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Ore 20.00 - FOGGIA, CURCI PIGLIATUTTO: E' SUA ANCHE TELERADIOERRE. Dopo Teledauna, ecco Teleradioerre. Continua inarrestabile la scalata di Massimo Curci nel mondo della comunicazione foggiana. Il vicepresidente del Foggia Calcio, commercialista originario di ![]() “La trattativa è praticamente chiusa – ha detto Curci a l’Immediato -. Siamo davvero ai dettagli per la cessione totale. Sarò nuovo proprietario con Roberto Tarquinio amministratore. Ma Della Vista ci darà una mano vista la sua esperienza nel settore”. E Potito Salatto? Già perchè Teleblu, emittente di proprietà dell’imprenditore, ha da qualche tempo un accordo (service tecnico-editoriale) proprio con Teleradioerre. “Non ho avuto ancora il piacere di conoscerlo – fa sapere Curci -. So che è una persona molto seria. Ci parlerò a breve”. Ma sul tavolo resta solo il cambio di proprietà di TRE. Salatto ha fatto sapere di volersi svincolare da ogni accordo per ridare autonomia a Teleblu. Ma l’emittente ripartirà in tono minore visti gli “alti costi di gestione sostenuti negli ultimi dieci anni”. La prossima settimana potrebbe esserci l’incontro risolutivo tra l’imprenditore della sanità privata e l’editore. Tornando a Curci, il commercialista ha fatto sapere di voler provvedere con fermezza al risanamento delle emittenti. “Inoltre la situazione di Teleradioerre è decisamente migliore di quella che ho trovato a Teledauna – ha aggiunto -, dove adesso i dipendenti incassano regolarmente lo stipendio dopo un lungo periodo di difficoltà”. Insomma, Teleradioerre gode di buona salute e con una debitoria pari a zero, forte anche di un accordo con Telenorba grazie al quale il segnale arriva – senza ulteriori costi – in tre regioni: Puglia, Basilicata e Molise. Un’operazione che evita il pagamento annuale di 70mila euro sostenuto dalle altre emittenti per la trasmissione del segnale. Prende corpo, dunque, il progetto di polo televisivo pensato da Curci. Già proprietario a metà con Gianni Di Carlo di Teledauna e titolare della nuova emittente InTv assieme ad Enzo Croce. Ma al momento non ci sarà una sede fisica dove confluiranno i vari organi di comunicazione che resteranno nelle sedi attuali. “Nel mondo della comunicazione Foggia non è messa molto bene – ha commentato Curci alla nostra testata -. Per Teledauna è servito uno sforzo notevole per risanare i conti e dare un futuro all’emittente. Ma ora si guarda avanti con ottimismo. Entro metà novembre sarà potenziato il segnale e verranno presentati nuovi palinsesti”. Stesso discorso per InTv, finora presente solo sul web ma dal mese prossimo al via sul digitale con film e cartoni animati, in attesa di trasmissioni e notiziari. “Ho dato una boccata di ossigeno a tutto l’ambiente”, ha evidenziato con fierezza il commercialista di Carapelle. Un’ultima battuta sull’amato Foggia Calcio. Confermata la convenzione con lo Zaccheria: “Mancano alcuni dettagli anche lì. Problemi burocratici che il presidente Fares sta risolvendo in perfetta sintonia con l’amministrazione comunale. Intanto spero di rivedere lo stadio pieno già da domenica. Tutti insieme per centrare il sogno della Serie B”. Tratto da: www.immediato.net/2016/10/21/curci-pigliatutto-e-sua-anche-teleradioerre-ho-dato-boccata-dossigeno-a-comunicazione-foggiana Ore 18.25 - MUX GOLD TV: RITORNA IN ONDA IL LOGO DEL CIRCUITO CINQUESTELLE SU ROMA CH 71 E GOLD TV