Domenica 3 maggio 2026

TV DIGITALE TERRESTRE, RADIO DAB:
LE NOTIZIE FLASH DELLA SETTIMANA

A cura di Salvatore Cambria

Pubblicato il 03/05/2026 alle ore 17:25
Tutti i diritti riservati @L’ITALIA IN DIGITALE
Bentornati al nostro appuntamento domenicale con le notizie “in breve” che riguardano la TV digitale terrestre e la radio DAB.

PUGLIA IN DIGITALE - MUX LOCALE 2: ELIMINATO MEDIA NEWS, MODIFICATO IL LOGO DI TRC

Iniziamo parlando del digitale terrestre dalla regione Puglia.
Nel Mux LOCALE 2 l’emittente TRC (LCN 76) di Santeramo in Colle (BA) ha inserito la scritta PUGLIA sotto il proprio logo.

A sinistra il logo nuovo, a destra quello precedentemente utilizzato.

Inoltre è stata rimossa MEDIA NEWS (LCN 93) che trasmetteva anche con il logo della cattolica REGINA DELLA PACE.
L’emissione video risultava in MPEG-4 H.264 ed in definizione standard.
Per consultare gli impianti attivi e la composizione completa del multiplex, cliccate sul banner qui sopra.

RADIO DAB - MUX CR DAB (SICILIA): INSERITA RADIO AMORE DANCE, ELIMINATA RADIO ITALIA ANNI 60

Occupiamoci ora della radio digitale che ha registrato diverse novità in Sicilia.
Cominciamo dal Mux CR DAB, dove è stata inserita Radio Amore Dance di Pedara (CT), identificata !Amore Dance,
ed è stata tolta la superstation R Italia Anni 60.
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FREQUENZE E POSTAZIONI

SICILIA
Canale 8A (195,936 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Piana delle ForcheEriceTP
Canale 10C (213,360 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Contrada Carminello – Via Michele ScammaccaValverdeCT
Canale 12A (223,936 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Monte PellegrinoPalermoPA
CALABRIA
Canale 12A (223,936 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Monte ScrisiScillaRC

RADIO DAB - MUX DAB (SICILIA): INSERITA RADIO STUDIO DUE

Nel Mux DAB (SICILIA) è stata aggiunta Radio Studio Due di Centuripe (EN).
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FREQUENZE E POSTAZIONI
SICILIA
Canale 9A (202,928 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Monte PellegrinoPalermoPA
Canale 10D (215,072 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Contrada Carminello – Via Michele ScammaccaValverdeCT

RADIO DAB - MUX GO DAB (SICILIA): ELIMINATE RADIO SUNBEAT E RADIO 906

Nel Mux GO DAB sono uscite di scena la trevigiana RADIO SUNBEAT e la milanese RADIO 906.
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FREQUENZE E POSTAZIONI
SICILIA
Canale 12B (225,648 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Contrada Carminello – Via Michele ScammaccaValverdeCT
Monte PellegrinoPalermoPA
CALABRIA
Canale 12B (225,648 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Contrada PirarelliCalannaRC

RADIO DAB - MUX MEDIA DAB (SICILIA) B: INSERITA RADIO CRT CATANIA

Infine, nel Mux MEDIA DAB (SICILIA) B ha debuttato RADIOCRT CATANIA,
versione locale di proprietà della calabrese Radio CRT di Lamezia Terme (CZ).
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FREQUENZE E POSTAZIONI
SICILIA
Canale 9B (204,640 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Contrada Carminello – Via Michele ScammaccaValverdeCT

RADIO: LA ROMAGNA E L'ITALIA HANNO PERSO GILBERTO GATTEI.
UN RICORDO DI MAURO ROFFI

Ci sono personaggi che caratterizzano in pieno la loro epoca e la loro terra di origine 

e che sembrano nati per stare meravigliosamente a loro agio davanti a un microfono, 

per intrattenere ogni volta un po’ magicamente il pubblico, senza mai suscitare polemiche, proteste, noia o scontento in chi ascolta. 

È una qualità che si è notata parecchio in molti protagonisti della magica stagione delle Radio libere, dagli anni ’70 in poi, 

e non è certo un caso che non pochi di questi ‘leoni’ della radiofonia italiana siano ancora in attività 

o comunque riconosciuti come sostanziali mattatori a vita, per così dire, del microfono.

 

Nei giorni scorsi, mentre altri lutti caratterizzavano il mondo radiotelevisivo italiano (come ricordato dalla nostra rubrica domenicale di notizie in breve), 

è venuto a mancare in Romagna Gilberto Gattei, che per tanti – verrebbe da dire un po’ per tutti – era l’emblema della radiofonia in quella parte d’Italia, 

un territorio che poi in estate diventa una zona conosciutissima e amatissima per un gran numero di italiani.

 

E chi fra loro frequenta le spiagge riminesi non può non aver sentito ogni giorno le due trasmissioni radiofoniche quotidiane della Publiphono, 

la notissima società che, tanti anni fa ormai, installò una rete di diffusione capillare sulla lunghissima striscia costiera della città romagnola 

proprio per poter far ascoltare ‘la Radio delle spiagge’ a tutti i turisti (e i residenti) e poi anche e soprattutto, all’inizio, 

per poter svolgere il ben noto servizio di segnalazione dei bambini perduti dai genitori sul bagnasciuga 

ma sicuramente rintracciabili presso un determinato bagno.

