Domenica 5 luglio 2026

TV DIGITALE TERRESTRE, RADIO DAB:
LE NOTIZIE FLASH DELLA SETTIMANA

Pubblicato il 05/07/2026 alle ore 12:30
Tutti i diritti riservati @L’ITALIA IN DIGITALE

RADIO DAB - MUX RADIO DIGITALE 2: AGGIORNATA LA COMPOSIZIONE

Iniziamo parlando della radio digitale.
Nella sezione CAMPANIA IN DIGITALE abbiamo attualizzato la configurazione del Mux RADIO DIGITALE 2.

CAMPANIA
Canale 6A (181,936 MHz)
PostazioneComuneProvincia
MontevergineMercoglianoAV
Masso della SignoraSalernoSA

IN ARRIVO ITALIANA, IL CANALE RAI INTERAMENTE DEDICATO AL RACCONTO DELL' IDENTITÀ ITALIANA SUI TERRITORI

Una storia nuova che nasce da un successo consolidato: il racconto del territorio.
L’iniziativa si propone come punto di riferimento sul racconto dell’Italia, capace di attivare emozioni identitarie e personali.
Dal 1° ottobre 2026, sul canale 57 del Digitale terrestre, parte Canale Territorio.
Un progetto che affonda le radici in tutto quello che rappresenta l’enorme successo del racconto italiano realizzato in esterna, fuori dallo studio.
Un modo nuovo, ma collaudato, per raccontare l’Italia con diverse realtà narrative che si basa sul successo
e sull’esperienza ormai decennale di “Linea Verde” con la guida del direttore Angelo Mellone. Ma non solo.
La partenza di Canale Territorio, prevista con una offerta di ribattuta,
dal trimestre successivo inizierà ad essere integrata con rimontaggi,
nuove produzioni e spazi in diretta dalle principali manifestazioni nazionali afferenti alle tematiche del canale.
Il racconto del territorio attinge da tutte le library attive nel Day Time, comprese quelle provenienti da Rai Cultura,
con nuovi contenuti che propongano le storie come vetrine del Made in Italy, con una spiccata identità italiana.
La griglia, infatti, è basata su un mix di Intrattenimento Day Time e Cultura/Educational, con cluster come “Il Paese che cambia”,
“Vite in soggettiva”, “Ritorni, borghi, nuovi abitanti”, “Visioni del presente”, “Sapori, Storie, Comunità”,
oltre a Patrimonio culturale / Imprese italiane e Natura (Geo/Doc);
in seconda serata/notte anche “narrazioni lunghe” (“Racconto del Bel Paese”, “Paesaggi, Memorie e Viaggi”)
e finestre digital/transmediali (“Mestieri e Eccellenze”).
3 slot da 8 ore, con un palinsesto di 720 ore, incardinati su una struttura, un progetto narrativo, un disegno di regia,
che mettono a frutto l’esperienza decennale di un lavoro serio, preciso, sempre alla ricerca della sintonia con il pubblico,
fatto insieme a Linea Verde e a tutte le sue derivazioni, ormai abituato a seguire un racconto che esce dallo studio
e va nei luoghi e che la gente sente sempre più suo e più vicino a ciò che si vuole essere.
Il canale si propone come racconto emotivo e crossgenerazionale dell’Italia.
Il concept valorizza un “mosaico” di persone, paesaggi, tradizioni e trasformazioni,
con focus su luoghi/borghi, artigianato e impresa, made in Italy, natura/ambiente, enogastronomia,
turismo del patrimonio, eventi/folklore, innovazione e sostenibilità, musica/cultura popolare.
 

DE AGOSTINI EDITORE TORNA PROPRIETARIA DEL CANALE SUPER!

De Agostini Editore annuncia il ritorno di Super!, il canale televisivo dedicato a bambini, ragazzi e famiglie, all’interno del proprio network.
A partire dal 17 luglio, il gruppo tornerà a controllare la proprietà e a gestire direttamente l’emittente in chiaro sul digitale terrestre,
al canale 47, inaugurando una nuova fase strategica orientata all’innovazione, alla valorizzazione dei contenuti italiani
e allo sviluppo di un ecosistema media integrato dedicato alle nuove generazioni.
La direzione del canale è affidata a Massimo Bruno già a capo di DeAKids e DeAJunior.
 
Il ritorno di Super! nel network di De Agostini Editore
Nato nel 2010 con il nome di DeA Super! e diventato Super! nel 2012,
il canale è stato sviluppato da De Agostini Editore fino a diventare uno dei brand più riconosciuti dell’intrattenimento kids in Italia.
La sua crescita è avvenuta grazie alla joint venture tra De Agostini Editore e Paramount.
Nel 2019, Paramount è passata dal ruolo di azionista di minoranza a proprietaria unica del canale, assumendone il pieno controllo.
Ora, dopo diversi anni sotto la gestione del gruppo internazionale, Super! torna sotto la guida di De Agostini Editore,
controllata al 100% dal gruppo De Agostini (B&D Holding) che non fornisce ulteriori dettagli dell’operazione.
 
La strategia di sviluppo nell’area Kids & Family
Il rilancio di Super! si inserisce nel più ampio piano di sviluppo delle attività Kids & Family di De Agostini Editore,
che comprende già i canali DeAKids e DeAJunior, presenti in esclusiva sulla piattaforma Sky rispettivamente dal 2008 e dal 2012.
A queste attività si aggiunge l’esperienza maturata nella produzione e distribuzione di contenuti per bambini e ragazzi attraverso KidsMe,
la children content factory del gruppo nata nel 2020.
 
Nuovi contenuti e progetti multipiattaforma
Nei prossimi mesi, Super! sarà al centro di un importante piano editoriale che affiancherà ai prodotti storici che hanno caratterizzato il canale
nuovi contenuti, produzioni originali, iniziative digitali e progetti multipiattaforma.
L’obiettivo dichiarato è rafforzare ulteriormente il rapporto con il pubblico e con le famiglie italiane,
consolidando il posizionamento del brand nel panorama dell’intrattenimento per ragazzi.
La raccolta pubblicitaria del canale è affidata a PRS Mediagroup.
 

