONTE PARADISO – VIA CASALETTO ROSSO a Civitavecchia (RM), nel Lazio.
Per consultare gli impianti attivi e la composizione dei multiplex, cliccate sul banner qui sopra.

È MORTO FEDERICO L' OLANDESE VOLANTE,
UNA DELLE VOCI PIÙ POPOLARI DELLA RADIO ITALIANA

Una voce inconfondibile, una passione viscerale per il rock e il talento di trasformare la radio in un’avventura.
Con la scomparsa di Federico l’Olandese Volante se ne va un protagonista della storia radiofonica italiana
 
È morto a 76 anni Frederik Matthijs Van Stegeren, conosciuto dal pubblico come Federico l’Olandese Volante.
La scomparsa arriva dopo il ricovero in terapia intensiva a Monopoli, in Puglia,
e segna la fine di una lunga avventura professionale legata al mondo della radio.
Nato il 19 aprile 1950 a Deventer, nei Paesi Bassi, si era iscritto ad Architettura all’Università di Amsterdam nel 1969,
senza però arrivare alla laurea: a conquistarlo erano stati la musica e il mondo del rock,
anche grazie ai concerti di Pink Floyd, Doors e Rolling Stones.
Il suo percorso al microfono cominciò su Radio Veronica, emittente pirata che trasmetteva da una nave
al largo delle coste olandesi per aggirare il monopolio statale.
Fu il direttore artistico Noel Coutisson ad attribuirgli il soprannome destinato a diventare la sua firma, “l’ Olandese Volante”.
Un’identità che lo avrebbe accompagnato anche nella sua successiva esperienza italiana.
 
Dal successo a Radio Montecarlo agli ultimi programmi
La consacrazione arrivò a Radio Montecarlo, dove Coutisson lo chiamò per portare la sua voce nell’etere italiano.
Nel Principato alternava le trasmissioni al lavoro da dj al Jimmy’z, dando vita al Federico Show.
Nel 1977 approdò a Rai Radio 2 con “A tutte le radioline”, insieme a Herbert Pagani e Riccardo Heinen,
per poi passare a Radio 105 e diventare una delle voci simbolo di RTL 102.5, dove condusse il pomeriggio dal 1984 al 2000.
Negli anni successivi lavorò anche a R101 e Radio Norba, dove rimase dal 2015 alla fine del 2024.
Alla radio affiancò la scrittura, pubblicando Il Principato nel 2016 e Il cartello olandese nel 2019.
Carlo Conti ne ricordò l’influenza esercitata sui giovani italiani e sui pionieri delle radio libere.
Alla fine del 2024 aveva annunciato l’intenzione di lasciare le cuffie e trasferirsi in Tunisia,
senza però interrompere del tutto il rapporto con il microfono:
nel gennaio 2025 tornò ospite di The Flight su RTL 102.5 e successivamente condusse su RadioFreccia un programma dedicato al rock.
 

È MORTO IL GIORNALISTA SPORTIVO ENNIO VITANZA: CONDUSSE DOMENICA SPRINT
E FU TRA I VOLTI DI 90° MINUTO. SEGUÌ ATALANTA, INTER E MILAN

Addio allo storico mezzobusto Rai: aveva 92 anni, per i canali nazionali fu anche inviato ai Mondiali di calcio.
In gioventù giocò nelle giovanili del Torino, era appassionato di musica jazz
 
Se n’è andato a 92 anni Ennio Vitanza. Era uno degli ultimi mezzibusti rimasti in vita nella storica galleria di “90° Minuto”,
la trasmissione che ha accompagnato la passione degli italiani per il calcio, in particolare nel periodo in cui tutte le partite si disputavano alla domenica.
Allora il contenitore della “sera del dì di festa” schierava l’inappuntabile Paolo Valenti alla conduzione e una serie di indimenticabili cronisti,
pescati spesso fra i corrispondenti delle sedi regionali Rai, chiamati a commentare – fra cravatte improbabili e simpatie spesso malcelate –
le gesta delle squadre di serie A e B.
 
La carriera
Vitanza seguì a lungo i club lombardi, assieme ad altri volti noti ai tifosi come Gianni Vasino e Marco Lucchini.
Fu inviato a San Siro per dare conto delle imprese e dei rovesci di Inter e Milan,
ma raccontò anche i su e giù fra massima divisione e cadetteria dell’Atalanta,
quando la Dea ancora non era presenza stabili ai piani alti del calcio.
Lavorò anche per Domenica Sportiva e Domenica Sprint, trasmissione in cui ebbe anche il ruolo di conduttore,
fra il 1982 e il 1987, al fianco dell’indimenticato Bruno Pizzul.
Per la Rai fu inviato anche ai Mondiali di calcio, dal 1974 al 1990 e agli Europei.
 
Il saluto
Fra i primi a dare la notizia il collega Franco Ordine, “cantore” del Milan per il Giornale, su suo profilo X:
“Una triste notizia mi è appena arrivata: si è spento oggi a Milano all’età di 92 anni Ennio Vitanza, classe 1934,
colonna della Rai, volto storico della trasmissione Domenica Sprint, giornalista di grande rigore e competenza.
Ricordarlo è un dovere. Che la terra gli sia lieve”.
In gioventù Vitanza, nato nell’allora italiana Postumia, fu calciatore nelle giovanili del Torino.
Nel 1969, dopo la vittoria al concorso, l’assunzione in Rai. Era appassionato di musica jazz e buon pianista.
 

MIMIT: PUBBLICATA LA GRADUATORIA PROVVISORIA E LA LISTA DEI CONTRIBUTI DESTINATI ALLE RADIO COMMERCIALI NELL' ANNO 2026

Con decreto direttoriale del 6 ottobre 2026 sono stati approvati la graduatoria provvisoria
e l’elenco degli importi dei contributi da assegnare alle Radio a carattere commerciale per l’annualità 2026.
Le emittenti che hanno presentato domanda di contributo possono, entro il 5 novembre 2026, presentare richiesta di rettifica del punteggio
o di riammissione della domanda, accedendo alla piattaforma SICEM ponendo particolare attenzione alle indicazioni riportate nel Manuale utente.
 
