
Domenica 27 settembre 2026
TV DIGITALE TERRESTRE, RADIO DAB:
LE NOTIZIE FLASH DELLA SETTIMANA
Pubblicato il 27/09/2026 alle ore 19:15
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NUOVO LOOK PER IL TG3
Logo e veste grafica rinnovati
Dall’edizione delle 19.00 di lunedì 21 settembre, il Tg3 ha cambiato logo e veste grafica:
un restyling per ammodernare l’immagine, con colori più chiari e luminosi,
realizzato con le nuove tecnologie di cui dispone la Rai e rimandi, già nella sigla, all’informazione sui social media.
Sarà l’occasione per rinnovare anche il legame con il pubblico, peraltro sempre saldo come attestano gli indici di ascolto in crescita,
restando però sempre fedeli all’identità e ai valori della testata.


CANONE DI CONCESSIONE RADIO 2026: PAGAMENTO ENTRO IL 31 OTTOBRE 2026
Come noto, il decreto 23 ottobre 2000 del Ministro del Tesoro, di concerto con il Ministro delle Comunicazioni
e con il Ministro delle Finanze, stabilisce che i titolari di concessione radiofonica e, comunque,
i soggetti che eserciscono legittimamente l’attività di radiodiffusione pubblica e privata sonora in ambito nazionale e locale
sono tenuti al pagamento del canone di concessione per la radiodiffusione sonora via etere terrestre in tecnica analogica.
L’importo di tale canone di concessione per l’anno 2026 (fissato dalla delibera Agcom n. 613/06/CONS)
è pari all’1% del fatturato 2025, fino a un massimo di Euro 11.850,00 se emittente radiofonica locale
e fino ad un massimo di Euro 82.952,00 se emittente radiofonica nazionale.
Il canone di concessione 2026 deve essere corrisposto entro il 31 ottobre p.v.;
lo stesso viene calcolato sulla base del fatturato conseguito dall’impresa nell’anno 2025,
riferibile all’esercizio dell’attività radiofonica (per fatturato si intende il volume di affari ai fini Iva,
ai sensi del DPR n. 633/72 e successive modificazioni).
Tale canone può essere corrisposto esclusivamente mediante il sistema pagoPA,
attraverso la piattaforma SIGESON del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
AERANTI-CORALLO CHIEDE ALTRI 5 ANNI DI ESENZIONE DA DIRITTI AMMINISTRATIVI E CONTRIBUTI PER GLI OPERATORI DI RETE PER LA RADIOFONIA DIGITALE TERRESTRE DAB+
AERANTI-CORALLO ha chiesto al Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Sen. Adolfo Urso, la proroga per ulteriori cinque anni,
nell’ambito della legge di bilancio 2027, dell’esenzione dal pagamento dei diritti amministrativi
e dei contributi per l’utilizzo dello spettro radio dovuti dagli operatori di rete DAB+.
L’attuale esenzione, prevista dall’articolo 50 del Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici,
era stata introdotta per accompagnare la fase di avvio delle trasmissioni radiofoniche digitali via etere terrestre.
Tale fase non può, tuttavia, ancora considerarsi conclusa in quanto nessuno dei due criteri previsti dalla delibera Agcom n. 664/09/CONS
recante il Regolamento in materia (relativi alla copertura delle reti e alla diffusione dei ricevitori DAB+),
ai fini del completamento della fase di avvio dei mercati, risulta ad oggi soddisfatto.
In questo contesto, l’introduzione di nuovi oneri amministrativi e contributivi rischierebbe di appesantire significativamente un processo
che richiede ancora importanti investimenti per lo sviluppo delle infrastrutture.
Al riguardo l’ Avv. Marco Rossignoli, coordinatore AERANTI-CORALLO ha dichiarato:
“AERANTI-CORALLO ha chiesto di prorogare l’esenzione per ulteriori cinque anni del pagamento dei contributi per l’utilizzo dello spettro radio
e dei diritti amministrativi, così da completare il percorso di diffusione del DAB+ e consentire agli operatori
di destinare le proprie risorse allo sviluppo delle reti e alla qualità del servizio”.

ADDIO AD ELENA PERO, STORICA TELECRONISTA DEL TENNIS A SKY SPORT
Una notizia drammatica, con il profondo dolore che tutte le persone di Sky, che tutta la comunità di Sky Sport prova in questo momento:
è morta Elena Pero, la grande voce del tennis, una delle figure più rilevanti del panorama giornalistico dello sport in Italia.
Ma per noi soprattutto una collega, un’amica, una persona straordinaria ed indimenticabile.
I funerali lunedì 28 settembre alle 11 nella chiesa di Santa Francesca Romana a Milano
La carriera di Elena Pero
Elena Pero non c’è più. La sua voce, la voce del tennis, rimarrà per sempre. Aveva 60 anni.
Non ha saltato una telecronaca, neppure durante la malattia. L’ultima volta che l’abbiamo ascoltata,
noi come voi da casa, è stata a Wimbledon, dove ha celebrato la seconda vittoria consecutiva di Jannik Sinner,
come aveva fatto per la storica prima volta – il 13 luglio 2025 – in coppia con Paolo Bertolucci,
che ha composto con lei, in oltre 20 anni di telecronache assieme, il secondo formidabile doppio della sua carriera.
In questi giorni disperati, l’unica consolazione è ricordare Elena proprio lì, al suo posto, con una cuffia e un microfono,
sul campo più leggendario, a fare il suo lavoro, nel quale era la più brava. Naturalmente la migliore.
Senza crederlo di sé, e senza avere mai fatto pesare a nessuno di esserlo.
Elena ha illustrato questa testata, Sky Sport, per più di trentacinque anni, da quando si chiamava Telepiù,
dove è entrata fin dalla sua fondazione, come giornalista praticante nel 1991, assunta da Rino Tommasi, il suo grande maestro,
del quale ha raccolto – unica a poterlo fare – l’eredità più pesante. La sua voce è, e sempre sarà, un codice di pura bellezza.
Come il suono della palla colpita da Roger Federer, come una volée di Martina Navratilova.
Sarebbe necessaria l’essenzialità del suo racconto – così ricco, preciso, caldo e intenso, ma senza concedere nulla alla retorica,
all’eccesso, e senza sprecare un aggettivo – per elencare tutti i successi, tutte le qualità di questa straordinaria professionista.
Di questa donna giornalista, così lontana dal modello svenduto oggi soprattutto sui social, e per questo così attuale e così esemplare,
ci auguriamo, per le prossime generazioni di ragazzi e soprattutto di ragazze.
Tanto, tantissimo, ha dato al suo lavoro e tanto, tantissimo ha ricevuto. Tutto ha dato alla sua famiglia e tutto ha ricevuto,
alla figlia Martina, al suo (e nostro) Sergio, grande produttore recentemente premiato dal Club a Wimbledon per la sua rimarcabile carriera,
sempre al fianco di Elena anche sul campo. Oggi non possiamo che rivolgere il nostro pensiero a loro.
Elena ha amato lo sport e i suoi valori, e ha adorato e onorato il tennis, ricambiata dagli appassionati, quelli che lo sono da sempre
e quelli che lo sono diventati grazie a Sinner e compagni. Ha attraversato con le sue cronache generazioni di campioni e campionesse,
accompagnando le loro imprese senza mettersi mai davanti a loro. Ha imposto il suo stile e la sua preparazione enciclopedica,
senza abusarne, non ha mai barattato il rispetto con il tifo, ha sorvolato sulla cattiveria con la leggerezza delle sue parole, sempre quelle giuste.
Ha pianto quel giorno per Jannik a Wimbledon, e noi con lei.
Appartiene al pantheon dove stanno, ne citiamo alcuni, Nicolò Carosio, Nando Martellini, Paolo Rosi, Alfredo Pigna, Adriano De Zan,
coloro che hanno raccontato a milioni di italiani le imprese leggendarie del nostro sport,
come quelle di Sinner e di quest’epoca d’oro del tennis italiano. Se n’è andata, come Rino Tommasi e Gianni Clerici.
Non smetteremo di ascoltarti. E non smetteremo di ricordarti, cara Elena. Anche se noi di Sky Sport non saremo più gli stessi,
ti promettiamo che faremo di tutto per essere degni di quello che ci hai lasciato, del tuo esempio. E di te.
Anima pura, persona perbene, specchiata giornalista, meravigliosa collega. Grande, indimenticabile voce.

MARCHE: ADDIO A GIGI BOLLETTINI
Vera Tv perde una delle sue colonne portanti: è morto improvvisamente Gigi Bollettini, 66 anni,
volto e voce conosciuti da generazioni di appassionati di sport e, in particolare, della Sambenedettese.
Il mondo dell’informazione sambenedettese è sotto shock.
La tragedia si è consumata a Sassari, dove Bollettini si trovava per seguire la squadra rossoblù.
Era arrivato in Sardegna per raccontare la trasferta della Samb e,
come aveva fatto tante volte nel corso della sua lunga esperienza professionale,
si apprestava a recarsi allo stadio insieme ad alcuni colleghi giunti da San Benedetto del Tronto.
Una morte improvvisa che ha lasciato sgomenti i colleghi e quanti lo conoscevano,
proprio mentre era impegnato a seguire quella Samb che rappresentava una delle grandi passioni della sua vita.
Bollettini era una figura storica dell’informazione locale. Il suo percorso professionale era iniziato nel mondo della radio,
con l’esperienza a L’ Altra Radio, per poi diventare tra i fondatori e una delle anime della Gazzetta Rossoblù,
pubblicazione diventata nel tempo un punto di riferimento per i tifosi della Sambenedettese.
Una passione trasformata in mestiere e portata avanti con entusiasmo anche quando il suo percorso lo ha condotto verso l’emittenza televisiva.
Prima l’esperienza con Tvp, quindi l’approdo a Vera Tv, dove negli anni è diventato una presenza preziosa
e una colonna dell’organizzazione e dell’attività quotidiana dell’emittente.
Una professionalità costruita sul campo, fatta di conoscenza del territorio, rapporti umani
e soprattutto di una profonda passione per il calcio e per la Samb.
Gigi Bollettini non era soltanto un professionista dell’informazione: era un punto di riferimento per colleghi, tifosi e addetti ai lavori.
La notizia della sua scomparsa ha rapidamente raggiunto San Benedetto del Tronto, suscitando un’ondata di dolore e incredulità.
Ancora più straziante il fatto che Gigi abbia perso la vita lontano da casa, mentre stava facendo ciò che aveva sempre amato:
raccontare la sua squadra e vivere da vicino le emozioni del calcio.
Lascia la moglie Angela, il figlio Daniele, la nuora, la nipote Futura e le sorelle Daniela e Paola.
A loro si stringono in queste ore l’ Editore Bachisio Ledda, i colleghi di Vera Tv e l’intero mondo dell’informazione sambenedettese,
insieme a quella grande comunità rossoblù che Gigi ha accompagnato per decenni.