LOMBARDIA: ORSINGHER ORTU CON ESPANSIONE TV
E MEDIAPASON AL CONSIGLIO DI STATO SU LCN

Orsingher Ortu – Avvocati Associati ha rappresentato Espansione e Mediapason in due giudizi dinanzi al Consiglio di Stato
relativi all’attribuzione delle numerazioni automatiche dei canali della televisione digitale terrestre
(c.d. Logical Channel Numbering, LCN) nelle aree tecniche della Lombardia e del Piemonte orientale.
Il giudice amministrativo di secondo grado ha respinto nel merito tutte le censure proposte,
confermando la piena legittimità dell’attribuzione dell’LCN n. 14 a Espansione e dell’LCN n. 11 a Mediapason.
 
I profili giuridici
Tra i temi approfonditi nel corso dei giudizi figurano la rilevanza del posizionamento numerico delle emittenti sul piano competitivo,
l’utilizzo efficiente delle numerazioni, il pluralismo informativo e la configurazione delle aree tecniche interessate.
Il Consiglio di Stato ha chiarito che l’eventuale sovrapposizione tra numerazioni LCN non determina, di per sé,
l’illegittimità dei provvedimenti di attribuzione e che, in assenza di un concreto pregiudizio dimostrato, 
non può condurre all’annullamento delle assegnazioni.
Le decisioni confermano la piena legittimità dell’attuale assetto regolatorio e competitivo nel settore dell’emittenza televisiva locale.
 
Il team legale
Orsingher Ortu ha agito con un team composto dai senior partner Carlo Edoardo Cazzato e Fabrizio Sanna,
dalla senior associate Marta Bianchi e dalla trainee Sofia Occhipinti.
 

VENETO: SAN DONÀ DI PIAVE (PD), IL SINDACO TESO ALZA LA VOCE SUL BLACKOUT TELEVISIVO E CHIEDE ENTRO 15 GIORNI RISPOSTE DA RAI E RAI WAY

Il Comune di San Donà di Piave passa dalle segnalazioni ai fatti e avvia un’azione formale per ottenere risposte sul problema,
ormai cronico, della ricezione del segnale televisivo che interessa il territorio comunale e, più in generale, una vasta parte del Veneto Orientale.
Il sindaco Alberto Teso ha infatti inviato un atto di significazione stragiudiziale a RAI, Rai Way, AGCOM, Corecom Veneto e Prefettura di Venezia,
coinvolgendo per conoscenza anche il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la Commissione parlamentare di vigilanza RAI,
la Regione Veneto e i rappresentanti istituzionali del territorio.
Al centro della contestazione ci sono le frequenti interruzioni nella ricezione dei canali RAI e, in molti casi, anche di quelli Mediaset,
un disservizio che da anni interessa numerose abitazioni e che, secondo l’Amministrazione comunale,
non può più essere considerato un fenomeno occasionale.
“Non siamo davanti a una lamentela generica – afferma il sindaco Alberto Teso -.
La stessa RAI ha già riconosciuto l’esistenza di criticità tecniche.
In passato ci era stato assicurato che l’intervento nazionale del 28 agosto 2024 sul segnale RAI
e sul Mux B in tecnologia T2 avrebbe potuto risolvere il problema, ma così non è stato.
A distanza di tempo il segnale continua a sparire e i cittadini continuano a subire un disservizio inaccettabile”.
L’ Amministrazione ricorda di essersi già attivata in passato, anche attraverso l’assessore Lucia Camata,
che aveva seguito le interlocuzioni con RAI e Rai Way.
Sulla vicenda si era mossa anche la Conferenza dei Sindaci del Veneto Orientale, che aveva segnalato il problema al Ministero competente,
evidenziando come il disagio riguardasse un’area ben più estesa del solo Comune di San Donà.
Con il nuovo sollecito il Comune chiede, entro quindici giorni, una relazione tecnica dettagliata sulle cause del disservizio,
l’indicazione degli impianti e delle frequenze interessate, chiarimenti sugli effetti dell’intervento eseguito nell’agosto dello scorso anno,
un cronoprogramma dei lavori previsti e la nomina di un referente tecnico unico per i rapporti con l’ Amministrazione.
Tra le richieste figura anche la valutazione di soluzioni alternative o integrative, come sistemi satellitari, decoder dedicati o altre piattaforme certificate,
qualora non fosse possibile garantire in tempi brevi una ricezione stabile del segnale televisivo.
“Non inviterò certamente i cittadini a non pagare il canone – precisa Teso – perché un sindaco non può chiedere di violare la legge.
Ma proprio perché il canone viene regolarmente pagato, i cittadini hanno diritto a ricevere il servizio.
San Donà e il Veneto Orientale non possono essere trattati come territori marginali.
Il servizio pubblico, se è pubblico, deve arrivare anche qui”.
L’iniziativa proseguirà anche sul piano istituzionale con la convocazione di una Commissione consiliare aperta dedicata esclusivamente al tema. 
All’incontro saranno invitati RAI, Rai Way, Ministero, AGCOM, Corecom Veneto, Regione, parlamentari e consiglieri regionali del territorio.
Durante la seduta sarà mostrato pubblicamente, anche attraverso un televisore, ciò che molti cittadini sperimentano quotidianamente.
“Lo schermo nero non è una scenografia polemica – osserva il sindaco -. È la rappresentazione semplice e diretta del problema.
I cittadini pagano, ma troppo spesso non vedono nulla”.
Qualora non arrivassero risposte soddisfacenti, il dossier sarà portato direttamente a Roma,
coinvolgendo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e la Commissione parlamentare di vigilanza RAI.
L’ Amministrazione ritiene infatti che il problema non possa essere liquidato come una questione locale.
Parallelamente il Comune sta valutando una campagna pubblica denominata Canone versato con espressa riserva di contestazione,
mettendo a disposizione dei cittadini un modello di comunicazione da inviare a RAI, Rai Way e AGCOM
per contestare formalmente il disservizio pur continuando a versare regolarmente il canone.
L’obiettivo è inoltre valutare eventuali azioni collettive a tutela della popolazione e richiedere, se necessario,
misure compensative come contributi per decoder satellitari o altri sistemi di ricezione alternativi.
“Non chiediamo privilegi – conclude Teso -.
Chiediamo semplicemente che i cittadini di San Donà e del Veneto Orientale possano usufruire del servizio per il quale sono chiamati a contribuire.
Dopo anni di segnalazioni e promesse non risolutive servono risposte tecniche, tempi certi e responsabilità chiare.
La questione non può più essere rinviata”.
 

