
Domenica 2 novembre 2025
TV DIGITALE TERRESTRE, RADIO DAB:
LE NOTIZIE FLASH DELLA SETTIMANA.
A cura di Salvatore Cambria
Pubblicato il 02/11/2025 alle ore 11:20
Tutti i diritti riservati @L’ITALIA IN DIGITALE
Bentornati al nostro appuntamento domenicale con le notizie “in breve” che riguardano la TV digitale terrestre e la radio DAB.
CALABRIA IN DIGITALE - MUX LOCALE 4: ELIMINATO IL LOGO DI TV 99 SU TELEMIA EXTRA
Iniziamo parlando del digitale terrestre dalla regione Calabria.
Nel Mux LOCALE 4 è stato tolto il logo di TV 99 che era posizionato in alto a destra
sulla LCN 199 occupata da TELEMIA EXTRA.
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RADIO DAB: NUOVE ATTIVAZIONI PER I MUX DAB+ RAI ED EURODAB ITALIA
Occupiamoci ora della radio digitale.
Prosegue l’ampliamento di copertura del Mux DAB+ RAI.
È stato acceso, infatti, il Canale 7C dalla postazione di CONTRADA COSTA ZITA a Marineo (PA), in Sicilia.

Il Mux EURODAB ITALIA, invece, ha attivato il Canale 7A dal ripetitore di CONTRADA TEMPAROSSA a Potenza, in Basilicata,
e riconvertito dal blocco 12A al Canale 10A la postazione toscana di MONTECUCCOLI – CASA ALLE CROCI a Barberino di Mugello (FI).

Alla luce delle ultime novità, abbiamo riaggiornato la griglia con l’elenco di tutte le postazioni
dei bouquet radiofonici nazionali Mux DAB+ RAI e Mux EURODAB ITALIA.
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RADIO DAB - MUX GO DAB (VENETO): RIAGGIORNATA LA CONFIGURAZIONE
Ci spostiamo in Veneto per segnalare alcune novità all’interno del Mux GO DAB:
– sono state inserite la trevigiana RETE REPORTER del gruppo Radio Veneto Uno,
– è stato rinominato l’identificativo di CLUB 103, con sede a Valle di Cadore (BL), in Club 103Dolomiti;





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RADIO DAB - MUX ABRUZZO DAB: NUOVE ATTIVAZIONI IN PROVINCIA DE L' AQUILA
dalla postazione di MONTE SAN COSIMO a Prezza (AQ).
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FREQUENZE E POSTAZIONI
| ABRUZZO | ||
| Canale 7B (190,640 MHz) | ||
| Postazione | Comune | Provincia |
| Monte Cimarani | Avezzano | AQ |
| Monte Luco | L’Aquila | AQ |
| Monte San Cosimo | Prezza | AQ |
| Monte Pallano | Bomba | CH |
| Monte Majella – Rifugio Pomilio | Rapino | CH |
| San Silvestro – Contrada Casone | Pescara | PE |
| Monte Foltrone | Teramo | TE |
RADIO DAB - MUX GO DAB (SICILIA) / MUX MEDIA DAB (SICILIA) A - B: ARRIVA RPL 708090
Ritorniamo in Sicilia, dove ha esordito RPL 708090 di Adrano (CT)
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RADIO DAB: IL MUX DAB ITALIA SI AGGIUDICA LA GARA PER L' AFFITTO DELLA BANDA NAZIONALE IN FAVORE DI CITTÀ DEL VATICANO
Con il decreto approvato lo scorso mercoledì 15 ottobre,
il MIMIT (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) ha proclamato il Mux DAB ITALIA,
come vincitore (ed unico partecipante) della gara con la quale vengono destinate
almeno 36 unità di capacità trasmissiva (CU) su un mux DAB+ con copertura nazionale
in favore di Città del Vaticano che sarà esente dalle spese per l’affitto della banda.

Ricordiamo che, al momento, Città del Vaticano è già presente a livello nazionale, sul DAB+ italiano,
attraverso RADIO VATICANA, identificata RVaticana Ita +, nel Mux EURODAB ITALIA.
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AGCOM: APPROVATE LE NUOVE LINEE GUIDA IN MATERIA DI PROMINENCE DEI SERVIZI DI MEDIA AUDIOVISIVI E RADIOFONICI DI INTERESSE GENERALE
Il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha approvato, con il voto contrario della Commissaria Elisa Giomi,
le nuove Linee guida per garantire la prominence dei servizi di media audiovisivi e radiofonici di interesse generale (SIG)
che sostituiscono le precedenti Linee guida, adottate con la delibera n. 390/24/CONS,
in diretta applicazione di quanto disposto dall’articolo 29, commi 1 e 2, del Testo unico per la fornitura di servizi di media audiovisivi.
Le Linee guida SIG definiscono i criteri di qualificazione di un servizio come “di interesse generale”, assicurandone,
in accordo alle previsioni normative, un adeguato rilievo su qualsiasi strumento di ricezione e tramite qualsiasi piattaforma,
e individuano i dispositivi e le interfacce utente interessati dalle misure, nonché i destinatari delle previsioni e le relative modalità di implementazione.
Le Linee guida prevedono che sia fornita rilevanza ai SIG su tutti i dispositivi e le interfacce utente che consentono l’accesso a tali servizi,
tra cui i televisori connettibili a Internet, i decoder, i dispositivi quali dongle e box set.
Al fine di dare rilievo ai SIG, oltre all’icona che consente di accedere ai canali della televisione digitale terrestre prevista dalla delibera n. 259/24/CONS,
le Linee guida SIG prevedono l’introduzione, all’interno di un rail in home page:
delle icone dei 5 fornitori dei SIG nazionali distribuiti online RAI, RTI, La7, Sky Italia e Warner Bros. Discovery Italia;
di un’icona “Tv locali” per accedere ai SIG distribuiti a livello locale;
di un’icona “Nazionali” che consente di accedere agli altri SIG nazionali;
di un’icona “Radio” che consente di accedere ai SIG radiofonici distribuiti online e fruibili dagli schermi televisivi.
Per quanto riguarda l’adeguato rilievo ai SIG radiofonici sui dispositivi installati sulle automobili, è stata accolta la richiesta,
presentata da numerosi partecipanti al Tavolo tecnico, di includere nel paniere dei SIG tutti i servizi radiofonici broadcast analogici e digitali,
in quanto costituiscono un servizio gratuito e universale, robusto e rivolto a tutti,
utilizzabile anche per rendere un servizio al pubblico su larga scala in eventuali situazioni critiche e di emergenza.