 

Voce di questa formidabile idea, che è vera e propria radiofonia (per quanto ‘sui generis’, con anche un bel risvolto a livello commerciale), 

era da molti anni proprio Gilberto Gattei, la cui voce intratteneva dunque con sapiente discrezione per alcuni mesi tutti i bagnanti 

e anche i tanti che si trovavano semplicemente sul lungomare di Rimini. 

Un programma di intrattenimento dalla formula semplice (poche parole, un saluto di giornata, la sobria presentazione della musica in onda, 

qualche informazione di servizio, un tono allegro ma mai ‘sbracato’; in più parecchia pubblicità) 

ma assolutamente insostituibile per la zona, negli ultimi anni denominato ‘Radio Vacanza’.

 

Era questa la ‘versione’ di Gilberto Gattei più nota a tutti ma il suo semplice 

ma solido intrattenimento estivo era frutto di una vita davanti al microfono, come si diceva all’inizio. 

Scomparso a un’età non certo ‘veneranda’ (solo 69 anni), Gattei era nato il 24 giugno 1956 e aveva dedicato l’intera vita alla radiofonia.

Come ricorda (fra i tanti) il ‘Corriere di Romagna’, la sua storia in questo mondo era cominciata nel 1976, a vent’anni dunque, 

nel momento di pieno fermento delle Radio libere, con Radio Rimini, dove mosse i primi passi. 

“Il talento non tardò a essere riconosciuto – scrive il quotidiano romagnolo – : 

già nei primi anni Ottanta il suo nome figurava tra i dieci disc jockey più rappresentativi delle Radio private italiane, 

un traguardo che lo consacrò pioniere di un mestiere ancora tutto da definire”.

 

Gattei si affermò poi anche come presentatore di eventi, speaker pubblicitario e produttore. 

Approdò a Radio Sabbia e anche nelle famose discoteche della Riviera, che allora impazzavano per davvero.

Nel 1996 ci fu la svolta, con l’arrivo a Radio San Marino (un’altra peculiarità della zona), 

dove Gattei è rimasto per una vita, fino al 2024, sempre mantenendo saldo il favore del pubblico. 

Infine, due anni fa, un’altra decisione che in riviera (e non solo) aveva fatto clamore: 

il passaggio a Radio Gamma, un’altra protagonista della radiofonia romagnola.

L’ultimo saluto a Gilberto (Gibo), che è rimasto dunque davanti al microfono fino all’ultimo, è avvenuto a Sant’Arcangelo di Romagna. 

vicino Rimini, nella chiesa della Collegiata, pienissima di amici, colleghi e familiari. 

Da poco Gibo aveva festeggiato 50 anni di carriera. 

Dopo il funerale, la sua celebre voce è stata anche diffusa nella piazza per un ultimo doveroso momento di ricordo e di omaggio.

ADDIO AD ALBERTO DAVOLI, SPEAKER DI RADIO MONTE CARLO.
GLI ASCOLTATORI: «CI HAI ACCOMPAGNATI CON IRONIA E DOLCEZZA, CI MANCHERAI»

Alberto Davoli, conduttore di Radio Monte Carlo, è morto giovedì 30 aprile: aveva 60 anni.
Centinaia i messaggi di cordoglio condivisi sulle pagine social dell’emittente
 
«Sento un vuoto immenso. Ciao anima bella: mancherai tantissimo, con la tua ironia e la tua dolcezza».
«La tua voce mi ha accompagnata in tanti momenti della mia vita. Mi mancherai. Che la terra ti sia lieve».
Sono solo alcuni tra le centinaia di commenti apparsi sulle pagine social di Radio Monte Carlo
dopo che l’emittente ha annunciato la morte di Alberto Davoli, uno dei suoi conduttori più amati.
Davoli è scomparso giovedì 30 aprile, all’età di 60 anni.
Nato a Gavirate, in provincia di Varese, il 26 giugno del 1965,
Davoli aveva iniziato la sua carriera radiofonica nel 1982, a Radio Venere 80, un’emittente locale.
Dopo altre esperienze lavorative, era diventato – nel 1988 – una delle voci di Reteotto Network,
di cui era anche divenuto coordinatore artistico. Nel 1996 l’approdo a Circuito Marconi;
nel 2005 quello a R101, dove aveva condotto programmi sia da solo, sia con Dario Desi e Chiara Lorenzutti.
Nel giugno del 2019 l’arrivo a Radio Monte Carlo, dove per anni ha condotto la trasmissione Happy Together,
con Isabella Eleodori, nella fascia pomeridiana, dalle 14 alle 16.
A cavallo del nuovo anno, la malattia l’aveva costretto a lasciare il microfono per alcune settimane.
Il 23 gennaio, con un breve collegamento da casa, Davoli era tornato a salutare il suo pubblico,
per poi rientrare stabilmente alla conduzione della trasmissione.
All’inizio di questo mese, però, l’aggravarsi delle sue condizioni di salute lo aveva di nuovo allontanato dallo studio di registrazione.
Giovedì l’annuncio della sua scomparsa, accolto con commozione da parte degli ascoltatori della radio,
che ne ricordano lo stile pacato e misurato, la competenza, l’entusiasmo.
«Quando andavo al lavoro mi teneva compagnia con la sua voce. Un grande», scrive uno di loro.
«Quante sue trasmissioni ho ascoltato», chiosa un’altra.
«Condoglianze alla famiglia ed alla grande famiglia di Radio Monte Carlo».
 