MOLISE. UHF 46 Nel LAZIO e precisamente nel mux GOLD TV è tornato in onda lo storico logo del circuito CINQUESTELLE, infatti è presente sempre fisso in sovraimpressione in alto a destra sulle due emittenti ROMA CH 71 (LCN 71) e GOLD TV MOLISE, identificato in questo multiplex IT e privo di numerazione LCN. Entrambi trasmettono sempre le proprie diverse programmazioni. ![]() ![]() ![]() Inoltre segnaliamo, rispetto alla nostra ultima rilevazione, che da alcune settimane in questo multiplex non trasmette più l'emittente napoletana Tele Luna (LCN 680), il suo slot è stato rinominato T L ed ora è a schermo nero e privo di numerazione LCN. Abbiamo aggiornato le due versioni di questo provider, il regionale mux GOLD TV (A) e il GOLD TV (B) sintonizzabile nella zona di CIVITAVECCHIA (Roma). ![]()
Ore 19.45 - CORRIERE DEL MEZZOGIORNO: ANTENNA SUD CAMBIA PROPRIETA', COMPRATA ALL'ASTA DA MINO DISTANTE. L’imprenditore brindisino l’ha acquistata ad un prezzo di 1,3 milioni di euro. Venduta anche la radio: l’emittente radiofonica è andata ad una società di Bari. di Francesco Strippoli La storica emittente barese Antenna Sud
cambia editore e finisce nelle mani di un imprenditore di Francavilla
Fontana. Si tratta di Cosimo (Mino) Distante, già proprietario di Canale 85,
attivo nel settore dei videogiochi nelle province di Brindisi, Lecce e
Taranto. Si conclude in questo modo la prima fase della procedura di
concordato preventivo, avviata nel gennaio del 2013 e chiesta dalla
precedente proprietà che faceva capo all’avvocato barese Fabrizio
Lombardo Pijola. Il prezzo della vendita Dopo una valutazione del consulente del Tribunale che aveva stabilito il valore dell’emittente pari a 5 milioni, l’asta era andata deserta per ben 5 volte. Distante si è aggiudicata la televisione sborsando 1,3 milioni di euro: 50 mila euro in più rispetto alla base fissata per partecipare alla gara. Nella stessa operazione è stata anche venduta la radio facente capo alla medesima vecchia proprietà di Antenna Sud. L’emittente radiofonica è stata venduta, con un prezzo di 185 mila euro, ad una società che controlla un’altra emittente di Bari e facente capo ad un parlamentare barese. I crediti dei lavoratori Con la vendita della tv e della radio, si potranno soddisfare i crediti dei 25 dipendenti rimasti senza lavoro dopo l’avvio della procedura di concordato. Si tratta di 10 giornalisti e una quindicina tra tecnici e amministrativi. In questi anni, le trasmissioni, di gran lunga ridotte rispetto al passato, erano state assicurate da poche unità di personale. Bisognerà vedere quali siano le intenzioni del nuovo editore di Antenna Sud e se procederà con nuove assunzioni: il bando del tribunale parlava di vendita per l’acquisto dell’azienda, priva di debiti e di personale. Tratto da: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/cronaca/16_ottobre_21/antenna-sud-cambia-proprieta-comprata-all-asta
Ore 23.10 - MUX TELEMAX: ELIMINATA ARTE MODA, INSERITE UNA COPIA DI LA8 E LA9. UHF 51 Nel mux TELEMAX è stata eliminata ARTE MODA (LCN 168). Nella medesima numerazione è ora on air una copia di la8 già presente in questo mux sulla LCN 81 identificata LA8. ![]() Anche LA 9 (LCN 76) raddoppia la sua presenza in ABRUZZO, è stata infatti inserita un'ulteriore copia sulla LCN 169 identificata la9. ![]() ![]()
Ore 19.00 - LINKIESTA: IL DISASTRO MEDIASET PREMIUM E IL TRISTE DECLINO DELLE TV DI BERLUSCONI.