FRIULI-VENEZIA GIULIA: IL GRUPPO NEM ACQUISISCE TELEFRIULI, PERFEZIONATO L' ACCORDO DEFINITIVO

Rinnovata la governance: l’emittente sarà presieduta da Luciano Colombini,
nel CdA Alfonso Di Leva (Amministratore Delegato), Giuseppe Cerbone, Paolo Possamai, Daniele Stolfo
 
Il Gruppo Nord Est Multimedia (NEM) comunica di aver sottoscritto con la società Finanziaria Danieli (FINDAN)
il contratto definitivo per la cessione del 95% del Gruppo Telefriuli.
Il 5% residuo rimane in mano al socio Confindustria Udine. L’accordo ha efficacia a decorrere dal 30 giugno 2026.
«Maturiamo oggi un importante passo nella costruzione di un polo multimediale, leader nel Nord Est italiano,
capace di dare voce autorevole a quest’area del Paese» – osserva Enrico Marchi, presidente di gruppo Nem -.
«Siamo convinti che da questa acquisizione deriveranno sinergie operative di grande rilievo
e tali da rafforzare reciprocamente le singole testate di NEM, che sarà sempre più protagonista in Friuli».
L’avventura di NEM è iniziata nell’autunno del 2023, acquisendo dal gruppo Gedi due testate leader del Friuli Venezia Giulia,
Il Piccolo e Messaggero Veneto, assieme ai quattro quotidiani veneti: il Mattino di Padova,
La Tribuna di Treviso, La Nuova Venezia e Il Corriere delle Alpi di Belluno.
 
La governance
Con l’acquisizione di Telefriuli da parte del Gruppo NEM si è proceduto al rinnovo della governance:
Telefriuli sarà presieduta da Luciano Colombini; nel CdA figurano Alfonso Di Leva (amministratore delegato),
Giuseppe Cerbone, Paolo Possamai e Daniele Stolfo.
«Con la cessione di Telefriuli si chiude un percorso iniziato dall’ing. Gianpietro Benedetti ormai 8 anni fa
assieme ad altri imprenditori locali per mettere a disposizione della comunità friulana un’emittente televisiva innovativa ed efficiente»
spiega il Presidente del Gruppo Danieli Alessandro Brussi;
«ora inizia un nuovo cammino con NEM per creare una piattaforma d’informazione moderna ed integrata
per rispondere meglio alle esigenze della comunità».
 
La scheda
Telefriuli, nata nel 1978 come rete televisiva regionale, di tipo generalista, diffonde il proprio segnale digitale terrestre su tutta la regione FVG.
È inoltre visibile in diretta e on demand in HbbTv (Hybrid Broadcast Broadband TV) e, in tutto il mondo, in AppTv e in streaming,
sempre in diretta e on demand.
Dal 2021 si posiziona al primo posto tra le emittenti nell’area del Friuli Venezia Giulia in termini di ascolti
per contatti medi giornalieri secondo le rilevazioni ufficiali dell’Auditel.
La TV è parte del network Mediafriuli che ricomprende al suo interno anche la Vos dai Furlans, unico settimanale cartaceo in lingua friulana
al quale vengono allegati a rotazione i mensili Il Friuli e Business e il trimestrale Green;
comprende inoltre i siti web lavosdaifurlans.com (in friulano), telefriuli.it, ilfriuli.it, udineseblog.it
e la società Euronews S.r.l (concessionaria pubblicitaria del gruppo).
Il Gruppo Telefriuli impiega complessivamente 30 dipendenti,
quasi tutti operativi nella nuova sede attrezzata a Feletto Umberto (alle porte di Udine),
con regie e studi televisivi di ultima generazione sul piano delle tecnologie messe in campo.
Tecnologie e nuovi spazi funzionali alla realizzazione di format utili ad arricchire il palinsesto dell’offerta informativa della Rete.
L’integrazione di Telefriuli mira a rafforzare la presenza di Gruppo NEM in Friuli soprattutto attraverso la crescita degli eventi a marchio proprio.
Ma il cuore del progetto risale alla missione propriamente editoriale di NEM, laddove le redazioni giornalistiche –
soprattutto di Telefriuli e di Messaggero Veneto – avranno ampio campo per affermare il ruolo primario di player informativo regionale.
 
Il piano industriale di Nem
L’operazione Telefriuli avviene all’interno di un piano industriale denso di attività di ricostruzione del gruppo
(basti citare il reimpianto tecnologico dei sette siti NEM oltre che il radicale ridisegno della grafica dei giornali).
Da segnalare pure la recente completa acquisizione della società Post Eventi (rinominata Eventi NEM),
finalizzata a concepire e eseguire un cartellone di eventi che nel 2025 ha occupato 100 giornate,
nel contesto di un un hub multi-informativo integrato che si declina attraverso carta stampata,
Tv ed eventi di approfondimento con vasta fruizione del pubblico.
 
I soci di Nem
NEM Nord Est Multimedia è una società di nuova costituzione, promossa da Banca Finint e partecipata, oltre che da Finint stessa,
anche da numerose delle principali famiglie imprenditoriali di Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Il disegno d’impresa, a partire dall’acquisizione delle sei testate Gedi a Nord Est,
consiste nella costruzione di un gruppo multimediale attivo anche nel campo televisivo, radiofonico, digitale, degli eventi.
A tale disegno hanno aderito Alessandro Banzato (Acciaierie Venete), Gianpietro Benedetti e successivamente Giacomo Mareschi Danieli
(Danieli Group), famiglia Carraro (Finaid), Confindustria e Ance Udine, famiglia Curti (Bluenergy), Fondazione CRTrieste,
Angelo Mandato (Bioman), famiglia Nalini (Carel Group), VideoMedia (Confindustria Vicenza), Carlo Pizzocaro (Fidia farmaceutici),
famiglia Canella (supermercati Alì), Federico De Stefani (Sit), famiglia Zanatta (Tecnica Group), famiglia Cattaruzza (Ocean Group),
famiglia Samer (Samer Group), Fondazione CariVerona.
 