 
 
 

CAMPANIA: CASERTA SENZA TV LOCALE;
DIOMAIUTA LANCIA L' APPELLO AGLI INVESTITORI

Caserta è l’unico capoluogo campano senza una vera emittente televisiva sul digitale terrestre.
Un’assenza che pesa sull’informazione, sul confronto pubblico e sulla possibilità di raccontare quotidianamente il territorio.
Negli anni Caserta ha perso quel pezzo di informazione televisiva che garantiva telegiornali locali, approfondimenti,
dibattito politico e spazio allo sport casertano. Oggi esistono giornali online, testate cartacee e realtà che trasmettono in streaming,
ma manca una TV locale strutturata sul digitale terrestre, capace di entrare ogni giorno nelle case dei casertani.
Un vuoto ancora più evidente se si guarda alle altre province campane, dove continuano a operare emittenti televisive locali.
È proprio su questo spazio scoperto dell’informazione che interviene Alessandro Diomaiuta:
colmare questo vuoto con un progetto televisivo capace di restituire alla città una voce quotidiana, indipendente e legata al territorio.
 

SICILIA: TELEIBLEA A RISCHIO CHIUSURA; MEZZO SECOLO DI STORIA LOCALE SOFFOCATO DA CANONI RAI E BUROCRAZIA

Cinquantuno anni di trasmissioni ininterrotte rischiano di spegnersi nel silenzio.
Per Teleiblea, storica emittente che ha raccontato la vita, le battaglie e la memoria del territorio ibleo,
si prospetta l’ipotesi concreta della fine delle trasmissioni via etere.
Non si tratta di un allarme strumentale, ma dell’amaro epilogo di una crisi economica e istituzionale ormai priva di vie d’uscita.
Il macigno principale sul futuro dell’emittente è rappresentato dai costi esorbitanti dell’affitto mensile versato alla Rai per poter trasmettere.
Un paradosso che nasce proprio da quella che doveva essere una risorsa: la copertura del segnale su scala quasi regionale.
Come tv di “secondo livello”, Teleiblea ha un bacino di ascolto e di inserzionisti strettamente locale:
essere visibili fino a Palermo non porta alcun beneficio economico a una realtà che vive delle dinamiche del proprio territorio.
Già a giugno, a Palermo, le emittenti di secondo livello avevano chiesto unitariamente un taglio dell’affitto di almeno il 40%.
Nonostante solleciti formali e appelli al Ministero, da parte della Rai non è mai arrivata risposta.
 
La scadenza imminente
Nel mese di aprile scadrà il contratto quinquennale firmato nel 2022.
La dirigenza ha già espresso l’impossibilità di impegnarsi in un ulteriore esborso da 250.000 euro per i prossimi cinque anni.
A rendere il clima ancora più teso vi è un corposo contenzioso giudiziario aperto contro la Rai, accusata di insensibilità di fronte a gravi criticità tecniche.
Nonostante decine di PEC, interventi istituzionali (tra cui quello del sindaco di Ragusa Peppe Cassì) e proposte di soluzioni tecniche,
il segnale è rimasto al buio per quasi 450 giorni.
Il risultato è paradossale: segnale assente a Modica, Scicli e lungo la fascia costiera ragusana,
segnale visibile in località distanti centinaia di chilometri come Custonaci o Dattilo, nel Trapanese.
Un’eventuale soccombenza nella causa legale comporterebbe cifre tali da stritolare definitivamente l’azienda.
A gravare sul contratto firmato nel 2022 sono intervenuti fattori imprevedibili:
la tempesta perfetta tra pandemia, guerre e inflazione galoppante, unita a clausole contrattuali gravose
come l’adeguamento ISTAT e la mancata transizione al digitale terrestre di seconda generazione.
Mentre l’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) ha mostrato prima disponibilità,
dal Ministero e dalle istituzioni nazionali è arrivata solo indifferenza,
lasciando che il divario di forze tra il colosso di Stato e l’emittente locale segnasse l’esito della partita.
Senza un accordo in extremis per abbattere il canone da 4.000 euro al mese, l’alternativa è già pronta:
abbandonare le frequenze televisive tradizionali per trasferirsi interamente sul web.
La nuova veste digitale permetterà a Teleiblea di continuare a produrre notizie, inchieste, programmi
e approfondimenti senza i costi di diffusione dell’etere.
Un passaggio obbligato per salvaguardare oltre cinquant’anni di informazione libera,
che segnerebbe tuttavia la fine di un’epoca per la televisione locale siciliana.
 

SPAGNA: RTVE SI PREPARA ALLA NUOVA ERA DEL DTT CON LA 2 IN ULTRA ALTA DEFINIZIONE E RNE ACCESIBLE

La televisione digitale terrestre (TDT), la principale piattaforma televisiva in Spagna,
sta entrando in una nuova fase di evoluzione tecnologica che amplierà l’offerta di RTVE
con l’arrivo di La 2 in Ultra Alta Definizione (UHD) e del nuovo servizio RNE Accesible.
Gli spettatori dovranno risintonizzare i propri televisori il 5 novembre per accedere alle nuove trasmissioni e ai relativi servizi.
Tuttavia, la maggior parte dei canali rimarrà disponibile in Alta Definizione (HD).
 
Nuove trasmissioni: La 2 UHD e RNE Accesible
RTVE offre il canale La 1 UHD sul digitale terrestre da febbraio 2024 e il 5 novembre inizierà ad implementare lo standard tecnologico DVB-T2,
un progresso che migliorerà significativamente l’esperienza di visione e amplierà progressivamente la gamma di canali UHD.
Grazie a questa implementazione, RTVE inizierà a trasmettere La 2 in Ultra Alta Definizione (UHD) e lancerà RNE Accesible.
Sia con La 1 UHD che con La 2 UHD, il pubblico potrà godere di immagini più nitide, colori più precisi e un’esperienza sonora più coinvolgente.
RNE Accesible, precedentemente noto come RNE para todos (RNE per tutti), sarà il primo servizio radiofonico accessibile al mondo
tramite televisione digitale terrestre per le persone con disabilità uditive.
Permetterà loro di seguire la programmazione di Radio Nacional de España con sottotitoli e interpretazione nella lingua dei segni tramite DTT.
Inoltre, potranno vedere sullo schermo cosa succede nello studio principale di Radio Nacional,
godendo così di un’esperienza accessibile, inclusiva e più coinvolgente.
 