Con le nuove Linee guida, volte a garantire una posizione di rilievo ai SIG su dispositivi quali smart tv, decoder, box set,
autoradio e sistemi di in-car infotainment, radio domestiche e portatili, l’Autorità ridefinisce il paniere dei servizi di media audiovisivi
e radiofonici di interesse generale, fornendo alcuni chiarimenti circa i dispositivi e i soggetti destinatari delle misure,
ed individua nuove modalità di implementazione delle misure per garantire rilievo ai SIG,
ferma restando la possibilità per l’utente di personalizzare le modalità di visualizzazione dei servizi,
come disposto dal Regolamento europeo sulla libertà dei media.

EMILIA-ROMAGNA: TELESANTERNO CHIUDE; UNA REALTÀ DA SALVARE
Il Tribunale di Bologna ha aperto la liquidazione giudiziale di “Gtv srl”, la società proprietaria della storica emittente televisiva Telesanterno
che va in onda sul canale 76 del digitale terrestre.
Curatore è stato nominato Domenico D’Amico ed è stato autorizzato l’esercizio provvisorio dell’impresa fino al 31 gennaio 2026.
Come Associazione della stampa Emilia-Romagna esprimiamo preoccupazione per l’ennesima grave crisi aziendale
che colpisce uno storico presidio della regione. Questa televisione, gestita negli ultimi anni dalla famiglia Bighinati, era nata nel 1976
ed è stata a lungo un punto di riferimento per la regione con telegiornali di qualità, programmi di intrattenimento e trasmissioni dedicate allo sport.
Come sindacato siamo stati a fianco dei giornalisti che in questi anni hanno lottato duramente per difendere la televisione dai tagli
e dalla dismissione, tant’è che nel 2019 scioperarono a oltranza per cinque mesi per protestare contro gli stipendi non pagati dall’editore.
Via via, però, non sono state messe in campo politiche di rilancio tant’è che l’emittente si è andata impoverendo di contenuti
diventando un contenitore vuoto, fino alla liquidazione giudiziale.
Chiediamo che i due giornalisti rimasti a carico dell’azienda siano tutelati dal curatore,
così come auspichiamo che quanto accaduto in questa televisione serva da lezione alle istituzioni e alla politica:
quando muore un presidio di informazione a rimetterci sono i cittadini.
Purtroppo negli anni non ci sono stati mai interventi e prese di posizioni per rilanciare Telesanterno
o per far sì che qualche imprenditore ne rilevasse l’attività.
L’Aser seguirà la vicenda e tutelerà i giornalisti in ogni sede attraverso i propri legali.

CALABRIA: TV PRIVATE CALABRESI; C'È MEMORIA COLLETTIVA IN QUEI NASTRI MAGNETICI
Un progetto dell’Unical per non disperdere l’archivio fragile delle tv private calabresi: la storia di una regione e di un Paese
In un’era dominata dal flusso incessante di contenuti digitali, dove le immagini si accumulano in cloud invisibili
e algoritmi decidono cosa ricordare, la fragilità degli archivi audiovisivi delle televisioni private calabresi
tra il 1974 e il 2004 emerge come un monito silenzioso.
Questi archivi non sono semplici depositi di nastri magnetici o bobine polverose ma sono frammenti di una memoria collettiva,
di testimonianze visive di un Sud italiano in transizione, segnato da lotte sociali, aspirazioni moderne e ombre persistenti di marginalità.
Il destino dei supporti materiali
Eppure, la loro precarietà fisica, economica e culturale, li rende vulnerabili, quasi evanescenti,
come echi di trasmissioni che svaniscono nel buio di una notte senza ricezione.
Riflettere su questa fragilità significa interrogarsi non solo sul destino di supporti materiali,
ma sul valore stesso della storia locale in un panorama mediatico globalizzato,
dove il locale rischia di essere il primo a essere sacrificato sull’altare del profitto e dell’oblio.
Il periodo 1974-2004 non è arbitrario, ma segna l’alba della deregulation televisiva italiana,
con la sentenza della Corte Costituzionale n. 202 del 1974 che liberalizza le trasmissioni via cavo,
seguita dalla storica n. 226 del 1976 che infrange il monopolio RAI aprendo le porte alle emittenti private via etere.
TV private calabresi: l’archivio fragile
In Calabria, questa rivoluzione assume contorni peculiari che da un territorio economicamente fragile,
con un tessuto produttivo dominato da piccole imprese e cooperative, nascono emittenti che diventano la voce autentica di comunità isolate,
catturando rituali, proteste e volti quotidiani. Ma proprio questa prossimità al suolo, cioè la capacità di “raccontare il territorio”,
come recita il progetto PRIN “Telling the Territory”, nel Dispes dell’Università della Calabria,
di cui recentemente si è tenuto un convegno per illustrare la ricerca in corso, si rivela una condanna per la conservazione.
Oggi, progetti come “L’archivio fragile” tentano di riscoprire questi tesori dimenticati, digitalizzando materiali che altrimenti rischierebbero la dissoluzione.
Questa riflessione esplora le radici storiche di tale fragilità, le sue manifestazioni concrete e le implicazioni filosofiche per la nostra comprensione della memoria.
Il mosaico delle tv private calabresi
La nascita delle televisioni private in Italia è figlia di un fermento sociale e giuridico che scuote gli anni Settanta.
Il monopolio RAI, pilastro del consenso statale post-bellico, si incrina sotto il peso di movimenti studenteschi, operai e femministi,
che reclamano una comunicazione più democratica e plurale.
La sentenza del 1974, legittimando le trasmissioni via cavo in ambito locale, apre una breccia:
da Telebiella nel Nord a pionieri meridionali come Telediffusione Italiana Telenapoli, le “libere” emittenti proliferano,
passando da poche decine nel 1977 a oltre 600 nel 1980. In Calabria, questa espansione è tardiva ma intensa:
la regione, con la sua geografia aspra e le sue divisioni provinciali (Cosenza, Catanzaro, Crotone, Vibo Valentia, Reggio Calabria),
vede emergere canali come Telemia (fondata nel 1979 a Bova Marina), Promovideo TV negli anni ’80 e Reggio TV dal 1998,
TeleCosenza, Telestars, ReteAlfa, eccetera, fino ad arrivare a network come LaC TV.
Un Sud in fermento
Queste emittenti non sono meri diffusori di intrattenimento, ma producono documentari e inchieste che penetrano l’essenza calabrese.
Immaginate servizi su feste patronali a Tropea, proteste contro l’emigrazione a Reggio Calabria
o reportage sulle cooperative agricole cosentine negli anni ’80, durante la crisi post-terremoto dell’Irpinia che lambisce il Mezzogiorno,
giusto per fare qualche esempio. Tra il 1974 e il 2004, il panorama evolve, la legge Mammì del 1990 consolida il duopolio RAI-Mediaset,
marginalizzando le realtà locali. La transizione al digitale terrestre, culminata in Calabria nel 2012,
impone costi proibitivi e la legislazione del 2004 ridisegna il settore con norme stringenti.
