Domenica 20 settembre 2026

TV DIGITALE TERRESTRE, RADIO DAB:
LE NOTIZIE FLASH DELLA SETTIMANA

Pubblicato il 20/09/2026 alle ore 18:20
Tutti i diritti riservati @L’ITALIA IN DIGITALE

CALABRIA IN DIGITALE - MUX LOCALE 4: RITORNA GS CHANNEL A SCHERMO NERO

Iniziamo parlando del digitale terrestre dalla regione Calabria.
A distanza di 2 mesi, nel Mux LOCALE 4 è stato reinserito, a schermo nero, GS CHANNEL sulla LCN 110.
L’emittente di Reggio Calabria continua a trasmettere su scala regionale nel Mux LOCALE 1 con il medesimo identificativo,
sulla numerazione automatica 83, in alta definizione con la risoluzione video 1280×1080
e con i loghi di GS CHANNEL HD e GS CHANNEL ROMA HD che s’alternano in continuazione.
Per consultare gli impianti attivi e la composizione del multiplex, cliccate sul banner qui sopra.

VENETO: È SCOMPARSO MASSIMO RIGHETTO

È con profondo dolore che la famiglia e i collaboratori di tutto il Gruppo Radio Televisivo Spotinvest
annunciano l’improvvisa scomparsa di Massimo Righetto, giornalista, direttore ed editore di Cafè Tv24 e Friuli Tv24,
professionista che per decenni ha contribuito a raccontare il territorio veneto attraverso la radio e la televisione.
La sua passione per la comunicazione affondava le radici nell’infanzia,
quando iniziò a muovere i primi passi nel mondo della radio come radioamatore, utilizzando il leggendario CB.
Nel 1974 fondò la sua prima emittente, Radio SilverFox,
dando avvio a un percorso destinato a segnare profondamente la storia dell’emittenza locale.
Nel 1975, con il coinvolgimento del padre Giuseppe “Bepi” Righetto e dei fratelli Sandro, Sondra e Katuscia, 
nacque Radio Centrale, rinominata Radio Classic FM nel 1987. Nel 1986 fu la volta di Radio Italia Uno.
Erano gli anni in cui la radio rappresentava un luogo di incontro, confronto e libera espressione,
e gli studi di viale della Navigazione Interna divennero un punto di riferimento per il mondo della comunicazione padovana.
Nel corso degli anni, il gruppo radiofonico si ampliò con Radio Gemini, Radio Cafè, Radio Stereocittà e Radio Italia Uno,
fino all’ingresso nel settore televisivo con Cafè Tv24 e Friuli Tv24.
Numerosi giornalisti hanno mosso proprio negli studi di Righetto i primi passi della loro carriera,
trovando un ambiente capace di valorizzare il talento e la passione per l’informazione.
Personalità forte e poliedrica, Massimo Righetto ha saputo coniugare l’attività giornalistica e imprenditoriale
con una profonda curiosità per la musica, la politica e le storie di vita quotidiana.
La sensibilità e l’intuito nel comprendere persone e situazioni hanno caratterizzato il suo modo di lavorare,
rendendolo un professionista attento, scrupoloso e stimato.
Speaker radiofonico, conduttore televisivo, imprenditore e comunicatore,
Righetto è stato anche insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica,
riconoscimento che si aggiunge a una vita dedicata alla comunicazione e al territorio.
La sua scomparsa lascia un vuoto profondo nella famiglia, nei colleghi e in tutti coloro che hanno avuto modo di conoscerlo
e condividere con lui un percorso professionale e umano.
Ulteriore gesto di solidarietà è stata l’autorizzazione alla donazione degli organi.
La data e gli orari delle esequie saranno resi noti nei prossimi giorni.
 
Lutto nel mondo della radio e della tv: è morto l’editore Massimo Righetto.
I colleghi: «Perdiamo un amico e un pensatore libero»
 
Aveva 66 anni ed è morto nel sonno, probabilmente per un infarto, come conferma il fratello.
Cordoglio anche del governatore Stefani
 
È morto nel sonno nella notte fra il 16 e il 17 settembre Massimo Righetto, 66 anni,
storico editore di diverse emittenti televisive e radiofoniche del Padovano e del Nord Est.
Righetto era il patron di Cafè Tv24, Radio Cafè, Stereo Città (di cui era direttore generale addirittura da 50 anni) e Gemini One
ed era stato la mente e il cuore pulsante anche della storica emittente radiofonica Radio Italia Uno.
 