I 2 milioni di abbonati, servono a Mediaset Premium per provare a farsi vendere meglio. Perché la scommessa dei diritti tv per la Champions pagati a peso d’oro serviva soprattutto a mettere in difficoltà Sky. Finora, però, non è andata così. di Fabrizio Patti Cambiare è molto più difficile che vendere. La frase si potrebbe appendere ai cancelli di Cologno Monzese, di Milano 2 e di Segrate. Nei mondi magici di Mediaset, nata Fininvest e con un futuro incerto. Difficile pensare che un pezzo enorme come la pay tv Premium tra un paio d’anni sarà ancora di proprietà, se non con quote di minoranza. E del resto che rimarrà? Una tv generalista che il suo mestiere lo sa ancora fare, soprattutto sul lato della raccolta pubblicitaria. Ma che nuoterà in uno stagno sempre più piccolo, mentre si ingrossano le altre piattaforme degli “Over the top”, formula che agli appassionati di film trash (visti su Mediaset) fa venire in mente i muscoli di Stallone. E infatti indica i vari Google, Netflix e gli altri giganti del web che rubano ogni giorno tempo e passioni ai consumatori e agli altri la pubblicità. Un dirigente di Mediaset, a cui Linkiesta garantisce l’anonimato, dice di prevedere una vendita a un soggetto straniero. Non tra dieci ma tra due-tre anni. Queste sono le voci che girano tra i corridoi, e che d’altra parte non sono nuove. Mentre quelle della vendita di Mediaset Premium non sono voci: sono cartelli affissi da tempo, indicazioni che più chiare non si potrebbe da parte degli analisti, e ammissioni da parte degli stessi protagonisti. Per questo il botto in Borsa di Mediaset di giovedì 4 febbraio (+7,58%), non deve far pensare a chissà quale rivoluzione. I rialzi e i report positivi degli analisti sono tutti arrivati dopo che Pier Silvio Berlusconi ha sventolato il numero che tutti aspettavano: 2 milioni. Si tratta degli abbonati alla piattaforma pay-tv del Biscione. Quella che dal 2007 (per carità, anno di Lehman Brothers) non ha mai fatto utili, ha preso schiaffi da Sky e ha portato a vari riposizionamenti: prima le carte prepagate da pochi euro, poi gli abbonamenti puntando sulla fascia bassa del mercato. Tutto un vivacchiare finché Fedele Confalonieri, Pier Silvio e soci (e socio con la B maiuscola) non hanno deciso che era il momento di cambiare strategia. Se Sky non si poteva battere economicamente, si poteva cercare di danneggiarla il più possibile. Una volta ferita a sangue, avrebbe magari considerato più seriamente la possibilità di comprare a un prezzo non di saldo e avrebbe potuto fare concessioni su quello a cui, in fondo, Berlusconi tiene ancora di più: il controllo. Era stato a causa della lontananza su questi due punti che, il 27 aprile 2015, Rupert Murdoch e suo figlio Lachlan da Villa San Martino, Arcore, erano usciti senza aver trovato un accordo con il padrone di casa e con lo stesso Pier Silvio. Da allora è seguita una escalation di dispetti, anche a base di spot. Ma la guerra era iniziata prima, nel maggio 2014, all’assegnazione dei diritti televisivi per il campionato di calcio. All’apertura delle buste era parso evidente che Sky si dovesse aggiudicare i diritti in esclusiva; poi la Infront, advisor della Lega Calcio, spiazzò tutti assegnando i match di nove squadre anche a Premium. Materia per l’Antitrust e per la Procura di Milano, che stanno indagando. Nell’autunno 2014 è poi arrivata la successiva bordata: l’acquisto dei diritti per la Champions League in esclusiva da parte di Mediaset, grazie a un’offerta monstre. Ogni anno, nel triennio 2015-2018, Mediaset si impegnava a pagare 230 milioni di euro (per un totale di 690 milioni). Quando, tre anni prima, Murdoch se l’era aggiudicata per 130 milioni all’anno, Fedele Confalonieri aveva parlato di mercato falsato. Dal 2007 Premium non ha mai chiuso in utile. Dopo anni di vivacchiare è arrivato l’attacco a Sky sui diritti tv della Champions League. Ma il dissanguamento del concorrente non c’è stato. Né la possibilità di costringerlo a comprare a prezzi non di saldo. Se si doveva affondare Sky, per ora l’obiettivo è fallito. I dati della tv satellitare dicono che tra giugno e settembre c’è stata una discesa di 37mila abbonati, mentre negli ultimi tre mesi del 2015 