SICILIA: LICENZIATI 4 GIORNALISTI DELLA REDAZIONE DI TELERENT

Assostampa: “L’editore riapra un confronto per individuare soluzioni alternative”
 
L’ Associazione siciliana della stampa esprime solidarietà ai quattro giornalisti licenziati dalla redazione di Telerent
e chiede all’editore di riaprire immediatamente un confronto per individuare soluzioni alternative,
nel rispetto delle norme contrattuali e della dignità dei lavoratori.
“Licenziare quattro giornalisti per ragioni economiche su un organico di sette unità –
affermano il segretario di Assostampa Palermo, Gianluca Caltanissetta, e il segretario regionale, Giuseppe Rizzuto –
significa smantellare la redazione giornalistica e compromettere la continuità del telegiornale.
Quello giornalistico è l’unico settore della televisione che viene interessato dai tagli.
Quando abbiamo incontrato gli amministratori, avevamo dato la massima disponibilità a trovare soluzioni
che rendessero compatibile l’equilibrio di bilancio con il mantenimento della forza lavoro redazionale.
L’editore, invece, ha scelto di proseguire sulla strada dei licenziamenti.
Una decisione grave, che colpisce non soltanto quattro professionisti e le loro famiglie,
ma che finisce con l’indebolire l’offerta informativa locale
proprio in un periodo in cui si avverte il bisogno di un’informazione più attenta, autorevole e radicata nel territorio”.
“Ci auguriamo – concludono i segretari di Assostampa – che l’azienda possa ritornare sui suoi passi.
Noi continueremo a seguire con la massima attenzione l’evolversi di questa vicenda, garantendo ai colleghi assistenza sindacale e legale, 
e riservandoci di intraprendere tutte le iniziative necessarie per tutelare i diritti dei giornalisti coinvolti”.
Il senatore di Fratelli d’Italia, Raoul Russo esprime “solidarietà ai giornalisti di Telerent” .
“Il licenziamento di ben quattro professionisti su sette della redazione rappresenta un colpo durissimo
non soltanto per le famiglie dei lavoratori coinvolti, a cui va la mia totale vicinanza,
ma per l’intero panorama dell’informazione locale e regionale aggiunge -.
La riduzione drastica del personale giornalistico rischia di impoverire il diritto dei cittadini a un’informazione capillare,
libera e pluralista, che da sempre rappresenta il cuore pulsante delle nostre comunità”.
 

SARDEGNA: IL TG DI VIDEOLINA COMPIE 50 ANNI; LA PRIMA EDIZIONE IL 3 LUGLIO 1976

Mezzo secolo di notizie e immagini che hanno accompagnato la storia recente della Sardegna
 
Cinquant’anni di notizie, immagini e memoria collettiva. Il Tg di Videolina taglia il traguardo del mezzo secolo.
Il 3 luglio 1976, alle 21, debuttava il TGS, il primo telegiornale interamente dedicato alla Sardegna.
Da allora non ha mai smesso di raccontare l’Isola, documentandone cambiamenti, emergenze e trasformazioni,
fino a diventare un appuntamento quotidiano per generazioni di sardi.
Videolina, che lo scorso anno ha festeggiato i 50 anni, e il suo telegiornale, nato dieci mesi dopo,
hanno contribuito fin dagli esordi dell’emittenza privata a cambiare il modo di fare informazione.
Dai primi passi, inevitabilmente cagliaritani, la copertura si è rapidamente estesa a tutta la regione, dando voce a ogni territorio.
In mezzo secolo la testata ha attraversato crisi del mercato pubblicitario e profonde innovazioni tecnologiche,
conservando però la propria identità.
Un percorso iniziato con la visione innovativa del fondatore Niki Grauso e proseguito con l’editore Sergio Zuncheddu,
che ne ha garantito continuità e sviluppo. Alla guida della redazione si sono alternati Patrizio Mulas, primo direttore del TGS,
Lucio Spiga, Andrea Coco, Francesco Birocchi, Sandro Angioni, Bepi Anziani, il direttore più longevo con 26 anni di incarico,
e l’attuale direttore Emanuele Dessì, in carica dal 2010. Anche il formato si è evoluto.
Dal notiziario serale delle origini si è passati, nei primi anni Ottanta, a tre e poi quattro edizioni al giorno.
Nel 1988 Videolina introduce un modello inedito: un flusso continuo di telegiornali riproposti e aggiornati ogni mezz’ora.
Il primo gennaio 2000, dopo 24 anni, il TGS diventa Tg Videolina,
aprendo la strada all’attuale modello con quattordici edizioni quotidiane seguite dagli approfondimenti.
Tra le dirette che hanno fatto la storia del Tg c’è quella della festa di Sant’Efisio,
sei giorni di racconto ininterrotto seguiti ogni anno da migliaia di sardi in tutto il mondo.
Poi le maratone elettorali e le visite dei Pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
Quella del 22 settembre 2013 resta la più seguita nella storia dell’emittenza privata italiana,
con una media d’ascolto del 50 per cento e punte del 55 per cento.
Ogni edizione è il risultato del lavoro di decine di professionisti: giornalisti, operatori di ripresa, montatori, registi e tecnici,
spesso invisibili, ma indispensabili. Oggi il Tg di Videolina raggiunge il pubblico attraverso digitale terrestre, satellite e streaming,
mantenendo la stessa missione degli esordi: raccontare la Sardegna ai sardi, ovunque si trovino.
Parte delle edizioni odierne, a partire dalle 13, saranno dedicate al mezzo secolo del telegiornale,
con immagini d’archivio e filmati inediti che raccontano l’evoluzione della redazione e del modo di fare informazione.
Una fedeltà ricambiata dal pubblico:
nei primi mesi del 2026 Videolina si è confermata la prima televisione privata locale d’Italia per ascolto medio,
coronando cinquant’anni di informazione al servizio dell’Isola.
 

SPAGNA: LA SÉP7IMA È ORA UFFICIALE;
IL NUOVO CANALE TV DEL DIGITALE TERRESTRE SVELA NOME E LOGO

Il nuovo canale televisivo nazionale del digitale terrestre ha finalmente un nome.
L’emittente, promossa da Servicios Integrados Entretenimiento Televisivo, SL, si chiamerà La Sép7ima,
un nome che gioca sul numero 7, elemento centrale della sua identità visiva
 
Il lancio del marchio giunge dopo settimane di attesa per il progetto assegnato dal governo a SIETE,
il consorzio che ha ottenuto una nuova licenza statale per la televisione digitale terrestre (DTT)
per un periodo iniziale rinnovabile di 15 anni.
La licenza impone all’operatore di iniziare le trasmissioni entro la fine di novembre 2026.
 