SICILIA: MORTO IL GIORNALISTA FRANCO GALLO; AVEVA 61 ANNI

La sua scomparsa lascia un vuoto nel mondo dell’informazione locale
 
La città di Gela è in lutto per la scomparsa del giornalista Franco Gallo,
morto all’età di 61 anni dopo essere stato colpito da un improvviso malore.
 
Il malore e il trasferimento a Caltanissetta
Il giornalista si era sentito male la sera di lunedì 20 ed era stato subito soccorso e trasportato all’ospedale di Gela.
Vista la gravità delle sue condizioni, i medici avevano disposto il trasferimento all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta,
dove è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico.
Nonostante i tentativi dei sanitari di salvarlo, però, Gallo non è riuscito a superare la fase critica.
 
Giornalista e volto noto della tv locale
Franco Gallo aveva iniziato la sua attività giornalistica in giovane età ed era collaboratore del quotidiano “La Sicilia”,
occupandosi soprattutto di cronaca sportiva.
Era molto conosciuto anche per la conduzione della trasmissione televisiva “Agorà” su Rete Chiara,
spazio di approfondimento in cui affrontava con equilibrio e professionalità le principali questioni che riguardavano la città.
La sua scomparsa lascia un vuoto nel mondo dell’informazione locale.
Anche la nostra redazione esprime dolore e sconforto per l’improvvisa perdita, manifestando vicinanza e cordoglio alla famiglia.
 

LOMBARDIA: EMISSIONI ANTENNE 5G, A BRESCIA I RESIDENTI DEL QUARTIERE ABBA SONO ESASPERATI: «NON DORMIAMO PIÙ, RONZIO FA VIBRARE IL CERVELLO»

La raccolta firme è stata sottoscritta da 312 abitanti.
Il presidente della commissione ambiente, Roberto Cammarata (Pd):
«Nella prossima seduta dovremo audire il vicesindaco Manzoni prima di stendere la relazione accompagnatoria alla petizione»
 
Le emissioni elettromagnetiche delle antenne 5G del quartiere Abba fanno interferenza in Loggia.
La discussione in merito alla petizione per la «richiesta di intervento urgente per l’inquinamento acustico ed elettromagnetico in via XIII»
accende la commissione Ambiente. Il testo verte su tre elementi: l’inquinamento acustico,
quello elettromagnetico percepiti dal primo firmatario il signor Piva – e dai 311 residenti che hanno firmato la sottoscrizione –
e la richiesta di non rinnovare nel 2037 la concessione del tetto dell’edificio comunale di via XIII alla società che ha installato le antenne.
La discussione è accesa a causa dell’esasperazione del primo firmatario: «Sono anni che non dormo più di notte,
in strada non si sente nulla, a casa mia c’è un ronzio che fa vibrare il cervello».
Ma non è una lamentela isolata, si sono svolte diverse assemblee e incontri pubblici.
«Si tratta di una problematica presente nel quartiere», rivela il presidente del Consiglio di Quartiere Andrea Pasotti,
mentre risponde alle domande serrate di Carlo Andreoli (FdI).
Così il consigliere di Brescia civica Giovanni Viviani dà la propria interpretazione sulla causa delle inquietudini dei residenti del quartiere Abba:
«Ricordo che AIRC, l’ Associazione Internazionale per la Ricerca sul Cancro,
ha inserito i campi elettromagnetici tra i possibili cancerogeni per l’uomo, nella sezione tra “non so” e “non escludo” –
dichiara all’assise -. Questa incertezza fa vivere ancora peggio i cittadini che si trovano in certe situazioni».
Ad aumentare il malcontento anche il perimetro della concessione.
La risposta dell’assessore all’ Urbanistica Michela Tiboni all’interrogazione presentata nel 2024 da Andreoli (FdI):
«Il contratto con Inwit è a corpo e pertanto il numero e la tipologia di antenne installabili non è oggetto di autorizzazione
o di comunicazione da parte dell’operatore titolare del diritto di superficie».
Ma su questo ci pensa Luca Pomarici (Azione) a ribattere:
«Mi rifiuto di pensare che a Brescia chiunque possa fare quello che si vuole. Ci sono dispositivi che vanno a tutela dei cittadini».
La discussione vibrante manda in confusione la maggioranza che scarica il problema all’uomo di punta del Partito democratico in Loggia,
il vicesindaco Federico Manzoni. «Due punti su tre di questa petizione riguardano l’ Ambiente
ma constato che il settore legato alla contrattualistica sia il Patrimonio quindi nella prossima seduta dovremo audire il vicesindaco Manzoni
prima di stendere la relazione accompagnatoria alla petizione», rivela il presidente della commissione Ambiente
– nonché segretario cittadino del Pd -, Roberto Cammarata.
 

SICILIA: CONTRIBUTI A FONDO PERDUTO PER RADIO E TV LOCALI; DOMANDE ENTRO IL 28 MAGGIO 2026

La Regione Siciliana ha attivato una nuova misura di sostegno economico a favore del comparto editoriale,
con risorse destinate anche alle emittenti radiofoniche e televisive locali operanti sul territorio.
L’iniziativa, gestita da IRFIS – Finanziaria per lo Sviluppo della Sicilia S.p.A.,
rientra nell’ Avviso pubblicato il 24 aprile 2026 denominato “Interventi in favore dell’editoria – Nuova iniziativa 2026”.
Il provvedimento si inserisce nel quadro normativo del cosiddetto “Fondo Sicilia”, istituito dalla legge regionale n. 1/2019
e successivamente implementato, da ultimo, con la legge regionale n. 1 del 5 gennaio 2026,
che ha previsto uno stanziamento complessivo di 3 milioni di euro per il sostegno alle imprese editoriali, comprese radio e televisioni locali.
 