L’infarto
La causa probabile della morte è un infarto fulminante, come ha confermato il fratello Sandro:
«Stava bene – ha spiegato – e non c’erano state avvisaglie. Purtroppo è mancato per un infarto».
Accanto all’attività imprenditoriale e al ruolo di editore, Massimo Righetto non aveva mai smesso di coltivare il rapporto diretto con il mondo dell’informazione.
Seguiva personalmente il lavoro delle redazioni e l’impostazione editoriale delle emittenti del gruppo,
mantenendo un legame costante con il territorio e con le sue realtà.
Da questa esperienza è nata una presenza informativa diffusa tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia, affidata alle radio
e, successivamente, anche ai canali del digitale terrestre.
 
Il cordoglio
La notizia ha suscitato in queste ore numerose manifestazioni di cordoglio e di affetto nei confronti della famiglia Righetto.
Messaggi sono arrivati dal mondo dell’imprenditoria e del giornalismo,
ma anche dai tanti ascoltatori che nel corso degli anni hanno accompagnato la storia delle emittenti del gruppo,
diventandone parte del pubblico più affezionato: «È stata una bomba che ha deciso di esplodere proprio dentro la mia anima –
spiega l’amico e collega Angelo Leopizzi – e non sto scherzando. Dal 1975 ad oggi, da Via Gradenigo alla zona industriale,
siamo sempre rimasti in contatto, anche con una telefonata o una visita di passaggio negli studi radio.
Abbiamo dedicato la nostra vita a questo lavoro, tu come editore ed io come professionista,
abbiamo condiviso i tantissimi cambiamenti che a volte ci hanno costretto a fare delle scelte importanti… e oggi la notizia che non ci sei più.
Percepisco un vuoto incolmabile ed un dolore di quelli che fanno male! Un abbraccio grande ai tuoi cari fratelli e tua moglie.
Grazie per avere condiviso una passione infinita fatta di musica ma anche di infinita umanità».
L’amico Davide Camera lo ricorda così: «La scomparsa di Massimo Righetto, personaggio importantissimo della radiofonia padovana e veneta, mi rattrista.
Ovviamente, lo avevo conosciuto quando entrambi eravamo molto giovani, lui aveva pochi anni più di me,
ma già pienamente in sella nella radio fondata dal padre. Una vita ricca di soddisfazioni ma anche con alcuni dolori importanti,
sempre con la voglia e l’idea di pensare e inventare radio. Ecco: lui pensava da radiofonico,
e questa è una differenza fondamentale rispetto a molti altri editori.
Si poteva non essere d’accordo con lui e con le sue scelte e strategie, ma sapevi che se aveva un’idea è perché l’aveva immaginata “in onda”.
Credo che per la radiofonia sia una perdita pesante».
Persona leale, diretta e molto sincera, lascia un grande vuoto e una scia di cordoglio dietro di sé.
Mai banale e sempre in prima linea, aveva sempre combattuto per un’informazione libera e il più possibile aderente alla realtà.
Una missione compiuta, a giudicare dalle decine di testimonianze di affetto e stima che stanno piovendo da ogni dove
nelle ore immediatamente successive alla sua scomparsa.
«Con la scomparsa di Massimo Righetto il Veneto perde un protagonista di una stagione importante della propria storia,
quella delle radio libere, dell’emittenza locale e di una comunicazione che negli anni ha saputo trasformarsi insieme al territorio»
interviene anche il governatore Alberto Stefani.
 

LOMBARDIA: SCHIANTO IN MOTO CONTRO UNA BALAUSTRA A MILANO; MUORE DECAPITATO IL FIGLIO DI LEONE DI LERNIA

Davide Di Lernia, videomaker, produttore e regista, aveva 47 anni:
solo poche ore prima dell’incidente aveva postato immagini da un evento musicale
 
Schianto nella notte a Milano: addio a Davide Di Lernia, figlio del cantautore ironico e conduttore televisivo Leone Di Lernia.
Il 47enne è rimasto vittima di un incidente avvenuto poco dopo mezzanotte in via Mecenate, lungo rettilineo che porta all’aeroporto di Linate.
Videomaker e produttore, proprio come il padre, anche Davide Di Lernia aveva lavorato in stazioni radiofoniche
come Radio Monte Carlo, Radio 105 Network e Virgin Radio.
 