VENETO: PROBLEMI DI RICEZIONE TV A CHIOGGIA (VE); IL SINDACO COINVOLGE LA REGIONE
L’ Ispettorato del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit),
a seguito delle prime verifiche, ha attribuito il problema a fenomeni di “autointerferenza”
Da alcune settimane l’intero territorio di Chioggia, compresi Sottomarina e le frazioni,
affronta ripetuti disservizi nella ricezione del digitale terrestre, intensificati nella fascia serale tra le 20 e le 23.30.
Di fronte ai disagi della popolazione, il sindaco Mauro Armelao ha sollecitato l’intervento delle istituzioni competenti.
L’ Ispettorato del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), a seguito delle prime verifiche,
ha attribuito il problema a fenomeni di “autointerferenza” del segnale irradiato dal Monte Venda,
accentuati dalla propagazione anomala tipica della stagione estiva.
Il Ministero ha quindi inoltrato la pratica alla Rai per le opportune analisi e contromisure tecniche.
Non ritenendo sufficienti i soli riscontri formali, il primo cittadino ha esteso la segnalazione alla Regione Veneto,
richiedendo il coinvolgimento del Corecom e degli organismi competenti per accelerare una risposta risolutiva.
“Non si tratta di un problema sui singoli impianti domestici, ma di un disservizio esteso che penalizza la fruizione del servizio pubblico –
ha ribadito Armelao. Nel frattempo il Comune proseguirà il monitoraggio della situazione,
raccogliendo i dati trasmessi dai residenti su orari e canali oscurati per fornire un supporto costante agli enti tecnici responsabili del ripristino del segnale.
TOSCANA: QUANDO AL POZZALE NACQUE IL SOGNO DI RADIO FATAMORGANA
Correva l’anno 1976 quando ci fu la liberalizzazione dell’etere e il proliferare delle radio libere.
Nel febbraio del 1979 alla Casa del Popolo del Pozzale, dove era nato anche l’omonimo premio letterario,
un gruppo di ragazzi e ragazze, estremamente motivati che volevano costruire qualcosa di nuovo, riescono a conquistare alcuni spazi.
Tappezzano per l’insonorizzazione le pareti di un paio di stanze con i contenitori delle uova e nasce Radio Fatamorgana sulle frequenze di 89.3 FM.
Inizialmente sono un circolo Arci poi dopo qualche anno, a seguito di alcune incomprensioni con parte dei dirigenti della casa del popolo,
si trasformano in cooperativa con presidente Claudio Balducci e trasferiscono la sede a Empoli vicino alla Porta Pisana.
Fin dall’inizio la caratteristica di Radio Fatamorgana, oltre alla musica, è l’informazione.
Sarà una delle primissime radio locali ad aderire ad un network nazionale ed ad accedere ai finanziamenti della legge sull’editoria.
Diversi di quei «ragazzi» che si sono formati a Radio Fatamorgana sono diventati giornalisti professionisti.
Altri da quell’esperienza si sono inventati un lavoro. Ora diversi di loro sono in pensione,
ma hanno svolto un ruolo importante nel mondo dell’informazione locale.
A Radio Fatamorgana hanno incominciato a fare i giornalisti Bruno Berti, poi finito alla Nazione come Riccardo Fattori,
mente storica dello sport e del calcio empolese. Sempre alla testata fiorentina è finita Laura Cinelli.
Isabella Pucci invece è approdata all’Ansa di Firenze e poi a Bruxelles.
Emilio Chiorazzo è stato il capo servizio della redazione empolese del Tirreno ed ancora oggi si «diverte» a fare informazione.
Poi ci sono i tanti giovani che collaboravano con Variety (1983-2004),
il giornalino che veniva distribuito allo stadio durante le partite dell’Empoli calcio.
Come dimenticare Roberto Felici, storico radiocronista delle partite dell’Empoli calcio,
che ha frequentato anche i corsi Rai con i mitici giornalisti del 90° minuto, ma che poi ha preferito il suo lavoro di agricoltore.
Altro giornalista nato a Radio Fatamorgana è Sergio Natucci poi trasferitosi a Roma
che ha lavorato come manager nelle principali associazioni radiofoniche ed oggi è direttore di Dab Italia,
l’operatore di rete per il digitale radiofonico delle radio nazionali commerciali.
Ma Radio Fatamorgana organizzava anche i concerti.
Rimasto famoso quello con Renato Zero allo stadio o il teatro tenda che ospitò Roberto Benigni.
Dietro a queste attività c’erano Stefano Donati, che poi è diventato direttore del Centro Busoni
ed oggi riveste la carica di presidente, Franco Iorio, fondatore e presidente di Timenet spa
e membro del consiglio di amministrazione della Banca di Cambiano,
Massimo Giannini autorevole musicista e membro della Badabimbumband,
Alessandro Torcini noto commercialiusta e revisore dei conti e presidente dell’associazione Amici del teatro Il Ferruccio.
Riccardo Sabatini poi diventato un dirigente della Cna nel settore della panificazione.
Ma Radio Fatamorgana organizzava anche mostre dedicate alle biciclette, al Natale.
Portò a Empoli la ferrari di Gilles Villeneuve e questa attività era seguita in particolare da Francesca Parri,
che oggi è la titolare della Exponent la società che organizza da anni eventi come il Mercatale o Mercanzia e mostre.
Mi sono dimenticato sicuramente di molti altri amici e amiche che sono passati da Radio Fatamorgana e me ne scuso.
Nel 2003 Radio Fatamorgana, in difficoltà economiche, sarà ceduta ad un’impresa privata, Way Publishing,
e nel marzo del 2004 chiuderà definitivamente la sua esperienza e le frequenze saranno vendute a Radio Montecarlo se non ricordo male.
Radio Fatamorgana è stata comunque un’esperienza culturale ed imprenditoriale che ha continuato a produrre
anche dopo che si è conclusa la sua spinta propulsiva come direbbero quelli bravi.
SPAGNA: LA 2 NAZIONALE SARÀ NUOVAMENTE VISIBILE IN CATALOGNA, OLTRE A LA 2 CAT
A partire dal 5 novembre, gli spettatori in Catalogna potranno guardare La 2 Cat e La 2,
attualmente trasmessi nel resto del Paese, senza distinzioni.
Lo ha annunciato martedì il presidente di RTVE, José Pablo López, davanti alla commissione parlamentare di controllo.
L’inizio della separazione coincide con l’attuazione del nuovo piano tecnico DTT,
che prevede una ridistribuzione di tutti i canali nazionali tra i diversi multiplex nello spazio radio.
precedentemente assegnato a Emissions Digitals de Catalunya (dove trasmette 8tv) e chiuso nell’ottobre 2023.
Questa opzione era già stata presa in considerazione quando fu annunciata la creazione del nuovo canale RTVE, ma alla fine venne scartata.
López ha dichiarato che l’accordo con la Generalitat è praticamente concluso.
Più personale per gestire il volume di produzione
José Pablo López ha annunciato la prossima creazione di un settimo team operativo presso il centro di produzione di Sant Cugat
per supportare il crescente volume di lavoro.
Come ha sottolineato, lo scorso anno quasi il 20% della produzione totale di TVE è stata realizzata in Catalogna,
il volume di produzione propria più alto degli ultimi 13 anni.
Il nuovo team operativo sarà composto da 39 professionisti e dovrebbe entrare in funzione nel mese di ottobre.
Parallelamente, sono in corso processi di internalizzazione di alcuni programmi,
come la versione catalana di Aquí la Tierra o il lancio della nuova rivista di La 2 Cat, El nou vespre.
Clan trasmetterà in catalano quest’autunno
Nel corso della sua audizione, a José Pablo López è stato anche chiesto conto delle annunciate trasmissioni in catalano del canale per bambini Clan,
inizialmente previste entro la fine del 2025, e il giudice ha attribuito il mancato rispetto dei tempi a problemi tecnici
ed al calendario del nuovo piano tecnico della televisione digitale terrestre.
López ha spiegato che attualmente Clan trasmette su un multiplex (RGE 2) privo di capacità di disconnessione territoriale,
ma che dal 5 novembre lo farà su un mux (RGE 1) che invece ne è dotato.
Una volta completata la risintonizzazione, l’operatore di rete, Cellnex, avrà bisogno di due o tre settimane
prima di poter iniziare a trasmettere in catalano, basco e galiziano.



SPAGNA: ALCUNE ZONE POTREBBERO DOVER ATTENDERE
PER RICEVERE LA NUOVA TELEVISIONE DIGITALE TERRESTRE IN UHD
Il 5 novembre, la televisione digitale terrestre spagnola (TDT) compirà uno dei suoi più grandi passi avanti tecnologici degli ultimi anni,
ma le nuove trasmissioni in Ultra Alta Definizione potrebbero non raggiungere tutte le case contemporaneamente.
In alcune aree servite da centri di estensione della copertura, il segnale del Mux RGE 2 dovrà cessare le trasmissioni
se le relative infrastrutture non saranno predisposte per una corretta integrazione nella nuova rete DVB-T2.
Questa situazione potrebbe comportare un ritardo nella ricezione dei nuovi canali UHD per alcuni telespettatori.
La data è cerchiata in rosso sul calendario. Prima delle 8:00 del 5 novembre, il multiplex statale RGE 2 passerà al DVB-T2
e distribuirà la sua capacità tra RTVE, Atresmedia e Mediaset per le loro nuove trasmissioni in Ultra Alta Definizione.
RTVE disporrà di metà della capacità (La 1 UHD e un secondo canale UHD),
mentre Atresmedia (Antena 3 UHD) e Mediaset (Telecinco UHD) utilizzeranno ciascuna un quarto.
Tuttavia, il cambiamento non riguarda solo i principali centri di trasmissione della rete nazionale.
Esiste un’ampia rete di centri di estensione della copertura più piccoli, promossi dalle amministrazioni pubbliche,
per portare la televisione digitale terrestre nelle aree in cui il segnale dei centri principali non garantisce una copertura sufficiente.
Ed è qui che entra in gioco uno degli aspetti meno conosciuti della transizione.
I centri non preparati devono spegnere il Mux RGE 2
La delibera pubblicata nel BOE stabilisce espressamente che le amministrazioni pubbliche responsabili di tali estensioni dovranno garantire che,
a partire dalle ore 08:00 del 5 novembre, tutte le postazioni del Mux RGE 2 attive facciano parte di un’unica rete di frequenza,
utilizzino lo standard DVB-T2 e siano predisposte per le trasmissioni UHD.
Il testo stabilisce inoltre cosa deve accadere quando ciò non è possibile:
i ripetitori che non soddisfano queste condizioni devono interrompere la trasmissione del Mux RGE 2.
Ciò non significa che queste aree rimarranno prive di televisione digitale terrestre.
mentre gli altri multiplex continueranno a utilizzare la tecnologia attuale.