Risorse per radio e tv locali
Per il comparto dell’emittenza locale, l’ Avviso destina complessivamente oltre 1 milione di euro, così ripartiti:
 
240.000 euro per le emittenti radiofoniche locali
 
768.000 euro per le emittenti televisive locali
 
Le agevolazioni sono concesse sotto forma di contributi a fondo perduto, nel rispetto della normativa europea sugli aiuti “de minimis”.
Possono accedere ai contributi le emittenti che:
 
abbiano sede legale e/o operativa in Sicilia;
 
siano iscritte al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC);
 
abbiano un direttore responsabile iscritto all’Ordine dei Giornalisti;
 
producano un notiziario regionale sulla Sicilia da almeno tre anni;
 
impieghino almeno due giornalisti contrattualizzati (dipendenti, collaboratori o soci lavoratori)
da almeno 120 giorni prima della pubblicazione dell’ Avviso.
Il fondo effettivamente disponibile ammonta a 2,4 milioni di euro (al netto della quota destinata alle testate emergenti)
ed è suddiviso in:
 
quota base (73,4%), assegnata sulla base di criteri quali numero di giornalisti,
dati di ascolto (solo per la radio) e tipologia dell’informazione prodotta;
 
quota premiale (26,6%), legata a indicatori come occupazione stabile, anzianità della testata e adesione ad associazioni di categoria.
 
Il contributo massimo concedibile a ciascun beneficiario è pari a 100.000 euro
e non può superare il 100% della media dei ricavi degli ultimi tre esercizi riferiti all’attività editoriale svolta in Sicilia.
Le domande potranno essere presentate dal 28 aprile al 28 maggio 2026 (ore 23.59) esclusivamente tramite PEC
all’indirizzo dedicato di IRFIS, utilizzando la modulistica ufficiale disponibile sul sito della finanziaria regionale.
L’intervento rappresenta un’opportunità significativa per il rafforzamento economico delle emittenti locali siciliane,
in un contesto di sostegno pubblico volto a valorizzare il pluralismo informativo e la produzione giornalistica sul territorio.
A questo link il testo dell’ Avviso.
 

SICILIA: ANTENNA 5G A PEDARA (CT); RESIDENTI IN ALLARME PER SALUTE, IMMOBILI E PAESAGGIO

I sottoscritti cittadini desiderano portare all’attenzione della comunità una situazione riguardante l’installazione,
avvenuta da alcuni anni, di un’antenna 5G alta circa 30 metri situata in via Mario Giusti, angolo via Etnea,
nel territorio di Pedara, alle pendici dell’Etna.
L’impianto si trova in prossimità di abitazioni e di una casa di cura
e sta generando crescente preoccupazione tra i residenti per diversi aspetti che meritano una riflessione.
In primo luogo, si evidenzia la questione relativa alla salute pubblica.
Pur essendo vero che attualmente non esistono evidenze scientifiche definitive
che dimostrino un collegamento diretto tra le emissioni delle antenne e specifici danni alla salute,
si ritiene opportuno richiamare il principio di precauzione,
che suggerisce l’adozione di soluzioni che garantiscano una maggiore distanza dagli insediamenti abitativi e dalle strutture sensibili.
In secondo luogo, si segnala il possibile impatto sul valore economico degli immobili circostanti.
L’area è caratterizzata da abitazioni unifamiliari di pregio, situate in una zona residenziale di elevato valore ambientale e paesaggistico,
e la presenza dell’impianto potrebbe comportare un deprezzamento delle proprietà.
Infine, si sottolinea l’impatto paesaggistico e ambientale dell’infrastruttura, inserita in un contesto residenziale di particolare qualità.
La cittadinanza riconosce l’importanza dello sviluppo tecnologico e dell’evoluzione delle reti di comunicazione, incluso il 5G.
Tuttavia, la principale preoccupazione riguarda la tutela della salute,
in particolare dei residenti e dei soggetti più fragili che vivono nell’area.
Alla luce di quanto esposto, si auspica che la questione venga attentamente considerata nelle opportune sedi,
tenendo conto della necessità di conciliare innovazione tecnologica e tutela del territorio e della salute pubblica.
 

PRIMA TV CEDE IL MUX DFREE

Secondo quanto riportato da Italia oggi, la società di Tarak Ben Ammar ha ceduto il multiplex a Syes
 
Prima Tv ha ceduto il suo multiplex del digitale terrestre. Lo riporta Italia oggi.
Il mux è stato acquistato da Syes (System engineering solutions srl),
società che si occupa di produzione e vendita di apparati di trasmissione per il settore televisivo.
Il valore dell’acquisto si aggira sui 2.5 milioni di euro.
Il mux di Prima Tv copre il 95,2% della popolazione (copertura dichiarata).
L’attività di operatore di rete era stata conferita alla Dfree srl, a sua volta venduta alla Syes.
 