L’incidente mortale
Solo poche ore prima dello schianto aveva postato immagini dal dj set di Carl Cox al Carroponte,
celebre locale di Sesto San Giovanni, alla periferia di Milano.
Con la moto si stava dirigendo verso il centro della città,
quando per ragioni ancora in via di accertamento ha perso il controllo della due ruote
ed è finito contro la balaustra di protezione dei binari del tram, venendo decapitato.
Vani i soccorsi: il personale del 118 non ha potuto far altro che constatare il decesso.
 

MIMIT: CONTRIBUTI ANNO 2026; PUBBLICATA LA GRADUATORIA DEFINITIVA PER LE RADIO E TV LOCALI COMUNITARIE

Con decreto direttoriale del 14 settembre 2026 sono stati approvati la graduatoria definitiva
e l’elenco degli importi dei contributi da assegnare alle radio a carattere comunitario per l’annualità 2026.
 
 
 
 
Con decreto direttoriale del 15 settembre 2026 sono stati approvati la graduatoria definitiva
e l’elenco degli importi dei contributi da assegnare alle emittenti televisive a carattere comunitario per l’annualità 2026.
 
 
 
 

LOMBARDIA: BERGAMO TV COMPIE 50 ANNI,
IL DIRETTORE DI RETE SERGIO VILLA: «UNA STORIA VISSUTA SUL TERRITORIO»

Dalle radio libere alla televisione, l’evoluzione tecnologica e il ricambio generazionale, il Covid e l’Atalanta.
Con lo sguardo puntato al futuro
 
Il 15 settembre Bergamo Tv festeggia i suoi primi cinquant’anni di storia.
Cinquant’anni vissuti «sul territorio, dove le cose accadono», sottolinea il direttore di rete Sergio Villa,
ospite della nuova puntata de L’ Eco di Bergamo Incontra.
«Un’avventura iniziata con la nascita delle radio libere, quando un gruppo di amici ha acceso per la prima volta “Radio Bergamo Alta”»,
racconta Villa, che ha vissuto in prima persona l’evoluzione anche dell’intero sistema.
«Sono stato direttore di rete a Teleorobica, poi libero professionista tra Eurosport, Odeon e Tele+, tenendo però sempre un piede a Bergamo.
Quando Elio Corbani è diventato amministratore di Bergamo Tv ho fatto il fornitore di programmi
e ora chiudo la carriera come direttore di rete».
 
L’evoluzione della tv
Un mondo ancora oggi in continua trasformazione: «In televisione operano due realtà.
Quelli come me, nati facendo tutto dal nulla, e i più giovani, che portano entusiasmo e preparazione.
Il mix di questi elementi ha portato a un grande sviluppo tecnologico:
i costi sono diminuiti e grazie all’entusiasmo dei più giovani e all’esperienza dei meno giovani è stato possibile realizzare dirette da tutto il mondo,
in particolare con l’Atalanta, e da ogni angolo della nostra realtà locale. Un punto di forza della televisione: esserci quando c’è la notizia».
Al traguardo dei cinquant’anni non si arriva per caso: «Bergamo Tv ha la fortuna di essere stata amministrata in modo saggio.
Con il passaggio al digitale terrestre abbiamo mantenuto qualcosa di importantissimo, la posizione sul canale 15».
Sapendosi rinnovare senza dimenticare le proprie origini: «Nel 1976 c’erano il telegiornale e l’Atalanta, ancora oggi due punti di forza dell’emittente».
 
Le persone al centro
Un traguardo impossibile da raggiungere senza le tante persone che quotidianamente animano Bergamo Tv,
davanti alla telecamera e dietro le quinte: «Il tecnico, 50 anni fa era un esecutore,
maneggiava tecnologie che i giornalisti non sapevano utilizzare. Oggi è diventato autore, direttore della fotografia,
si occupa di computer grafica, propone format e nuovi programmi:
un’altra evoluzione importante che ha permesso alla televisione di raggiungere questo livello».
 
«Informare, essere dove succedono le cose, a maggior ragione a casa nostra, sarà il modo di restare ancorati al territorio»
Bergamo Tv ha raccontato in prima linea la storia della provincia, come nel periodo del Covid:
«Un piccolo team girava la provincia, le dirette con il Vescovo avevano un grande seguito.
Ricordo il giorno che un tecnico mi ha abbracciato e in lacrime mi ha detto:
“Chi ce lo fa fare di andare in giro in un momento così, con tutta questa gente che muore?”. È stato particolarmente toccante», ricorda Villa.
 