In questo arco, le TV private calabresi catturano un “Sud in fermento”: aspirazioni di modernità contro ombre mafiose,
come le inchieste su ‘Ndrangheta che, pur censurate o autolimitate, filtrano nei telegiornali locali.
Una storia in Betacamm
Ma la loro produzione è artigianale: nastri VHS, U-matic e Betacam girati con budget risicati,
spesso da operatori multifunzione in studi improvvisati. Qui risiede il paradosso:
queste immagini, vicinissime alla vita, sono le più esposte al deperimento.
La fragilità degli archivi audiovisivi calabresi si declina su più piani, intrecciando vulnerabilità tecnologica,
precarietà economica e indifferenza istituzionale. Innanzitutto, il piano materiale:
i supporti degli anni ’70-’90 – nastri magnetici in acetilcellulosa o poliestere – sono intrinsecamente instabili.
spesso da operatori multifunzione in studi improvvisati. Qui risiede il paradosso:
queste immagini, vicinissime alla vita, sono le più esposte al deperimento.
La fragilità degli archivi audiovisivi calabresi si declina su più piani, intrecciando vulnerabilità tecnologica,
precarietà economica e indifferenza istituzionale. Innanzitutto, il piano materiale:
i supporti degli anni ’70-’90 – nastri magnetici in acetilcellulosa o poliestere – sono intrinsecamente instabili.
La sindrome dell’aceto
L’idrolisi, nota come “sindrome dell’aceto”, corrode questi materiali, rilasciando odori acidi e rendendoli illeggibili entro 20-30 anni
se non conservati in condizioni ideali (temperatura sotto i 18°C, umidità al 40-50%).
L’idrolisi, nota come “sindrome dell’aceto”, corrode questi materiali, rilasciando odori acidi e rendendoli illeggibili entro 20-30 anni
se non conservati in condizioni ideali (temperatura sotto i 18°C, umidità al 40-50%).
In Calabria, con climi umidi e depositi spesso in scantinati non climatizzati, questo degrado è accelerato.
Molte emittenti, come quelle provinciali di Vibo Valentia o Cosenza, non hanno investito in digitalizzazione:
i master originali giacciono in scatoloni, esposti a muffe, roditori o alluvioni.
Il progetto “L’archivio fragile” dell’Unical ha riscoperto proprio questo:
“archivi dimenticati” di emittenti private, dove bobine di documentari su migrazioni interne o tradizioni arbëreshë rischiano l’annientamento.
Così muore un’emittente
Sul piano economico, la precarietà è endemica. Le TV locali calabresi nascono da iniziative imprenditoriali familiari o associative,
con ricavi da pubblicità locale (negozi, sagre) che mal sopporterebbero i costi di conservazione.
Negli anni ’90, la concorrenza di Mediaset e la crisi pubblicitaria post-2000 portano chiusure:
emittenti come Studio 3 o Telespazio Calabria sopravvivevano con syndication precaria, senza fondi per archivi professionali.
A differenza della RAI, con le sue Teche digitalizzate, queste realtà private non hanno obblighi normativi stringenti fino al 2004,
e anche dopo, i contributi statali per le locali sono esigui. Il risultato è la dispersione.
Al fallimento di un’emittente, i nastri finiscono in discarica, venduti a rigattieri o ereditati da eredi indifferenti.
Un esempio emblematico è il fondo di Promovideo TV: attivo dagli anni ’80, i suoi archivi – ricchi di footage su eventi calabresi –
languono in spazi non protetti, minacciati da obsolescenza tecnologica.
In un Mezzogiorno storicamente ai margini della narrazione nazionale, questi archivi incarnano una “memoria minore”.
Non epica, ma quotidiana: un servizio su una processione a Mammola o un dibattito su disoccupazione giovanile a Catanzaro.
La loro fragilità riflette quella di un territorio emarginato, come denunciato nei documentari televisivi del periodo,
che il progetto PRIN descrive come “voci del piccolo schermo d’inchiesta”.
Senza riconoscimento istituzionale – a differenza degli archivi AAMOD a Roma o delle cineteche settentrionali –
questi materiali rischiano l’oblio, perpetuando un colonialismo culturale interno all’Italia.
Le rovine di Walter Benjamin
Questa fragilità non è solo tecnica, ma è esistenziale.
Riflettendoci, gli archivi audiovisivi calabresi evocano la teoria di Walter Benjamin sulla storia come “cumulo di rovine”,
dove il passato non è lineare ma frammentato, recuperabile solo da chi osa frugare tra le macerie.
In un contesto come la Calabria, segnato da terremoti metaforici – emigrazione, ‘ndrangheta, spopolamento –
questi nastri sono rovine vive che catturano non la grande Storia, ma le storie di chi resiste.
La loro precarietà interroga il nostro rapporto con la memoria: in un’era di big data, perché tolleriamo la perdita di miliardi di ore di footage locale?
È forse perché, come suggerisce il convegno “Il documentario televisivo in Italia” all’Università del Salento,
questi materiali sfidano il narrativo dominante, valorizzando “folclore e rivitalizzazione della cultura popolare” contro l’omologazione globale?
Filosoficamente, la fragilità richiama Paul Ricoeur e la sua “memoria, storia, oblio”:
senza conservazione attiva, la memoria si riduce a oblio selettivo, dove il Sud è sempre “altro” da narrare.
Eppure, proprio qui sta la speranza: progetti come “Telling the Territory” dimostrano che la digitalizzazione non è solo salvataggio,
ma atto etico di restituzione. Riscoprire un nastro su una protesta operaia a Gioia Tauro negli anni ’80 significa ridare agency a comunità silenziate,
trasformando la fragilità in forza dialettica.
TV private calabresi: l’Unical in campo per difendere gli archivi
La fragilità degli archivi audiovisivi delle TV private calabresi (1974-2004) è metafora di un’Italia divisa: ricca di storie, povera di cure.
Ma in questo rischio di perdita si annida un invito alla responsabilità collettiva. Istituzioni, università e comunità devono convergere –
come nel PRIN Unical coordinato dal professor Daniele Dottorini – per digitalizzare, catalogare e narrare questi tesori.
Chi scrive, con Patrizia Fantozzi e Antonio Martino, dell’unità di ricerca calabrese, è convinto che solo così,
le immagini effimere diventeranno immortali, testimoni di un territorio che, pur fragile, ha sempre saputo inventare la propria voce.
In fondo, conservare questi archivi non è mera filologia, ma è un atto di giustizia poetica,
affinché il silenzio delle bobine perse non inghiotta il brusio vitale di una Calabria mai doma.
SPAGNA: ADDIO A PARAMOUNT NETWORK; IL CANALE CINEMATOGRAFICO SMETTERÀ DI TRASMETTERE DOPO 13 ANNI SUL DIGITALE TERRESTRE
La sua chiusura si aggiunge a quella di Gol Play e Disney Channel, anch’essi scomparsi quest’anno
Paramount Network, un canale televisivo in chiaro specializzato in film e serie internazionali,
interromperà le trasmissioni sulla televisione digitale terrestre (DTT) in Spagna il 31 dicembre 2025, dopo 13 anni di trasmissione.