SKY E WARNER BROS. DISCOVERY FIRMANO UN NUOVO ACCORDO DI PARTNERSHIP

Sky e Warner Bros. Discovery rafforzano la loro collaborazione con un nuovo accordo
che riporta canali e contenuti sulla piattaforma.
Da oggi tornano dieci reti, l’app discovery+ e un’ampia offerta di film e serie
 
Sky e Warner Bros. Discovery hanno siglato un accordo che rinnova la partnership tra i due gruppi,
riportando così su Sky un ampio numero di canali e contenuti del gruppo WBD.
Questo nuovo accordo prevede il ritorno di dieci canali in chiaro e dell’app discovery+,
oltre a un’ampia selezione di film Warner Bros. nell’offerta cinema di Sky e NOW.
Contenuti che si aggiungono alle nuove stagioni di alcune delle serie iconiche di HBO già previste dall’intesa precedente.
Dal 30 aprile, i canali del gruppo Warner Bros. Discovery tornano lontano dalla line up di Sky.
NOVE, Discovery, Real Time, DMAX, Giallo, Food Network, HGTV, Discovery Turbo, K2 e Frisbee
sono quindi nuovamente disponibili sui decoder Sky Q, My Sky, Sky Stream e su Sky Glass,
aggiungendosi ai canali kids Cartoon Network e Boomerang e alle news di CNN International.
 
Rinnovata l’intesa: tornano canali, film e app in piattaforma
L’offerta cinema di Sky e NOW includerà un’ampia selezione di film Warner Bros., tra recenti blockbuster e titoli cult,
che si aggiungono al vasto catalogo di Sky Cinema.
[…]
Dal 14 maggio, inoltre, l’app discovery+ sarà di nuova su Sky Q, Sky Stream e Sky Glass.
I clienti Sky già abbonati a discovery+ o che vorranno abbonarsi potranno accedere all’app,
in modo semplice e diretto dal telecomando Sky, e vedere i contenuti discovery+ Originals e quelli sportivi di Eurosport,
tra cui il Roland Garros di tennis, il ciclismo con Giro d’Italia, Tour de France e La Vuelta,
gli sport invernali, i motori con Le Mans e Formula E e il golf del PGA Tour.
 
Duilio: “La nostra offerta ancora più completa”
Andrea Duilio, Amministratore Delegato di Sky Italia ha dichiarato:
“Siamo molto soddisfatti del nuovo accordo con Warner Bros. Discovery, 
che rinnova una collaborazione di lunga data tra i due gruppi.
Questa nuova partnership contribuisce a rendere ancora più completa la nostra offerta,
anche grazie al ritorno su Sky dei canali del gruppo WBD e dell’app discovery+.
Gli abbonati potranno così continuare a godersi un’ampia selezione di film Warner Bros.
e accedere in modo semplice e diretto a un’ampia gamma di contenuti di alta qualità molto apprezzati dal nostro pubblico”.
Alessandro Araimo, Amministratore Delegato Warner Bros. Discovery Southern Europe:
“Siamo lieti che il rinnovo di questa importante partnership renda disponibile agli abbonati Sky
i canali lineari d’intrattenimento del gruppo Warner Bros. Discovery,
una selezione dello straordinario catalogo di cinema di Warner Bros, oltre alla possibilità di abbonarsi a discovery+.
Tutti i contenuti che costituiscono un asset pregiato sul mercato e rappresentano da sempre un’offerta molto apprezzata”.
 
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IN ITALIA SI AGGIRA LO "SPETTRO" DELLE FREQUENZE 5G,
SCATENANDO I PRIMI ATTRITI FRA GLI OPERATORI. COME ANDRÀ A FINIRE?

La scadenza delle licenze è il 31 dicembre 2029, così Agcom sta lavorando a un piano
che punta alla riallocazione gratuita a patto di investimenti serrati nel 5G.
Una posizione sostenuta da Asstel, ma secondo Iliad le risorse andrebbero ripartite “equamente”
 
Come finirà la partita delle frequenze 5G in Italia? Gli operatori di telecomunicazioni ne fanno una questione (quasi) di vita o morte.
Incute timore la deadline del 31 dicembre 2029, quando oltre il 73% delle licenze per lo spettro radio andrà in scadenza.
Sembra una data lontana, ma cercare di capire già ora quali sono le intenzioni del governo è fondamentale.
I ricavi languono, bisogna investire sul 5G standalone (SA), cioè quello capace di operare in modo autonomo,
senza doversi appoggiare all’infrastruttura 4G/LTE. Per questo, sborsare cifre a nove zeri come nell’ultima tornata del 2018 –
l’asta per le frequenze 5G costò alle telco oltre 6,5 miliardi di euro – non è pensabile.
 
Per Asstel serve una logica industriale
“Servono scelte rapide e chiare”, sottolinea a Wired Italia Laura Di Raimondo, direttrice generale di Asstel,
l’associazione di Confindustria che rappresenta il settore delle telecomunicazioni
e che è presieduta dall’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola.
“Innanzitutto occorre parlare di una nuova logica industriale, e non di un’operazione meramente fiscale, che metta al centro gli investimenti.
Perciò le allocazioni non onerose devono essere collegate a una chiara traiettoria di sviluppo che riguardi reti Vhcn
(quelle ad altissima capacità, ndr), 5G standalone, backbone, edge, sino all’efficientamento energetico”.
La soluzione, per Asstel, passa attraverso la non onerosità delle frequenze, ossia sulla gratuità delle risorse.
E peraltro si sta muovendo in questa direzione anche la Commissione europea:
il Digital networks act indica come opzione preferenziale la durata illimitata di default a fronte di garanzie sugli investimenti,
nonché la possibilità di una revisione dei diritti d’uso sulla base delle mutanti condizioni di mercato.
Si punta inoltre al 100% di utilizzo dello spettro disponibile: le telco che hanno in capo le frequenze non potranno lasciarle “congelate”
e dunque nel caso di mancato utilizzo dovranno condividerle con i concorrenti che ne dovessero aver bisogno.
“Lo spettro radio rappresenta un fattore abilitante per lo sviluppo digitale del Paese e per la competitività europea – continua Di Raimondo -.
Se non si farà questo, il rischio concreto è di compromettere la sostenibilità industriale dell’intera filiera delle telecomunicazioni”.
Di qui la richiesta di un tavolo istituzionale per affrontare le priorità del settore e l’assegnazione delle frequenze è uno dei temi più urgenti.
 