Guardando al futuro
Tante le sfide superate: «Puntiamo agli ascolti e difenderli ci fa piacere.
In un momento in cui l’evoluzione tecnologica ha portato mille modi per informarsi,
la “vecchia televisione” che resta un motivo per schiacciare il 15 sul telecomando per trovare qualcosa di interessante
è la sfida per i prossimi cinquant’anni. Informare, essere dove succedono le cose, a maggior ragione a casa nostra,
sarà il modo di restare ancorati al territorio».
Ogni compleanno merita un augurio speciale: «A chi compie gli anni, a maggior ragione se non sono i 20 anni ma i 50 come Bergamo Tv,
si augura di avere un lungo futuro e di lasciare dietro di sé una traccia che molti altri possano seguire».
 
Bergamo Tv, 50 anni fa il primo segnale e nelle case inizia la prima serata di tre ore
 
Il 15 settembre del 1976, alle 20.15, il via alle trasmissioni dalla Maresana e San Vigilio.
Poi tante innovazioni: dall’era delle telecamere pesanti e delle videocassette alle dirette con lo smartphone
 
C’erano antenne nuove sui tetti, fili, apparecchiature da testare e una televisione che per la prima volta iniziava a uscire dai confini della Rai.
Nelle case arrivavano segnali diversi, ancora incerti, e dietro quegli schermi qualcuno stava imparando un mestiere che fino ad allora,
fuori dalla televisione pubblica, praticamente non esisteva. Era il 1976 e anche a Bergamo una nuova emittente stava prendendo forma.
Cominciava una stagione destinata a cambiare per sempre il modo di fare e di guardare la televisione.
 
Le prime trasmissioni
L’idea di portare l’immagine in movimento dove fino ad allora c’era stata soprattutto la fotografia si traduce, alla Celadina,
negli spazi del Foto Studio Flash di Gianni Colleoni in via Mario Flores. Ma per arrivare sullo schermo non basta avere qualcosa da raccontare:
bisogna mettere insieme uomini, apparecchiature, una sede, un sistema per trasmettere. Bisogna, in sostanza, imparare a fare televisione.
Il 15 settembre, alle 20.15 – cinquant’anni fa come oggi – quel lavoro arriva finalmente sullo schermo.
Dalla Maresana e da San Vigilio parte il segnale di Tele Bergamo, il primo nome di quella che ben presto diventerà Bergamo Tv.
Nelle case che riescono a riceverlo comincia una prima serata di circa tre ore.
Ci sono già due cose che resteranno a lungo al centro della sua identità: le notizie e l’Atalanta.
Attorno, il resto del palinsesto di quei primi giorni: film, cortometraggi, musica, documentari, incontri, dibattiti, servizi.
E una sigla disegnata da Bruno Bozzetto ad aprire e chiudere le trasmissioni.
Per chi la fa, però, quella televisione è soprattutto una questione di tecnica.
Le telecamere sono pesanti, i videoregistratori occupano spazio, le immagini passano attraverso nastri e apparecchiature
che devono essere collegate, regolate, controllate. Gli studi sono grandi e alti, le lampade incandescenti scaldano l’ambiente,
la regia è una stanza piena di strumenti e di persone. Se qualcosa non funziona, non c’è un file da riaprire o un computer da riavviare:
bisogna capire dove sta il problema e trovare il modo di andare avanti. I primi tecnici imparano così.
In parte prendono quello che sanno dalla fotografia, dall’elettronica, dalla pratica quotidiana, in parte se lo inventano.
La televisione privata, fuori dalla Rai, è ancora un mestiere nuovo.
E proprio da quella prima generazione nasce un patrimonio di esperienza che negli anni passerà a chi arriverà dopo.
 