Lo scorso giugno, Net TV, società del Gruppo Squirrel, ha rinnovato la sua licenza per la Televisione Digitale Terrestre (DTT)
per un ulteriore periodo di 15 anni. Net TV è il terzo operatore televisivo privato in Spagna, con due canali in chiaro a copertura nazionale:
Squirrel e Paramount. Pertanto, la frequenza occupata da Paramount rimarrà nelle mani di Squirrel, proprietaria di Net TV.
interromperà le trasmissioni sulla televisione digitale terrestre (DTT) in Spagna il 31 dicembre 2025, dopo 13 anni di trasmissione.
Lo scorso giugno, Net TV, società del Gruppo Squirrel, ha rinnovato la sua licenza per la Televisione Digitale Terrestre (DTT)
per un ulteriore periodo di 15 anni. Net TV è il terzo operatore televisivo privato in Spagna, con due canali in chiaro a copertura nazionale:
Squirrel e Paramount. Pertanto, la frequenza occupata da Paramount rimarrà nelle mani di Squirrel, proprietaria di Net TV.
La chiusura di Paramount Network segue altre due sparizioni nel settore del digitale terrestre avvenute quest’anno.
Gol Play ha chiuso a giugno e Disney Channel ha salutato la compagnia a gennaio.
Nel caso di quest’ultimo canale, che operava con una delle licenze detenute da Net TV, il suo posto è stato preso dal nuovo canale Squirrel.
D’altro canto, fonti consultate da Europa Press hanno confermato che Squirrel “sta valutando, come una possibilità tra le tante”,
quella di presentare un’offerta per la licenza del nuovo canale DTT, che il governo ha indetto tramite gara pubblica.
“Nulla è stato deciso o escluso”, ha dichiarato la multinazionale delle comunicazioni quotata in borsa in Spagna.
Il 14 ottobre, su proposta del Ministro per la Trasformazione Digitale e la Funzione Pubblica, Óscar López,
il Consiglio dei Ministri ha approvato l’avvio di una gara pubblica per l’assegnazione di una nuova licenza DTT,
la cui scadenza è il 22 novembre.
Ciò è richiesto dal Piano Tecnico Nazionale DTT, in vigore dal 27 marzo 2025, che ha distribuito i multiplex digitali
attraverso i quali viene erogato il servizio nazionale DTT.
L’aggiudicazione di questa gara corrisponde all’eccedenza di un quarto della capacità nel multiplex digitale MPE5.

PARAMOUNT NETWORK è attualmente sintonizzabile nel Mux MPE 1,
in alta definizione con la risoluzione video 1920×1080 e privo di numerazione automatica.
Per consultare la composizione del multiplex, cliccate sul banner qui sotto.
SPAGNA: LA NUOVA RETE DIGITALE TERRESTRE DI MONCLOA SI RITROVA SENZA PRETENDENTI; BLAS HERRERO CI STA PENSANDO PERCHÉ NON VUOLE PERDERE TROPPI SOLDI
Al momento, nel settore sussistono dubbi sulla fattibilità di una licenza, dato il calo del mercato pubblicitario.
A Moncloa suona l’allarme. La gara per la nuova licenza per la televisione digitale terrestre non ha suscitato l’interesse sperato.
Gli addetti ai lavori sono diffidenti riguardo ai tempi della gara d’appalto
e dubitano della redditività del nuovo canale che il governo vuole lanciare.
In questo momento, tutti gli occhi sono puntati su un nome:
Blas Herrero, presidente del gruppo Radio Blanca, che comprende Kiss FM e il canale DKiss.
Ciò sta attirando l’attenzione perché è nella posizione migliore, dato che dispone già di infrastrutture sufficienti
per lanciare un’offerta e promuovere un canale televisivo senza dover effettuare grandi investimenti.
L’interesse per i suoi spostamenti è evidente in quanto accaduto questo fine settimana a Oviedo.
Dopo la consegna dei Premi Principessa delle Asturie,
Blas Herrero ha incontrato diversi leader del settore all’aeroporto per fare ritorno a Madrid.
Tra loro ci sono Pedro J. Ramírez e Cruz Sánchez de Lara, presidente e vicepresidente di EL Español;
Joseph Oughourlian, presidente di Prisa; Manuel Mirat, direttore di Vocento; e Laura Múgica, CEO di Unidad Editorial.
Lì gli hanno chiesto delle sue intenzioni di acquisire il canale DTT,
ed è molto probabile che sarà lui a vincere la gara, dato che nessuno dei due si presenterà.
E cosa ha detto Herrero? Beh, dovremo aspettare perché non ha ancora preso alcuna decisione.
Queste parole riecheggiano quelle provenienti dal suo gruppo.
Fonti vicine all’azienda insistono sul fatto che stanno attualmente effettuando calcoli
e analizzando la possibilità di presentare una proposta allettante.
Possiede inoltre il 29% di Pulsa, una società di pubblicità televisiva che, secondo le sue informazioni,
gestisce gli spazi di 14 diversi gruppi mediatici, tra cui Kiss Media, Trece TV, BOM Cine e Squirrel.
Radio Blanca è preoccupata per il tipo di televisione che proporrà, ma anche per i suoi costi.
Il gruppo di Herrero presume che chiunque decida di partecipare dovrà prepararsi a perdere circa 30 milioni di euro in due anni.
Una cifra gestibile per Radio Blanca, ma che richiede un’analisi approfondita dell’operazione per evitare futuri allarmi
che potrebbero mettere a repentaglio i media già alla sua portata.
Ecco perché ci sono ancora molti dubbi sull’opportunità o meno di intraprendere l’operazione,
nonostante il suo presidente, Blas Herrero, sia stato un punto fermo nelle gare per le licenze televisive nazionali e regionali.
Ma se Herrero nutre dei dubbi, le cose non vanno molto meglio per coloro che avrebbero dovuto essere i “vincitori” della battaglia.
Si tratta dei ribelli di Prisa raggruppati sotto Global Alconaba, guidati da Andrés Varela Entrecanales
e di cui fa parte il produttore José Manuel Contreras.
Dopo il rifiuto di Oughourlian di lanciare un progetto audiovisivo, come i ribelli avevano sperato,
ora mancano le infrastrutture economiche o industriali per lanciare una stazione televisiva.
Fonti vicine al progetto ammettono di aver avuto contatti precedenti con vari gruppi mediatici internazionali,
ma finora nessuno ha dato il via libera alla proposta.
Si presume che, al momento, con l’esclusione dell’opzione di collaborare con il gruppo guidato da Joseph Oughourlian,
sia molto difficile per loro lanciare un’offerta. Anche se non l’hanno esclusa.