Un logo costruito attorno al numero 7
Il logo di La Sép7ima opta per un’immagine molto riconoscibile: un grande 7 formato da diverse linee orizzontali e curve,
accompagnato dall’articolo “LA” e dal nome “SEP7IMA” in lettere maiuscole,
integrando ancora una volta il numero 7 all’interno della parola.
L’identità visiva utilizza una tonalità rosso-arancio
e rafforza l’idea di un marchio progettato per essere memorizzato rapidamente sullo schermo,
con un simbolo che può funzionare sia come logo principale che come marchio televisivo.
 
Il dominio è attualmente attivo e in fase di costruzione
Il dominio lasep7ima.es ora mostra una pagina “in costruzione”,
ulteriore indicazione dello stato di avanzamento del progetto prima del suo lancio ufficiale.
Questo sviluppo è in linea con quanto dichiarato la scorsa settimana da José Miguel Contreras,
uno dei responsabili del canale: il nome sarebbe stato rivelato entro pochi giorni.
Contreras ha inoltre collocato il periodo di lancio tra il 15 ottobre e il 15 novembre,
in linea con la pianificazione che prevede l’inizio delle trasmissioni del canale
prima della scadenza del termine legale stabilito dalla sentenza.
 
Chi si cela dietro La Sép7ima?
Dietro La Sép7ima si cela una struttura azionaria equamente ripartita tra quattro società legate ai principali promotori del progetto:
The Pool Anvar Holding, SL, associata ad Andrés Varela Entrecanales; Asesoramiento y Gestión 360 SL, legata a Diego Prieto;
Consultores Laborales y Organización SL, legata ad Adolfo Utor; e Televisión Federal SA, collegata all’imprenditore argentino José Luis Manzano.
Questa struttura rafforza il profilo commerciale del nuovo canale televisivo digitale terrestre nazionale,
che si prepara al lancio previsto per questo autunno.
 
Un nuovo concorrente per la televisione in chiaro
L’arrivo di La Sép7ima rappresenta uno degli sviluppi più significativi della televisione digitale terrestre spagnola degli ultimi anni.
Il canale è stato lanciato con un focus nazionale e l’intento di competere nel mercato della televisione in chiaro,
un panorama dominato dai principali gruppi mediatici.
Il progetto include nomi legati al settore audiovisivo e imprenditoriale, tra cui José Miguel Contreras,
fondatore di Globomedia e uno dei promotori storici de La Sexta, e imprenditori come Andrés Varela Entrecanales.
 

SPAGNA: ECCO COME SARÀ IL NUOVO CANALE
CHE RTVE SI APPRESTA A LANCIARE QUEST' ANNO

Nei prossimi mesi la televisione digitale terrestre si arricchirà di un nuovo canale.
Tuttavia, non sarà dedicato all’intrattenimento, ai film o alle serie TV, bensì a un progetto con un obiettivo ben diverso:
cambiare il modo in cui migliaia di persone accedono alla televisione ogni giorno
 
L’iniziativa, il cui lancio è previsto in concomitanza con l’entrata in vigore del nuovo Piano Tecnico Nazionale per la Televisione Digitale Terrestre (TDT),
rappresenta uno dei progetti più ambiziosi che RTVE abbia sviluppato nel campo dell’accessibilità.
 
Il primo canale dedicato alle persone sordocieche
Il presidente di RTVE, José Pablo López, ha annunciato che l’emittente sarà “la prima rete televisiva” ad avere un canale dedicato alle persone sordocieche.
Il progetto farà parte di RTVE para Todos (RTVE per tutti), un nuovo servizio attualmente in fase di sviluppo finale.
Come ha spiegato durante la sua audizione davanti alla Commissione parlamentare congiunta di controllo su RTVE,
si prevede che il canale sarà disponibile il prossimo novembre.
 
RTVE vuole andare oltre l’accessibilità tradizionale
López ha affermato che RTVE è “la forza trainante dell’accessibilità audiovisiva in Spagna”
e ha sottolineato il lavoro svolto insieme a ONCE nel campo della sordocecità.
Il presidente della Corporation ha inoltre osservato che RTVE raggiunge già il 99% di programmi sottotitolati,
superando di gran lunga il 90% richiesto dalla legislazione vigente.
 
Sarà inoltre disponibile un programma di notizie adattato
L’impegno per l’accessibilità non si limiterà al nuovo canale.
RTVE lancerà anche un programma di informazione adattato per le persone con disabilità cognitive,
sviluppato in collaborazione con il Centro spagnolo per l’accessibilità cognitiva.
Questo nuovo spazio utilizzerà un linguaggio più semplice, supporti visivi e una presentazione più chiara delle informazioni 
per facilitare l’accesso agli eventi di attualità.
 
I miglioramenti saranno valutati dagli utenti stessi
Inoltre, RTVE sta finalizzando un accordo con la Confederazione statale dei sordi
affinché gli utenti stessi possano partecipare alla valutazione delle misure di accessibilità sviluppate dall’azienda.
José Pablo López ha sostenuto che le circa 30.000 persone sordocieche che vivono in Spagna,
così come le migliaia di persone con disabilità cognitive,
hanno lo stesso diritto di qualsiasi altro cittadino ad accedere all’informazione e a comprendere gli eventi di attualità.
 

COMCAST CAMBIA ASSETTO: SKY CONFLUISCE IN NBC UNIVERSAL

Il Gruppo statunitense creerà due società quotate: una dedicata a media e intrattenimento, l’altra a connettività e servizi tecnologici
 
Comcast cambia struttura e punta sulla specializzazione.
Il Gruppo statunitense ha annunciato la separazione delle attività dedicate ai media e all’intrattenimento da quelle tecnologiche e di connettività,
dando vita a due società indipendenti quotate in Borsa attraverso uno spin-off fiscalmente neutrale.
L’obiettivo è consentire a ciascuna società di concentrarsi sulle proprie priorità strategiche,
investire nella crescita e creare valore nel lungo periodo per gli azionisti.
 