L’evoluzione dietro le quinte
È una delle storie meno visibili dei 50 anni di Bergamo Tv, ma forse una delle più importanti:
mentre davanti alle telecamere cambiano i programmi e i volti, dietro le telecamere cambia continuamente il modo di lavorare.
Le cassette diventano file, i videoregistratori lasciano spazio ai computer, le regie si alleggeriscono,
la grafica diventa parte integrante della produzione. Gli studi non hanno più bisogno degli spazi di un tempo:
le luci a led prendono il posto di quelle incandescenti e gli studi virtuali permettono di costruire scenografie e ambienti anche in pochi metri quadrati.
A Palazzo Rezzara, nel cuore dell’informazione bergamasca – dove la tv è approdata nel 2013 –
la produzione può stare dentro spazi più contenuti ed essere collegata al resto della struttura multimediale.
Anche il tecnico è cambiato. Chi ha cominciato cinquant’anni fa ha dovuto imparare nuovi strumenti,
spesso trasmettendo a chi arrivava dopo la parte più preziosa del mestiere, quella che non si trova nei manuali.
Poi sono arrivate generazioni con una formazione più specifica, dall’informatica alla fotografia, capaci di portare competenze nuove e tanta creatività.
Il passaggio dall’analogico al digitale è stato anche questo: esperienza e tecnologia che si sono incontrate, una generazione dopo l’altra.
La stessa trasformazione ha riguardato i giornalisti. Dalla macchina da scrivere al pc,
dalla sola scrittura alla possibilità di girare e realizzare piccoli contributi video.
Le professioni si sono avvicinate, i tempi si sono accorciati e la tv ha cominciato a produrre molto di più.
Dalle circa due ore di produzioni al giorno degli inizi si è arrivati alle sette ore quotidiane.
E con la tecnologia è cambiato anche il modo di stare sul territorio. Una diretta non richiede più necessariamente un mezzo satellitare:
può partire da una città europea, da uno stadio, da una strada, anche attraverso uno smartphone.
Cinquant’anni fa per fare arrivare quelle immagini a Bergamo serviva una macchina televisiva molto più complessa, oggi basta una connessione.
 
Una televisione di territorio
La crescita tecnica non ha però cancellato la ragione per cui quella macchina continua a essere accesa.
Anzi, l’ha resa più capace di svolgere il suo compito. Bergamo Tv ha continuato a essere una televisione di territorio,
con il tg e l’Atalanta rimasti due punti fermi, e con una produzione costruita attorno a informazione, servizio, sport e intrattenimento.
Ci sono stati programmi diventati parte della memoria dell’emittente, da Gente e Paesi a Tutto Ciclismo, da Incontri a Tutto Atalanta,
fino a Trentatré e al Bepi Quiss. Ci sono le commedie in bergamasco registrate con il Ducato di Piazza Pontida,
e le trasmissioni nelle quali entrano in studio notai, medici, esperti, rappresentanti delle istituzioni e professionisti chiamati a spiegare problemi concreti.
È una tv che ha cercato di mantenere una misura precisa: autorevole ma vicina, capace di informare senza alzare i toni
e di far sorridere senza perdere la propria credibilità. Durante il Covid questa funzione è diventata ancora più evidente.
Con le persone costrette in casa, la tv è rimasta accesa per portare informazioni, spiegazioni, collegamenti in diretta, voci e volti del territorio.
 
Bergamo dentro uno schermo
È anche questo che rende diverso il conto dei cinquant’anni. Non è soltanto quello delle sedi – dalla Celadina a via Canovine,
passando per via Conventino e poi via Corti, fino a Palazzo Rezzara – né quello delle tecnologie, dei programmi o delle ore di trasmissione.
È il conto di quante volte una squadra di tecnici, giornalisti e operatori ha dovuto imparare qualcosa di nuovo per continuare a fare la stessa cosa:
portare Bergamo dentro uno schermo. E quella capacità di cambiare senza perdere la propria fisionomia sarà anche la sfida dei prossimi anni.
La televisione non è più soltanto il televisore acceso in salotto: è il digitale terrestre, il computer, il telefono, la diretta che arriva da un altro Paese.
Ma la tecnologia, per quanto abbia cambiato gli strumenti, non ha ancora sostituito chi deve scegliere un’immagine,
controllare un audio, preparare una diretta, raccontare una notizia, risolvere un problema pochi secondi prima di andare in onda.
Il 15 settembre 1976 un segnale nuovo iniziava a farsi strada nelle case dei bergamaschi.
Cinquant’anni dopo non servono più quelle antenne, quei cavi, quei videoregistratori.
Ma, dietro quello schermo, c’è ancora qualcuno che quella tv deve farla arrivare, accendendo una macchina e facendo partire un segnale. 
 