“Dovremo accelerare” nei prossimi giorni e prendere una decisione, spiegano, perché “le scadenze sono molto strette”.
Tuttavia, gli addetti ai lavori spiegano che è molto probabile che prima o poi deciderà di fare il grande passo,
dato che ha già la struttura per sviluppare il progetto grazie alla sua trasmissione sul canale televisivo DKiss.
Al momento, poco altro. Non sembra che nessun grande gruppo mediatico abbia intenzione di fare il grande passo.
Né Atresmedia, né Mediaset. Né Vocento, il cui CEO, Manuel Mirat, ha già escluso del tutto la possibilità di presentare un’offerta.
I cambiamenti in Mediapro, con l’arrivo di Sergio Oslé come presidente e il più che probabile arrivo dell’ex CEO di Prisa, Carlos Núñez,
hanno spinto molti a chiedersi se la casa di produzione potrebbe lanciare una gara d’appalto.
Tuttavia, l’azienda nega categoricamente questa opzione, soprattutto dopo aver rinunciato all’affitto della licenza Gol Play a Unidad Editorial.
“Siamo concentrati su altri progetti”, insistono.
Anche gruppi come Telefónica, Henneo e Secuoya non hanno mostrato alcun interesse.
Squirrel, da parte sua, potrebbe prenderla in considerazione, ma non ha ancora preso una decisione definitiva.
Nel settore dei media c’è consenso sul fatto che il momento scelto dal governo per lanciare il nuovo canale non sia il più appropriato.
“Stiamo riflettendo su questa questione da poco più di un anno e le condizioni sono cambiate sostanzialmente”, spiegano.
Caduta della pubblicità
Perché? Perché in questo periodo il mercato pubblicitario ha registrato un’inversione di tendenza.
Nella prima metà dell’anno, gli investimenti pubblicitari televisivi hanno superato di poco gli 886 milioni, secondo i dati di InfoAdex.
Questa cifra rappresenta un calo del 5,9% rispetto all’anno precedente
e le prospettive per la seconda metà dell’anno non sono molto più incoraggianti.
Se a questo aggiungiamo il progressivo calo degli ascolti televisivi dovuto al passaggio alle piattaforme,
abbiamo il cocktail perfetto per mettere in discussione la redditività dei progetti.
Vale la pena notare che negli ultimi mesi diverse emittenti televisive hanno ritirato o annunciato il ritiro dei propri canali.
L’ultima a farlo, come riportato da questo giornale, è Paramount, che cesserà le trasmissioni il 31 dicembre.
Ciò complica il piano di Moncloa di creare un nuovo canale allineato al PSOE
per rompere quello che considerano il “duopolio” di destra con Atresmedia e Mediaset.
L’intenzione iniziale era che il Gruppo Prisa fosse il destinatario di quel canale.
Ma il colpo sferrato da Joseph Oughourlian per fermare l’attacco dei ribelli schierati con Moncloa fece deragliare tutti i piani.
Ciò pose fine al progetto di lancio di un canale televisivo in chiaro che l’allora direttore dei contenuti, Joseph Oughourlian, stava preparando.
Il settore audiovisivo si sta ora chiedendo chi sarà il fortunato vincitore.
Si presume che il governo intenda assicurarsi un gruppo affine come vincitore del concorso.
Si ritiene che prevarrà un modello televisivo legato all’attualità, capace di replicare un modello simile a quello attualmente applicato da RTVE.
Dovrebbe cioè essere in grado di trasmettere notiziari e talk show per la maggior parte del tempo.
Un modello simile a quello di CNews, promosso da Vincent Bolloré in Francia, ideato da Contreras per Prisa.
In effetti, alcuni prevedono che l’intenzione sia quella di creare un piccolo embrione
affinché, una volta avvenuto un cambio di governo, i professionisti che lasciano il settore pubblico possano essere reclutati
per rilanciare un canale incentrato sull’opposizione a un governo guidato dal Partito Popolare (PP).
Blas Herrero, l’eterno candidato
Il presidente del gruppo Radio Blanca, Blas Herrero, è il “candidato eterno” ad acquisire qualsiasi licenza mediatica
o organo di stampa che si presenti sul mercato.
Nel 2021, stava negoziando con Unidad Editorial l’acquisto dei suoi due canali DTT, che sono stati poi affittati a Discovery e Mediapro.
L’accordo è fallito a causa del costo elevato. Nel 2020, Blas Herrero è stato la star della soap opera del Gruppo Prisa.
Ha presentato un’offerta formale per acquisire le divisioni giornali e radio (tra cui El País e Cadena Ser).
Ha messo sul tavolo 200 milioni di euro, una cifra ben lontana da quella desiderata da Joseph Oughourlian.
La sua proposta è stata infatti respinta dal consiglio di amministrazione.
Blas Herrero è coinvolto nelle operazioni di acquisizione e concessione di licenze dal 1989.
Quell’anno, è stato uno dei maggiori beneficiari delle gare per le stazioni radio FM. Fu l’inizio della sua attuale rete di stazioni.
Ha persino collaborato con Onda Cero per lanciare Onda Melodía, un progetto precedente a Kiss FM.
C’era un contratto in base al quale l’emittente pagava a Herrero 18 euro per ogni ascoltatore acquisito.
Il contratto è stato prorogato fino al 2011. L’emittente ebbe successo. E iniziarono le discussioni.
Onda Cero sosteneva che il pagamento si basava sull’audience media,
mentre Herrero sosteneva che il pagamento si basava sull’audience cumulativa.
A seguito di una sentenza del tribunale, l’emittente è stata condannata a pagare a Blas Herrero più di 190 milioni di euro.
Questo denaro lo aiutò a lanciare Kiss FM e a partecipare a vari concorsi per la televisione digitale terrestre.
Nel 2008, partecipò al concorso per la gestione del canale regionale di Castiglia e León, che non vinse.
Nel 2015 ha ottenuto la sua prima licenza nazionale per la televisione digitale terrestre (DTT)
e nel 2021 ha ottenuto le licenze locali per la televisione digitale terrestre (DTT) in tutte e nove le province di Castiglia e León.
Il tutto in collaborazione con diverse emittenti locali.
RADIO DAB SLOVENIA: PUBBLICATO IL BANDO PER 26 NUOVI DIRITTI DAB+
Gara pubblica per l’assegnazione di 16 diritti di trasmissione di programmi radiofonici mediante tecnologia di trasmissione digitale
nel territorio della Repubblica di Slovenia e di 10 diritti di trasmissione di programmi radiofonici
mediante tecnologia di trasmissione digitale nel territorio di Lubiana
L’ Agenzia per le reti e i servizi di comunicazione della Repubblica di Slovenia informa il pubblico interessato di aver pubblicato
nella sezione annunci della Gazzetta ufficiale della Repubblica di Slovenia del 24 ottobre 2025
la Decisione sull’indizione di una gara pubblica per l’assegnazione di 16 diritti di trasmissione
di programmi radiofonici in tecnologia di trasmissione digitale su tutto il territorio della Repubblica di Slovenia
e 10 diritti di trasmissione di programmi radiofonici in tecnologia di trasmissione digitale nell’area di Lubiana.