Pertanto, uno spettatore situato in un’area interessata potrebbe continuare a ricevere normalmente la maggior parte dei canali televisivi,
ma non riceverebbe temporaneamente le trasmissioni distribuite tramite la nuova versione del Mux RGE 2 in DVB-T2,
ovvero il multiplex destinato a concentrare le nuove trasmissioni UHD.
Perché non possono continuare a trasmettere come hanno fatto finora?
La spiegazione risiede nel funzionamento di una rete a frequenza singola, o SFN.
In questo tipo di rete, diversi trasmettitori utilizzano la stessa frequenza per coprire un territorio.
Affinché i loro segnali si completino a vicenda anziché interferire, devono essere correttamente sincronizzati
ed utilizzare una configurazione tecnica compatibile.
La nuova versione del Mux RGE 2 utilizzerà parametri di trasmissione DVB-T2 diversi da quelli impiegati finora.
Elementi come la modulazione, la sincronizzazione del trasmettitore e l’intervallo di guardia sono fondamentali
quando segnali diversi arrivano nella stessa area da centri differenti.
Se una stazione di estensione continua a trasmettere senza adeguarsi correttamente alla nuova configurazione,
potrebbe causare problemi di ricezione nelle aree in cui la sua copertura si sovrappone a quella di altri trasmettitori.
Pertanto, l’obbligo stabilito dal BOE va oltre la semplice capacità del centro di trasmettere in DVB-T2.
Esso deve essere correttamente integrato nella nuova rete a frequenza singola del Mux RGE 2.
Se tale integrazione non può essere garantita, l’alternativa prevista è quella di interrompere la trasmissione di quel multiplex
fino a quando l’installazione non sarà pronta.
Non tutti i centri hanno necessariamente bisogno dello stesso lavoro
Ciò non significa, inoltre, che tutti i trasmettitori esistenti debbano essere completamente sostituiti.
A seconda delle apparecchiature installate in ciascun sito,
l’adattamento può richiedere interventi che vanno da modifiche alla configurazione e alla sincronizzazione
fino a modifiche più significative ai sistemi di trasmissione o ricezione del segnale.
Alcune amministrazioni si stanno preparando da mesi a livello di reti per completare i lavori entro novembre.
In Galizia, ad esempio, il governo regionale (Xunta) ha avviato durante l’estate i lavori presso diversi centri di estensione della copertura
con l’obiettivo esplicito di prepararli alla prima fase dell’aggiornamento tecnologico della televisione digitale terrestre.
In comuni come Negreira e Ames, tra la fine di agosto e l’inizio di settembre sono state apportate modifiche a diversi centri,
unitamente ad una riorganizzazione preliminare dei multiplex televisivi.
Si tratta di opere che dimostrano come parte di questa transizione stia iniziando ben prima della data ufficiale.
Il 5 novembre sarà il momento chiave
La questione è se tutti i centri di assistenza distribuiti sul territorio spagnolo saranno pronti quando avverrà il cambiamento.
La Gazzetta Ufficiale dello Stato (BOE) non prevede proroghe per coloro che non hanno completato l’adeguamento.
dovrà conformarsi ai requisiti del nuovo standard di multiplexing DVB-T2.
In caso contrario, dovrà interrompere le trasmissioni di quel multiplex.
Ciò solleva la possibilità che l’arrivo dell’ UHD tramite DTT non sia completamente simultaneo su tutto il territorio.
Nelle aree direttamente coperte dalla rete principale e dove i centri di estensione sono adeguatamente attrezzati,
il passaggio dovrebbe avvenire senza intoppi. Tuttavia, laddove un impianto non sia stato in grado di adattarsi in tempo,
le trasmissioni UHD potrebbero non essere temporaneamente disponibili fino al completamento dei lavori necessari.
Non è detto che debba necessariamente diventare un problema diffuso o colpire i grandi centri abitati.
I centri di estensione esistono proprio per coprire aree specifiche in cui la rete principale necessita di supporto.
Ma per le famiglie che dipendono esclusivamente da uno dei due canali, la differenza può essere evidente:
il 5 novembre potranno continuare a guardare la TV digitale terrestre,
ma la nuova versione del Mux RGE 2 e le sue trasmissioni UHD potrebbero impiegare un po’ più di tempo ad arrivare.

FRANCIA: RADIO FRANCE, L' ALLIANCE DE LA RADIO E LE EMITTENTI RADIOFONICHE COMUNITARIE CHIEDONO AL GOVERNO DI GARANTIRE AGLI AUTOMOBILISTI FRANCESI L' ACCESSO ALLA RADIO TERRESTRE
La radio non è un’opzione.
L’ Alliance de la Radio, Radio France e le radio comunitarie chiedono al governo
di garantire agli automobilisti francesi l’accesso alla radio terrestre.
Per quanto riguarda l’accesso ai media, le emittenti radiofoniche private e pubbliche sono soggette agli stessi requisiti
Mentre diversi produttori vendono ormai veicoli senza ricevitori FM e DAB+, o offrono la radio come optional a pagamento,
l’intero settore radiofonico chiede al governo di garantire l’accesso diretto e gratuito alla radio terrestre (FM e DAB+) nei veicoli.
Una garanzia di accesso, non un vincolo tecnico
La questione non è di natura tecnica: riguarda la garanzia dell’accesso alla radio all’interno del veicolo.
Il dibattito si sta attualmente svolgendo su due fronti contemporaneamente.
In primo luogo, a livello europeo, i negoziati sul Digital Networks Act stabiliranno
se l’installazione di ricevitori FM e DAB+ sui nuovi veicoli diventerà obbligatoria.
In secondo luogo, a livello nazionale, l’articolo 2 della proposta di legge sulla modernizzazione della radio,
presentata dal Presidente Laurent Lafon, ribadisce tale requisito per i veicoli.
Una questione di sicurezza civile e sovranità
La radio terrestre è l’unico mezzo di comunicazione libero, anonimo e resiliente in una situazione di grave crisi.
Gli incendi che hanno colpito la Gironda quest’estate, come riportato da Le Monde 2,
hanno ricordato che le infrastrutture di telecomunicazione possono essere gravemente danneggiate da eventi meteorologici estremi:
” In Gironda, sono stati danneggiati circa 80 chilometri di cavi in fibra ottica e 1.200 pali che li sostengono”, spiega Yann Breton,
direttore di Gironde Numérique, l’associazione che gestisce questa vasta rete in fibra ottica, che serve oltre 520.000 abitazioni e aziende .
Analogamente, durante il blackout in Spagna nell’aprile 2025, la maggior parte delle antenne delle reti mobili ha smesso di trasmettere
dopo circa venti minuti, una volta esaurite le batterie di riserva,
mentre la durata della batteria dei telefoni cellulari dipendeva da batterie non più ricaricabili.
Solo le trasmissioni radio hanno continuato a diffondere informazioni.
L’automobile rappresenta un luogo ideale per la diffusione di informazioni in situazioni di interruzione di corrente, proprio come una radio a batterie.
Il Segretariato Generale per la Difesa e la Sicurezza Nazionale (SGDSN) ha ribadito questo concetto all’ultima Conferenza Arcom sulle Radiocomunicazioni.
Una posizione condivisa da tutti i media
Su questo tema, tutti gli operatori del settore radiofonico stanno collaborando con Arcom, SGDSN
ed il Ministero della Cultura per presentare posizioni comuni in risposta alla consultazione europea sul Digital Networks Act.
Pertanto, l’intero settore radiofonico ribadisce le richieste avanzate:
• la difesa di tale requisito da parte della Francia durante la negoziazione della legge sulle reti digitali:
obbligo di dotare i nuovi veicoli, privati e commerciali, di ricevitori FM e DAB+
e di uno spazio ben visibile per la radio terrestre sul cruscotto,
tramite accesso fisico diretto o dalla prima pagina della console multimediale;
• un parere favorevole del Governo durante l’esame dell’articolo 2 del disegno di legge proposto dal senatore Laurent Lafon,
senza indebolire il meccanismo;
“L’accesso dei francesi alla radio non può dipendere da un accordo commerciale tra una casa automobilistica e una piattaforma di streaming.
Spetta al legislatore garantirlo, non al mercato. Su questo punto, le emittenti radiofoniche pubbliche e private parlano con una sola voce”,
dichiara Constance Benqué, presidente dell’Alliance de la Radio.
«Quando in Spagna è mancata la corrente, i telefoni sono rimasti muti, ma le autoradio hanno continuato a funzionare.
Gli incendi di quest’estate ce l’hanno ricordato anche qui in Francia: quando tutto si ferma, la radio rimane accesa.
Un’auto senza radio è un punto cieco per la protezione civile. Sosteniamo una posizione francese in linea con questo imperativo»,
afferma Sibyle Veil, presidente di Radio France .
«La radio comunitaria è sinonimo di comunicazione sociale locale e di una rete territoriale che nulla può sostituire.
L’accesso radio gratuito e universale deve rimanere garantito in ogni veicolo, anche quando tutto il resto si ferma»,
dichiarano Sylvain Delfau e Jean-Marc Courrèges Cénac, co-presidenti di Les Locales.
SLOVENIA: COMITATO RTV: TV CAPODISTRIA RIDOTTA ALL' OSSO, RESPINTO L' ASSESTAMENTO
Il Comitato di programma per i programmi destinati alla Comunità nazionale italiana
ha respinto l’assestamento del Piano programmatico e produttivo,
contestando i tagli che interessano in particolare TV Capodistria
Preoccupano la riduzione dell’organico, il ridimensionamento delle produzioni
e la mancata sottoscrizione del contratto relativo ai finanziamenti destinati ai programmi della CNI.
In attesa della sottoscrizione, che potrebbe avvenire a breve, del contratto tra RTV Slovenia e l’ Ufficio governativo per le nazionalità,
si è riunito il Comitato di programma per i programmi destinati alla Comunità nazionale italiana.
Nel primo semestre Radio e TV Capodistria hanno realizzato gran parte degli obiettivi previsti dal Piano programmatico e produttivo,
nonostante le crescenti difficoltà finanziarie e di organico.
David Runco, vicepresidente del Consiglio di amministrazione di RTV Slovenia con delega ai programmi radiofonici e televisivi
della Comunità nazionale italiana, ha sottolineato anche la collaborazione tra i due media, che ha consentito di ottimizzare le risorse disponibili.
Le maggiori criticità riguardano TV Capodistria.
La caporedattrice Monika Bertok ha ricordato che dal marzo 2023 sono venuti a mancare cinque dipendenti, mai sostituiti,
ai quali si aggiungono assenze prolungate e ulteriori uscite. Dai 49 dipendenti del 2024 si passerà a 41 dal primo ottobre.
La carenza di personale ha già comportato il ridimensionamento di alcune produzioni, il rinvio dell’avvio del palinsesto autunnale
e la riduzione di trasmissioni come Tuttoggi scuola e Focus. Più stabile la situazione a Radio Capodistria,
dove il piano previsto per il primo semestre è stato realizzato integralmente.