Sky nella nuova Nbc Universal
La nuova Nbc Universal riunirà gli Universal Studios, le reti Nbc e Telemundo, la piattaforma Peacock, il canale Bravo,
i parchi a tema e le attività europee di Sky, comprese quelle in Italia e nel Regno Unito.
La nuova Comcast si concentrerà invece su banda larga, servizi wireless e infrastrutture di rete,
raggiungendo circa 65 milioni di abitazioni e imprese.
In una nota, il Gruppo spiega che l’evoluzione tecnologica, il cambiamento delle abitudini dei consumatori
e le nuove dinamiche competitive rendono più efficace una gestione separata dei due business.
Brian L. Roberts continuerà a seguire entrambe le società.
Mike Cavanagh guiderà NbcUniversal, mentre Michael Angelakis sarà il ceo della nuova Comcast.
L’operazione dovrebbe essere completata nell’arco di circa un anno.
 

NILS HARTMANN LASCIA SKY DOPO 23 ANNI.
DAL 1° AGOSTO EMANUELE MARCHESI ALLA GUIDA DI SKY STUDIOS ITALIA

Dopo oltre 23 anni in Sky, Nils Hartmann lascia il gruppo per intraprendere un nuovo percorso professionale
nel settore dei contenuti e dell’industria culturale e creativa.
Dal 1° agosto la guida di Sky Studios Italia passerà a Emanuele Marchesi
Hartmann era entrato in Sky nel 2003, anno di avvio della piattaforma in Italia, come direttore creativo dei canali cinema.
Successivamente ha assunto la guida delle produzioni originali, contribuendo alla definizione della strategia editoriale
e allo sviluppo dell’offerta di serie tv e produzioni scripted del gruppo.
Nel corso della sua esperienza ha supervisionato la nascita di alcuni dei principali titoli originali Sky,
tra cui Romanzo Criminale, il franchise Gomorra, la trilogia 1992, 1993 e 1994, The Young Pope di Paolo Sorrentino,
ZeroZeroZero, Diavoli, A casa tutti bene di Gabriele Muccino, Call My Agent – Italia, Petra e I Delitti del BarLume.
Più recentemente ha seguito anche produzioni come L’arte della gioia di Valeria Golino, Dostoevskij dei fratelli D’Innocenzo,
M – Il figlio del secolo, Hanno ucciso l’uomo ragno – La leggendaria storia degli 883 e Avvocato Ligas.
Hartmann ha inoltre contribuito allo sviluppo dei format di intrattenimento di Sky,
seguendo fino al 2021 produzioni come MasterChef, Italia’s Got Talent e le prime dieci edizioni di X Factor realizzate dall’emittente.
Tra le iniziative dedicate allo scouting figura anche SkyLab, progetto per la produzione di cortometraggi,
mentre nel 2008 ha ottenuto una candidatura agli Oscar come produttore del corto Il Supplente di Andrea Jublin.
Tra il 2021 e il 2023 ha guidato anche il team di Sky Studios Germania, ricoprendo un incarico internazionale all’interno del gruppo.
A raccogliere il testimone sarà Emanuele Marchesi, che dal 1° agosto assumerà il ruolo di responsabile di Sky Studios Italia.
Marchesi ha maturato la propria esperienza nell’area editoriale e nello sviluppo degli Sky Originals scripted,
lavorando anche all’interno del team di Sky Studios.
 

SALTA IL MATRIMONIO TRA RAI WAY ED EI TOWERS

“Non individuata una base negoziale condivisa e idonea
 
È scaduto il memorandum sottoscritto dalla Rai con F2i e MFE – MediaForEurope
per una possibile operazione di aggregazione tra Rai Way ed EI Towers.
Lo sottolinea la Rai, precisando in una nota che “le parti hanno svolto approfondite attività di analisi
e confronto sui principali profili industriali, societari, finanziari, regolamentari e di governance dell’ipotizzata operazione”
senza però “individuare una base negoziale condivisa e idonea”.
La Rai conferma l’impegno “a perseguire opzioni industriali caratterizzate da solidità, sostenibilità nel lungo periodo
e creazione di valore nel rispetto della missione di servizio pubblico e degli interessi di tutti gli azionisti”.
Nella riunione del Cda Rai l’amministratore delegato Giampaolo Rossi “ha informato il Consiglio
sull’esito dell’ operazione di aggregazione tra Rai Way S.p.A. ed EI Towers S.p.A.
All’esito delle interlocuzioni intercorse, tuttavia, le valutazioni effettuate non hanno consentito di individuare una base negoziale
condivisa e idonea a consentire il prosieguo dell’operazione”. Lo spiega l’azienda.
“Resta confermato l’impegno di Rai a perseguire opzioni industriali caratterizzate da solidità,
sostenibilità nel lungo periodo e creazione di valore nel rispetto della missione di servizio pubblico e degli interessi di tutti gli azionisti”.
 

14 ANNI FA L' ITALIA COMPLETAVA LO SWITCH-OFF DEL SEGNALE TELEVISIVO ANALOGICO NEL 2012

Il 4 luglio 2012 in Italia si completò lo switch-off del segnale televisivo analogico terrestre:
con lo spegnimento finale in Sicilia e in parte della Calabria, la televisione italiana passò stabilmente al digitale terrestre
 
Cosa successe il 4 luglio 2012 in Italia?
Il 4 luglio 2012 furono spenti gli ultimi trasmettitori analogici terrestri italiani,
chiudendo una transizione nazionale iniziata nel 2008 con la Sardegna.
Da quel momento, per vedere i canali via antenna servivano un televisore compatibile o un decoder digitale terrestre.
Lo spegnimento arrivò in anticipo rispetto alla scadenza europea di fine 2012.
Per un Paese come l’Italia, Stato membro dell’Unione europea con circa 59 milioni di abitanti, fu una migrazione tecnica di massa:
milioni di famiglie cambiarono abitudini, apparecchi e telecomandi. Il passaggio non riguardò solo la qualità del segnale.
Il digitale terrestre moltiplicò i canali disponibili, rese centrale la numerazione LCN
e aprì spazio a reti tematiche, all news, canali per bambini, cinema, factual e sport.
 