Gli interessati sono invitati a presentare le offerte entro il 12 dicembre 2025 alle ore 12:00.
L’ Agenzia pubblica la documentazione di gara con le istruzioni per la presentazione delle offerte.
Per agevolare la preparazione delle offerte, l’Agenzia ha predisposto moduli già inclusi nella documentazione di gara.
In conformità al punto 4.1 della documentazione di gara, l’Agenzia pubblicherà costantemente le risposte
alle richieste di ulteriori informazioni e chiarimenti degli offerenti.
Il termine ultimo per la presentazione delle richieste in lingua slovena è il 27 novembre 2025 alle ore 12:00.
Documenti

SKY COLLECTION, UN NUOVO CANALE DEDICATO ALLE SERIE CULT
Da “Friends” a “Il Trono di Spade”, da “Gomorra” a “The Big Bang Theory”:
tutte le serie che hanno fatto la storia della TV in un unico canale.
Dal 3 novembre disponibile anche su NOW
Dal 1° novembre debutta su Sky il nuovo canale Sky Collection (canale 114), interamente dedicato alle serie televisive
che hanno segnato un’epoca e conquistato generazioni di spettatori.
che hanno segnato un’epoca e conquistato generazioni di spettatori.
Un viaggio tra generi, stili ed emozioni per rivivere i grandi classici della serialità o scoprirli per la prima volta.
Dal 3 novembre, Sky Collection sarà disponibile anche in streaming su NOW.
Il canale permette di ritrovare le serie del cuore o di immergersi per la prima volta in grandi classici,
stagione dopo stagione, episodio dopo episodio, in un’esperienza di visione coinvolgente e senza tempo.
Il debutto di Sky Collection prevede un calendario ricco di titoli imperdibili:
1-10 novembre: si parte con Friends, la sitcom cult degli anni ’90
che ha conquistato il mondo con le sue gag irresistibili e i suoi personaggi indimenticabili
11-21 novembre: spazio alla comicità nerd di The Big Bang Theory, tra esperimenti scientifici e battute cult
22-23 novembre: l’adrenalina e il fascino criminale di Romanzo Criminale – La serie
24 novembre – 1 dicembre: l’epica fantasy de Il Trono di Spade con i suoi mondi fantastici e intrighi di potere
Tra dicembre e gennaio arriveranno poi altri grandi classici: i misteri de La Signora in Giallo,
le avventure newyorkesi di Sex & the City tra amicizia e libertà femminile,
la comedy irriverente di The Office e l’intensa saga criminale di Gomorra – La serie.


LE RADIO CHE TRASMETTONO ANCORA IN AM
È una tecnologia più economica dell’FM e oggi quasi in disuso, ma ancora sfruttata da piccole emittenti locali
Lo studio di Radio King Italia si trova a Cerveteri, un comune del litorale laziale a circa 40 chilometri da Roma.
Il fondatore, Fabrizio Di Giammarino, l’ha aperta nel 2017 con l’obiettivo di creare un’emittente
che potesse intercettare i gusti musicali dei biker, gli appassionati della cultura motociclistica americana.
È una delle poche radio italiane che trasmettono ancora in modulazione di ampiezza (AM),
cioè un sistema di trasmissione che utilizza le onde medie per diffondere il segnale, oggi quasi del tutto abbandonato.
L’emittente omaggia fin dal nome Elvis Presley (che veniva soprannominato “the king”, per l’appunto),
e trasmette soprattutto classici della musica rock degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta.
Di Giammarino dice che trasmettere in AM è stata una scelta «identitaria», perché da ragazzo,
quando ascoltava alla radio i Led Zeppelin, i Deep Purple o i Black Sabbath, riceveva il segnale su onde medie:
la resa era «più ruvida e sporca, ma proprio per questo motivo era speciale», racconta.
Con la sua emittente, Di Giammarino ha voluto insomma ricreare la sensazione d’ascolto che ricordava da adolescente,
che considera più «romantica e autentica».
Le radio funzionano trasmettendo onde radio, cioè radiazioni elettromagnetiche con frequenze inferiori a 300 GHz
e lunghezze d’onda superiori a 1 millimetro.
In parole semplici, si tratta di segnali invisibili che quando vengono emessi trasportano la voce o la musica da un’antenna all’altra.
Queste onde possono essere usate in modi diversi: i due più comuni sono la modulazione di ampiezza (AM) e la modulazione di frequenza (FM).
Nell’AM la frequenza dell’onda resta fissa, mentre cambia l’ampiezza, cioè l’entità dell’oscillazione,
che diventa maggiore o minore seguendo l’intensità del suono.
Nell’FM, invece, avviene il contrario: l’ampiezza rimane stabile, ma varia la frequenza,
cioè il numero di oscillazioni che si ripetono in un secondo.
Entrambi i sistemi presentano punti di forza e svantaggi: l’FM garantisce un suono più pulito e stabile,
perché le variazioni di frequenza sono meno sensibili ai disturbi elettrici o atmosferici, ma il segnale copre distanze più limitate.
L’AM invece consente di raggiungere aree molto più ampie, anche dove l’FM non arriva, ma è più vulnerabile alle interferenze
e offre una qualità audio inferiore.
Con il passare degli anni, le trasmissioni in FM si sono progressivamente affermate grazie alla migliore qualità
del suono e alla maggiore stabilità del segnale, diventando lo standard principale della radiofonia a partire dagli anni Ottanta.
Ma le radio e le autoradio hanno continuato ad avere sempre entrambe le funzioni, per passare da una modalità all’altra premendo un solo tasto.
In Italia la storia dell’AM è legata soprattutto alla Rai, che cominciò a trasmettere in onde medie nel 1924,
quando ancora si chiamava URI (Unione Radiofonica Italiana). Lo ha fatto fino al 2022,
quando spense tutti i trasmettitori in modulazione di ampiezza usati da Rai Radio 1,
che era l’ultima rete a diffondere ancora su quelle frequenze.
Fino a dieci anni fa in Italia le frequenze in onde medie (AM) erano riservate per legge quasi esclusivamente alla Rai,
che era di fatto l’unico grande operatore autorizzato a usarle, insieme a poche altre emittenti private.
Le cose sono cambiate nel 2015, quando una legge ha riconosciuto al ministero dello Sviluppo economico
(oggi delle Imprese e del Made in Italy) il diritto di assegnare le frequenze in onde medie anche a emittenti private,
secondo criteri stabiliti dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.
