Domenica 25 gennaio 2026

TV DIGITALE TERRESTRE, RADIO DAB:
LE NOTIZIE FLASH DELLA SETTIMANA

A cura di Salvatore Cambria

Pubblicato il 25/01/2026 alle ore 10:50
Tutti i diritti riservati @L’ITALIA IN DIGITALE
Bentornati al nostro appuntamento domenicale con le notizie “in breve” che riguardano la TV digitale terrestre e la radio DAB.

CALABRIA IN DIGITALE - MUX LOCALE 2 / 3:
INSERITA UNA COPIA ED ELIMINATO IL LOGO DI RICORDI TV

Iniziamo parlando del digitale terrestre dalla regione Calabria.
Nei Mux LOCALE 2 e Mux LOCALE 3 la musicale RICORDI TV, visibile sulla LCN 91 ed in definizione standard,
ha recentemente tolto il proprio logo in basso a destra.
Contemporaneamente è stato aggiunto un duplicato identificato RICORDI TV ITALIA sulla posizione automatica 93
che risulta in autoconflitto con ADN 24, sintonizzabile in alta definizione con la risoluzione video 960×1080.
Inoltre, GS CHANNEL HD – Made in Calabria di Reggio Calabria, visibile in alta definizione e sulla LCN 83 denominata GS CHANNEL,
ha leggermente diminuito la risoluzione video da 1280×1080 a 1280×720.
In alcuni orari è sempre in onda la programmazione di TMC TELEMONTECARLO
e per l’occasione il logo di Made in Calabria, con sotto la scritta ROMA CANALE 79, viene spostato in basso a sinistra.
Per consultare la composizione completa dei multiplex, cliccate sui banner qui sopra.

RADIO DAB: NUOVE ATTIVAZIONI PER IL MUX DAB+ RAI

Occupiamoci ora della radio digitale.
Il Mux DAB+ RAI ha acceso il Canale 7C dalle seguenti 3 postazioni:
 
BRIC RANDOLINA ad Andorno Micca (BI), in Piemonte;
 
PIETRA CORNIALE a Bussi sul Tirino (PE) e COLLE SAN VENANZIO a Teramo, in Abruzzo.
 
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RADIO DAB / FM (PUGLIA): RADIO SOLE AL POSTO DI DJ INTERNATIONAL

Ci spostiamo al Sud Italia, dove la pescarese DJ INTERNATIONAL è stata sostituita anche in Puglia dalla nuova RADIO SOLE
In ambito FM, la sostituzione è avvenuta sulla frequenza 89.950 MHz dal ripetitore di STRADA SANTA TERESA a Bari.
Per quanto riguarda la radio digitale, invece, RADIO SOLE è ascoltabile nel Mux CR DAB (PUGLIA) con l’errato identificativo DJ INT.
Per consultare la composizione completa del multiplex, cliccate sul banner qui sopra.
FREQUENZE E POSTAZIONI

PUGLIA
Canale 12A (223,936 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Contrada NiscoCassano delle MurgeBA

L' INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELL' AMBITO RADIOTELEVISIVO, TRA OPPORTUNITÀ E REGOLAMENTAZIONE

Il panorama normativo dell’intelligenza artificiale sta attraversando una fase di profonda trasformazione,
spinta dalla necessità di bilanciare la possibilità di sviluppo tecnologico con la tutela dei diritti dei cittadini.
In Italia, questa struttura regolatoria ha i suoi cardini nel Regolamento europeo n. 2024/1689, noto come AI Act,
e nella legge n. 132/2025, entrambi volti a promuovere un’IA antropocentrica, affidabile e trasparente.
Per il settore dei broadcaster e dei media in generale, tale evoluzione non rappresenta solo un insieme di obblighi di conformità,
ma una vera e propria ridefinizione delle modalità di produzione e diffusione dell’informazione.
Un aspetto di fondamentale importanza per i broadcaster è sancito dall’articolo 4 della Legge 132/2025,
il quale stabilisce espressamente che l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale non deve in alcun modo recare pregiudizio alla libertà
e al pluralismo dei media.
La norma sottolinea come la tecnologia debba essere impiegata rispettando la libertà di espressione, l’obiettività e l’imparzialità,
ovvero i principi che costituiscono la base del servizio radiotelevisivo.
Tale disposizione si inserisce in un contesto più ampio di vigilanza sui rischi economici e sociali,
garantendo che l’automazione non comprometta la qualità dell’informazione.
 