questi sono risaliti di 12mila. Sky ci ha rimesso un euro di spesa media per abbonato, da 43 a 42 euro (dati della società), ma sono molto lontane le stime di chi aveva ipotizzato un effetto dissanguamento da 103 milioni di euro all’anno, a causa della perdita di 200mila abbonati. Non sono abbastanza da poter far correre le tv di Murdoch a implorare di chiudere la partita della fusione. Cosa succede, invece, a Mediaset? Il prelievo di sangue da 690 milioni, anche nelle migliori ipotesi di Cologno Monzese, porterà perdite nel 2015 (-33 milioni) e 2016 (-21 milioni) e utili nel 2017 e 2018, per 54 e addirittura 100 milioni di euro. Ma perché questo si realizzi, bisognerà che gli abbonamenti salgano ancora (di almeno altri 500mila rispetto agli 1,7 milioni di luglio) e che salga la spesa media per abbonati. Cifre che però analisti di Barclays avevano da tempo contestato. Secondo i loro calcoli, con il prezzo medio per abbonato del 2014 (24 euro), sarebbero serviti 712mila nuovi abbonati. Ai primi di dicembre, per raggiungere la fatidica soglia di 2 milioni di euro, sono stati venduti pacchetti a un euro al mese. E in autunno ci sono state offerte che promettevano a chi si iscriveva di cominciare a pagare da gennaio Ebbene, questo prezzo è aumentato o no? Pier Silvio Berlusconi dice di sì, ma non specifica di quanto. Chi conosce il settore da vicino però si mostra scettico. C’è chi ricorda che ai primi di dicembre, per raggiungere la fatidica soglia di 2 milioni di euro, sono stati venduti pacchetti a un euro al mese per un anno, più un contributo di attivazione di 68 euro. Fanno 6,76 euro al mese. Altri fanno notare che in autunno ci sono state offerte che promettevano a chi si iscriveva di cominciare a pagare da gennaio. Bisognerà vedere quindi i conti veri, alla prossima trimestrale attesa per febbraio. L’unica mossa che può aver tirato su le spese è una lettera che è arrivata agli abbonati, sempre a dicembre: aumenti unilaterali da 1 a 5 euro, due settimane di tempo per disdire. Che tutti i 2 milioni di abbonati decidano di tenere l’abbonamento, anche passate le distrazioni di Natale, è da vedere. Così come bisognerà vedere quanto la scelta di far vedere le partite degli ottavi di finale di Champions solo su Premium invece che in chiaro peserà sui mancati incassi di Publitalia. Fino a oggi parlano i dati dei primi nove mesi del 2015: nuovi costi per ammortamenti sui diritti (solo business italiano) 27 milioni (a quota 558 milioni), mentre i ricavi sono aumentati da 402 a 406 milioni. Se si tratta di digerire 700 milioni, la strada è lunghissima. Parla anche la storia, perché per Premium negli anni passati i break even sono stati annunciati ma non sono mai arrivati. «Il punto di difficoltà per Mediaset Premium non è quanti abbonati fa, ma a che prezzo», commenta un osservatore della tv come Stefano Balassone, ex membro del cda Rai e oggi docente di economia dei Media alla Luiss di Roma e alla Suor Orsola Benincasa di Napoli. Il fatto è che le squadre di calcio prosciugano i conti, così come gli altri grandi eventi comprati fa fuori. «Per fare tv a pagamento, bisogna fare molto prodotto proprio, altrimenti si è troppo deboli con i fornitori di prodotto». Ne sanno qualcosa Netflix, che produce le sue serie di punta, ma anche Sky, che da anni punta su X Factor e Masterchef, programmi che hanno il pregio di trasformarsi in quei mini-eventi che fanno sopportare agli utenti anche la pubblicità. Mediaset, che pure di programmi ne produce, sulla piattaforma pay è divenuta schiava del calcio. «È segno che non avevano alternative», dice Balassone. Rincara la dose Daniele Doglio, docente di Economia dei media all’Università di Bologna: «La sensazione è che si siano trovati a mal partito già un paio di anni fa. Hanno deciso di fare un’operazione molto rischiosa, consapevoli che se vogliono competere con un incumbent devono fare dei super-investimenti. La mia impressione è che ci sia molto nervosismo, in un gruppo che è abituato a spadroneggiare indipendentemente dai cicli economici, sicuri che a Roma qualcuno l’avrebbe protetto». La conclusione del ragionamento la fa per tutti Marco Gambaro, docente di Economia dei media alla Statale di