Perché lo switch-off dell’analogico cambiò la tv italiana?
Lo switch-off dell’analogico trasformò la televisione italiana da sistema scarso, fondato su poche frequenze visibili a tutti,
a sistema più abbondante e segmentato. La vera eredità del 2012 fu la frammentazione prima ancora dell’arrivo dello streaming di massa.
Rai, Mediaset, LA7, editori locali e nuovi operatori poterono organizzare offerte più larghe.
Il telecomando diventò una mappa: non più solo Rai 1, Canale 5 o Italia 1, ma decine di scelte ordinate per numero, genere e marchio.
Quella rivoluzione fu l’ultima grande trasformazione della tv italiana basata sull’antenna.
Dopo il 2012, la partita si spostò progressivamente su RaiPlay, Mediaset Infinity, Netflix, Prime Video, Disney+, NOW, DAZN e sulle smart tv.
 
Cosa è cambiato dal 2012 a oggi?
Dal 2012 al 2026 la televisione italiana è diventata un ecosistema misto: digitale terrestre, satellite, app, streaming, smart tv
e dispositivi mobili convivono nella stessa casa. Il canale lineare resta importante, ma non è più l’unico ingresso ai contenuti.
Secondo i dati Auditel richiamati nell’Annuario 2024, la misurazione televisiva considera circa 45 milioni di televisori nelle case italiane
e circa 75 milioni di schermi connessi alla rete. Il dato fotografa il salto: la tv non coincide più con un solo apparecchio in salotto.
La frammentazione degli ascolti era già visibile prima dello streaming globale.
I dati Auditel indicano che le sei reti generaliste principali di Rai e Mediaset superavano l’80% di share nel 2008,
mentre a gennaio 2024 erano intorno al 56,85%.
Lo stesso digitale terrestre è cambiato ancora. Il 30 giugno 2022 fu liberata la banda 700 MHz per i servizi mobili;
 
Fonti consultate: Wikipedia Italia https://it.wikipedia.org/wiki/Italia;
 
 
 
 
Cosa sarebbe successo se l’Italia avesse rinviato lo switch-off dell’analogico?
Il 4 luglio 2012 gli ultimi ripetitori in Sicilia restano accesi.
Nei condomìni di Palermo e Catania il vecchio segnale continua a entrare nei televisori a tubo catodico,
mentre i decoder comprati in fretta finiscono accanto ai videoregistratori, usati solo da chi vuole vedere i nuovi canali.
Il rinvio nasce come misura tecnica per non lasciare indietro famiglie anziane, zone interne e piccole emittenti locali.
In poche settimane diventa una battaglia politica: i broadcaster chiedono più tempo,
gli operatori telefonici chiedono frequenze libere, Bruxelles pretende una data certa.
La conseguenza immediata è un digitale terrestre incompleto. I canali tematici crescono più lentamente,
alcune reti locali occupano ancora spazio analogico, le frequenze restano congestionate e il Sud vive una transizione diversa dal Nord.
Il telecomando italiano si divide in due: moderno nelle città, ibrido nelle province.
Nel 2015, quando Netflix entra in Italia, trova un mercato televisivo meno ordinato.
Le famiglie già stanche di risintonizzazioni, bonus decoder e incertezze tecniche saltano una fase:
invece di affezionarsi ai nuovi canali del digitale terrestre, passano direttamente alle app sulle prime smart tv e sulle console.
Rai e Mediaset reagiscono in ritardo. Le piattaforme nazionali di catch-up diventano difensive, costruite per recuperare pubblico disperso,
mentre YouTube, Netflix e poi Prime Video occupano l’immaginario dei più giovani.
La tv italiana lineare perde una generazione senza averla accompagnata nel digitale terrestre. La pressione arriva fino al mercato pubblicitario.
Gli inserzionisti spostano budget verso piattaforme misurabili, le televisioni locali perdono centralità
e le campagne nazionali iniziano a ragionare prima per profili e dispositivi che per palinsesti.
Lo switch-off rinviato non salva l’analogico: accelera la fuga verso internet.
Alla fine lo spegnimento avviene comunque, ma più tardi e con meno controllo industriale.
Nella realtà, invece, l’’talia chiuse il segnale analogico terrestre il 4 luglio 2012:
da quella soglia nasce il presente frammentato di digitale terrestre, piattaforme e smart tv.
 
Quando è finita la televisione analogica in Italia?
La televisione analogica terrestre in Italia è finita il 4 luglio 2012, quando si completò lo spegnimento degli ultimi segnali analogici.
Da allora la ricezione via antenna avviene tramite digitale terrestre.
 
Quale fu la prima regione italiana a spegnere l’analogico?
La prima regione italiana a completare lo switch-off fu la Sardegna, tra il 15 ottobre e il 31 ottobre 2008.
Il processo nazionale terminò quasi quattro anni dopo, il 4 luglio 2012.
 
Il digitale terrestre è stato sostituito dallo streaming?
No: nel 2026 il digitale terrestre convive con streaming, satellite e smart tv.
La televisione italiana è diventata multipiattaforma, ma l’antenna resta una porta d’accesso centrale per molti canali gratuiti.
 

RADIO E TV STANNO RICONQUISTANDO IL PUBBLICO NEL 2026. LO RILEVA UN' INDAGINE DI CROWD REACT MEDIA

In un panorama mediatico segnato da una crescente stanchezza verso i modelli digitali, sempre più automatizzati e resi artificiali dall’AI,
l’indagine annuale “State of Media 2026” rivela una tendenza tanto sorprendente quanto significativa:
i broadcaster tradizionali, lungi dall’essere superati, stanno vivendo una fase di evidente resilienza e riscoperta da parte del pubblico.
State of Media, lo ricordiamo, è un rapporto di ricerca annuale, giunto nel 2026 alla sua terza edizione,
che analizza le abitudini di consumo mediatico degli adulti americani ed è stato realizzato da Crowd React Media,
una divisione di Harker Bos Group. Vale sempre la regola, per cui le tendenze di mercato statunitensi,
soprattutto in materia ddi comunicazione e contenuti audiovisivi, anticipa quanto poi accade negli altri paesi occidentali.
 