La trasparenza
La trasparenza rappresenta un altro pilastro essenziale che coinvolge direttamente chi produce contenuti audiovisivi.
I fornitori di sistemi di IA progettati per generare o manipolare contenuti audio, immagini o video
devono, quindi, integrare soluzioni tecniche che permettano di marcare tali output in un formato leggibile meccanicamente,
ovvero tramite l’uso di filigrane (watermarking) o metadati;
l’informazione sull’origine artificiale del contenuto non deve essere necessariamente visibile all’occhio umano,
ma deve essere facilmente rilevabile da dispositivi e software automatici.
Diversamente, i broadcaster hanno l’obbligo di rendere palese all’utente quando un contenuto è stato generato o alterato artificialmente,
al fine di garantire l’integrità dell’ecosistema informativo, prevenendo ogni forma di inganno a danno degli utenti.
Tale dovere diventa ancora più stringente in presenza di contenuti che potrebbero apparire falsamente autentici, i cosiddetti deep fake,
per i quali è prescritta una rivelazione chiara e distinta dell’origine artificiale,
pur con alcune eccezioni legate a finalità artistiche, satiriche o creative.
 
Proprietà intellettuale
Per quanto riguarda la tutela della proprietà intellettuale,
la legge italiana chiarisce che le opere dell’ingegno protette devono essere di origine umana,
ma estende la tutela anche alle opere create con l’ausilio dell’intelligenza artificiale,
a condizione che esse siano il risultato di un preminente lavoro intellettuale dell’autore umano.
Al contempo, viene escluso che un sistema di IA possa essere considerato titolare di diritti
o che un’opera interamente generata da una macchina possa godere di protezione autoriale.
Per i broadcaster, questo implica la necessità di documentare accuratamente l’apporto creativo umano nei processi produttivi
che utilizzano strumenti tecnologici avanzati, al fine di assicurarsi la piena titolarità dei diritti.
 
Il ruolo di controllo
Infine, la governance del sistema vede un ruolo attivo dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni,
che mantiene le proprie competenze e poteri anche nel contesto dell’intelligenza artificiale.
L’ Agcom, operando come coordinatore dei servizi digitali, collabora con le altre autorità nazionali,
come l’ Agenzia per l’Italia digitale e l’ Agenzia per la cybersicurezza nazionale, per monitorare l’applicazione delle regole
ed evitare che l’impiego dell’IA possa alterare le dinamiche concorrenziali del mercato dei media.
In questo scenario, le imprese radiotelevisive sono chiamate a un costante aggiornamento dei propri protocolli interni
e dei percorsi di formazione per il personale,
affinché l’adozione dell’IA diventi un motore di efficienza e creatività nel pieno rispetto della legalità.
 
Download
Di seguito si riportano i link ai documenti ufficiali relativi alle normative citate:
 
 
Legge 23 settembre 2025, n. 132 (Gazzetta Ufficiale Italiana): www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2025/09/25/25G00143/sg
 

AGCOM: PUBBLICATA LA LISTA PROVVISORIA DEI SERVIZI AUDIOVISIVI
E RADIOFONICI D' INTERESSE GENERALE DISTRIBUITI ONLINE

In accordo a quanto previsto dalla delibera n. 250/25/CONS,
recante “Revisione delle linee guida in materia di prominence dei servizi di media audiovisivi e radiofonici di interesse generale”,
Nei 15 giorni successivi alla data di pubblicazione della lista,
i soggetti interessati possono richiedere l’eventuale rettifica delle informazioni ivi riportate
o segnalare l’eventuale assenza di servizi per i quali è stata inviata richiesta di inserimento nei tempi e nelle modalità previste dalle Linee guida.
La lista definitiva dei servizi di interesse generale stilata ai sensi delle Linee guida è pubblicata sul sito web istituzionale
successivamente al periodo di 15 giorni suindicato ed entra in vigore all’atto della pubblicazione.
 
 
A questo link l’elenco dei servizi di interesse generale pubblicato dall’Agcom.