Milano: «Nei Paesi in cui ci sono due piattaforme a pagamento, vanno male entrambe e la seconda peggio». E questo riporta alla necessità di un matrimonio. Se l’affare con Sky naufragasse, anche perché si intravedono gli ostacoli sia dell’Antitrust italiana sia di quella europea, l’alternativa che viene sventolata è quella di Vivendi. Il gigante francese dei media ha una liquidità stimata in 10 miliardi di euro ed è ormai azionista di maggioranza in Telecom. La fusione è stata dichiarata sensata da parte alcuni analisti, tra cui quelli non proprio neutrali di Mediobanca (dove Finivest ha il 2%). Lo è nell’ottica di uno “switch” di Mediaset verso le telecomunicazioni, questione che è diventata sempre più un pallino dei piani alti di Mediaset. Se il matrimonio si facesse, però, rimarrebbe il punto: un mercato pay con due operatori di cui uno, Sky, con 4,7 milioni di abbonati, e il secondo con circa 2 milioni. Il bagno di sangue non cesserebbe. Che Mediaset abbia cominciato a fare i conti con l’invecchiamento dell’offerta è evidente guardando i nomi dei programmi: Grande Fratello, Amici di Maria, Le Iene e così via Quando mai Premium fosse venduta, che ne sarebbe di Mediaset? Dopo anni di perdita e raccolta pubblicitaria in discesa, i primi 9 mesi dell’anno hanno visto i conti migliorare, almeno in parte. I ricavi pubblicitari sono saliti dello 0,2% (mentre la Rai perdeva il 7,6% e La 7 il 9,7%), mentre il risultato netto di competenza del gruppo è stato negativo per 35 milioni di euro (-46 nello stesso periodo del 2014). Pesano le attività televisive italiane, mentre fanno utili Spagna e le torri di Ei Towers. «Lei quante chance dà alla sopravvivenza di una tv generalista commerciale?» si domanda Daniele Doglio. «Il trend evidente è che alla tv generalista rimangono i grandi eventi che fanno grandi numeri. Tutto il resto, come i film, è territorio di caccia per gli over the top, come Netflix, ma anche come un gruppo come Discovery: in Italia cresce ma è piccolo, nel Regno Unito ha comprato i diritti per i prossimi cinque giochi olimpici. Quando hai di fronte concorrenti che tirano fuori miliardi, è difficile fare concorrenza, soprattutto se come Mediaset hai un prodotto di qualità bassa, tarato sull’ascolto italiano». Che Mediaset abbia cominciato a fare i conti con la fissità è evidente guardando i nomi dei programmi: Grande Fratello, Amici di Maria, Le Iene e così via. Anche un patriota come l’anonimo autore del blog “Il Biscione”, dirigente di Mediaset in azienda dalla fine degli anni Ottanta, ha alzato grida di dolore sulla mancanza di coraggio, di inventiva, di capacità di fare innamorare nuovamente un pubblico giovane. Mal di pancia che sono culminati con una durissima, per quanto costruttiva, lettera aperta a Pier Silvio Berlusconi. Il capo impalpabile, la cui autorevolezza è minata anche dalla scarsa presenza e dall’eccesso di delega. «Lei vede nei figli il segno del fondatore?» affonda il dito nella piaga Doglio. «È gente abituata a crescere al sicuro, in una posizione sempre protetta dalla politica. Sono cresciuti in Italia e in Spagna, dove c’erano i governi non ostili di Gonzales prima e Aznar poi. Mentre in Francia e Germania, dove hanno avuto un’opposizione dura, sono stati buttati fuori in tempi rapidi». Nella situazione politica odierna italiana, aggiunge Balassone, «Mediaset ha la necessità di riconquistare il Paese, e non solo quelli che per 20 anni sono stati i tifosi di Berlusconi. Ma se le aziende possono essere vendute, non c’è nulla di più difficile che mutare pelle». Di certo, se vuole avere un futuro, Mediaset dovrà attrezzarsi di più sul digitale. Quella che è stata un’azienda rivoluzionaria sul fronte del linguaggio e leader in Europa per modello di business, oggi sul digitale va al traino. «Ha una buona presenza su Internet, ma è ben lontana dal top in Europa. Visto che il mondo va in quella direzione, vedo dei problemi non nel lungo ma nel medio periodo», commenta Gambaro. Per ora la società mette le toppe. La concessionaria Mediamond (50% Mediaset e 50% Mondadori) il 3 febbraio ha siglato un accordo con Yahoo che dovrebbe consentire al gruppo di salire nel ranking di Audiweb a ridosso di Google e