Agcom punta a chiudere il dossier entro l’anno
Al dossier frequenze lavora anche l’ Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom)
che spiega a Wired Italia l’iter che avremo di fronte nei prossimi mesi.
Entro l’estate è prevista una nuova e ultima consultazione pubblica dedicata a definire nel dettaglio le misure specifiche,
in particolare obblighi di copertura, qualità del servizio (latenza e densità) e condizioni di accesso wholesale,
cioè quelle che regolano la vendita all’ingrosso. Solo dopo quest’ultimo confronto con il mercato,
l’ Autorità potrà determinare il quadro finale di condizioni da associare ai diritti d’uso assegnati.
L’obiettivo è chiudere tutto entro fine anno per scongiurare ogni rischio di interruzione dei servizi al 31 dicembre 2029
e allineare tutte le scadenze alla data del 2037.
Ed è bene puntualizzare che, al di là del modello che proporrà l’ Autorità,
non è affatto scontato che lo Stato decida di rinnovare le licenze a costo zero per le telco.
 
La proposta di Iliad che spariglia le carte
Capire come verrà ridisegnato il quadro delle frequenze che compongono lo spettro radio
per farci passare una quantità maggiore di dati in modo più efficiente è la vera posta in gioco.
Dietro c’è un lavoro tecnico apparentemente invisibile, ma enorme.
E su questo il fronte delle telco non ha una risposta uniforme e condivisa da tutti i protagonisti del settore.
Se è vero che la posizione espressa da Asstel rappresenta il punto di sintesi delle varie esigenze,
secondo quanto risulta a Wired Italia ci sarebbe più di una divergenza fra le posizioni
che contrappongono Tim, Fastweb+Vodafone e WindTre da una parte e Iliad dall’altra.
E anche fra le big 3 la linea d’azione non è condivisa al 100% considerato che ciascuno punta al massimo del risultato
e a difendere le proprie risorse.
E a proposito di risorse, Iliad ha appena presentato un piano alquanto articolato.
La società guidata da Benedetto Levi ha fatto il suo debutto in Italia nel 2018, l’anno dell’asta miliardaria.
E in 8 anni ha convinto 13 milioni di clienti fra mobile e fisso, con la prima offerta per la fibra lanciata nel 2022.
Va da sé, dunque, che lo scenario di mercato è profondamente mutato
e per questa ragione Iliad ritiene di avere tutte le carte in regola per giocare un ruolo di primo piano sul tema delle frequenze.
La proposta appena presentata da Iliad è stata supportata da analisi di esperti, fra i quali Nicola Pasquino,
professore di Misure per la compatibilità elettromagnetica presso l’ Università degli Studi di Napoli Federico II,
Cesare Pozzi, professore ordinario di Economia industriale presso la Luiss Guido Carli
e Davide Quaglione, professore ordinario di Economia industriale presso l’ Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara.
Quattro i pilastri della proposta del quarto operatore mobile: più frequenze per il futuro
(valutare l’utilizzo di porzioni di spettro ancora sottoutilizzate), più potenza al segnale della rete
(allineare i limiti elettromagnetici agli standard europei); più investimenti per il paese
(indirizzare le risorse per favorire lo sviluppo tecnologico e la crescita del Paese); più qualità per tutti
(condizioni e regole eque che garantiscano concorrenza).
E cosa importante, Iliad ha presentato una proposta di riallocazione delle frequenze in capo a tutti gli operatori.
 
La proposta di allocazione delle frequenze avanzata dall’operatore Iliad
“La nostra proposta mira, a regime, a garantire a ognuno dei quattro operatori più spettro radio rispetto a oggi”,
ha sottolineato in conferenza stampa l’amministratore delegato di Iliad Benedetto Levi.
“Il nostro obiettivo è di arrivare a un’allocazione equa in cui tutti avrebbero quantità di banda sufficiente
per offrire una qualità del servizio almeno pari a quella di oggi e a condizioni eque.
Dal 2030 tutto si resetta e si ripartirà da zero”.
 