LIGURIA: ANTENNA 5G A SAMPIERDARENA (GE),
IL COMUNE: "NON CI SONO MOTIVAZIONI PER L' INSTALLAZIONE"

Una vicenda al centro di una battaglia dei residenti iniziata quasi tre anni fa, le ultime novità annunciate dall’assessore Coppola
 
“A oggi non esistono i necessari presupposti per l’ammissibilità di una nuova istanza per l’installazione,
da parte della società InWit, di un’antenna 5G sul promontorio Belvedere, a Sampierdarena, in via Salvador Rosa.
Pertanto, a seguito di un’approfondita istruttoria dei nostri uffici, abbiamo comunicato i risultati alla società
evidenziando l’insussistenza di motivazioni per l’installazione e che, nel caso di presentazione di una nuova istanza,
per avviare un nuovo tavolo tecnico, dovranno essere presentate, e quindi valutate, eventuali opere di mitigazione e compensazione previste”.
Lo annuncia l’assessora all’Urbanistica, Francesca Coppola, in merito all’antenna 5G della società InWit spa –
ospitante i gestori Tim e Vodafone – in salita superiore Salvador Rosa, sul promontorio belvedere, a Sampierdarena.
Una vicenda che ha tenuto banco per lungo tempo in città, al centro di una battaglia dei residenti,
organizzati nel Comitato Promontorio&Belvedere, iniziata il 27 aprile 2023.
“Anche la seconda proposta progettuale inviata al tavolo tecnico è risultata non ammissibile – spiega ancora l’assessora –
in primis è emerso che non c’è un’adeguata motivazione di una nuova installazione di un impianto
per garantire la copertura di comunicazione del territorio e, inoltre, elemento non secondario,
la zona del belvedere è di rilievo paesaggistico.
Pertanto, con l’applicazione del regolamento, che comunque dovrà essere perfezionato colmando alcuni vulnus,
abbiamo evitato un’installazione che, fatti alla mano, a oggi non ha alcuna necessità alla presupposta copertura 5G all’ospedale Villa Scassi”.
L’assessore Coppola, infine, annuncia che:
“Con gli uffici stiamo lavorando sul regolamento per migliorarlo e con Arpal stiamo individuando le installazioni non più funzionanti,
che deturpano inutilmente il paesaggio: andranno rimosse, restituendo dignità e rispetto al paesaggio”.
 

TOSCANA: ANTENNA 5G A TREGGIAIA (PI), SVOLTA VICINA;
CORSA CONTRO IL TEMPO PER I LAVORI. E INCOMBE IL VERDETTO DEL TAR

Prende velocità il piano B per dare una collocazione diversa all’impianto di telefonia 5G.
Intanto, il 5 febbraio è atteso il verdetto del Tar sul ricorso presentato dalla Trc
 
Con la presentazione dell’istanza per la realizzazione di un’antenna 5G nel nuovo sito alternativo di Treggiaia,
presentata mercoledì scorso dalla Inwit e da Fastweb al Comune di Pontedera,
inizia la corsa contro il tempo per rilasciare alla società che opera nel settore delle infrastrutture tutte le autorizzazioni
tali per aprire un nuovo cantiere.
Quel cantiere tanto bistrattato che era sorto davanti al Santuario della Madonna di Ripaia e che portò i residenti di Treggiaia,
e non solo, all’insurrezione. Fino a bloccare il cantiere con tanto di auto lungo la strada e striscioni.
Perché un luogo del cuore come il Santuario, così storico e così pittoresco e spesso teatro di battesimi e matrimoni
con la sua vista che arriva fino al mare, non poteva essere deturpato con un’antenna alta quasi 40 metri.
Ma la ditta costruttrice ottenne nella scorsa estate il terreno dai proprietari,
l’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero della Diocesi di San Miniato,
e quindi le regolari autorizzazioni dal Suap dell’Unione Valdera.
Il cantiere si aprì poi a metà ottobre e appena i primi cittadini se ne accorsero diedero subito l’allarme,
accedendo la mobilitazione del paese che face di tutto per bloccare i lavori.
Con la mediazione del Prefetto di Pisa si arrivò dunque a valutare un sito alternativo dove realizzare l’infrastruttura,
meno impattante ma con caratteristiche simili o analoghe. Che venne individuato qualche settimana più tardi,
a novembre, a poche centinaia di metri, su di un colle privato nella vicina via di Montalto.
Quindi, anche con l’impegno dell’amministrazione comunale, del privato proprietario del terreno, del presidente della consulta
e del circolo de I Fabbri, si riuscì a convincere la ditta a spostare il cantiere sul nuovo terreno
e l’altro giorno si è giunti alla presentazione dell’istanza.
Adesso il Suap dell’Unione Valdera ha già diramato la comunicazione agli enti interessati per la convocazione della conferenza dei servizi.
Occorrerà quindi lavorare a ritmi serrati per ottenere i pareri favorevoli
perché Inwit vuole tutte le autorizzazioni entro fine febbraio per non perdere i fondi Pnrr.
Nel frattempo, la vicenda è finita anche in tribunale e si attende la sentenza, prevista per il 5 febbraio,
in merito al ricorso al Tar presentato dalla Trc, un’azienda di telecomunicazioni di Santa Maria a Monte,
per bloccare la costruzione a Madonna di Ripaia ritenendo, in sintesi,
che prima di concedere le autorizzazioni andava presa in considerazione la loro antenna, già presente lì vicino dal 2020,
rifacendosi alle raccomandazioni del regolamento Piano Italia 5G.
 