Risintonizzazione televisiva il 5 novembre
Per continuare a godere dell’intera gamma di canali della televisione digitale terrestre, sarà sufficiente risintonizzare il televisore il 5 novembre.
Inoltre, i televisori compatibili con DVB-T2 e UHD avranno accesso alle nuove trasmissioni di La 1 UHD, La 2 UHD e RNE Accesible.
 
La televisione digitale terrestre e il futuro
La televisione digitale terrestre è una realtà sociale consolidata in Spagna
e rimane la principale piattaforma per l’accesso alla televisione in chiaro.
Attualmente, circa l’80% della visione televisiva avviene tramite questa piattaforma.
Nel caso di RTVE, la copertura raggiunge oltre il 99% della popolazione spagnola.
La risintonizzazione prevista per il 5 novembre e l’inizio delle trasmissioni UHD su un multiplex digitale segnano l’inizio della prima fase
contemplata dall’attuale Piano Tecnico Nazionale per la Televisione Digitale Terrestre,
che prevede la progressiva migrazione di tutti i canali DTT all’Altissima Definizione.
Con questo processo, il DTT continua a evolversi per offrire ai cittadini una qualità audio e video superiore,
rafforzando al contempo il suo ruolo di piattaforma televisiva universale e gratuita con un impegno a lungo termine nei confronti della Spagna.
 

SPAGNA: GUIDA SEMPLICE ALLA RISINTONIZZAZIONE DELLA TELEVISIONE DIGITALE TERRESTRE; TUTTI I CAMBIAMENTI DEL 3 E 5 NOVEMBRE

La televisione digitale terrestre spagnola (TDT) subirà un’ulteriore riorganizzazione nei prossimi mesi.
Il 3 e il 5 novembre 2026 sono segnate in calendario per una nuova ridistribuzione dei canali
che consentirà, tra l’altro, l’arrivo di nuove trasmissioni UHD tramite DVB-T2.
Sebbene la procedura implichi un discreto numero di acronimi e il passaggio tra diversi multiplex,
per lo spettatore l’operazione risulterà molto più semplice di quanto possa sembrare.
Non è necessario cambiare l’antenna, modificare l’impianto centralizzato o chiamare un tecnico per la risintonizzazione.
In circostanze normali, l’utente dovrà semplicemente effettuare una scansione automatica dei canali sul proprio televisore
o decoder digitale terrestre (DTT).
Se l’utente è abbonato ai servizi televisivi nazionali tramite piattaforme come Movistar Plus, Orange TV, DIGI TV o Vodafone TV,
La transizione avverrà in due date distinte.
Il 3 novembre sarà dedicato alle modifiche relative a RTVE, al Mux RGE 1 e ai preparativi per il Mux RGE 2,
mentre il 5 novembre vedrà la riorganizzazione dei canali rimanenti,
l’aggiornamento tecnologico del Mux RGE 2 al DVB-T2 e le nuove trasmissioni UHD.
 
3 novembre: Cambiamenti in RTVE e preparativi per il Mux RGE 2
Il primo cambiamento avverrà il 3 novembre e riguarderà RTVE.
Nelle prime ore del mattino, il Mux RGE 1 verrà riorganizzato offrendo temporaneamente cinque canali HD
anziché gli attuali quattro, in quanto il canale per bambini Clan si sposterà sul Mux RGE 1.
Questa modifica rientra nei lavori preliminari per la nuova configurazione DTT.
Gli interventi necessari saranno effettuati anche sul Mux RGE 2, il multiplex che due giorni dopo
sarà il primo importante passaggio della televisione terrestre spagnola al DVB-T2.
Pertanto, è importante distinguere chiaramente tra le due date.
Il 3 novembre è riservato alle modifiche relative a RTVE, il Mux RGE 1 e alla preparazione del Mux RGE 2.
La riorganizzazione principale dei canali rimanenti avrà luogo il 5 novembre.
 
5 novembre: il giorno della grande riorganizzazione
Il 5 novembre 2026 sarà una data cruciale per gli spettatori.
Nelle prime ore del mattino, il Mux RGE 2 passerà dal sistema DVB-T al DVB-T2,
lo standard di seconda generazione per la televisione digitale terrestre.
Finora, questo multiplex ha adottato lo standard DVB-T, ma dal 5 novembre inizierà a utilizzare il DVB-T2.
Questo standard consente un utilizzo più efficiente della capacità disponibile e facilita l’introduzione di trasmissioni ad alta risoluzione.
In questa prima fase, il Mux RGE 2 sarà dedicato a quattro trasmissioni UHD: La 1 UHD,
il secondo canale di RTVE in UHD (eventualmente La 2 UHD), Antena 3 UHD e Telecinco UHD,
oltre al servizio video di Radio Para Todos-RNE.
La capacità del multiplex sarà suddivisa tra RTVE, che ne deterrà il 50%, e Atresmedia e Mediaset, con il 25% ciascuna.
Le versioni UHD coesisteranno con le corrispondenti trasmissioni HD disponibili su altri multiplex,
quindi è importante sottolineare che gli spettatori non perderanno alcun segnale a seguito di questo cambiamento.
Dalle ore 8:00 (ora peninsulare), si consiglia di effettuare una nuova scansione automatica dei canali.
Nello stesso giorno, infatti, avverranno i principali spostamenti di canali tra i vari multiplex nazionali.
Tra i canali interessati figurano DKISS, A3Series, BeMad e Boing.
Gli spostamenti previsti includono A3Series sul Mux MPE 2, Boing nel Mux MPE 3, BeMad sul Mux MPE 4 e DKISS nel Mux MPE 5.
Su quest’ultima frequenza verrà inoltre trasmesso anche La Séptima, un nuovo canale il cui lancio è previsto per il 5 novembre, inizialmente in HD.
Questi cambiamenti potrebbero comportare la visualizzazione di alcuni canali in posizioni diverse dopo aver effettuato la scansione automatica.
 