Il caporedattore del programma informativo Stefano Lusa ha sottolineato la necessità di continuare a garantire pluralismo e qualità,
proponendo non soltanto contenuti legati alla Comunità nazionale italiana, ma un’offerta informativa più ampia e diversificata.
Il Comitato ha quindi respinto l’assestamento del Piano programmatico e produttivo.
Il presidente Alberto Scheriani ha contestato soprattutto le modalità con cui sono state decise le riduzioni.
«Siamo contrari a questi tagli – ha detto Scheriani – perché fanno male ai nostri programmi e alla Comunità nazionale italiana.
Abbiamo sempre puntato sulla produzione propria, che rappresenta un elemento fondamentale per una televisione.
Si tratta di tagli decisi direttamente a Lubiana, senza che il Comitato sia stato interpellato. Per noi è un’imposizione che non possiamo accettare».
Il Comitato ha inoltre approvato le linee programmatiche per il 2027,
chiedendo un aumento del 50 per cento dei fondi destinati alla realizzazione dei programmi rispetto al 2026.
Una richiesta motivata, secondo Scheriani, dalla necessità di recuperare quanto perso nell’ultimo anno e mezzo
in termini di produzione, finanziamenti e personale.
«Chiediamo – ha aggiunto – un aumento del 50 per cento perché dobbiamo recuperare quanto è stato perso nell’ultimo anno e mezzo di programmazione.
Ci sono finanziamenti e posti di lavoro che non sono stati garantiti,
così come contratti a tempo determinato che non sono stati trasformati a tempo indeterminato».
Sulle conseguenze dell’assestamento è intervenuto anche David Runco,
ricordando che «per il 2026 l’assestamento riguarda soprattutto il programma televisivo della Comunità nazionale italiana.
È previsto lo slittamento del palinsesto autunnale, con la conseguente riduzione di diverse trasmissioni e puntate.
A questo si aggiunge il problema dell’organico: siamo al di sotto di quanto previsto dal piano annuale,
le sostituzioni non sono state effettuate e rimane aperta anche la questione dei contratti a tempo determinato
che dovrebbero essere trasformati a tempo indeterminato».
Il Comitato ha infine ribadito la richiesta alla dirigenza di RTV Slovenia di garantire personale, finanziamenti e continuità produttiva
e di tenere maggiormente conto delle sue delibere, anche alla luce dei pensionamenti previsti nei prossimi anni
e della necessità di assicurare il ricambio generazionale.


SLOVENIA: FINANZIAMENTO DEI PROGRAMMI ITALIANI, VERSO LA FIRMA DEI CONTRATTI PER LA TV
Il Consiglio di RTV Slovenia ha autorizzato la dirigenza a firmare il contratto con l’ Ufficio del Governo per le Nazionalità
relativo al finanziamento dei programmi televisivi per la comunità nazionale italiana per il 2026
La decisione è stata presa nel corso di una riunione per corrispondenza.
In attesa della firma dei contratti, a breve il Consiglio prenderà in visione anche i contratti per il nostro programma e le redazioni ungheresi.
Al fine di garantire le risorse necessarie per la realizzazione dei programmi per le comunità nazionali, si legge nella delibera,
il Consiglio acconsente alla stipula, da parte della Direzione, dei contratti di cofinanziamento.
L’autorizzazione è subordinata al completo inserimento dei dati finanziari aggiornati secondo il Piano di produzione e Finanziario approvato per l’anno 2026.
Pur approvando l’accordo e le responsabilità previste, inclusa l’eventuale revisione dei piani interni,
il Consiglio precisa che la firma non comporta una delega delle proprie competenze né un’approvazione preventiva di modifiche future,
stabilendo che qualsiasi ulteriore variazione sostanziale al contratto dovrà essere preventivamente sottoposta alla sua approvazione.
Il rappresentante CNI nel consiglio di programma di RTV Slovenia Andrea Bartole spiega che “durante l’ultima riunione del Consiglio della RTV
è stato richiesto un parere legale in merito di alcune clausole del contratto di finanziamento per i programmi italiani
inviato dall’ Ufficio per le nazionalità, ritenute poco chiare, e così la decisione sulla firma è stata rinviata.
Ora il parere legale fornito ha risolto i dubbi. E per corrispondenza si è riunito il consiglio della RTV,
che ha così dato il consenso alla sottoscrizione del contratto per il consiglio d’amministrazione e per il finanziamento dei programmi televisivi italiani.”
SLOVENIA: TV CAPODISTRIA, 55 ANNI SENZA CONFINI
A Palazzo Gravisi la première del documentario “Colori, storie, voci e volti senza confine”
Cinquantacinque anni di televisione italiana a Capodistria, raccontati attraverso immagini,
testimonianze e ricordi di chi ha contribuito a costruirne la storia.
È il filo conduttore del documentario “Colori, storie, voci e volti senza confine”.
“Colori, storie, voci e volti senza confine”: un titolo che sintetizza la storia e la missione di TV Koper-Capodistria,
emittente nata come punto di riferimento per la Comunità Nazionale Italiana
e diventata, nel corso dei decenni, un importante strumento di comunicazione e dialogo nell’area dell’ Alto Adriatico.
TV Koper-Capodistria nasce l’8 maggio del 1971, con la messa in onda del primo notiziario in lingua italiana.
Nel 1987 diventa il primo canale interamente dedicato allo sport, destinato a conquistare un vasto pubblico anche oltreconfine.
Nel 1995, nella Slovenia ormai indipendente, TV Capodistria unisce le proprie forze con Radio Capodistria
e con i due programmi regionali in lingua slovena, dando vita al Centro radiotelevisivo regionale di Koper-Capodistria.
Oggi, in un panorama mediatico profondamente cambiato, TV Koper-Capodistria guarda al futuro
cercando di mantenere i propri valori fondanti: la tutela dell’identità e della lingua italiana,
il servizio alla Comunità Nazionale Italiana e il ruolo di ponte culturale tra Slovenia, Italia e Croazia.
Autori del documentario sono la giornalista Claudia Raspolič e il regista Peter Leban.
Ospite d’onore della serata il telecronista sportivo Sandro Piccinini che lavorò a Capodistria
ai tempi in cui l’emittente fu acquisita da Fininvest.
Come è nata l’idea di questo documentario? Ce lo spiega proprio Claudia Raspolič:
“L’idea non è nuova. Era nell’aria già da tanti anni e sarebbe stato logico realizzarla per il cinquantesimo anniversario,
ma quello era un periodo molto difficile, perché coincideva con la pandemia di Covid
e conosciamo tutti gli impedimenti che c’erano allora. L’idea, però, non è mai morta.
Abbiamo voluto creare un documento che rimanesse nei nostri archivi,
ma anche nella memoria delle persone che hanno seguito e seguono tuttora TV Capodistria.
Abbiamo voluto dare voce alle persone che hanno costruito la storia della nostra emittente.
Il documentario, infatti, è costruito esclusivamente attraverso le voci dei protagonisti:
non c’è una voce fuori campo a raccontare la storia di TV Capodistria.
Sono le persone che hanno contribuito a costruirla a raccontarla direttamente”.
Nel documentario parli proprio delle persone che hanno fatto la storia di TV Capodistria.
Un capitolo importante è stato quello della collaborazione con l’allora Fininvest, oggi Mediaset.
Alcuni dei personaggi che hanno gravitato attorno a Capodistria hanno poi avuto una straordinaria carriera televisiva in Italia.
Tu hai fatto anche un giro nelle reti Mediaset e ti abbiamo visto ospite in alcune trasmissioni molto seguite.
Com’è stata la tua esperienza negli studi, immagino milanesi, e come sei stata accolta dai vecchi colleghi?
“Mi succede molto spesso, soprattutto quando andiamo a fare riprese e interviste in Italia, di sentirmi dire: “TV Capodistria!”.
Tutti ricordano i giornalisti di TV Capodistria e, in particolare, lo sport.
Parlano molto bene anche di Radio Capodistria, e ci tengo a sottolinearlo.
Gli anni d’oro della nostra emittente sono stati, mi sembra, verso la fine degli anni Ottanta, grazie al contratto con la Fininvest di allora.
Questo accordo ha lanciato la nostra emittente nel mondo dello sport, con telecronache 24 ore su 24, una novità assoluta.
È rimasta la memoria di quel grande successo e ancora oggi sono in tanti a ricordarlo.
Il nome che viene citato più spesso è quello del mitico Sergio Tavčar, noto per le sue bellissime telecronache di basket.
Quando abbiamo realizzato questa intervista a Milano, tutti hanno parlato dello sport, ma anche di una televisione innovativa.
In questo territorio, infatti, Capodistria è stata la prima televisione a colori, in un’epoca in cui in Italia questo ancora non avveniva.
Siamo stati precursori di tante novità e questo mi fa tuttora molto piacere.
Sono orgogliosa di far parte di questa storia. Devo dire, però, che sono anche un po’ preoccupata,
perché l’ente non sta attraversando un bel periodo.
Sono comunque convinta, e auspico, che riusciremo a portare avanti la nostra missione,
che è soprattutto quella di dare voce alla Comunità Nazionale Italiana in Slovenia e Croazia
e di mantenere i legami con la nostra nazione madre, l’ Italia.
Siamo, quindi, una televisione che contribuisce anche ad abbattere i confini”.
Una serata come questa, considerando anche i momenti difficili che stanno attraversando TV e Radio Capodistria,
può contribuire a far capire quanto siano state importanti nella storia non solo della televisione italiana,
ma anche di quella slovena, contribuendo probabilmente a creare un nuovo modo di fare televisione?
“Assolutamente. Voglio ricordare che nel 1999 la nostra emittente ha firmato l’accordo con i colleghi della RAI per la TV transfrontaliera.
È stato davvero un passo storico, perché ci ha consentito di creare una serie di trasmissioni
e, ancora oggi, abbiamo uno scambio quotidiano di immagini.
È un lavoro che ci porta praticamente a tenerci in contatto ogni ora, e questo è molto bello perché,
al di là della necessità materiale di scambiarci le immagini, abbiamo creato anche forti legami di amicizia e di scambio di idee.
C’è soprattutto la volontà di costruire una comune casa europea e di essere, io spero, un bell’esempio e un bel modello,
soprattutto adesso che il mondo non sta attraversando proprio un bel periodo.
Vorrei aggiungere una cosa: in questo documentario abbiamo ricordato anche i 50 anni dei nostri colleghi della redazione slovena,
che hanno svolto e svolgono tuttora un ruolo molto importante.
Colgo quindi l’occasione per ringraziare tutti i colleghi che hanno lavorato a questo documentario,
perché, se non ci fossero state questa sinergia, questa collaborazione e il massimo rispetto tra di noi,
io non sarei qui a parlare di questo lavoro. Quindi, veramente, grazie a tutti i miei colleghi. Sono molto gratificata e molto onorata”.