SICILIA: TELESUD, L' ULTIMO PARADOSSO: SI CHIUDE LA TV, SI RINGRAZIA L' EDITORE

E c’è anche l’ultimo, sorprendente capitolo della vicenda Telesud.
A parlare, il 23 gennaio, è il direttore responsabile Nicola Baldarotta,
che in una nota pubblica ringrazia l’editore Valerio Antonini per la “correttezza dimostrata”
e per l'”attenzione riservata ai lavoratori”,
confermando al tempo stesso la volontà di procedere alla liquidazione della società.
Un passaggio che lascia più di un interrogativo.
Da un lato, Baldarotta parla di un “percorso condiviso” per la chiusura dei rapporti di lavoro
e di una Telesud ridotta ormai a quattro dipendenti in servizio.
Dall’altro, rilancia l’ipotesi di una possibile “salvezza” dell’emittente:
Antonini si dice disponibile a cedere gratuitamente la testata a imprenditori “seri e socialmente impegnati”.
Ma qui la narrazione si incrina.
Primo punto: Antonini non può cedere da solo la testata.
Telesud non è una proprietà monolitica, ma una società con soci di minoranza e con contenziosi aperti.
Qualunque cessione richiede passaggi formali, accordi societari e il consenso delle parti coinvolte.
Presentarla come una decisione unilaterale è, nel migliore dei casi, una semplificazione.
Secondo punto, ben più sostanziale: la “cessione gratuita” è la classica trappola comunicativa già vista in altre vicende del gruppo Antonini.
Gratuità non significa assenza di costi. Chi subentrasse si troverebbe a ereditare i debiti di Telesud,
a partire da quelli noti e documentati con Rai Way, passando per esposizioni fiscali, pignoramenti,
arretrati salariali e contenziosi giudiziari. Altro che regalo: una dote pesantissima.
In questo contesto, il ringraziamento pubblico del direttore Baldarotta all’editore Antonini stride con i fatti delle ultime settimane:
stipendi non pagati, ferie forzate, redazione senza luce, apparecchiature pignorate, scioperi,
accuse di comportamenti antisindacali e una liquidazione annunciata via messaggi WhatsApp.
È il paradosso finale di Telesud: mentre l’azienda si avvia alla chiusura e i lavoratori restano senza certezze,
la comunicazione ufficiale, ancora una volta, prova a ribaltare il racconto, trasformando una crisi profonda in un atto di generosità.
Ma i debiti restano. I documenti restano. E la storia, quella vera, difficilmente si liquida con una nota di ringraziamento.
 

RADIO: SULL' OBBLIGO DI RICEVITORE NELLE AUTO CONNESSE ARRIVA L' ALTOLÀ DELL' UE

La Commissione europea chiede di sospendere il progetto dell’Italia che prevede l’obbligo di ricezione FM e DAB+
nei sistemi di infotainment connessi dei veicoli. La palla torna ora al ministero, pena una procedura di infrazione
 
La Commissione europea frena sul disegno del ministero delle Imprese e del made in Italy di voler imporre
che tutti i dispositivi connessi a Internet presenti nelle nuove auto vendute in Italia
abbiano la possibilità di ricevere anche la radio analogica (Fm e Am) e digitale terrestre Dab+.
 