Per chiarire: DVB-T2, UHD e HEVC non sono la stessa cosa
È importante distinguere tra le tre tecnologie coinvolte in questa transizione:
DVB-T2 è il sistema utilizzato per trasmettere il segnale televisivo, UHD si riferisce alla risoluzione dell’immagine,
HEVC/H.265 è il sistema di compressione utilizzato per trasportare il video in modo più efficiente.
Pertanto, possedere un televisore 4K non garantisce la ricezione delle nuove trasmissioni.
Il ricevitore deve essere compatibile con DVB-T2 e HEVC/H.265.
I televisori che non dispongono di questa compatibilità potranno comunque ricevere le trasmissioni ancora disponibili tramite DVB-T.
Il passaggio al nuovo standard, previsto per il 5 novembre, non implica
che tutte le emittenti televisive digitali terrestri spagnole passeranno immediatamente al DVB-T2.
 
Che fine fanno i televisori sprovvisti di DVB-T2?
Il passaggio al nuovo standard, previsto per il 5 novembre, non richiede la sostituzione del televisore.
La prima fase della transizione interesserà il Mux RGE 2, mentre gli altri multiplex continueranno inizialmente a utilizzare il DVB-T.
Pertanto, un televisore non compatibile con il DVB-T2 potrà comunque ricevere le trasmissioni ancora disponibili tramite DVB-T.
Ciò che non potrete fare è ricevere le nuove trasmissioni UHD trasmesse tramite DVB-T2 se non disponete della compatibilità necessaria.
È importante chiarire che queste trasmissioni saranno simultanee, ovvero avranno una controparte HD,
quindi gli spettatori non perderanno alcun contenuto o canale in nessun momento.
Lo spegnimento generale del DVB-T e la migrazione completa al DVB-T2 avverranno in un secondo momento,
in una seconda fase, per la quale non è ancora stata fissata una data.
Non c’è bisogno di chiamare un installatore, basta risintonizzare.
Questo punto merita una spiegazione particolarmente chiara, poiché le campagne di risintonizzazione possono essere fonte di confusione,
soprattutto per le persone anziane e gli utenti con scarsa dimestichezza con la tecnologia.
Quando compaiono gli avvisi relativi alla nuova risintonizzazione,
potrebbe sorgere la tentazione di incaricare qualcuno di “preparare l’antenna al cambiamento”,
“adattare l’impianto al 4K” o “aggiornare la televisione digitale terrestre”.
Per le modifiche programmate per il 3 e il 5 novembre, non è necessario chiamare un tecnico a domicilio né accedere ad alcun impianto dell’edificio.
Non è necessario cambiare l’antenna, sostituire l’amplificatore, modificare il cablaggio, installare apparecchiature speciali
o effettuare interventi sull’impianto condominiale. È sufficiente risintonizzare il televisore utilizzando la ricerca automatica dei canali.
È inoltre importante prestare molta attenzione a qualsiasi servizio di pubblicità porta a porta, telefonica o locale
che presenti la risintonizzazione come un’operazione che richiede un intervento tecnico a domicilio.
In passato, si sono verificati casi in cui gli utenti hanno pagato per visite il cui lavoro si è limitato a una scansione automatica dei canali televisivi.
Queste situazioni possono incoraggiare pratiche commerciali scorrette che cercano di trarre profitto dalla mancanza di conoscenze tecniche degli utenti.
 
Come si risintonizza un televisore o un ricevitore per la televisione digitale terrestre (DTT)?
Per risintonizzare i canali di un televisore, è necessario innanzitutto accedere al menu delle impostazioni tramite il telecomando.
A seconda della marca e del modello, questo può essere fatto premendo il pulsante “Menu”, “Home”, “Impostazioni”
o l’icona a forma di ingranaggio. Una volta lì, cerca la sezione relativa a Canali, Trasmissioni, Configurazione canali o Sintonizzazione.
Sui televisori LG, di solito è necessario premere il pulsante Impostazioni e andare su Tutte le impostazioni.
Quindi, accedere a Canali o Programmi e selezionare l’ opzione Sintonizzazione automatica o Ricerca automatica.
Il televisore eseguirà la scansione di tutti i segnali disponibili e memorizzerà i canali trovati.
Su alcuni modelli, potrebbe essere necessario selezionare se il segnale proviene da un’antenna o da un cavo prima di iniziare.
Sui televisori Samsung, la procedura è simile. Dal pulsante Home o Impostazioni, vai su Trasmissioni e seleziona Sintonizzazione automatica.
Quindi, avvia la ricerca e seleziona il tipo di segnale corrispondente, solitamente Antenna.
Il televisore cercherà automaticamente i canali disponibili e li memorizzerà.
Su altre marche, come Sony, Philips, Qlive, Hisense, TCL o Panasonic, i nomi dei menu possono variare leggermente,
ma la procedura è generalmente molto simile. È necessario individuare una sezione denominata Canali, Installazione,
Impostazioni, Trasmissione o Sintonizzazione e, al suo interno, cercare l’opzione Ricerca automatica, Sintonizzazione automatica o Ricerca canali.
Una volta completata la ricerca, i canali potrebbero apparire in un ordine diverso dal solito, generalmente alfabetico.
Per riordinarli, torna alla sezione Canali e cerca un’opzione come Modifica canali, Modifica programmi, Ordina canali o Gestione canali.
Usa i tasti freccia del telecomando per selezionare il canale che desideri spostare e, a seconda del modello, usa l’opzione Sposta,
Cambia posizione o Riordina. Quindi, usa i tasti freccia per selezionare la nuova posizione e conferma premendo OK.
 