EMILIA-ROMAGNA: TELESTENSE; L' ASTA VA A RETE 8, EMITTENTE DEL GRUPPO 7 GOLD

Cambio di proprietà per Telestense, storica emittente televisiva ferrarese.
A rilevare il complesso di attività messo all’asta dal Tribunale di Ferrara è stata Rete8 Sestarete,
emittente collegata al gruppo 7 Gold, che si è aggiudicata il lotto per 382 mila euro.
La procedura comprendeva l’autorizzazione alla fornitura di servizi media audiovisivi associata al marchio Telestense,
la numerazione Lcn 19, oltre alla numerazione aggiuntiva 219 per l’intera area tecnica 08.
Nel pacchetto rientrano inoltre il marchio della testata, il sito internet,
il contratto con Ei Towers per la trasmissione e un rapporto di lavoro giornalistico.
La nuova asta era stata fissata dopo che la precedente, celebrata lo scorso 7 luglio, era andata deserta.
Per il secondo tentativo la base era stata ridotta di circa il 20%, passando dai 477 mila euro iniziali ai 382 mila euro della nuova procedura.
Alla gara hanno partecipato due soggetti.
Rete8 Sestarete, secondo quanto riportato, non ha avuto bisogno di rilanciare rispetto alla cifra fissata come base d’asta, aggiudicandosi così il lotto.
La vicenda arriva dopo il fallimento di Telestense, dichiarato dal Tribunale di Ferrara nel marzo scorso.
La procedura era stata avviata anche a seguito delle istanze presentate da quattro ex dipendenti dell’emittente.
Dai dati di bilancio relativi al 2024 era emerso un passivo superiore ai 3 milioni di euro.
Con l’operazione, il canale 19 passa dunque a Sestarete, storica televisione regionale nata nel 1977 per iniziativa di Luigi Ferretti
e oggi inserita nel gruppo che comprende, tra gli altri, Rete 8 VGA, Radio Italia Anni ’60 Emilia-Romagna, Punto Radio e Radio Sportiva.
 

CALABRIA: TIRIOLO (CZ), LO SPETTACOLARE ISTANTE IN CUI UN FULMINE COLPISCE L' ANTENNA DI TELECOMUNICAZIONI; NESSUN DANNO

L’immagine tratta dal filmato della webcam della Stazione Meteorologica di Sant’Elia puntata sul suggestivo borgo del Catanzarese
 
Lo spettacolare fermo immagine è tratto da un filmato della webcam di Tiriolo (Catanzaro)
ed immortala la frazione di secondo in cui un fulmine colpisce l’apice dell’antenna.
L’evento si riferisce al temporale di giovedì 3 settembre
quando la Stazione Meteorologica Sant’Elia di Catanzaro ha registrato circa 50 millimetri di pioggia.
Nell’inquadratura il suggestivo borgo dell’importante centro che domina la vallata,
celebre per la possibilità di scorgere i due Mari, lo Jonio ed il Tirreno.
Il fulmine fortunatamente non ha prodotto danni all’impianto,
Il sindaco della cittadina, Domenico Greco, ha confermato la notizia – verificata e comprovata dal filmato della webcam di Fabio Colacino –
aggiungendo che «a memoria d’uomo non si ricordano eventi meteorici che abbiano interessato in modo tanto eclatante la storica antenna
che risale a metà secolo scorso, poi nel tempo ammodernata».
In effetti l’impianto cominciò a funziona nel 1956, poi venne potenziato col boom delle tv locali
ed infine ha subìto una importante evoluzione tecnologica con lo switch off digitale del 2012,
con dotazioni di protezione evidentemente efficaci in casi del genere.
 

SVIZZERA: LA SRG SSR VENDE SWISS POP, SWISS CLASSIC E SWISS JAZZ

La prima passerà al gruppo Tamedia da gennaio 2027, mentre Digris AG rileverà le altre due radio da luglio dell’anno prossimo
 
La SRG SSR vende le sue tre radio tematiche. Radio Swiss Pop passerà al gruppo Tamedia da gennaio 2027,
mentre Digris AG rileverà Radio Swiss Classic e Radio Swiss Jazz da luglio dell’anno prossimo.
Lo ha confermato giovedì mattina in un comunicato la Radiotelevisione svizzera.
L’importo delle varie transazioni non è stato annunciato.
La vendita delle tre radio era prevista da tempo e fa parte del programma di trasformazione della SSR
che deve risparmiare 270 milioni di franchi entro il 2029.
Entrambe gli acquirenti si sono impegnati a mantenere l’orientamento musicale e contenutistico delle emittenti per almeno due anni.
 