Per i competitor la via da seguire è un’altra
Ma è davvero immaginabile l’idea di ripartire da zero?
Su questo punto WindTre commenta a Wired Italia che “l’attuale distribuzione delle frequenze è frutto di investimenti
e scelte fatte dagli operatori negli anni.
La decisione di partecipare alle aste, fare accordi o acquistare frequenze nel mercato secondario è il risultato di scelte industriali onerose
che non sono state fatte da chi oggi lamenta una limitata disponibilità spettrale”. E il riferimento a Iliad è evidente.
“Qualsiasi ipotesi di alterare questo assetto deve tener conto del fatto che qualcuno ha scelto di investire di più
e altri di investire meno, con riflessi anche sui livelli occupazionali”.
In sostanza, “chi ha investito di più e si è organizzato per utilizzare gli asset su cui ha investito deve avere un ritorno sugli investimenti.
Chi ha investito di meno può comunque accedere allo spettro radio tramite accordi con altri, come avviene già oggi”.
Anche Fastweb+Vodafone puntualizza a Wired Italia che “l’assetto delle frequenze è un tema complesso e di sistema,
non riconducibile a iniziative unilaterali, ma da affrontare presso le istituzioni preposte
(Agcom, ministero delle Imprese e del Made in Italy, ministero dell’Economia, ndr).
Per quanto ci riguarda, resta ferma la posizione condivisa in sede Asstel, che rappresenta la visione del settore nel suo complesso”.
Insomma, c’è da scommettere che di questo tema si parlerà ancora a lungo.
 

ONDE MEDIE, UNA LIQUIDAZIONE AFFRETTATA?

La chiusura dei trasmettitori RNE durante l’anno successivo al grande blackout
solleva dubbi sull’opportunità di rinunciare a una banda di frequenza non soggetta a Internet
e fondamentale nelle situazioni di emergenza.
 
Il lunedì del grande blackout servì a far riscoprire la radio hertziana a gran parte della popolazione e dell’opinione pubblica.
La radio analogica, insomma, quella che si riceve senza bisogno di connessione a reti, dati o caricabatterie,
tramite un apparecchio tradizionale alimentato da una coppia di batterie.
Le onde radio rappresentavano lo strumento di comunicazione alternativo in una situazione eccezionale
in cui la mancanza di elettricità annullava ogni altro mezzo.
L’esperienza di quel giorno è stata anche alla base delle recenti raccomandazioni dell’ UE
di includere una radio a transistor nello zaino di emergenza, in caso di guerra o crisi globale.
Tuttavia, non mancarono le sfumature e la radio non si dimostrò infallibile durante le ore di incertezza.
Alcune frequenze FM delle principali emittenti, che ora utilizzano collegamenti IP
per inviare il segnale dagli studi al centro di trasmissione, rimasero silenziose.
E in alcune zone rurali o isolate dello stato si è constatato che l’FM non raggiunge
o non è ascoltabile in modo ottimale nel 100% del territorio.
Nel frattempo, la banda delle onde medie (MW) – rimasta a lungo un punto di riferimento per gli ascoltatori –
ha potuto continuare a trasmettere, dimostrando la sua maggiore portata e il suo potenziale di copertura.
In concomitanza con questo scenario, e paradossalmente, la chiusura delle frequenze a onde medie in Spagna
ha subito un’accelerazione senza precedenti nell’ultimo anno.
Le reti commerciali (SER e COPE) hanno continuato la graduale eliminazione di alcune frequenze storiche
e, quasi di proposito, RNE ha fatto sparire in blocco le sue 124 stazioni a onde medie alla fine di dicembre.
L’ente pubblico ha addotto criteri “ambientali e di efficienza” per giustificare la misura,
oltre a promettere la definitiva implementazione del DAB (ora DAB+),
il sistema di radio digitale rimasto bloccato per quasi due decenni.
L’ente pubblico ha citato motivi “ambientali e di efficienza” per la disattivazione delle 124 antenne OM presenti nello stato
e prevede di convertirle in trasmettitori DAB+.
“La trasmissione via onde medie è molto costosa perché richiede una grande quantità di energia elettrica per sostenere le alte potenze utilizzate.
I dispositivi sono costosi, dato che ci sono pochissimi produttori al mondo, e anche le riparazioni sono molto costose,
più che per i trasmettitori FM”, spiega a MetaData il direttore della rete RNE, Manuel Delgado.
“Noi di RTVE stiamo valutando la possibilità di riutilizzare le centrali a onde medie come centri DAB
quando entrerà in vigore il Regio Decreto per la promozione della radio digitale, in attesa di approvazione.
Gli attuali punti di trasmissione sono vicini alle città e tutti dispongono di antenne alte oltre 90 metri,
adatte alla trasmissione del segnale DAB+”.
 
Strategia di sicurezza al di sopra della nostalgia
Il forte interesse per le onde medie ha suscitato pareri contrastanti tra radioamatori ed esperti di comunicazioni,
restii a rinunciare a una banda potente e potenzialmente molto efficace in caso di emergenza.
“L’unico modo per essere autonomi in situazioni estreme è disporre di un proprio sistema di comunicazione:
ad esempio, in OM o onde corte. È vero, ha un consumo energetico significativo,
ma con i generatori per alimentare i trasmettitori, il segnale può raggiungere centinaia di chilometri di giorno e migliaia di notte.
Se si crea una rete strategica, mantenendo i trasmettitori principali a livello statale,
si può coprire l’intero territorio terrestre e costiero in caso di un altro blackout”, assicura David Marugán,
consulente per la sicurezza e specialista in radiocomunicazioni,
che non vede l’estensione delle onde medie come un’idea nostalgica, ma come una strategia di sicurezza e una reale necessità.
«Un servizio pubblico deve essere garantito per quanto possibile, ma qui è stato bruscamente interrotto,
senza fornire informazioni né effettuare uno studio approfondito per accertarsi che la popolazione delle zone rurali non ne risenta.
Per eguagliare la copertura di un singolo trasmettitore principale in banda OM, ne servono decine di digitali
e dubito che, dopo tanti anni di stallo, il DAB possa essere diffuso ovunque in breve tempo.
Portarlo in alcuni luoghi isolati è un progetto gigantesco
e bisogna considerare che la distanza che un segnale digitale può coprire sulle bande DAB
è inferiore a quella coperta da un segnale analogico in banda OM», aggiunge.
 