UNA VOCE, MILLE FREQUENZE: ADELINA PUTIN E LA SUA LUNGA STORIA D' AMORE CON LA RADIO

Dalle radio dei pionieri alle web radio, dai vinili agli smartphone: Adelina Putin ha attraversato decenni di storia della radio,
mantenendo intatta la passione per la musica e soprattutto per il rapporto con il pubblico.
La storia di Adelina Putin è una storia di radio, musica e passione.
Una voce che da molti anni accompagna gli ascoltatori e che oggi continua a lavorare in una delle radio del vicentino,
dopo aver conosciuto numerose emittenti, studi di registrazione, locali ed eventi.
In questi anni, secondo Adelina, il mondo della radio è cambiato profondamente, soprattutto a livello locale.
«La radio alto vicentina è cambiata: c’è stata una decimazione delle radio locali che una volta formavano il tessuto radiofonico.
Le piccole realtà sono state assorbite da grandi network o da radio più grosse».
Anche la tecnologia ha rivoluzionato il modo di fare radio: «Nell’era dei pionieri si usavano le cassette per la pubblicità, i dischi e i vinili.
Oggi è cambiato tutto». Ma c’è qualcosa che, secondo Adelina, è rimasto invariato: il rapporto umano con chi ascolta.
«La radio è un mezzo al quale ti affidi. Siamo una sorta di confessori».
È proprio questo lato amicale a rendere speciale il mestiere dello speaker.
«Ci vuole empatia, ma se consideri questo lavoro come una passione e una missione, il rapporto con il pubblico è vero e bellissimo».
La tecnologia ha portato alla crescita delle web radio e ha reso possibile ascoltare una trasmissione praticamente ovunque grazie agli smartphone.
Nonostante questo, l’FM conserva ancora un ruolo centrale. «L’ FM ci accompagna ed è ancora fortissima. La radio si ascolta principalmente in macchina.
L’auto è il posto dove si ascolta di più: evviva gli spostamenti e le auto, perché la radio è la compagnia ideale per chi viaggia».
La passione per la radio e per la musica, per Adelina, è nata molto presto. «Fin da piccola amavo ascoltare la radio.
Mi mettevo nel salottino dove c’era una grande radio e ascoltavo i gruppi rock che mi affascinavano in maniera straordinaria».
Tra i suoi riferimenti musicali ci sono gruppi destinati a diventare vere leggende del rock, come Black Sabbath, Genesis e Led Zeppelin.
Una passione che ancora oggi caratterizza il suo lavoro: i suoi DJ set sono infatti esclusivamente dedicati al rock.
L’ingresso nel mondo della radio è arrivato quasi per caso, quando era ancora alle scuole superiori. Un amico le propose di fare un provino.
«Non avevo la minima idea che poi ufficialmente il mio lavoro sarebbe diventato quello che è tuttora».
Il primo provino consisteva nella lettura di un dépliant dedicato a Renato Zero, che si trovava nella zona per un concerto.
«Si parlava de Il carrozzone, dell’album e dei concerti. È stato amore a prima vista». La radio, però, non diventò subito una professione.
Dopo aver frequentato le scuole magistrali, Adelina diventò maestra elementare, continuando contemporaneamente a coltivare l’esperienza radiofonica.
Alla fine, però, la passione ebbe la meglio: «Ha prevalso quello che era un hobby e adesso sono qui, senza nessun pentimento».
Per Adelina la radio può rappresentare una vera palestra anche per chi vuole avvicinarsi al giornalismo.
«Se sai esprimere e creare dei concetti da condividere con chi ti ascolta e legge, è un dare e avere in entrambe le situazioni».
Radio e giornalismo, però, utilizzano strumenti differenti. In radio entrano in gioco la voce, la simpatia, il carisma, la dizione e il modo di esprimersi.
«Un ascoltatore lo puoi conquistare con la voce e il tuo modo di essere, mentre il lettore deve essere conquistato dal contenuto e dalla forma».
Adelina è molto attenta alla qualità della comunicazione.
Ascolta le altre radio, fa zapping e osserva gli speaker perché, dice, «non si finisce mai di imparare».
Apprezza soprattutto la bella voce, la dizione, il modo di affrontare gli argomenti e lo spessore culturale.
È anche critica nei confronti di alcuni cambiamenti del mondo dello spettacolo e della comunicazione.
«Una volta stavi più attento a come ti esprimevi e alla forma. La radio era più educata.
Certi livelli trash non venivano raggiunti, oggi invece sì».
Il suo modello rimane quello delle grandi voci della Rai che ascoltava da bambina: professionisti eleganti, preparati e capaci di parlare bene.
Anche ai giovani che vogliono lavorare in radio Adelina dà un consiglio preciso: leggere, informarsi e conoscere la musica.
«Il bagaglio musicale deve essere importante, perché la radio è fatta principalmente di musica».
E poi lavorare sulla propria voce: «Non esiste una brutta voce, esiste una voce da educare. Tutte le voci si possono educare».
Dopo tanti anni di radio, non solo nel vicentino ma in tutto il Veneto, Adelina continua a considerare il pubblico la parte più bella del suo lavoro.
Ha presentato numerosi eventi, lavorato in tanti locali e realizzato DJ set, ma ciò che continua a emozionarla è incontrare le persone.
Oggi i messaggi WhatsApp hanno reso il rapporto con gli ascoltatori ancora più immediato.
«È una sorta di termometro per capire se piaci o no. È come una fotografia istantanea».
Secondo Adelina, questa interazione permette alla radio moderna di mantenere quel contatto diretto che la caratterizzava anche in passato.
Anche i social possono essere uno strumento importante, soprattutto dal punto di vista promozionale, ma hanno un doppio volto.
«Non puoi piacere a tutti e questo lo so e l’ho sperimentato nella mia vita».
Un contenuto può piacere a qualcuno e infastidire qualcun altro, mentre non mancano i malintesi.
Fuori dalla radio, Adelina coltiva molte passioni: la musica rock, la lettura, la storia, la montagna e lo sport.
E poi ci sono i tatuaggi, un’altra parte importante della sua identità. «Sono quasi completamente tutta tatuata».
Una scelta che in alcuni casi le ha creato anche difficoltà professionali, soprattutto in televisione,
dove l’immagine può essere soggetta a regole differenti.
La sua esperienza racconta dunque una radio profondamente cambiata, ma ancora capace di creare un legame unico con chi ascolta.
Sono cambiate le tecnologie, sono diminuite le emittenti locali e sono nati nuovi strumenti come web radio e social network.
Ma la voce, la musica e soprattutto il rapporto umano restano al centro.
Ed è proprio questo che Adelina Putin continua a portare avanti: una passione nata davanti a una grande radio quando era bambina
e diventata, dopo tanti anni, una vera professione e una parte importante della sua vita.
 