Sandro Piccinini, ospite della serata e indimenticabile in italia per “Controcampo”,
la mitica trasmissione che ha accompagnato per anni il campionato di calcio italiano,
una trasmissione innovativa per tanti versi, anche dal punto di vista del linguaggio e degli ospiti.
Piccinini ha fatto una parte importante della sua carriera a TV Capodistria.
“Controcampo ha avuto effettivamente un grande successo ed è stato un piacere condurla e curarla per dieci anni.
È vero, però, che la mia carriera a livello nazionale è partita da qui.
Quando sono approdato in Fininvest, l’azienda aveva una collaborazione con Telecapodistria e, tra i primi incarichi,
mi mandarono a fare le telecronache di calcio internazionale, soprattutto di calcio inglese e tedesco.
Telecapodistria faceva parte dell’ Eurovisione, quindi c’erano tantissime partite.
Io avevo già maturato un po’ di esperienza nelle televisioni locali romane
e questo fu il mio primo contatto con una televisione più importante.
Telecapodistria fu un’occasione anche per fare grande esperienza negli studi e per commentare in diretta eventi internazionali,
misurandomi con compiti un po’ più difficili rispetto al passato.
Fu una sorta di palestra per me e mi fece apprezzare dai dirigenti Fininvest, permettendomi poi di proseguire la carriera.
È stata un’esperienza molto importante e formativa. Spesso facevamo tre o quattro partite nel weekend di calcio internazionale,
quindi fu una grande occasione per fare esperienza”.
Quindi sei stato alcuni anni della tua carriera qui a Capodistria?
“Due anni, precisamente il 1988 e il 1989. Quelle collaborazioni culminarono con le Olimpiadi di Seul del 1988.
All’epoca Telecapodistria seguì quell’evento con uno studio attivo 24 ore su 24.
Avevamo gli inviati a Seul, mentre qui avevamo uno studio che dividevamo in tre: c’eravamo io, Giovanni Bruno e Cesare Cadeo.
Facevamo otto ore a testa, con collegamenti e telecronache,
mentre dallo studio garantivamo la continuità della programmazione e coprivamo tutte le 24 ore.
Se ci pensi, nel 1988 era una cosa assolutamente innovativa.
Oggi potremmo paragonarla a Sky Sport 24 o alle pay TV, ma all’epoca non esisteva nulla di simile.
Era una televisione che, tra l’altro, si vedeva molto bene nel Centro e nel Nord Italia.
Telecapodistria ebbe quindi un grande successo anche in Italia”.
Immagino che per te, che venivi dall’ Italia, sia stato particolare ritrovarti qui, nella Jugoslavia del 1988.
Come hai vissuto questa esperienza?
“Avevo una grande curiosità, perché era un mondo nuovo per me. Venivo dalle televisioni locali romane,
quindi da realtà molto piccole, e inizialmente temevo di sentire molto il salto.
In realtà, qui trovai un ambiente molto favorevole e amichevole,
con grande affetto e grande intesa tra noi italiani e le persone che lavoravano a Capodistria.
Ci fu subito un grande feeling e mi trovai molto bene.
Era anche una realtà all’avanguardia dal punto di vista tecnico.
Io, ripeto, non avevo una grande esperienza a livello nazionale e qui trovai grandi professionisti, dagli operatori ai montatori.
Per me fu un motivo di grande crescita.
Incontrai anche grandi maestri della telecronaca, come Sergio Tavčar e Sandro Vidrih,
che ammiravo molto e che già conoscevo dall’ Italia, perché seguivo il basket e l’atletica leggera. Sandro commentava anche lo sci.
Capivo quindi di avere a che fare con dei professionisti. Io ero molto giovane e, per me, fu una bella scuola”.
Come sai, è un momento un po’ difficile per le realtà di TV e Radio Capodistria. Cosa ti senti di dire ai tuoi colleghi?
Ma aggiungerei che in generale per chi fa informazione è un momento difficile.
Anche la figura del giornalista non viene forse più vista con l’autorevolezza che aveva alcuni anni fa. Cosa ne pensi?
“Purtroppo l’avvento dei social ha alterato un po’ tutta questa realtà.
Oggi chiunque, anche senza una minima formazione o preparazione, ha accesso a una platea che può essere molto ampia.
Questo altera la percezione dello spettatore e dell’ascoltatore,
che fa fatica a capire quale sia una notizia verificata da un professionista e quale, invece, non lo sia o sia una fake news.
Non è facile orientarsi. Ecco perché penso che un marchio come Capodistria, che ha una grande storia e una grande professionalità,
debba essere una garanzia per un editore che voglia fare informazione. È, in qualche modo, una garanzia di serietà.
Oggi il problema è proprio questo: verificare le notizie, essere equilibrati e informare in modo corretto non è facile.
Penso che, proprio perché vengo dalle televisioni locali romane, so quanto sia importante la televisione del territorio,
quella che informa su ciò che accade vicino alle popolazioni di una determinata area.
Al di là delle televisioni nazionali e delle grandi realtà, anche in Italia le TV locali hanno ancora uno spazio,
perché sia la radio sia la televisione possono informare in modo più dettagliato l’ascoltatore e il telespettatore,
se sanno coprire bene il territorio.
In più, con un marchio di professionalità come quello di Capodistria, la garanzia del marchio e la copertura del territorio sono,
secondo me, elementi che devono avere un futuro.
Mi auguro che gli editori lo capiscano, perché, se si perde il contatto con il territorio, si perde tanto.
Nessuno può sostituire queste realtà perché, ripeto, i social, gli influencer, gli improvvisati
e i piccoli siti non possono avere quella preparazione, perché non hanno avuto una formazione professionale”.
Lo sport nel giornalismo è visto spesso come una palestra, perché insegna a fare un po’ di tutto.
Forse, però, si sottovaluta quanta preparazione ci sia dietro un servizio o una trasmissione sportiva.
Serve molta credibilità per fare il giornalista sportivo.
“Sì, perché non ci si pensa spesso, ma lo sport è seguito da tantissime persone.
Il calcio, di cui mi occupo, è un settore nel quale tutti sanno tutto.
È quindi difficile mantenere un alto livello di professionalità, perché appena fai un errore si nota.
Lo sport, invece, è seguito con grande passione, soprattutto dai giovani, che oggi si informano in mille modi diversi rispetto al passato.
Per questo il professionista è tenuto a mantenere un livello sempre più alto.
Il telespettatore non necessariamente ne sa più di te, ma in certe situazioni è molto preparato.
Questo deve motivarti e invogliarti a prepararti sempre meglio.
Trent’anni fa, ai tempi della mia collaborazione con Telecapodistria,
se durante una partita di calcio internazionale mi capitava di sbagliare il nome di un giocatore dell’ Anderlecht,
non se ne accorgeva nessuno. Oggi è diverso: tutti sanno tutto e seguono i campionati esteri su tutte le televisioni.
È cambiato molto. Lo sport, da questo punto di vista, dà soddisfazione perché hai un seguito molto ampio,
ma comporta anche una grande responsabilità, perché è un ambito molto seguito e, dunque, molto conosciuto”.
Un’ultimissima cosa: preferivi lo sport come veniva seguito 20 o 30 anni fa,
quando tutte le partite si giocavano più o meno la domenica,
oppure il grande calderone di trasmissioni sportive e dirette che abbiamo oggi?
“È chiaro che era affascinante avere tutte le partite insieme, come succede, per esempio,
con la nuova formula della Champions nell’ultima giornata della League Phase. È molto divertente.
Io capisco, però, le esigenze delle televisioni e quelle commerciali.
Separare gli eventi porta più ascolto e avere più ascolto significa anche poter pagare i diritti sportivi,
che oggi costano molto, e permettere alle società di guadagnare di più.
C’è quindi una motivazione finanziaria che giustifica questa scelta. L’obiezione potrebbe essere:
tutti questi soldi che girano vengono utilizzati bene dalle società?
Non sempre, perché spesso vengono spesi in ingaggi dei calciatori molto elevati.
Si guadagna molto di più, ma si spende anche molto di più, e spesso male.
È un peccato, perché le risorse stanno aumentando, ma molte società sono ancora in rosso perché vengono gestite male.
L’idea di commercializzare e valorizzare meglio il prodotto, però, è comprensibile.
È chiaro che è meno affascinante rispetto al passato, ma, se uno vuole vedere tutte le partite in momenti diversi,
oggi ha molte più possibilità.
Quindi ci sono pro e contro, e c’è sicuramente una motivazione economico-finanziaria.
Poi c’è il fascino del vecchio “Tutto il calcio minuto per minuto”, che purtroppo possiamo ormai archiviare tra i ricordi.
Ma quei ricordi rimangono”.

PRIMO SPECIALE TG1 4K TRASMESSO IN CHIARO SUL CANALE 101 DEL DIGITALE TERRESTRE
Da alcuni mesi si possono vedere, sulla rete ammiraglia della Rai, alcuni contenuti nel miglior standard qualitativo oggi disponibile.
Questo passaggio evidenzia perfettamente come l’Azienda riesca a coniugare la sua storica missione di servizio pubblico
Questo passaggio evidenzia perfettamente come l’Azienda riesca a coniugare la sua storica missione di servizio pubblico
con la modernizzazione tecnologica.
La trasmissione gratuita in 4K / Ultra HD sul canale 101- Rai 1 del digitale terrestre permette a tutti di fruire della massima risoluzione visiva senza costi aggiuntivi.
Lo Speciale Tg1 – “Francesco, il mito ribelle” – per l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi –
La trasmissione gratuita in 4K / Ultra HD sul canale 101- Rai 1 del digitale terrestre permette a tutti di fruire della massima risoluzione visiva senza costi aggiuntivi.
Lo Speciale Tg1 – “Francesco, il mito ribelle” – per l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi –
in onda domenica 27 settembre in seconda serata – unisce il rigore divulgativo alle potenzialità del formato Ultra HD,
valorizzando al massimo il patrimonio artistico e i paesaggi dei luoghi francescani.
È il primo doc di un telegiornale Rai prodotto e trasmesso in 4K in chiaro.
Si tratta di una scelta che onora la tradizione inaugurata nel 1954, anno di nascita del Telegiornale 1.
Al contempo, proietta la testata verso il futuro, confermandone il primato qualitativo ed editoriale.
Sinossi del documentario
Perché la figura di San Francesco, ottocento anni dopo la sua morte, affascina ancora credenti e non credenti?
È questa la domanda chiave del documentario “Francesco, il mite ribelle” di Alessandro Gaeta
che cerca di raccontare la vita e il pensiero del santo più celebre di tutti i tempi.
Ad impreziosire il documentario oltre alle interviste allo storico e vescovo di Assisi Felice Accrocca,
alla storica Maria Pia Alberzoni e alla scrittrice Dacia Maraini, tre profondi conoscitori di San Francesco e Santa Chiara,
un’intervista immaginaria al “Poverello” di Assisi che sulla base rigorosa delle fonti francescane,
con le sembianze di un celebre affresco di Simone Martini animato dall’intelligenza artificiale,
risponde alle domande che tutti si pongono sulla pace, sulla povertà, sul denaro, sull’ambiente.