Emanuele Scatarzi, presidente di OM Italiane, l’associazione che rappresenta gli interessi delle emittenti in onde medie attive in Italia,
dice che oggi le emittenti regolarmente autorizzate che trasmettono in onde medie sono circa una trentina,
e in quasi tutti i casi hanno sede in piccoli comuni.
Radio Kolbe per esempio ha sede a Schio, in provincia di Vicenza, ed è una radio cattolica che si è sviluppata attorno al culto mariano.
Media Radio Castellana ha sede a Castel San Pietro Terme, in provincia di Bologna,
e si è sviluppata a partire da un gruppo di appassionati di Fiat 500 d’epoca.
Radio Calcio FVG invece è dedicata specificamente ai campionati dilettanti di calcio del Friuli Venezia Giulia.
Per la maggior parte, però, le radio AM trasmettono soprattutto musica – spesso vecchi successi italiani – e
programmi tipici della radio di flusso, con uno o più speaker che chiacchierano e dialogano con gli ascoltatori
di notizie nazionali, locali oppure del più e del meno.
Scelgono questa modalità di trasmissione per vari motivi.
C’è anzitutto un «aspetto tecnico», perché l’AM permette di raggiungere facilmente aree lontane o isolate, dove altri sistemi non arrivano.
C’è poi una «ragione più strettamente economica», perché trasmettere in onde medie costa relativamente poco:
gli impianti richiedono meno manutenzione rispetto a quelli FM o digitali
e, grazie all’ampio raggio del segnale, basta un solo trasmettitore per coprire vaste aree.
Infine c’è anche un aspetto affettivo e culturale. Questo perché, in un certo senso,
le radio AM danno continuità a una tradizione che ha segnato per decenni la storia italiana dell’informazione e dell’intrattenimento.
Una storia legata soprattutto a programmi Rai di grande successo, come La Corrida, Alto Gradimento,
Tutto il calcio minuto per minuto, Gran Varietà e Rai Stereonotte, che molti ascoltatori ricordano ancora con grande nostalgia.
Oggi l’offerta di queste emittenti è incentrata soprattutto su contenuti «locali e di nicchia»
che difficilmente si trovano sulle frequenze FM o sulle piattaforme digitali, dice Scatarzi.
Alcune si concentrano soprattutto sull’informazione locale, con notiziari che raccontano la vita dei territori
e danno spazio a notizie che le grandi emittenti solitamente ignorano.
Altre dedicano il palinsesto ad approfondimenti culturali o tematici molto specifici, spesso curati da appassionati.
È il caso di Radio Studio X, con sede ad Arezzo, che alterna musica e rubriche dedicate alla cultura locale,
alle presentazioni di libri e ad altri eventi del territorio.
Altre ancora scelgono di trasmettere un genere musicale specifico, come il jazz, il rock, il blues o la musica da ballo.
In molte di queste radio la selezione musicale è curata direttamente da DJ locali,
che scelgono le canzoni secondo i propri gusti e parlano a un pubblico che spesso conoscono di persona.
Di Giammarino racconta che, anche se trasmette 24 ore su 24, i programmi di Radio King Italia vengono montati in post-produzione
e poi programmati per la settimana.
C’è un notiziario affidato a una società esterna e varie rubriche curate da DJ locali e nazionali, con una cadenza fissa.
Per esempio, tutte le domeniche alle 17 lo speaker calabrese Gianfranco Piria conduce una trasmissione dedicata al blues,
mentre altri spazi settimanali sono riservati al rock anni Settanta, al country americano o alle colonne sonore dei film cult.
Negli ultimi anni molte di queste emittenti hanno iniziato a utilizzare il sistema DRM (Digital Radio Mondiale),
una tecnologia che consente di trasmettere in formato digitale sulle stesse frequenze dell’AM.
Il segnale viene convertito in digitale, diventando più stabile e meno soggetto a interferenze,
con una qualità del suono simile a quella dell’FM ma con la stessa copertura a lunga distanza delle onde medie tradizionali.
Il DRM, inoltre, permette di trasmettere contemporaneamente in analogico e digitale (simulcast),
così da raggiungere sia i vecchi ricevitori sia quelli di nuova generazione.
«Per le radio che operano in onde medie, rappresenta un modo per modernizzare una tecnologia che i più considerano desueta,
ma che in realtà ha ancora molte possibilità di applicazione», dice Scatarzi.
Tratto da: www.ilpost.it/2025/10/30/radio-am-italiane
TV TRADIZIONALI E PIATTAFORME,
LA BATTAGLIA SI SPOSTA SULLE SCHERMATE DEI TELEVISORI
Con l’approvazione delle nuove Linee guida sulla prominence,
Agcom interviene per garantire maggiore visibilità ai Servizi di interesse generale
e quindi a Rai, Mediaset, La7 e le altre emittenti pubbliche e private sulle schermate dei dispositivi connessi
Chi pensava che la battaglia fra broadcaster storici e piattaforme digitali si giocasse solo sui contenuti,
non può ora non avere la prova che c’è un altro spartiacque: la prima schermata della tv connessa.
Ad ora, forse, il vero terreno di battaglia fra Ott e Tv legacy.
Non più una sfida sul “cosa guardiamo”, ma anche sul “come arriviamo a guardarlo”.
Il nodo dell’accesso
L’ Agcom ha infatti approvato «le nuove Linee guida per garantire la prominence dei servizi di media audiovisivi e radiofonici
di interesse generale (SIG) che sostituiscono le precedenti Linee guida, adottate con la delibera n. 390/24/CONS
in diretta applicazione di quanto disposto dall’articolo 29, commi 1 e 2, del Testo unico per la fornitura di servizi di media audiovisivi».
Al centro della formulazione esplicitata dal comunicato Agcom c’è la “prominence”:
parola inglese che, nei fatti, traduce tutta la tensione – politica, economica e culturale – delle televisione tradizionali per riconquistare,
o almeno difendere, il proprio posto sulle schermate delle smart tv, box set, dongle, autoradio e quant’altro sarà collegato a Internet,
a partire dai nuovi modelli in uscita.
La contesa fra Tv e Netflix & Co.
Dietro la terminologia tecnica, c’è un tema che riguarda chiunque accenda un televisore oggi:
in un mondo dove il telecomando non ha più numeri e le schermate iniziali delle smart Tv portano,
con rapido colpo d’occhio e di click, verso Netflix, Amazon Prime o YouTube,
dove finiscono Rai, Mediaset, La7 e tutte le radio nazionali e locali?
L’indicazione di Agcom è chiara: bisogna garantire alla tv tradizionale e ai servizi di interesse generale (i cosiddetti Sig),
una posizione di preminenza e un accesso privilegiato sulle interfacce utente dei dispositivi connessi,
perché il loro business è messo concretamente a rischio dagli automatismi digitali e dalle logiche di app
che mettono le piattaforme al centro dell’esperienza di visione, relegando l’informazione generalista, pubblica e storica in fondo alla fila..
in un mondo dove il telecomando non ha più numeri e le schermate iniziali delle smart Tv portano,
con rapido colpo d’occhio e di click, verso Netflix, Amazon Prime o YouTube,
dove finiscono Rai, Mediaset, La7 e tutte le radio nazionali e locali?