La stanchezza da piattaforme
Mentre le piattaforme basate su algoritmi, come i social media e lo streaming musicale,
iniziano a mostrare segni di logoramento a causa della cosiddetta “diluizione del feed”
(il progressivo degrado della qualità dei contenuti sulle piattaforme,
che rende l’esperienza di navigazione meno appagante nonostante l’aumento dell’offerta)
e della proliferazione di contenuti generati dall’intelligenza artificiale,
dall’indagine risulta che la radio e la televisione tradizionali si confermano come risposte appaganti per un pubblico in cerca di autenticità e semplicità.
La radio, in particolare, si attesta come il mezzo più stabile dell’intero ecosistema mediatico,
mantenendo e, anzi, incrementando il proprio numero cumulativo settimanale di ascoltatori,
in netta ripresa rispetto alle oscillazioni dell’anno precedente.
 
Forza della radio
La forza della radio, a detta della ricerca, risiede nella sua natura strutturale:
non essendo governata da algoritmi manipolabili,
essa rappresenta un segnale di qualità che non richiede sforzi di selezione attiva da parte dell’utente.
Un dato particolarmente illuminante riguarda le nuove generazioni: contrariamente ai pregiudizi di settore,
i giovani tra i 18 e i 34 anni attribuiscono ai contenuti locali e agli eventi del territorio un valore superiore rispetto agli ascoltatori più anziani,
con il 40% di loro che indica proprio nel legame con la comunità locale il motivo principale dell’ascolto.
Per questa fascia di pubblico, la radio via etere tradizionale rimane il metodo di accesso dominante,
dimostrando come il mezzo sia capace di integrarsi perfettamente con le abitudini dei nativi digitali,
che lo utilizzano in modo complementare ad altre piattaforme come YouTube per le notizie dell’ultima ora e l’informazione in tempo reale.
 
La Tv è più semplice
Parallelamente, l’indagine ci dice che anche la televisione ha mostrato segnali di decisa ripresa,
con una portata totale in crescita, dopo anni di progressivi cali.
Questa sorta di ritorno al passato in quanto a gradimento ed interesse è alimentato da un paradosso tecnologico:
la navigazione nel mondo dello streaming è diventata eccessivamente complessa a causa della frammentazione dei servizi,
dei continui rincari dei servizi pay e della rimozione improvvisa di contenuti interessanti.
In questo scenario, la linearità della televisione tradizionale, dove l’esperienza di visione inizia immediatamente all’accensione dell’apparecchio,
viene oggi percepita come una caratteristica vantaggiosa e un servizio a valore aggiunto.
 
Info locali
Il vero baluardo dei broadcaster, rileva la ricerca, sta nell’informazione locale,
che raggiunge i telespettatori in modo trasversale a ogni fascia demografica,
confermandosi come un contenuto che il digitale non riesce ancora a replicare con la stessa capillarità
e offrendo un analogo senso di fiducia.
Il rapporto evidenzia come il successo del broadcasting nel 2026 dipenda dalla capacità di essere ciò che il pubblico sceglie
quando è stanco di subire selezioni operate da processi automatizzati.
La stabilità della durata delle sessioni di ascolto radiofonico, rimasta invariata per tre anni consecutivi,
testimonia ulteriormente un impegno del pubblico molto più profondo rispetto alla fruizione frammentata dei social media,
dove l’uso frequente è crollato in un solo anno dal 70% al 62%.
In definitiva, per l’indagine di Crowd React Media la radio e la tv stanno beneficiando di un cambiamento di paradigma:
i limiti strutturali del passato, come la programmazione in forma di palinsesto e il legame di natura territoriale,
si sono trasformati in punti di forza che garantiscono affidabilità editoriale e una presenza umana rassicurante,
alternativa ad un mare di contenuti fittizi ed indistinti.
 

PARAGUAY-GERMANIA, IL SEGNALE TV SALTA SUL RIGORE: TORNA L' IMMAGINE ED ESPLODE LA FESTA

Sul più bello si è spenta la tv.
In un locale di Asunción, in Paraguay, il segnale è saltato proprio durante il rigore decisivo della sfida contro la Germania ai Mondiali 2026.
Le persone presenti sono rimaste sospese, senza poter vedere il tiro: quando l’immagine è tornata, sullo schermo c’era già il verdetto.
Il Paraguay aveva segnato il rigore decisivo, vincendo 4-3 dal dischetto dopo l’1-1 dei supplementari ed eliminando la Germania.
Dopo l’attimo di gelo, è esplosa una festa incontenibile.
 

SEGNALE RUBATO, RITOCCHI E DIFFERITE: IL MONDIALE IN COREA DEL NORD. E I CUGINI DEL SUD NON ESISTONO

La nazione guidata da Kim Jong-un trasmette parte del torneo senza avere alcun diritto e nasconde ciò che non vuole far sapere
 
In Corea del Nord sono andati oltre l’ucronia sportiva.
Pare stiano trasmettendo un Mondiale alternativo dove i cugini del Sud non siano neanche sbarcati in America: oscurati, tagliati fuori.
Prevedibile. Tuttavia, l’account X “Alerta Mundial” ha raccontato come Kim Jong Un stia rubando il segnale dai satelliti stranieri
per trasmettere le partite a tutto il popolo.
 
Ritocchi
La Korean Central Television statale non possiede i diritti, quindi in linea teorica non potrebbe mandare in onda neanche un minuto di partita.
Ma su X stanno circolando delle immagini dove comanda l’ortografia nordcoreana: si vedono le partite di Costa d’Avorio, Svezia e Tunisia.
Pare che il governo di Kim stia utilizzando le linee di satelliti stranieri, come ad esempio la Cina, per far vedere ai suoi cittadini le partite.
Era già successo nel 2022, col Mondiale in Qatar, con le gare della Champions
e soprattutto con la Coppa del mondo femminile Under 20, vinta proprio dalla Corea del Nord.
Le partite di questo Mondiale vengono trasmesse in differita, con ore o giorni di ritardo, e con una serie di “ritocchi” e camuffamenti
per far sì che il governo possa modificare, eliminare o addirittura aggiungere dei particolari.
La Corea del Sud, ad esempio, ovviamente non esiste. Sanzioni? Ai limiti dell’impossibile: Kim e soci sono esclusi dal mercato globale.
[…]
 
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