Con la nitidezza del 4K vedremo gli unici due scritti autografi del Santo, analizzeremo i suoi testi e quelli dei suoi compagni
trascritti subito dopo la morte sulle pergamene del 1200, visiteremo non solo la Basilica di San Francesco ma alcuni dei suoi luoghi più cari:
dalla Porziuncola a San Damiano, dal santuario di Greccio a quello de La Verna.
Un viaggio affascinante ricco di immagini e suggestioni per spiegare perché San Francesco colpisce ancora l’immaginario collettivo.

SKY TG24 MANDA IN ONDA LE IMMAGINI DELL' ANGELUS DI PAPA LEONE MA SOTTO SI SENTE L' AUDIO DEI LEGHISTI A PONTIDA:
LA CLAMOROSA GAFFE DELLA REGIA IN DIRETTA
La gaffe di Sky Tg24: durante l’ Angelus di Papa Leone trasmesso l’audio del raduno della Lega a Pontida per quasi 40 secondi
Le immagini mostrano Papa Leone, la voce arriva direttamente da Pontida dove era in corso il raduno della Lega.
La gaffe di Sky Tg24, o sarebbe meglio dire il problema tecnico che ha colpito il notiziario della tv satellitare,
ha generato una pioggia di commenti e ironie.
“Come ogni domenica andiamo subito in diretta da Piazza San Pietro dove c’è l’ Angelus di Papa Leone”, ha annunciato la giornalista Ketty Riga.
Il collegamento con il Vaticano è stato immediato, con in onda l’immagine di Robert Francis Prevost,
l’audio invece si è sovrapposto per quasi quaranta secondi con l’evento leghista.
Così mentre i telespettatori hanno visto il Papa impegnato nell’appuntamento domenicale con i fedeli, hanno ascoltato queste parole:
“Nella sua battaglia, questo significa rispetto dei militanti e il rispetto per cui noi lavoriamo ogni giorno.
Entro nella Lega con un principio vero: quello di difendere il territorio ma per il territorio, non contro un altro territorio.
Questa deve essere la funzionalità che ci deve portare sempre avanti, abbiamo ottenuto tantissime cose, ne vogliamo ottenere ancora di più.
Oggi qui con me ho due ragazzi con la maglia della Lega Lazio, alcuni giornalisti si sono permessi di dire che erano…”.
Solo a quel punto la conduttrice è intervenuta, forse resasi conto del problema tecnico o avvisata dalla regia:
“Siamo in grado di sentire Papa Leone. Eccolo”. Dopo qualche secondo l’audio giusto è stato finalmente trasmesso.
Il filmato, complice la strana sovrapposizione, è diventato virale sui social in poche ore generando commenti ironici e divertiti.

PERCHÉ COMCAST SI SVENA PER SKY ITALIA IN PERENNE ROSSO?
Sky Mobile diventa un vero operatore virtuale e punta a integrare telefonia, Wifi e pay Tv.
Ma dietro la nuova scommessa sul mobile resta il problema di una Sky Italia che dal 2018 non chiude un esercizio in utile
e continua a pesare sui conti del colosso americano
Sky Italia entra davvero nel mobile.
E lo fa proprio mentre il gruppo controllato dal colosso americano Comcast prova a lasciarsi alle spalle diversi anni consecutivi di perdite.
Dal 23 settembre Sky Mobile è un operatore mobile virtuale (Mvno) a tutti gli effetti:
non vende più semplicemente sim Fastweb con il proprio marchio, ma gestisce direttamente clienti e offerte,
continuando a utilizzare la rete Fastweb+Vodafone.
È un passaggio importante, ma la domanda è un’altra: perché Comcast continua a scommettere su Sky Italia,
una società che dal 2018 ha prodotto perdite praticamente senza soluzione di continuità?
Otto anni di rosso
“Encomiabile l’insistenza con la quale Comcast (…) continua a credere nelle attività in Italia”,
sintetizza con una punta di ironia Marco Liera, ex direttore del settimanale Plus24 del Sole 24 Ore.
Il punto, ricorda Liera, è che il 2018 è stato l’ultimo anno di profitto di Sky Italia
e che in 22 anni la società non ha mai distribuito un dividendo.
I numeri sono ancora più pesanti. Come evidenzia Liera, Comcast nel 2018 ha pagato 40 miliardi di dollari per l’intero gruppo Sky;
nel 2022 ha svalutato 8,1 miliardi di dollari di avviamento. E per Sky Italia sono arrivati anni di rosso profondo:
690 milioni di euro di perdita nel 2020, 724 milioni nel 2021 e 738,5 milioni nel 2022.
Solo tra il 2020 e il 2022 la società ha accumulato oltre 2 miliardi di perdite.
Nel novembre 2022 Comcast è intervenuta con 850 milioni di euro di capitale fresco, dopo una ricapitalizzazione da 1,34 miliardi nel 2021.
Le perdite si riducono, ma il conto resta rosso
Il conto non è però fermo a quei versamenti.
Nel 2025 Sky Italia ha perso altri 176 milioni di euro, quindi in netto calo rispetto ai -739 milioni del 2022.
I ricavi sono saliti a 2,418 miliardi e l’Ebitda è tornato positivo per circa 176 milioni.
L’ Ebit resta invece negativo per 222 milioni, appesantito soprattutto dagli ammortamenti degli investimenti infrastrutturali, in particolare quelli per Sky Wifi.
Come sottolineato più di due mesi fa da Italia Oggi, vi è dunque stato effettivamente un percorso di riduzione delle perdite:
552 milioni nel 2023, 258 milioni nel 2024, 176 milioni nel 2025.
Sky cambia mestiere
Il rosso, però, non ha fermato Comcast. Anzi: il gruppo non si limita a tenere Sky Italia a galla,
ma continua ad allargarne il raggio d’azione e a trasformarne il modello di business. Il mobile è il tassello più evidente.
Dal febbraio 2024 Sky vendeva sim Fastweb come distributore; ora, dopo l’autorizzazione ottenuta dal Mimit l’8 giugno,
con le nuove sim chi sceglie Sky Mobile diventa direttamente cliente di Sky, non di Fastweb.
È la differenza fra rivendere un prodotto altrui e poter decidere direttamente offerte, rapporto con il cliente e combinazioni fra televisione, banda larga e telefonia.
Italia Oggi aveva anticipato a luglio questa evoluzione, spiegando che la nuova attività dovrebbe avere un impatto più sensibile sui conti.
La scommessa sul mobile
I numeri del nuovo mercato aiutano a capire la scommessa.
A marzo, secondo l’Osservatorio Agcom citato dal Sole 24 Ore, gli operatori virtuali rappresentavano il 12,8% dei 79,9 milioni di sim utilizzate dalle persone.
[…]
Non solo telefonia
Il mobile, però, non è l’unica strada imboccata da Sky Italia per cercare nuovi ricavi.
La società ha allargato il proprio perimetro agli eventi e alla produzione di contenuti per clienti esterni,
mettendo a reddito anche gli spazi di Sky Campus a Milano.
Nel nuovo oggetto sociale sono finiti persino catering e ristorazione, oltre a convention, spettacoli e produzione audiovisiva.
Un’attività secondaria, almeno per ora, ma che dice molto della ricerca di business oltre la pay Tv.
[…]
Il miliardo da recuperare
Resta in piedi, però, il punto interrogativo di partenza.
Nel 2025 Sky Italian Holdings, società del gruppo Comcast, ha svalutato di 172 milioni la partecipazione in Sky Italia,
portandone il valore contabile a 1,903 miliardi, contro un patrimonio netto di 831,3 milioni.
C’è dunque ancora oltre un miliardo di differenza, che gli amministratori contano di recuperare con il piano industriale 2026-2030.
Sky Italia punta al pareggio nel 2026 ma, dopo otto anni consecutivi di perdite,
il mobile e le altre nuove attività devono ancora dimostrare di poter cambiare davvero il bilancio della controllata italiana di Comcast.
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SKY MOBILE DIVENTA UN VERO MVNO E RAFFORZA L' INTEGRAZIONE CON SKY WIFI E CONTENUTI TV
Sky Italia lancia Sky Mobile, che diventa un operatore mobile virtuale a tutti gli effetti,
con facoltà di gestire direttamente le offerte combinate da veicolare ai clienti.
L’ad Andrea Duilio: “Come operatore MVNO ora possiamo offrire soluzioni modulate intorno alle esigenze dei clienti e condizioni vantaggiose”.
Era nei piani da tempo e adesso il salto di qualità nell’arena del mobile è stato attivato a tutti gli effetti.
Di fatto, il mobile diventa la terza gamba dell’offerta di Sky Italia, accanto alla connettività fissa e ai contenuti Tv.
Sky lancia il nuovo Sky Mobile e rafforza così la sua offerta diventando un operatore mobile virtuale (MVNO) al 100%.
In questo modo Sky gestirà direttamente la propria offerta mobile consolidando la propria strategia di crescita
e il suo ruolo come partner delle famiglie, grazie al suo ecosistema davvero unico di contenuti TV esclusivi e connettività.
Si tratta di un salto di qualità non indifferente per l’operatore, già presente nell’arena del mobile dopo l’accordo con Fastweb di due anni fa,
rafforzando il suo rapporto con Fastweb + Vodafone la cui rete resta quella su cui appoggerà i servizi.
Sky Mobile gestirà direttamente l’offerta per i clienti
C’è da dire che Sky Italia aveva già raggiunto un accordo con Fastweb nel 2023 per lanciare l’offerta “Sky Mobile powered by Fastweb”,
garantendo un servizio semplice e trasparente a velocità 4G sul 99% del territorio italiano e accesso 5G senza costi aggiuntivi nelle aree coperte.
Adesso, anziché continuare a essere un semplice rivenditore di SIM Fastweb,
Sky ha ottenuto l’approvazione del Ministero delle Attività Produttive per diventare un MVNO,
con l’amministratore delegato Andrea Duilio che ha sottolineato il valore della decisione.
Duilio (Sky Italia): “Come MVNO possiamo offrire soluzioni modulate tagliate sul cliente”
“Il lancio del nuovo Sky Mobile segna un passo importante nella nostra strategia di crescita.
Come operatore MVNO ora possiamo offrire soluzioni modulate intorno alle esigenze dei clienti
e condizioni vantaggiose per chi ci ha scelto da tempo, valorizzando la relazione costruita negli anni.
È un’evoluzione naturale che ci permette di consolidare il nostro ruolo come partner ideale delle famiglie,
con un’offerta sempre più completa e distintiva sul mercato, che unisce una proposta ricca di contenuti esclusivi,
un’esperienza di visione unica che integra le principali app e una connettività fissa e mobile con performance eccellenti”
dichiara Andrea Duilio, Amministratore Delegato di Sky Italia.