Gli obblighi di oggi
L’Ue ha infatti risposto alla notifica del governo in cui si illustra il progetto di modificare il Codice delle comunicazioni elettroniche
(articolo 98-vicies sexies) in modo da ricomprendere negli obblighi previsti anche la presenza della radio broadcast nei sistemi di infotainment.
A oggi, infatti, vige l’obbligo del Dab+ in tutti i nuovi veicoli in cui è presente l’autoradio,
ma nulla si dice se l’auto non ha un ricevitore tradizionale (come in alcuni casi sta accadendo).
Il nuovo obbligo sarebbe nei confronti di fabbricanti e importatori dei veicoli nuovi, comprese autovetture, furgoni e quadricicli.
Un disegno, però che la Commissione chiede di sospendere fino al prossimo 7 aprile
per considerare le obiezioni sulla compatibilità della norma con il diritto dell’Unione europea.
 
Possibili profili di incompatibilità
Secondo la Commissione, si violerebbe la libertà dell’utente che non potrebbe scegliere veicoli più economici privi di ricevitori.
Inoltre, sebbene il Codice europeo delle comunicazioni elettroniche imponga il ricevitore digitale per le autoradio sui nuovi veicoli,
non prevede disposizioni per altri apparati abilitati a Internet o alla riproduzione sonora.
Ancora, la Commissione ritiene che la misura può ostacolare gli scambi dei prodotti all’interno dell’Unione
e le autorità italiane non hanno spiegato perché l’obiettivo non possa essere raggiunto
tramite l’interazione tra domanda e offerta o iniziative politiche volontarie.
 
Dalla gestione delle emergenze alla tutela dei consumatori
La palla torna quindi al ministero, pena una procedura di infrazione.
Nella notifica dell’Italia si spiegava il motivo della sua proposta:
la necessità di rendere accessibili a tutti e in qualsiasi modello di auto i servizi radio;
la continuità dell’informazione per la sicurezza stradale e la gestione delle emergenze in tempo reale
(la radio in alcuni casi è l’unico mezzo per gestire le emergenze).
Infine, il governo parlava della necessità di tutelare i consumatori e le loro abitudini d’uso,
in modo che possano avere accesso alle frequenze radiofoniche evitando che debbano dipendere esclusivamente da connessioni dati
o dallo smartphone per l’ascolto in auto.
 

RADIO: PER ELIMINARE LE INTERFERENZE CON L' ESTERO IL MIMIT VUOLE RIDURRE LE POTENZE

Abbassare la potenza di trasmissione, modifica delle antenne e spegnimento degli impianti incompatibili:
è questa la strategia proposta dal ministro Urso per rispondere alla procedura di infrazione dell’Ue
 
Le interferenze con l’estero delle radio italiane possono essere risolte con tre misure coordinate:
la riduzione delle potenze di trasmissione degli impianti, la modifica dei «sistemi radianti» ovvero delle antenne
e, infine, lo spegnimento degli impianti che non possono essere resi compatibili.
 
La strategia di risposta all’Ue
Lo ha scritto il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ai presidenti della Camera e del Senato
per informarli sulle iniziative con cui intende rispondere alla procedura di infrazione verso l’Italia della Commissione europea
in seguito alle interferenze causate dalle emittenti Fm nostrane nei confronti di quelle croate, slovene, francesi (corsicane) e maltesi.
 
Oltre 13 mila impianti non registrati
Nella lettera si spiega che la maggior parte degli oltre 13 mila impianti dell’emittenza privata italiana non sono stati registrati
all’International telecommunication union e quindi non sono soggetti a protezione da parte degli altri Stati membri,
al contrario di quello che accade con i 3.500 impianti Rai.
Questo perché la legge Mammì del 1990 si limitò a fotografare la situazione esistente di uno sviluppo iniziale non regolamentato del settore,
e all’Itu, aggiungiamo noi, furono registrati circa 2.000 impianti, una porzione minima del totale.
 