RADIO ITALIANA: 102 ANNI DOPO, LA VOCE PASSA AL DIGITALE

Il 6 ottobre 1924, alle 21:00, la radio italiana ha acceso i microfoni per la prima volta.
102 anni dopo, quella stessa voce arriva via FM, DAB+, streaming, app e smart speaker:
la data non è solo cerimonia, ma fotografa un mezzo che ha cambiato forma tecnica molte volte
senza perdere la funzione originaria di presenza quotidiana. Il nodo oggi non è più la frequenza,
ma la capacità di restare rilevante in un ecosistema dominato da piattaforme globali e algoritmi
 
Dal 425 metri al DAB: come è cambiata la trasmissione
La prima stazione trasmetteva su una lunghezza d’onda di 425 metri, pari a circa 705 kHz.
Era l’URI, Unione Radiofonica Italiana, costituita il 27 agosto 1924 dall’accordo tra Radiofono, controllata dalla Marconi,
e SIRAC, Società Italiana Radio Audizioni Circolari, con Enrico Marchesi alla guida.
Il programma inaugurale fu essenziale: un concerto, un bollettino meteorologico, le notizie della Borsa.
La copertura si allargò in pochi anni: Milano nel 1925, Napoli nel 1926, Torino nel 1929.
Oggi il DAB – Digital Audio Broadcasting è la radio digitale, evoluzione della vecchia FM analogica,
esattamente come il digitale terrestre lo è stato per la televisione.
Il principio di fondo, però, è rimasto quello del 1924: una voce che entra nelle case.
 
Due annunci, due voci: la nascita della radio tra fonti divergenti
A Roma, la sera del 6 ottobre 1924, non andò in onda un solo annuncio.
Il Meridiano assegna il primo a Maria Luisa Boncompagni, dalla stazione di San Filippo.
Radiospeaker.it, richiamando Rai Teche, lo attribuisce a Ines Viviani Donarelli,
violinista del quartetto che eseguì il brano di Haydn a Palazzo Corrodi.
La stessa Rai Teche ricorda due annunci ufficiali quel giorno, uno per stazione.
 
Anniversario radio italiana e transizione digitale
La discrepanza sull’identità della “prima voce” non è un errore di una testata:
dipende da quale trasmissione si considera inaugurale.
Anche sulla trasformazione istituzionale le fonti divergono –
Il Meridiano indica il 1928 per il passaggio da URI a EIAR, Radiospeaker.it il 1927.
Inoltre, secondo Radiospeaker.it, nel 1930 il Radiorario divenne il Radiocorriere.
 
18,5 milioni di italiani ascoltano podcast: il conto dietro il +3%
Nel 2026 sono 18,5 milioni gli italiani che hanno ascoltato podcast, con una crescita del 3% sul 2025 (dati NielsenIQ per Audible).
Il calcolo derivato chiarisce ciò che la percentuale da sola nasconde: se 18,5 milioni valgono il +3% sull’anno precedente,
nel 2025 gli ascoltatori erano circa 17,96 milioni. In termini assoluti, significa poco meno di 540.000 persone in più in dodici mesi.
Radio e podcast, nel frattempo, si sono integrati: contenuti on demand, catch-up e nuovi formati digitali.
 
Perché la prossimità resta il vantaggio della radio locale
In un mercato dominato dalle grandi piattaforme, cresce la domanda di informazione legata a comunità e territori.
I dati Audiradio confermano che il radicamento territoriale è un punto di forza della radiofonia locale.
Il caso di NEM – Nord Est Multimedia, che ha acquisito Telefriuli, mostra un modello integrato tra stampa, televisione, web ed eventi.
Il tema arriva anche al convegno “Articolo 21: il diritto di sapere”,
organizzato da Confindustria Radio Televisioni, AIE e FIEG a Roma il 21 ottobre 2026,
dove si discuteranno intelligenza artificiale, diritto d’autore e sostenibilità dell’informazione.
 
Il punto: cosa cambia per chi ascolta
Per chi ascolta la radio oggi, la transizione digitale non è un cambio di mezzo ma di abitudini:
la stessa voce può arrivare in diretta via etere o essere recuperata on demand,
e il confine tra una radio e un podcast diventa sempre più sottile.
Il vantaggio competitivo non è più la frequenza ma la conoscenza del territorio:
le emittenti locali che integrano streaming, DAB e formati on demand possono competere senza imitare i grandi player globali.
Il vero test sarà la capacità di tenere insieme la prossimità che le distingue
e un’infrastruttura digitale che le renda raggiungibili ovunque, non solo dove c’è ancora un ricevitore FM.
 