L’obiettivo dichiarato è diventare il fornitore unico per le famiglie di contenuti streaming e connettività fissa e mobile.
L’offerta per i nuovi clienti
Il nuovo Sky Mobile dai nuovi clienti un’opportunità in più per scegliere Sky e offre ulteriore valore a chi ha scelto Sky negli anni,
grazie a condizioni particolarmente vantaggiose.
L’offerta mobile si potrà combinare sia con l’ultrabroadband di Sky Wifi sia con la ricchissima offerta di contenuti di sport, cinema e intrattenimento.
La combinazione che prevede TV, mobile e Wifi partirà da 35,90 euro al mese per 18 mesi.
Intanto, sarà possibile avere sia la Sim fisica sia la eSim su rete 5G di Fastweb + Vodafone.
Per chi non ha ancora scelto Sky, saranno disponibili due diversi piani, entrambi in 5G,
con minuti illimitati e un prezzo particolarmente competitivo a partire da 7,90 euro al mese:
Sky Mobile Maxi con 150 GB e Sky Mobile Ultra con 250 GB.
Giga che diventano illimitati per i clienti che insieme a Sky Mobile sceglieranno anche Sky TV o Sky Wifi.
Una proposition chiara, affidabile e trasparente, senza costi nascosti, vincoli di durata o costi di uscita.
L’offerta per i vecchi clienti
A tutti i clienti Sky è stata riservata un’attenzione particolare: potranno scegliere tra due soluzioni ancora più vantaggiose.
Con Sky Mobile Maxi avranno 250 GB, mentre se opteranno per Sky Mobile Ultra potranno avere un’offerta con giga illimitati
e fino a 6 mesi in regalo, a seconda degli anni trascorsi con Sky.
Anche gli attuali clienti Sky Mobile powered by Fastweb avranno la possibilità di scegliere il nuovo Sky Mobile.
Sky Mobile si baserà sulla qualità e la capillarità dell’infrastruttura di rete Fastweb + Vodafone,
grazie al rafforzamento della partnership tra le due aziende.
Le offerte Sky Mobile
La nuova offerta Sky Mobile si articola in due soluzioni semplici e complete:
Sky Mobile Maxi, a 7,90 euro al mese, con 150 GB anche in 5G in Italia, minuti illimitati e 200 SMS.
Sky Mobile Ultra, a 9,90 euro al mese, con 250 GB anche in 5G in Italia, minuti illimitati e 200 SMS.
Per i già clienti Sky, le offerte sono ancora più vantaggiose:
– Sky Mobile Maxi passa a 250 GB anche in 5G in Italia.
– Sky Mobile Ultra include giga illimitati anche in 5G in Italia.
– Chi sceglie Sky Mobile Ultra riceverà inoltre alcuni mesi gratuiti:
6 mesi gratis per i clienti Sky da almeno 6 anni e 2 mesi gratis per i clienti Sky da meno di 6 anni.
I già clienti Sky TV che vogliono aggiungere insieme Sky Mobile e Sky Wifi potranno accedere ai due servizi di connettività
a 20,90 euro al mese per i primi 6 mesi.
Sono inoltre previste offerte combinate – tutte con giga e minuti illimitati – anche per chi non è ancora cliente Sky:
Sky TV + Sky Mobile a 25,99 euro al mese per 18 mesi.
Sky Mobile + Sky Wifi a 29,90 euro al mese per 12 mesi.
Sky Mobile + Sky Wifi + Sky TV a 35,90 euro al mese per 18 mesi.

TERREMOTO AL SOLE 24 ORE; DOPO TAMBURINI ANCHE BARISONI, IL VICEDIRETTORE DI RADIO 24, POTREBBE SALTARE
DOPO L' ARRIVO DI DE BELLIS ALLA DIREZIONE
L’amministratore delegato del gruppo Il Sole-24 Ore, Federico Silvestri, ha iniziato le grandi manovre sul quotidiano,
forzando la mano per un cambio alla direzione (via Fabio Tamburini, dentro Giuseppe De Bellis, da Sky).
Ed il prossimo passo sarà la radio, dove una testa che potrebbe presto saltare è quella di Sebastiano Barisoni,
vicedirettore di Radio 24 e delegato da Tamburini a guidare le sorti dell’emittente
L’amministratore delegato del gruppo Il Sole-24 Ore, Federico Silvestri, dopo avere preso in mano il controllo della tv del Sole-24 Ore,
rilanciata al canale 63 del digitale terrestre dallo scorso giugno, ha iniziato le grandi manovre sul quotidiano,
forzando la mano per un cambio alla direzione (via Fabio Tamburini, dentro Giuseppe De Bellis, da Sky).
Ed il prossimo passo sarà la radio, dove una testa che potrebbe presto saltare è quella di Sebastiano Barisoni,
vicedirettore di Radio 24 e delegato da Tamburini a guidare le sorti dell’emittente.
L’anno scorso vi erano stati alcuni dissapori tra Barisoni e Silvestri, rientrati però grazie all’intervento proprio di Tamburini.
Una redazione molto politicizzata e sindacalizzata come quella del Sole-24 Ore non sarà facile da guidare per un giornalista
come De Bellis (ex condirettore del Giornale, direttore di GQ, direttore di SkyTg 24,
attuale executive vice president sport, news and entertainment di Sky Italia e direttore editoriale di Sky Tg24),
che gli editori amano per la sua capacità di attrarre investimenti pubblicitari, di organizzare eventi speciali sul territorio
ed aumentare gli incassi commerciali delle testate dove lavora.
Ci sarà anche da dirimere la questione relativa al suo piccolo conflitto di interessi come fondatore ed editore di Rivista Undici,
che al gruppo Sky era stata tollerata ma che al Sole-24 Ore potrebbe non essere vista di buon occhio.
Però De Bellis raccoglie un Sole-24 Ore ai minimi storici
(15 mila copie cartacee in edicola, e d’altronde la direzione Tamburini era obiettivamente a fine corsa dopo otto anni)
e, con alcuni bonus sapientemente piazzati nel contratto, riuscirà ad avere compensi interessanti, a livello di Sky,
se riuscirà a portare la redazione dalla sua parte.
Silvestri, che dopo aver guidato la concessionaria pubblicitaria del Sole-24 Ore
è diventato amministratore delegato di tutto il gruppo nel maggio 2025,
ha cominciato il suo mandato riponendo grossa fiducia in Tamburini.
Poi le tensioni sono aumentate sul fronte della gestione del canale tv, sul quale Silvestri ha l’ultima parola,
e anche su alcune posizioni di Tamburini nella guerra tra banche (lui ha sempre sposato le tesi di Intesa)
ed in politica estera (un Sole-24 Ore smaccatamente anti-israeliano e pro-Pal)
che non sono piaciute a un arcipelago di azionisti variegato come quello di Confindustria.
In attesa del consiglio di amministrazione del Sole-24 Ore del prossimo 30 settembre,
che dovrebbe sancire il cambio alla direzione del Sole, c’è anche da osservare la situazione a Sky Italia.
A quanto pare il corteggiamento di Silvestri a De Bellis, che durava da alcuni mesi, è andato in porto.
Tuttavia De Bellis, appena nel luglio 2025, aveva lasciato la direzione di Sky Tg24 a Fabio Vitale
ed era stato promosso executive vice president sport, news and entertainment di Sky Italia e direttore editoriale di Sky Tg24:
una carica con deleghe così vaste da sembrare anche piuttosto vaga.
Le nuove funzioni di De Bellis erano coincise con le uscite, nel luglio 2025, di Antonella D’Errico,
che era a capo dell’intrattenimento (cinema, serie, factual e programmi di intrattenimento in senso stretto),
e di Marzio Perrelli, executive vice president sport. E, all’epoca, si era anche sottolineato come, con il nuovo organigramma,
i compiti prima svolti in Sky da tre dirigenti fossero stati concentrati tutti su De Bellis, con un risparmio di costi notevole.
In questo ruolo manageriale De Bellis era stato chiamato a un lavoro che, a quanto ci è stato raccontato,
era però troppo dietro le quinte e senza grossi margini di manovra: una carica roboante a cui non corrispondeva un reale potere,
e che probabilmente non lo ha soddisfatto fino in fondo.
Nel frattempo le aree news, sport e intrattenimento (da ricordare che lo scorso agosto ha lasciato il gruppo pure Nils Hartmann,
esecutive vice president Sky Studios Italia, con Emanuele Marchesi nominato al suo posto)
hanno visto crescere e affermarsi professionalità interne.
La corte di Silvestri è arrivata al momento giusto, e De Bellis, quindi, può tornare al giornalismo in purezza,
qualsiasi cosa voglia dire nel tardo 2026.


PARAMOUNT-WARNER BROS, C' È L’ACCORDO CON 12 STATI PER LA FUSIONE
Paramount ha raggiunto un accordo con i procuratori generali di 12 Stati americani
che rimuove uno dei principali ostacoli al completamento dell’acquisizione di Warner Bros. Discovery,
operazione da 111 miliardi di dollari destinata a diventare la più grande fusione mai realizzata nella storia di Hollywood.
L’intesa, che dovrà ancora essere approvata dal giudice che segue il caso, mette fine al contenzioso antitrust avviato a luglio
dalla coalizione guidata dal procuratore generale della California Rob Bonta e apre la strada alla conclusione del merger,
attesa entro la fine dell’anno.
L’accordo arriva alla vigilia di una scadenza particolarmente delicata per Paramount:
dal 1° ottobre la società avrebbe infatti iniziato ad accumulare una “ticking fee” da 7 milioni di dollari al giorno legata al ritardo nel closing.
Il processo sulla causa promossa dagli Stati era fissato per il 2 marzo 2027,
mentre Paramount aveva già accettato di sospendere volontariamente la transazione in attesa del giudizio
dopo che il giudice Araceli Martinez-Olguin aveva riconosciuto la solidità preliminare delle contestazioni
relative agli effetti della fusione sui mercati della pay TV e della distribuzione cinematografica.
Il cuore dell’intesa riguarda però gli impegni che il nuovo gruppo Paramount-Warner Bros. dovrà rispettare nei cinque anni successivi al closing.
La società si è impegnata a non vendere gli storici studios Paramount di Los Angeles e Warner Bros. di Burbank per almeno cinque anni
e a mantenere le proprie attività produttive in California.
A questo si aggiunge un investimento supplementare di almeno 300 milioni di dollari all’anno nella produzione cinematografica negli Stati Uniti
rispetto ai livelli del 2025, per un totale di almeno 1,5 miliardi di dollari nell’arco del quinquennio.
Particolarmente rilevanti anche gli obblighi relativi alle uscite in sala. Nei primi due anni il gruppo dovrà distribuire almeno 30 film all’anno,
di cui almeno 20 con una distribuzione ampia; dal terzo al quinto anno il numero salirà a 32 titoli, di cui almeno 21 wide release.