Arenati i tentavi di mediazione
I tentativi di mediazione con i Paesi che lamentano interferenze non hanno portato a risolvere i problemi,
di qui la procedura di infrazione e questa soluzione che vorrebbe attuare il governo,
che inoltre interverrà su un altro problema sollevato dall’Ue: l’uso irregolare di due blocchi di frequenze per il Dab+.
 
L’ipotesi della riduzione generalizzata
A oggi non si conoscono i dettagli del piano, che comporta anche un intervento normativo oltre che tecnico.
Soprattutto sarà da vedere se la riduzione di potenza di cui si parla sarà imposta a tutte le radio e in tutto il territorio nazionale
oppure solo agli impianti interferenti. In realtà, la prima strada sembra essere quella prescelta.
Uno studio del 2023 pubblicato sulla rivista dell’Institute of electrical and electronics engineers,
realizzato tra gli altri dall’ex presidente della Fondazione Bordoni, Antonio Sassano,
proponeva proprio una riduzione generalizzata delle potenze trasmissive per ottenere da una parte
un taglio dei consumi energetici e, dall’altra, l’eliminazione del problema delle interferenze.
Secondo i modelli proposti, si sosteneva nello studio, in questo modo si potrebbe paradossalmente migliorare la copertura della popolazione
eliminando il rumore di fondo. Per contro, si sosteneva che non era possibile agire solo su pochi impianti senza creare squilibri.
 
Le associazioni radio: evitare effetti dirompenti
Di certo, non è una soluzione che le radio nazionali e locali condivideranno.
Crtv e Aeranti-Corallo hanno spiegato a ItaliaOggi che qualsiasi intervento generalizzato avrebbe un effetto dirompente sul settore.
La richiesta, finora disattesa, è di verificare le effettive situazioni interferenziali e agire in maniera focalizzata.
 

PARAMOUNT: AIUTO EUROPEO CONTRO ACQUISIZIONE WARNER BROS. DISCOVERY DA NETFLIX

Il futuro dell’accordo per l’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Netflix potrebbe dipendere dalle decisioni in Europa.
David Ellison, CEO di Paramount, ha incontrato figure di spicco in Europa per promuovere la sua offerta di acquisizione ostile di Warner Bros. Discovery.
Nelle scorse settimane, Ellison ha incontrato in Francia il presidente francese Emmanuel Macron 
e figure chiave del settore cinematografico francese, tra cui Gaëtan Bruel, presidente del centro nazionale del cinema,
Sidonie Dumas, CEO di Gaumont, Richard Patry, capo della federazione nazionale del cinema francese,
e il produttore Victor Hadida di Metropolitan Filmexport.
Ellison avrebbe incontrato anche i ministri della cultura francese e del Regno Unito.
Secondo quanto riportato, Paramount ha ottenuto il sostegno del parlamentare europeo tedesco Andreas Schwab, del partito popolare,
che avrebbe portato all’attenzione della Commissione Europea le ragioni di Paramount rispetto all’acquisizione di Warner Bros.
La strategia di Paramount sarebbe quella di presentarsi come un baluardo in difesa del cinema, contro gli interessi di Netflix,
che favorirebbe lo streaming rispetto alle sale.
Schwab ha dichiarato che “l’offerta di Paramount sarebbe una scelta migliore di Netflix per l’equilibrio del mercato”.
Warner Bros. Discovery ha accettato l’offerta di 82,7 miliardi di dollari di Netflix a inizio dicembre.
Successivamente, Paramount Skydance ha presentato un’OPA ostile, che il consiglio di amministrazione di Warner Bros. Discovery ha più volte rifiutato.
Paramount aveva proposto un’acquisizione dell’intera società per un valore di 108,4 miliardi di dollari.
Netflix ha migliorato la sua offerta trasformandola in un’offerta completamente in contanti.
Warner Bros. Discovery ha dichiarato che il 93% degli azionisti ha seguito l’indicazione del consiglio di amministratore rifiutando la proposta di Paramount.
Quest’ultima ha annunciato di aver prorogato fino al 20 febbraio 2026 i termini per chiudere l’OPA.
 