PER ASCOLTARE LA RADIO AL VOLANTE SERVIRÀ INTERNET? L' EUROPA VUOLE EVITARLO

L’Europa discute nuove regole per garantire FM e DAB+ su tutte le auto.
Con i cruscotti sempre più digitali, broadcaster e associazioni chiedono
che la radio resti gratuita, diretta e accessibile senza app né connessione internet
 
I nuovi cruscotti digitali spingono streaming e app e mettono in discussione la vecchia autoradio.
Bruxelles prepara le nuove regole, mentre l’Italia si è già mossa per difendere FM e digitale terrestre
Prima c’era un gesto quasi automatico: si girava la chiave, si accendeva la radio e si cercava la propria stazione.
Adesso anche questo piccolo rito rischia di finire dentro menu, app, account e connessioni internet.
Ed è proprio per evitare che la radio tradizionale sparisca silenziosamente dai cruscotti
che in Europa è partita una battaglia per difendere FM e DAB+ sulle automobili di nuova generazione.
Il terreno dello scontro è il futuro Digital Networks Act, la normativa europea che dovrà ridisegnare le regole delle comunicazioni elettroniche.
Oggi la disciplina comunitaria prevede che, se su un’auto nuova viene installato un ricevitore radio,
questo sia in grado di captare anche il digitale terrestre. Ma non impone che il ricevitore ci sia davvero.
Ed è qui che broadcasters e associazioni chiedono di chiudere il buco normativo.
 
Il cruscotto diventa uno smartphone
Il problema nasce dalla trasformazione delle auto in grandi piattaforme multimediali.
Podcast, Spotify, servizi a pagamento e radio convivono sullo stesso schermo,
ma alcuni costruttori hanno già iniziato a sperimentare modelli senza ricezione broadcast tradizionale.
In Francia Radio France e le principali associazioni del settore hanno chiesto che FM e DAB+ restino gratuiti
e immediatamente accessibili, senza dover consumare dati o sottoscrivere servizi.
La questione non riguarda soltanto la comodità.
La radio terrestre mantiene infatti un ruolo importante nelle emergenze perché può continuare a trasmettere
anche quando reti mobili e connessioni internet sono in difficoltà.
È uno degli argomenti portati anche al Parlamento europeo da EBU e AER.
 
L’ Italia si è portata avanti
In questa partita l’Italia viene indicata tra i Paesi che hanno anticipato il problema,
spingendo per mantenere la ricezione FM e DAB+ anche sui nuovi veicoli.
Ora il settore punta a trasformare lo stesso principio in una regola comune europea.
La posta in gioco, alla fine, è molto semplice: evitare che per ascoltare il giornale radio,
una partita o una stazione locale si debba chiedere il permesso a una piattaforma digitale.
 

ANTENNA 5G E COMUNE IN SILENZIO: QUANDO MANCA L' AUTORIZZAZIONE

Il Consiglio di Stato nega il titolo tacito per un’antenna 5G richiesta nel 2025 senza conferenza di servizi.
Decisiva la non retroattività della modifica entrata in vigore il 21 aprile 2026
 
Un progetto per un’antenna 5G può coinvolgere il Comune, l’autorità paesaggistica e altri enti chiamati a valutare lo stesso intervento.
Se nessuno chiude il procedimento nei tempi previsti, il ritardo diventa un problema concreto:
l’operatore può considerarsi autorizzato oppure deve ancora ottenere una decisione?
La sentenza n. 7219 del Consiglio di Stato, Sezione Sesta, pubblicata il 30 settembre 2026,
affronta questa domanda per un impianto da collocare in un’area interessata da più vincoli.
Il Comune non aveva convocato la conferenza di servizi e il giudice di primo grado aveva riconosciuto un’autorizzazione tacita.
In appello l’esito è stato ribaltato.
Il punto decisivo è la cronologia: la domanda e il diniego precedevano la modifica normativa del 21 aprile 2026,
che ha inserito un richiamo espresso alla mancata convocazione della conferenza.
La pronuncia non può quindi essere riassunta dicendo che oggi il silenzio del Comune impedisce sempre di installare un’antenna.
 
La richiesta del 2025 e il diniego arrivato mesi dopo
Il procedimento era iniziato il 3 giugno 2025 con un’istanza di autorizzazione unica per un’infrastruttura di telecomunicazioni
destinata a ospitare apparati 5G. La società aveva trasmesso la documentazione anche ad altre amministrazioni
e, il 18 giugno, aveva sollecitato l’avvio della conferenza di servizi. Il Comune non l’aveva indetta.
Nel febbraio 2026 aveva invece approvato un nuovo regolamento locale e, il 3 aprile 2026, dopo il preavviso di rigetto, aveva negato il progetto.
Tra le ragioni richiamate figuravano i vincoli dell’area, la tutela del paesaggio
e le regole comunali sulla localizzazione vicino a determinati luoghi.
Questi elementi sono i motivi riferiti nel processo: non rappresentano un accertamento di pericolosità sanitaria dell’impianto.
Nemmeno le distanze previste da quel regolamento possono essere trasformate in una distanza minima nazionale valida per tutte le antenne.
La società aveva impugnato il diniego sostenendo che il titolo si fosse già formato per silenzio-assenso.
Il TAR aveva accolto la ricostruzione con una decisione del 14 maggio 2026. Il Comune aveva quindi proposto appello.
 
Perché la conferenza di servizi era centrale
Nel regime applicabile alla domanda, l’articolo 44 del Codice delle comunicazioni elettroniche prevedeva la conferenza
quando l’intervento richiedeva più assensi di amministrazioni diverse, compresi quelli legati alla tutela dei beni culturali e del paesaggio.
Non era un semplice incontro facoltativo: serviva a ricondurre in un unico procedimento le valutazioni necessarie.
Secondo il Consiglio di Stato, in quella situazione la formazione del titolo tacito non poteva essere separata
dal corretto svolgimento del percorso procedimentale.
Il silenzio-assenso poteva sostituire la decisione conclusiva nei termini consentiti dalla disciplina allora applicabile,
non rendere irrilevante l’omissione della conferenza richiesta per coordinare gli interessi coinvolti.
Trasmettere la domanda agli altri enti non equivaleva a convocare la conferenza.
Allo stesso modo, le valutazioni raccolte al di fuori di quella sede non bastavano, nel caso esaminato,
a far considerare completato il procedimento previsto dalla legge.
Il giudice non ha negato che la responsabilità di avviare la conferenza spettasse all’amministrazione, né ha imposto alla società di convocarla da sola.
Ha distinto però l’inerzia del Comune dalla conseguenza invocata dall’operatore:
quel ritardo non faceva nascere automaticamente il titolo nel quadro normativo allora vigente.
 