Musica senza pubblicità, né presentatori
Le tre stazioni Radio Swiss Pop, Radio Swiss Jazz e Radio Swiss Classic sono canali musicali digitali.
Sono nate nel 1998 all’interno del gruppo Swiss Satellite Radio, pioniere della radio digitale e della diffusione via cavo e satellite in Svizzera.
La volontà era quella di offrire flussi musicali tematici continui, senza pubblicità, né presentatori.
 

SLOVENIA: FINANZIAMENTI RTV; PRENDERE TEMPO PER PERDERE TEMPO

Il consiglio di RTVS gira all’ufficio legale la questione dei finanziamenti ai programmi della comunità nazionale italiana.
Corsa contro il tempo per evitare crisi di liquidità e assicurare i pagamenti di ottobre
 
Da un lato la tattica dilatoria nel duro scontro fra dirigenza dell’RTV e nuova guida al ministero della Cultura,
dall’altra il destino dei fondi per i programmi delle comunità nazionali e, più in generale, dei centri regionali
 
Dopo che in mattinata il consiglio aveva diramato una nota per ribadire che la proposta di legge sulla RTV non prevede in alcun modo
la chiusura dei centri regionali di Capodistria e Maribor, i consiglieri hanno deciso di chiedere un parere legale all’ufficio legislativo
in merito alla bozza di contratto per il finanziamento dei programmi televisivi destinati alla comunità nazionale italiana nel 2026.
Durante la seduta si è discusso inoltre delle difficoltà incontrate dall’emittente nell’ottenere un prestito di liquidità,
circostanza che aggrava la situazione finanziaria dell’ente al punto che i consiglieri non escludono un ritardo nei pagamenti di stipendi e compensi per ottobre.
Un’impasse tutto politico dal quale il Consiglio vorrebbe uscirne in punta di diritto, appellandosi ai chiarimenti dell’ufficio legale.
La situazione è molto delicata e Andrea Bartole, rappresentante del consiglio per i programmi della comunità nazionale italiana,
ha spiegato così i rischi all’orizzonte: “ho espresso la mia preoccupazione per la preparazione di questo parere legale,
perché ogni dilatazione nella sottoscrizione del contratto andrà a incidere sulla stabilità, in quanto potrebbe comportare dei problemi di liquidità.
Solo firmando il contratto possiamo garantire i finanziamenti a favore dei programmi delle due comunità nazionali,
e quindi anche per i programmi della comunità nazionale italiana”.
La data da segnare in rosso sul calendario è quella del referendum consultivo dell’11 ottobre sull’abolizione del canone obbligatorio per la televisione,
un appuntamento che servirà soprattutto a pesare i rapporti di forza fra il governo e l’attuale dirigenza della RTVS, su posizioni diametralmente opposte.
Nel mezzo, ancora una volta, c’è il destino dei programmi delle comunità nazionali: “ho sollevato il problema della tempistica del parere legale,
perché la tempistica è fondamentale sia per i programmi della comunità nazionale italiana, sia per la RTV nel suo complesso,
perché questa potrebbe incorrere in problemi di liquidità”.
 

ROBERTO SERGIO LASCIA LA RAI: "SCELTA PERSONALE, VALUTO SE PROSEGUIRE A SAN MARINO"

“Come già noto, il prossimo 30 settembre concluderò anticipatamente, per mia scelta personale, il percorso professionale in Rai,
dopo oltre ventidue anni trascorsi al servizio dell’Azienda in ruoli di crescente responsabilità.
Desidero precisare che questa decisione non coincide con il mio pensionamento,
come più volte erroneamente scritto da testate e blog, che avverrà successivamente, al 1 giugno 2027,
ma rappresenta una scelta autonoma con la quale ho ritenuto di anticipare la conclusione della mia esperienza professionale in Rai”.
Così, in un post sul suo profilo Facebook, il direttore generale della Rai Roberto Sergio.
“A valle delle determinazioni che il Consiglio di amministrazione della Rai assumerà nella riunione prevista a fine mese,
valuterò, in piena e totale autonomia, il mio futuro professionale – scandisce Sergio -.
Deciderò quindi se proseguire il mio impegno alla guida di San Marino Rtv,
accompagnando il percorso di rilancio e sviluppo avviato in questi anni,
oppure se considerare nuove sfide e opportunità professionali”.
“Qualunque sarà la decisione, sarà assunta con la serenità e la libertà che derivano dalla conclusione di una lunga e importante stagione professionale
e con lo stesso senso di responsabilità che ha sempre accompagnato le mie scelte”, conclude Sergio.
 
Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana
Nel giorno in cui Sergio annuncia questa importante svolta professionale è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce
dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, il più alto grado dell’Ordine.
Il riconoscimento arriva al termine di oltre quarant’anni di carriera professionale
e premia il suo impegno nel mondo delle istituzioni, della comunicazione e del servizio pubblico.
Sergio, nato a Roma il 26 aprile 1960, ha ricoperto incarichi manageriali in Sogei e Lottomatica e, dal 2004, in Rai,
dove è arrivato ai vertici come amministratore delegato, presidente ff pro tempore e direttore generale.
Dal 2024 guida inoltre San Marino RTV, impegnato nel rilancio editoriale, industriale e internazionale dell’emittente.
L’onorificenza completa un percorso già segnato dai gradi di Ufficiale, Commendatore e Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Il 30 settembre, come detto, si conclude il suo percorso in Rai.
 

SU MEDIASET TORNA "LA LIGA"

Il grande calcio spagnolo torna in chiaro su Mediaset.
Anche per la stagione 2026/27, grazie all’accordo di sublicenza con DAZN,
Mediaset trasmetterà in co-esclusiva sei tra i big match più attesi de LaLiga EA SPORTS.
L’intesa tra le due emittenti porterà in chiaro sulle reti Mediaset il meglio del calcio spagnolo
e alcuni dei campioni più in voga del panorama mondiale:
da Lamine Yamal e Kylian Mbappé, passando per Oblak, Bellingham, Rodri e tanti altri.
Si parte con il derby di Madrid, “Atletico Madrid-Real Madrid”, in diretta in chiaro sul Canale 20, domenica 20 settembre alle ore 16.15.
La telecronaca della partita è affidata a Massimo Callegari, con il commento tecnico di Borja Valero.
 
Di seguito il calendario di tutte le gare che verranno trasmesse:
 
Domenica 20 settembre 2026, ore 16.15 – Atletico Madrid-Real Madrid (Canale 20)
 
Domenica 25 ottobre 2026 – Barcellona-Real Madrid
 
Weekend 7-8 novembre 2026 – Atletico Madrid-Barcellona
 
Weekend 6-7 febbraio 2027 – Barcellona-Atletico Madrid
 
Weekend 3-4 aprile 2027 – Real Madrid-Atletico Madrid
 
Weekend 8-9 maggio 2027 – Real Madrid-Barcellona
 

USA: ELICOTTERO DI UNA TV PRECIPITA MENTRE FILMA UN INCIDENTE STRADALE; ALMENO 3 MORTI, TRAGEDIA A LOS ANGELES

Il velivolo dell’emittente locale NBC4 Los Angeles stava realizzando un servizio sullo scontro tra un bus e un’auto
quando è caduto e ha preso fuoco. L’incidente in un’area residenziale a Chatsworth
 
Tragedia a Los Angeles, dove un elicottero della NBC4 è precipitato mentre realizzava un servizio su un incidente stradale.
Il velivolo, dopo l’impatto col suolo, ha preso fuoco. Il bilancio è al momento di tre morti.
È successo intorno alle 19 ora locale a Chatsworth, un quartiere residenziale.
Un portavoce dei vigili del fuoco di Los Angeles ha riferito ai giornalisti che una delle vittime è un passante
mentre le altre due erano a bordo dell’elicottero: si tratta della reporter Eliana Moreno e del pilota George Marciniw.
Una quarta persona sarebbe stata trasferita in gravi condizioni in ospedale.
L’elicottero, un “NewsChopper4” della rete televisiva NBC4 Los Angeles, stava filmando il luogo dell’incidente
tra un autobus e un’auto su Nordhoff Street in cui avevano perso la vita due persone e molte altre erano rimaste ferite quando è precipitato.
Durante una diretta carica di emozione su NBC4, la storica conduttrice Colleen Williams ha confermato
che a precipitare è stato proprio un elicottero dell’emittente. “Sapevamo che si trattava di un elicottero dell’informazione.
Sapevamo di aver perso i contatti con i nostri colleghi e ne abbiamo appena ricevuto conferma”, ha dichiarato Williams.
L’incidente sarà oggetto di indagine da parte del National Transportation Safety Board.