Facebook: le previsioni sono di 21,2 milioni di utenti unici al mese, con una base di 5,3 milioni giornaliera. Altre voci circolate nei giorni precedenti parlavano invece di un interessamento di una società Fininvest, probabilmente Mondadori, per alcune testate del gruppo Banzai (che tra gli altri ha i siti Giallo Zafferano, Pianeta Donna e Il Post). Dello scorso ottobre era invece l’accordo con Youtube sui contenuti messi a disposizione per lo streaming sulla piattaforma, arrivato dopo otto anni di contenzioso. Se questo sarà sufficiente lo diranno i prossimi anni. Tratto da: http://www.linkiesta.it/it/article/2016/02/08/il-disastro-mediaset-premium-e-il-triste-declino-delle-tv-di-berlusconi Ore 10.10 - MUX TVR VOXSON (ABRUZZO): INSERITA INFO MEDIA NEWS, ELIMINATA DACIA TV. UHF 23 Aggiorniamo la composizione del multiplex abruzzese ATV7 che da oggi nelle pagine di ABRUZZO IN DIGITALE assume la denominazione di TVR VOXSON (ABRUZZO). E' stato aggiunto sulla LCN 119 l'inedito canale Info Media News R. il logo di stazione è composto da un fumetto che contiene le tre lettere dell' acronimo dell'emittente IMN. In video è presente una maschera con informazioni sul meteo, ultim'ora ed altre news. Info Media News R. è edita da WITEL ed ha sede ad Avezzano (AQ). E' stata eliminata l'emittente in lingua romena Dacia TV (LCN 684). ![]()
Ore 22.40 - MUX DFREE: ELIMINATI I CARTELLI DI DISNEY CHANNEL E DISNEY JUNIOR. UHF 38-50 Sono stati eliminati i due slot privi di LCN di Disney Channel - Premium e Disney Junior - Premium che trasmettevano un cartello fisso. ![]() Ore 22.00 - MEDIASET MUX 5: ELIMINATI PREMIUM STORIES +24 E PREMIUM ENERGY. UHF 42-54-56 Sono stati eliminati i canali Premium Stories +24 e Premium Energy, che erano privi di numerazione LCN e che stavano a schermo nero. Ricordiamo che Premium Stories +24 (LCN 318) è veicolato ora dal MEDIASET Mux 1, mentre Premium Energy HD (LCN 334) è sintonizzabile nel Mux DFREE. ![]() Ore 13.10 - MUX TELECOLOR: INSERITE SHOP ITALIA TV E UNA COPIA DI TELEPAVIA. UHF 42-51 Nel mux TELECOLOR l'emittente telePAVIA oltre ad essere presente sulla LCN 89 è anche disponibile sulla numerazione 691 identificata tele PAVIA. Sulla LCN 94 è stata aggiunta una nuova emittente commerciale identificata www.SHOPITALIA.tv che trasmette con il logo SHOP italia TV. E' stata eliminata La 9 Nazionale (LCN 169) che trasmetteva la programmazione di DONNA ITALIA. ![]()
Ore 23.50 - RADIO PADANIA CEDE LE FREQUENZE AL GRUPPO RTL 102.5. In effetti fa abbastanza sorridere la versione semplificata della storia di «Radio Padania venduta a un calabrese», ovvero Lorenzo Suraci, proprietario di RTL 102.5, Radio LatteMiele e Radio Zeta. In realtà però le cose non sono andate esattamente così. La fonte della notizia, ovvero Andrea Secchi per Italia oggi, spiega invece piuttosto bene che non è stata venduta l’emittente Radio Padania, bensì le sue frequenze e parte degli impianti attraverso la concessione di radio comunitaria nazionale. La vera storia della vendita di Radio Padania a un calabrese A questo punto, racconta Italia Oggi, è intervenuto il ministero il 27 giugno la direzione generale competente nega la voltura della concessione e degli impianti aperti con le prerogative di radio comunitaria (tutti quelli del pacchetto). I rappresentanti delle due parti si ritrovano dal notaio il 5 agosto: Radio Padania Libera e Radio Mobilificio di Cantù risolvono la scrittura privata precedente e tutto ritorna ai legittimi proprietari, soldi e frequenze. Nella nuova scrittura però, si vende di nuovo e appare anche un terzo soggetto, l’Associazione Culturale Radiofonica Comunitaria, creata un giorno prima, il 4 agosto, stessa sede di Radio Mobilificio di Cantù a Bergamo e rappresentata da Suraci. La cessione così ha di nuovo luogo: stessi impianti e stessi soldi. Radio Padania aveva coperto le perdite del 2014 e 2015 lo scorso anno. Ora potrà proseguire con un business plan molto ridotto e basato su introiti pubblicitari e donazioni. La strategia di Salvini e Radio Padania E adesso? La Lega sostiene che ‘idea alla base dell’operazione, che va avanti da tempo – viene spiegato -, è quella di “ridimensionare” la radio e farla diventare una “emittente locale priva di contributi pubblici e di partito”. Fonti leghiste riportate dall’agenzia AGI hanno però smentito che la vendita possa fruttare 2,1 milioni di euro come sostenuto da Italia Oggi, ma riferiscono di somme “decisamente inferiori”. Forse perché contano anche l’acquisto della frequenza locale incluso nel contratto. L’impero mediatico costruito da Bossi ha cominciato a capitolare nel luglio del 2014 con la chiusura di Telepadania e successivamente nell’autunno del 2015 con quella dello storico quotidiano La Padania (nelle edicole dal 1998). Salvini, che ha iniziato il suo percorso in Lega proprio dai microfoni di Radio Padania Libera nel 1999 (ne è stato direttore per decenni), ha accelerato il progressivo processo di uscita del Movimento dai media tradizionali. Da tempo punta sulla comunicazione social e per questo ha affidato a un team di professionisti la gestione dei suoi profili facebook e twitter, oltre che delle pagine ufficiali del Movimento. Risale a prima dell’estate, infine, il lancio di una nuova testata on line, Il populista, vicina alla Lega. Insomma, il Capitano pensa più a internet che al resto. E pazienza se ci va di mezzo la storia della Lega. Tratto da: www.nextquotidiano.it/la-vera-storia-della-vendita-radio-padania-un-calabrese Ore 22.35 - MUX VIDEO REGIONE: ELIMINATI MATRIX TV ITALIA E AMICI DI MEDJUGORJE TV, AGGIORNATA LA COMPOSIZIONE. UHF 34 Dal mux VIDEO REGIONE sono state eliminate tre emittenti: MATRIX TV ITALIA (LCN 299 e 691) ed Amici di Medjugorje Tv (LCN 824) che veicolavano la stessa programmazione ed in ambito radiofonico RADIO NEWS 24, priva di numerazione automatica. Inoltre vi segnaliamo alcune variazioni che hanno caratterizzato questo provider rispetto alla nostra ultima rilevazione, le riassumiamo qui di seguito. Video Regione TG24 (LCN 608) e Video Regione Sicilia (LCN 697) hanno ripreso a trasmettere un palinsesto autonomo, questa volta con il formato video panoramico 16:9. E' sparito dai teleschermi siciliani il canale 6 MIA TV che in questo provider era identificato 6 MIA TV BTV; al suo posto, sul tasto 636 del telecomando, è ritornato BLU TV TG24. ![]() Abbiamo aggiornato la griglia dei canali e lo z@pping TV del mux VIDEO REGIONE.
Ore 14.00 - MUX TELELOMBARDIA: ELIMINATA TELEPAVIA, ARRIVA VIVO PAVIA. UHF 46 Nel mux TELELOMBARDIA è stata eliminata telePAVIA che si posizionava sulle LCN 116 e 691. Al suo posto sulla LCN 116 è ora presente l'inedita ViVo Pavia. Ricordiamo che telePAVIA è ora veicolata esclusivamente dal provider TELECOLOR sulle numerazioni 89 e 691. ![]()
Ore 12.25 - TIMB MUX 1: INSERITI RTL 102.5 TV HD E DUE CANALI TEST, RADIO ZETA L'ITALIANA DIVENTA TV. Nel TIMB Mux 1 è stata inserita RTL 102.5 TV HD che si posiziona sulla LCN 536. Nonostante il suffisso HD e la numerazione (la fascia 500 è dedicata ai canali in alta definizione) il flusso video è in SD (standard definition), pertanto risulta un duplicato di RTL 102.5 TV veicolato con la LCN 36. ![]() Sono stati inoltre aggiunti due slot di canali TEST identificati rispettivamente Servizio TEST (LCN 258) e Servizio TEST HD (LCN 537), entrambe trasmettono le barre colore e l'audio di RTL ROCK (emittente radiofonica veicolata via satellite e sul web del gruppo RTL). Servizio TEST HD
(LCN 537) trasmette il flusso video in SD (standard definition) e, a
causa di parametri video non conformi, con alcuni TV/decoder il video
dei due nuovi canali è sintonizzabile con difficoltà. R-ZETA ITALIANA (LCN 737) è ora presente nella lista dei canali TV, viene infatti trasmesso un cartello con il logo della radio e il relativo slogan BALLA LA VITA; l'identificativo è stato cambiato in ZETA ITALIANA. A causa di parametri video non conformi, con alcuni TV/decoder il video è sintonizzabile con difficoltà o si memorizza solo come canale radio. ![]() TIMB-PERSIDERA comunica che nei prossimi giorni questo multiplex subirà altre variazioni. ![]()
Ore 22.50 - MUX 7GOLD 88 (B): INSERITI VIDEOMEDITERRANEO E RADIO MARGHERITA, NUOVI LOGO PER TELEJONICA E TELESICILIA COLOR R8. UHF 39 Da alcuni giorni nel mux 7GOLD SICILIA 88 (B) è stata inserita l'emittente regionale di Modica (Ragusa) VideoMediterraneo con la numerazione LCN 11 .