DALLA MELEVISIONE AI SOCIAL: IL MODELLO EDUCATIVO DI OGGI È IN CRISI. DANILO BERTAZZI (TONIO CARTONIO) INTERVISTATO DA BYOBLU

In questa puntata di V per Virginia, la prima del 2026, partiamo da un’esperienza televisiva che ha segnato profondamente più generazioni,
quella della Melevisione, per parlare, in realtà, di un tema molto più ampio:
il rapporto tra educazione, intrattenimento e responsabilità culturale degli adulti.
Ospite della puntata è Danilo Bertazzi, attore teatrale e televisivo, autore, volto storico di Melevisione,
uno dei programmi più longevi e identitari della televisione italiana per ragazzi.
Un progetto nato nel 1999, capace di usare il linguaggio universale delle fiabe per raccontare la crescita,
la complessità, il passaggio all’età adulta, senza mai separare l’infanzia dalla realtà.
 
Quando un personaggio diventa infanzia
Per molti bambini di allora, Tonio Cartonio non è stato solo un personaggio televisivo.
È stato una presenza quotidiana, una voce rassicurante,
un volto familiare in un momento della vita in cui tutto è ancora fragile e in formazione.
Oggi quei bambini sono adulti.
E quando incontrano Danilo Bertazzi gli dicono spesso: “Sei stato la mia infanzia”.
Un riconoscimento che va oltre il successo professionale e che porta con sé una responsabilità rara:
quella di aver abitato un tempo fondativo della vita di milioni di persone.
In questa conversazione emerge anche il lato meno visibile di quell’esperienza:
cosa significa essere così identificati con un personaggio, vivere tra due identità,
sapere che il proprio lavoro ha inciso in profondità sull’immaginario e sulla memoria emotiva di un’intera generazione.
 
Oltre la nostalgia: una riflessione necessaria
Melevisione non era solo “televisione per bambini”: era una scelta culturale precisa.
Una narrazione lunga, non frammentata, che richiedeva attenzione, ascolto, tempo.
Un modello oggi quasi scomparso, sostituito da contenuti sempre più brevi, iperstimolanti, 
progettati per catturare e trattenere l’attenzione più che per formarla.
Nel dialogo con Danilo Bertazzi affrontiamo temi che riguardano tutti:
 
È possibile educare senza annoiare?
 
Perché oggi sembra mancare la volontà – o il coraggio – di farlo?
 
Che ruolo hanno avuto tecnologia, smartphone e social network nel cambiamento radicale dell’infanzia e dell’adolescenza?
 
Cosa abbiamo perso quando l’intrattenimento ha preso il posto della formazione?
 
E cosa dice di noi adulti il modo in cui oggi parliamo ai più piccoli?
 
Un confronto che tocca anche la responsabilità emotiva di chi lavora per l’infanzia, il confine tra protezione e rimozione della complessità,
il tema della dipendenza da stimoli continui e il deterioramento della salute emotiva delle nuove generazioni,
in particolare della cosiddetta “generazione ansiosa”.
Questa non è una puntata sull’infanzia. È una puntata sugli adulti, sulle scelte culturali che hanno modellato
– e stanno modellando – il mondo in cui crescono i cittadini di domani.
 
Su Byoblu canale 262 del DT o su Youtube canale Media Pluralisti
 

ALTRO CHE X FACTOR. IL PRIMO TALENT SHOW DELLA TV ITALIANA ANDÒ IN ONDA 70 ANNI FA

Si chiamava “Primo applauso” ed esordì – condotto da Enzo Tortora – nella seconda serata dell’aprile 1956:
in gara, per trentasei puntate, arrivarono aspiranti cantanti, ballerini, cabarettisti e illusionisti
 