Almeno quattro film ogni anno dovranno inoltre rientrare nella categoria delle produzioni indipendenti,
mentre almeno il 50% dei titoli dovrà essere prodotto o co-prodotto insieme ad altre società.
Paramount dovrà inoltre finanziare con 5 milioni di dollari all’anno, per un totale di 25 milioni, un fondo dedicato all’acquisto di film indipendenti.
L’accordo introduce anche sanzioni particolarmente pesanti in caso di mancato rispetto dei parametri.
Dopo un periodo di tolleranza di sei mesi, l’inosservanza di determinati obblighi potrebbe portare alla cessione dell’intera partecipazione in Miramax.
Per ogni film mancante rispetto alle soglie concordate, inoltre, il gruppo dovrà versare 30 milioni di dollari
a fondi sanitari e pensionistici collegati a WGA, IATSE, DGA, Teamsters e altre organizzazioni del settore,
oltre che al Motion Picture & Television Fund ed al fondo della National Association of Attorneys General.
Sono stati fissati vincoli precisi anche sulle finestre cinematografiche.
I film distribuiti in wide release dovranno restare nelle sale per almeno 45 giorni
e non potranno arrivare su piattaforme streaming in abbonamento, compresa Paramount+, prima di 90 giorni dal debutto cinematografico.
Si tratta di un punto che David Ellison aveva già pubblicamente sostenuto in precedenza e che ora diventa un obbligo formale previsto dall’intesa.
L’accordo tocca inoltre il mercato della televisione via cavo.
Per cinque anni Paramount e Warner Bros. dovranno negoziare separatamente la distribuzione dei rispettivi canali basic cable,
con restrizioni sull’uso di informazioni commerciali riservate e sulle trattative relative alle affiliate fee.
In caso di violazione, la società potrebbe essere costretta a cedere una serie di reti
tra cui BET, VH1, Comedy Central, Smithsonian, Destination America e Science.
Un altro capitolo centrale riguarda l’informazione. Il nuovo gruppo dovrà creare un “News Editorial Independence Board”,
un organismo terzo incaricato di definire principi guida per l’indipendenza editoriale di CNN e CBS News.
Il rispetto delle condizioni sarà inoltre sottoposto al controllo di un responsabile interno, di un monitoring trustee indipendente
e di un comitato formato da cinque Stati.
Paramount ha anche accettato di mantenere Pluto TV gratuito per tutta la durata degli impegni,
garantendo livelli di servizio e qualità almeno pari a quelli attuali.
Sul fronte occupazionale, il gruppo dovrà rispettare i contratti collettivi esistenti e finanziare con 47,5 milioni di dollari
un fondo destinato alla formazione e allo sviluppo professionale dei lavoratori eventualmente licenziati a causa della fusione.
I 12 Stati riceveranno inoltre fino a 40 milioni di dollari come rimborso per le spese legali e per quelle sostenute nell’ambito delle consulenze economiche.
David Ellison ha salutato l’intesa sostenendo che l’obiettivo comune fosse quello di sostenere l’industria americana.
«Siamo grati al procuratore generale Bonta e agli altri procuratori generali, così come alla WGA,
per aver agito in buona fede nel tentativo di trovare un percorso verso una risoluzione che servisse tutte le parti,
ed al governatore Newsom per il suo sostegno durante questo processo.
Il nostro obiettivo comune era raggiungere un risultato che servisse al meglio i consumatori, i lavoratori e, soprattutto,
la comunità creativa così vitale per l’arte della narrazione visiva. Siamo fiduciosi che questo accordo faccia esattamente questo,
formalizzando una serie di impegni che includono più di 30 film all’anno ed un’aumentata produzione cinematografica negli Stati Uniti
per contribuire a rivitalizzare la nostra industria qui a casa».
Più articolata la posizione di Rob Bonta, che ha difeso l’intesa durante una conferenza stampa di 45 minuti
pur riconoscendo che la fusione non rappresenta l’esito da lui auspicato.
«Non penso che queste due società dovrebbero fondersi», ha dichiarato,
«ma non è questo ciò su cui ci stiamo concentrando con la nostra risoluzione».
Bonta ha comunque rivendicato la portata delle concessioni ottenute. «Abbiamo ottenuto la risoluzione antitrust che volevamo.
Rimedi ed impegni molto forti per affrontare le preoccupazioni che avevamo sollevato».
Il procuratore generale della California ha inoltre sottolineato come il nuovo quadro garantisca maggiore prevedibilità per l’industria locale:
«Questo accordo dà certezza sul futuro della produzione proprio qui a Los Angeles»,
osservando che Paramount si è impegnata ad aumentare la produzione nazionale
ed a non vendere i propri studi nell’area di Los Angeles per almeno cinque anni.
«Questo genera anche un’importante certezza per un’industria che, credo, ne ha un forte bisogno» ha aggiunto.
Secondo Bonta, l’intesa si differenzia nettamente da quanto avvenuto con la fusione Disney-Fox.
«Questo accordo è l’opposto di Disney-Fox», ha affermato.
«Le cose che abbiamo visto nella fusione Disney-Fox – una massiccia diminuzione della produzione cinematografica…
questo non si limita a proteggere da quel rischio e dalle conseguenze negative; garantisce un enorme potenziale positivo».
Non tutte le parti coinvolte hanno però accolto l’accordo con lo stesso entusiasmo.
La Writers Guild of America, che aveva presentato una causa antitrust separata e che ha a sua volta raggiunto un’intesa con Paramount,
ha affermato che i termini «sono molto lontani dal proteggere adeguatamente gli sceneggiatori»,
spiegando di non poter sostenere i costi necessari per proseguire autonomamente il procedimento senza il supporto degli Stati.
Nell’ambito dell’accordo separato, Paramount ha comunque accettato di vietare per cinque anni licenziamenti di sceneggiatori nella divisione CBS News Broadcast.
Il nuovo quadro giuridico elimina così uno degli ultimi ostacoli centrali alla fusione tra Paramount e Warner Bros. Discovery.
Restano ora l’approvazione formale del giudice ed il rispetto di una serie di condizioni che, per i prossimi cinque anni,
legheranno direttamente il completamento dell’operazione a investimenti produttivi, presenza sul territorio,
distribuzione cinematografica, tutela occupazionale ed indipendenza editoriale.


PERCHÉ LA TV SATELLITARE GRATUITA STA CONQUISTANDO SEMPRE PIÙ FAMIGLIE ITALIANE
Qual è la televisione del futuro? Lo streaming distruggerà tutto?
Sono anni che il dibattito sulla televisione avanza.
Non c’è dubbio che piattaforme on demand, smart TV e connessioni sempre più veloci hanno ormai cambiato le abitudini degli spettatori.
Eppure, mentre crescono contenuti online, nelle case italiane rimane sempre uno spazio per uno strumento molto più consolidato:
la televisione satellitare. Perché è così interessante? La qualità delle immagini, per iniziare, ma ci sono aspetti molto concreti:
la possibilità di ricevere il segnale anche nelle aree in cui il digitale terrestre presenta maggiori difficoltà,
l’assenza di un abbonamento mensile nel caso delle piattaforme gratuite
ed un’offerta che comprende canali nazionali e internazionali, anche in alta definizione 4K.
Quando il problema non è cosa vedere, ma come riceverlo
Partiamo dalla considerazione più rilevante: la qualità della ricezione televisiva non è uguale in tutta Italia.
La conformazione geografica del nostro Paese, tra montagne, aree rurali, zone costiere e territori distanti dai principali centri urbani,
rischia di rendere meno agevole la ricezione del digitale terrestre.
Il satellite, invece, segue una logica differente.
Il segnale arriva attraverso la parabola e non dipende dalla rete locale dei ripetitori terrestri.
Proprio per questo è considerata una soluzione funzionale nelle abitazioni dove la ricezione tramite antenna tradizionale risulta instabile o incompleta.
Inoltre la qualità di visione è migliore. La trasmissione via satellite permette infatti di ricevere i canali televisivi con un segnale stabile e di alta qualità.
Nessun abbonamento: un punto a favore
Uno dei punti di forza riguarda i costi.
Nell’immaginario di molti utenti, parabola e televisione satellitare sono ancora sinonimo di pay TV.
In realtà esistono anche piattaforme satellitari gratuite.
È il caso di tivùsat, che non prevede nessun canone mensile per la visione dei canali, persino alcuni in 4K.
Per accedere al servizio è necessario disporre di una parabola satellitare e di un decoder certificato tivùsat
oppure, nel caso di un televisore compatibile, di una CAM certificata tivùsat con la relativa smartcard tivùsat.
Non dover fare nessun abbonamento è un punto che fa differenza,
soprattutto in un momento in cui la spesa mensile per l’intrattenimento domestico è sempre più frammentata
tra numerose piattaforme e servizi digitali.
Nel modello satellitare gratuito l’investimento è solo legato all’hardware necessario per la ricezione,
senza aggiungere un ulteriore abbonamento televisivo ricorrente.
Per chi possiede già una parabola compatibile, inoltre, parte dell’impianto può essere già disponibile.
Cosa serve realmente per vedere la tv via satellite?
Dal punto di vista pratico, la configurazione è meno complessa di quanto potrebbe sembrare.
Il primo elemento è una parabola satellitare orientata verso i satelliti Hot Bird a 13 gradi Est.
È lo stesso posizionamento utilizzato da molti impianti satellitari già presenti nelle abitazioni italiane.
In presenza di una parabola esistente è quindi possibile verificare se l’impianto possa essere utilizzato anche per la nuova configurazione.
1. Collegare al televisore un decoder certificato tivùsat, soluzione che permette di ricevere i canali della piattaforma
anche quando il televisore non dispone delle caratteristiche necessarie per utilizzare direttamente una CAM.
2. Per i televisori compatibili dotati di sintonizzatore satellitare: in questo caso è possibile utilizzare una CAM certificata tivùsat,
inserita nell’apposito slot del TV, insieme alla smartcard tivùsat.
Una soluzione che consente di evitare un decoder esterno e di gestire la visione direttamente dal televisore.
In entrambi i casi è importante scegliere esclusivamente dispositivi certificati tivùsat,
pensati per garantire la corretta ricezione e gestione dei canali disponibili sulla piattaforma.
L’alta definizione, uno degli elementi decisivi
Da non sottovalutare è la questione della qualità delle immagini.
Con televisori di grandi dimensioni sempre più diffusi nelle abitazioni,
la differenza tra una trasmissione in definizione standard e una in HD o 4K è sempre più evidente.
Con oltre 130 canali televisivi, tivùsat offre un’offerta varia tra informazione, sport, cinema,
programmi per bambini, documentari e intrattenimento.
Per questo il satellite resta così interessante; non soltanto come soluzione ai problemi di ricezione,
ma anche per chi desidera accedere a un’offerta televisiva lineare ampia,
a programmi provenienti dall’estero e per una qualità di visione migliore.