Con questa operazione l'emittente ammiraglia migliora notevolmente la
sua presenza in questa area dell'isola. Ricordiamo inoltre che questa
stagione il programma MERAVIGLIOSO di Salvo La Rosa va in onda sulle emittenti del gruppo MEDITERRANEO.
VideoMediterraneo è trasmessa anche da altri multiplex sempre sulla LCN 11 creando di conseguenza un conflitto di numerazione. Gli altri provider che veicolano l'emittente sono: mux MEDITERRANEO 1, mux ONDA TV, mux CTS, e mux TVA - TELE VIDEO AGRIGENTO , tutti trasmessi sull' UHF 46. ![]() I canali TeleJonica (LCN 18) e TeleSiciliaColor R8 (LCN 285), che trasmettono un unica programmazione con il nome di TELEJONICA TELESICILIA COLOR R8, hanno modificato i propri loghi di rete. A sinistra i nuovi loghi, a destra quelli precedentemente utilizzati. Inoltre è stata inserito il canale radiofonico Radio Margherita sulla numerazione LCN 795. Infine segnaliamo che è stato rimosso Prima Tv (LCN 666) che trasmetteva in MPEG-4 H264. Il canale con sede a Giarre (Catania) resta visibile con la stessa modalità video e numerazione automatica sul multiplex TELEONE (B). Abbiamo aggiornato la griglia dei canali e lo z@pping Tv della versione B del provider 7GOLD SICILIA 88.
Ore 15.25 - MUX TELEACRAS: ARRIVA ANTENNA 7, VA VIA AGRIGENTO TV. Sul mux TELEACRAS è stata aggiunta la nuova emittente siciliana Antenna 7 che occupa la numerazione automatica 621. Attualmente trasmette una programmazione sperimentale, tuttavia in basso scorre il seguente avviso "A breve la nuova programmazione di Antenna 7, la nuova realtà televisiva regionale ricca di eventi, informazione locale, approfondimenti, sport, intrattenimento, musica e lifestyle. Seguiteci sui canali 94, 621 e 630 del digitale terrestre, su facebook e presto anche sul nostro sito all'indirizzo www.antenna7.it". In precedenza, era presente la dicitura Prove tecniche, posizionata in basso a sinistra dello schermo televisivo. Contemporaneamente è stato eliminato AgrigentoTV (LCN 634), che dunque rimane veicolato esclusivamente dal multiplex VIDEO REGIONE sul tasto 96 del telecomando. Abbiamo aggiornato la griglia dei canali e lo z@pping Tv del mux TELEACRAS. ![]() Sei appassionato di tv e radio e vuoi collaborare inviandoci le segnalazioni e le liste della tua zona? Contattaci alla nostra mail info@litaliaindigitale.it e inizia subito a condividere le tue informazioni su L'ITALIA IN DIGITALE.
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La storica emittente barese 





























































































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