L’indicazione di Agcom è chiara: bisogna garantire alla tv tradizionale e ai servizi di interesse generale (i cosiddetti Sig),
una posizione di preminenza e un accesso privilegiato sulle interfacce utente dei dispositivi connessi,
perché il loro business è messo concretamente a rischio dagli automatismi digitali e dalle logiche di app
che mettono le piattaforme al centro dell’esperienza di visione, relegando l’informazione generalista, pubblica e storica in fondo alla fila..
Ai produttori un anno per adeguarsi
Il provvedimento non arriva senza polemica: il voto contrario della commissaria Elisa Giomi e la lunga consultazione,
caratterizzata dalle resistenze passate di produttori di dispositivi e giganti del digitale come Samsung e Google,
attestano quanto il tema sia divisivo. A ogni modo, Agcom ha ridefinito ridefinisce le regole del gioco.
Già a giugno è entrata in vigore la previsione della precedente delibera 390/24/CONS
con l’obbligo di inserire nella schermata iniziale delle smart Tv l’icona della Tv digitale terrestre.
A valle della nuova delibera approvata due giorni fa da Agcom – e dopo 12 mesi dalla pubblicazione e dunque presumibilmente nel 2027
essendo la pubblicazione prevista con ogni probabilità con il nuovo anno – i produttori di device e delle smart Tv dovranno adeguarsi
e nella home page delle smart tv dovranno apparire, oltre all’icona blu che richiama il digitale terrestre,
le app dei cinque principali broadcaster italiani (Rai, Rti Mediaset, La7, Sky Italia, Warner Bros Discovery Italia),
un’icona per le tv locali, una per le nazionali escluse dal gruppo e una per le radio.
Nove icone in tutto, l’indice di una massa critica che ridisegna la mappa del potere televisivo sull’interfaccia.
L’offerta all’interno delle app dovrà riguardare la proposta online delle emittenti.
Non solo tv: la novità si estende anche alle autoradio e ai sistemi di infotainment auto,
con l’inclusione di tutti i servizi radiofonici broadcast analogici e digitali, dai canonici Fm e Am fino al Dab,
riconosciuti come servizio pubblico e universale, essenziale anche in situazioni di emergenza.
Le misure saranno obbligatorie per i nuovi dispositivi, lasciando libertà di personalizzazione per le modalità di visualizzazione,
in linea con il regolamento europeo sulla libertà dei media.
Per i dispositivi già acquistati scatterà invece un aggiornamento automatico,
che sarà a carico del produttore del device o del fornitore di software.
I timori per la disintermediazione
In sintesi: con questo provvedimento, Agcom mette un argine alla disintermediazione che rischiava di marginalizzare tv e radio storiche,
ricollocando i media legacy laddove le nuove abitudini digitali li stavano escludendo, cioè “in prima fila” sulla schermata.
La battaglia per la prominence, oggi, è però sicuramente la nuova frontiera della competizione.
Trattandosi di nuove tecnologie, il rischio per le Tv è che sia una battaglia di retroguardia.
Di certo però per i broadcaster non è tempo di lasciare alcunché di intentato.
La soddisfazione di Confindustria Radio Tv
Soddisfazione è stata in questo quadro espressa da Confindustria Radio Tv. Eloquenti le dichiarazioni del presidente Antonio Marano:
«Accogliamo con grande favore l’adozione di un atto che riconosce e protegge la centralità e il valore sociale dei contenuti radiotelevisivi
nel complesso scenario multimediale attuale sempre più caratterizzato dalla presenza di soggetti globali
che sottraggono valore a un settore che è presidio di pluralismo, libertà e perno essenziale per il sistema Paese».
E poi: «Le nuove regole garantiscono non solo la competitività dei player nazionali,
ma soprattutto il diritto dei cittadini di accedere immediatamente e senza filtri a contenuti verificati e di interesse generale,
confermando il ruolo irrinunciabile che il nostro comparto svolge per la coesione sociale e lo sviluppo culturale del Paese».
IL 5G ENTRA UFFICIALMENTE IN MAROCCO CON L' OK DEL GOVERNO
Le licenze vanno a Maroc Telecom, Orange e Inwi
La tecnologia mobile di quinta generazione, più nota come 5G, entra ufficialmente in Marocco.
Il Consiglio dei ministri ha approvato tre bozze di decreto per il rilascio delle licenze, l’istituzione e la gestione delle reti di telecomunicazioni.
Maroc Telecom, Orange e Inwi sono i tre operatori che d’ora in poi gestiranno le licenze.
La concessione di queste licenze fa seguito a una gara d’appalto indetta dall’Agenzia Nazionale di Regolamentazione delle Telecomunicazioni
(ANRT), in conformità con le disposizioni di legge.
IL 29 OTTOBRE 1969 NASCEVA INTERNET, IL PRIMO COLLEGAMENTO ARPANET
Il mondo celebra i 56 anni di quell’esperimento pionieristico che ha dato origine alla rete globale su cui si fonda la società contemporanea
Il 29 ottobre 1969, nella stanza 3420 dell’Università della California di Los Angeles, avvenne un evento destinato a rivoluzionare la storia dell’umanità:
il primo collegamento tra 2 computer attraverso la rete ARPANET.
A realizzarlo furono il giovane studente Charley Kline e il professor Leonard Kleinrock,
che tentarono di inviare la parola “LOGIN” a un computer del vicino Stanford Research Institute.
Dopo aver trasmesso solo le prime 2 lettere, il sistema andò in crash. Ma quel breve “LO” fu sufficiente: era nato il primo embrione di Internet.
il primo collegamento tra 2 computer attraverso la rete ARPANET.
A realizzarlo furono il giovane studente Charley Kline e il professor Leonard Kleinrock,
che tentarono di inviare la parola “LOGIN” a un computer del vicino Stanford Research Institute.
Dopo aver trasmesso solo le prime 2 lettere, il sistema andò in crash. Ma quel breve “LO” fu sufficiente: era nato il primo embrione di Internet.
Il mondo celebra i 56 anni di quell’esperimento pionieristico che ha dato origine alla rete globale su cui si fonda la società contemporanea.
Da un progetto militare statunitense ideato in piena Guerra Fredda, ARPANET si è evoluto in un’infrastruttura planetaria che connette miliardi di persone,
rivoluzionando la comunicazione, l’economia, la cultura e la politica.
Mentre si discute del futuro dell’intelligenza artificiale e della sovranità digitale, l’anniversario del primo collegamento ricorda quanto la curiosità scientifica
e la collaborazione universitaria possano generare innovazioni capaci di ridefinire il destino del mondo.