Bisognava sintonizzarsi sulla Programmazione Nazionale, quella che poi sarebbe diventata Rai 1.
Le famiglie si sistemavano comode nei salotti, oppure in cucina, trepidanti.
La televisione aveva messo piede nel nostro paese giusto da due anni,
ma chi poteva permettersela l’aveva già collocata in casa e la osservava stordito, come una luccicante reliquia.
Le prime trasmissioni regolari avevano esordito nel gennaio del 1954.
Adesso, nell’aprile del 1956, la programmazione era lievitata e tutti parlavano di questo nuovo programma,
una sorta di trampolino per quegli italiani che desideravano cimentarsi con il mondo dello spettacolo.
Si chiamava “Primo applauso” e nel giro di un paio d’anni avrebbe dispiegato una schiera di registi:
Piero Turchetti, Fernanda Turvani, Giuseppe Sibilla, Ubaldo Parenzo e Lino Procacci.
La sigla introduttiva recitava: “Rassegna di aspiranti alla ribalta”.
A condurlo, almeno nell’intenzione originale, doveva essere Silvana Pampanini, con al suo fianco Enzo Tortora.
Tuttavia, dopo le primissime puntate, l’attrice aveva iniziato a manifestare un certo disagio.
Pareva non digerisse i tempi del piccolo schermo, la necessità di muoversi in diretta, e tutto quel che ne conseguiva.
Così il matrimonio con la produzione durò pochissimo,
e Tortora si trovò ad assumere un ruolo molto più centrale di quello che si sarebbe aspettato: conduttore unico.
Anche in questo caso il sodalizio ebbe però vita alquanto breve.
Nel 1957, per la seconda stagione, vennero ingaggiati due nuovi attori per dirigere il programma: Silvio Noto ed Emma Danieli.
Si trattava, a tutti gli effetti, del primo talent show della televisione italiana.
Un antesignano di X-Factor, ma estremamente più ramificato. Forse più vicino, per questo, ad un Italia’s got talent.
I partecipanti erano aspiranti cantanti, ballerini, cabarettisti, illusionisti.
Dovevano sfidarsi in una competizione regolata da un’altra novità assoluta: l’applausometro.
Il termine, coniato da Enzo Tortora, si riferiva ad uno strumento in grado di misurare, appunto, l’intensità degli applausi concessi dal pubblico in sala,
che determinavano assieme ad un sistema di votazione numerica la possibilità di passare il turno e di accedere alle fasi finali.
Tutta l’Italia che poteva permetterselo – spesso gruppi di persone appartenenti allo stesso quartiere si riunivano davanti ad un singolo televisore –
era irremediabilmente rapita dalla formula dello show. La gente fremeva per le esibizioni, giudicava da casa, dibatteva allegramente.
Intanto la trasmissione macinava ascolti e, in certi casi, lanciava sul serio talenti.
Da qui passarono Adriano Celentano e il Mago Silvan, nome fortunatamente affibbiato ad Aldo Savoldello grazie ad un’intuizione di Silvana Pampanini.
In totale lo show andò avanti per trentasei puntate.
La giuria non era da meno, perché – se è vero che l’applausometro aveva il suo peso specifico –
la valutazione tecnica dei concorrenti spettava, attraverso votazione con palette, a chi già possedeva l’arte.
Così spiccavano nomi altisonanti, come quelli di Claudio Villa e Eduardo De Filippo.
Si apriva così una fase nuova nel mondo dello spettacolo italiano, con un format che –
pur evolvendosi naturalmente nel corso dei decenni – è sopravvissuto intatto fino ai nostri giorni.
Questa primogenitura però resta inattaccabile:
i talent come li conosciamo adesso, sbocciano a partire da un giorno di primavera di quasi settant’anni fa.
 

IRAN: UN GRUPPO DI HACKER HA INTERROTTO LE TRASMISSIONI DELLA TV DI STATO PER MANDARE IN ONDA UN MESSAGGIO DEL FIGLIO DELLO SCIÀ

Un gruppo di hacker ha interrotto le trasmissioni della televisione di stato iraniana per mandare in onda un filmato in sostegno di Reza Pahlavi,
il figlio dello scià di Persia (cioè il re dell’Iran) che fu cacciato dalla rivoluzione islamica del 1979, e che ora vive in esilio negli Stati Uniti.
Nel video Pahlavi invita i militari a ribellarsi al regime iraniano: «Voi siete l’esercito nazionale dell’Iran, non l’esercito della Repubblica islamica.
Avete il dovere di proteggere le nostre vite. Non vi resta molto tempo. Unitevi al popolo il prima possibile», dice.
Il filmato include anche immagini di proteste contro il regime in diverse parti del mondo e messaggi in persiano
che esortano la popolazione a continuare le manifestazioni.
Pahlavi ha condiviso il video sui suoi profili ufficiali e ne ha confermato l’autenticità,
senza però ammettere un suo coinvolgimento diretto nell’operazione.
[…]
 
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