Che cosa è cambiato dal 21 aprile 2026
Durante la controversia è intervenuta una modifica dell’articolo 44, comma 10.
Il testo entrato in vigore il 21 aprile 2026 ha aggiunto espressamente l’ipotesi
in cui non sia stata indetta l’apposita conferenza di servizi alla disciplina della formazione del silenzio-assenso.
La società sosteneva che la novità chiarisse una possibilità già presente nella norma precedente.
Se fosse stata una disposizione soltanto interpretativa, avrebbe potuto incidere anche sulla lettura della vicenda iniziata nel 2025.
Il Consiglio di Stato ha invece qualificato la modifica come innovativa e non retroattiva.
Per questo non l’ha applicata alla domanda, al momento in cui si pretendeva maturato il silenzio-assenso e al diniego:
tutti passaggi anteriori alla sua entrata in vigore.
La data della sentenza, settembre 2026, non basta quindi a individuare il diritto applicabile.
Occorre guardare agli atti del procedimento.
La modifica successiva non trasformava retroattivamente il diniego del 3 aprile in un intervento su un’autorizzazione già acquisita.
Per le domande soggette alla nuova disciplina il riferimento alla mancata conferenza va invece considerato.
Ciò non significa che qualsiasi istanza incompleta, su qualsiasi sito, produca automaticamente un’autorizzazione:
restano da verificare i presupposti e le condizioni della norma, compresa la riserva per gli atti espressi imposti dal diritto europeo.
Questa sentenza decide il caso precedente alla modifica, non ogni possibile applicazione del testo successivo.
 
Il progetto Italia 5G non elimina i vincoli ambientali
Nel ricorso era stata invocata anche la deroga prevista per determinati interventi del progetto Italia 5G
nelle aree individuate dalla disciplina speciale. Il Consiglio di Stato ha separato questo argomento dalla questione procedimentale.
L’articolo 4, comma 7-bis, del decreto-legge n. 60/2024 riguarda, nei limiti previsti, i vincoli comunali sulla localizzazione degli impianti.
La deroga non può essere estesa indistintamente a ogni valutazione necessaria per costruire.
In particolare, il giudice non l’ha ritenuta idonea a cancellare i vincoli paesaggistici e ambientali
o a dispensare dalla conferenza richiesta nel regime applicabile.
Facilitare la localizzazione non equivale a rendere superflua la partecipazione degli enti competenti.
Per valutare un progetto è quindi utile tenere distinti tre piani: l’eventuale disciplina speciale che favorisce l’intervento,
i vincoli effettivamente presenti sul sito e il procedimento da seguire.
Confonderli può portare a ritenere disponibile un titolo che il giudice non riconosce.
 
Come reagire quando il Comune non provvede
La decisione non lascia senza rimedi chi presenta una domanda e riceve soltanto silenzio.
Il Consiglio di Stato richiama l’azione contro l’inerzia prevista dall’articolo 31 del Codice del processo amministrativo,
diretta a ottenere l’accertamento dell’obbligo dell’amministrazione di provvedere.
Questo rimedio serve a contrastare il procedimento fermo, eventualmente attraverso gli strumenti giudiziali necessari per far adottare una decisione.
Non coincide con il riconoscimento automatico dell’autorizzazione richiesta:
la possibilità per il giudice di pronunciarsi anche sulla fondatezza della pretesa dipende dai presupposti previsti dal Codice.
Per chi segue l’installazione, la verifica pratica parte dunque dalle date e dai documenti:
ricevuta dell’istanza, completezza della pratica, enti coinvolti, eventuale convocazione della conferenza e atti già adottati.
Un tecnico e un legale possono poi valutare il regime pertinente e il rimedio utilizzabile,
senza confondere un sollecito con la prova che il titolo esista.
 
L’esito dell’appello e il limite della decisione
Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello del Comune e, riformando la sentenza del TAR, ha respinto il ricorso originario della società.
Le spese di entrambi i gradi sono state compensate, considerando anche la parziale novità e il quadro giurisprudenziale non consolidato.
La pronuncia non dispone una demolizione, non infligge una multa e non riconosce un risarcimento.
La conclusione utile riguarda il titolo invocato: nel procedimento del 2025 esaminato,
la mancata conferenza non poteva essere superata applicando retroattivamente la modifica del 2026.
Prima di trasferire questa conclusione a un altro impianto, bisogna ricostruire la sua cronologia e i suoi specifici presupposti.
 
Fonti e riferimenti
 
 
 
 
 
 

MESSICO: GIORNALISTA INVESTITA IN DIRETTA TV MENTRE RACCONTA IL MALTEMPO

Stavano documentando in diretta i danni del maltempo quando un Suv li ha travolti davanti alla telecamera accesa.
È accaduto a Monterrey, nello Stato messicano del Nuevo León,
dove la giornalista Alma de la Rosa Flores e il cameraman Cristo Morales, dell’emittente locale Gamavisión,
sono rimasti feriti durante un collegamento.
L’incidente è avvenuto venerdì 2 ottobre, intorno alle 8 del mattino, sull’avenida Morones Prieto, nel quartiere Nuevo Repueblo.
La troupe stava raccontando una frana provocata dalle intense piogge che da giorni colpiscono l’area metropolitana.
 
La dinamica
Secondo le prime ricostruzioni dei media locali, una Jeep Patriot di colore scuro avrebbe perso il controllo
dopo essere stata stretta da un altro veicolo, slittando sull’asfalto bagnato fino a colpire i due operatori.
La scena, ripresa dalla stessa telecamera della troupe, è diventata virale sui social.
I due sono stati soccorsi sul posto dalla Protezione civile e trasferiti in ospedale. Non è ancora disponibile un bollettino ufficiale:
le prime informazioni parlano di contusioni per la giornalista e di una sospetta frattura a una gamba per il cameraman,
entrambi in condizioni stabili e sotto osservazione.
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