Una trasmissione senza intermediari
Oltre alla lunga portata geografica, dovuta principalmente alla propagazione ionosferica,
uno dei punti di forza delle onde medie è la capacità di superare le barriere orografiche
e penetrare all’interno di edifici robusti, piani terra, scantinati e rifugi, con maggiore efficacia rispetto alla FM.
In caso di blackout, i trasmettitori possono facilmente rimanere operativi grazie a generatori di riserva
e godere di completa indipendenza da collegamenti satellitari o internet.
Allo stesso modo, come qualsiasi comunicazione puramente analogica, è invulnerabile agli attacchi informatici
e ai collassi dovuti a un eccesso di utenti contemporanei.
David Marugán, consulente per la sicurezza: “Una trasmissione via onde medie o lunghe non dipende da terzi
ed è spesso l’unico metodo per aggirare controlli e censura”.
«Non possiamo vivere senza internet, ma la sua stessa complessità lo rende poco resiliente.
Ci stiamo muovendo verso comunicazioni basate su connessioni IP –
probabilmente perché gli operatori sono interessati al nostro consumo di dati –
e ci vendono vantaggi come l’assenza di interferenze, la qualità audio o la copertura globale…
finché non ci si imbatte in un Paese che applica la censura o in un’azienda privata
che decide, da un giorno all’altro, di limitare la propria costellazione satellitare.
A quel punto ti tagliano il rubinetto», avverte Marugán.
«Una trasmissione via onde medie o lunghe non dipende da terzi ed è spesso l’unico metodo per aggirare controlli e censure
e diffondere notizie ai media stranieri, come è successo nella Primavera araba del 2011 o come accade spesso in Paesi come l’Iran e Cuba».
 
DAB+ e DRM, eredi con un’accettazione disomogenea
In Europa, quasi tutte le emittenti pubbliche hanno cessato le trasmissioni in OM.
Le stazioni portoghesi, polacche e rumene (con una presenza significativa) e alcuni ripetitori di BBC Radio 5,
il canale britannico di notizie e sport attivo 24 ore su 24, resistono a stento.
Il caso della Grecia è eccezionale, poiché lo scorso anno ha riattivato la sua rete di stazioni in OM su 9 isole
in virtù di un decreto che disciplina i casi di “necessità nazionale”.
Il vecchio continente, infatti, ha optato per il DAB+. Il primo ambito in cui il suo utilizzo è stato regolamentato è quello dei veicoli,
tramite una direttiva comunitaria che impone l’installazione di un ricevitore radio digitale terrestre su tutte le auto immatricolate negli ultimi cinque anni.
Questo ha permesso, almeno in Spagna, ad alcuni cittadini di entrare finalmente in contatto con un sistema rimasto in sospeso dal 2005.
“Un ricevitore digitale standard può costare almeno 30-40 euro. A parte gli addetti ai lavori e gli appassionati di radio e tecnologia,
non conosco nessuno nel mio ambiente che abbia consapevolmente acquistato un dispositivo DAB”, chiarisce Marugán.
L’ Europa punta sul DAB+, un sostituto digitale dell’FM, mentre grandi paesi come la Cina e l’India hanno adottato il DRM,
un modello ibrido che continua a sfruttare la propagazione delle bande al di sotto dei 30 MHz.
In pratica, il DAB+ rappresenta la sostituzione digitale dell’FM (non delle onde medie),
in un parallelismo molto simile a quello tra il DTT e la televisione analogica.
Ha una banda più ampia che consente una qualità del suono pressoché perfetta,
sfrutta al meglio lo spettro elettromagnetico grazie ai multiplex (cento stazioni possono essere contenute in 7 canali)
e, grazie alla rete a frequenza singola, gli ascoltatori non devono più spostare la manopola
per risintonizzare la stazione se cambiano città o provincia.
In caso di emergenza, i dispositivi di ultima generazione sono predisposti per ricevere allarmi automatici tramite il sistema ASA,
in grado di discriminare per zone e interrompere l’ascolto dei canali o addirittura attivare il ricevitore se spento.
In paesi come la Cina e l’India, tuttavia, il DRM (Digital Mondiale Radio) sta prendendo il sopravvento
e può essere considerato l’erede migliorato delle onde lunghe, corte e medie.
Si tratta di un modello ibrido in grado di trasmettere radio digitale e analogica con un unico segnale,
senza la necessità di modificare antenne, trasmettitori e amplificatori esistenti.
L’utente gode degli stessi vantaggi del DAB (migliore qualità del suono, più canali o possibilità di includere metadati)
con la particolarità che continua a sfruttare l’ampia estensione delle bande al di sotto dei 30 MHz.
È utile nei paesi con vaste aree territoriali dove il DAB risulta inadeguato,
sebbene gli Stati Uniti non l’abbiano preso in considerazione e continuino a combinare l’OM –
ancora molto presente e rilevante in caso di calamità naturali – con l’HD Radio, il loro standard proprietario.
Vent’anni fa, RNE ha effettuato alcuni test effimeri del DRM dal suo centro di Arganda del Rey, ma non sono stati ripetuti.
 
COPE e SER lasciano libero il quadrante
Secondo gli ultimi dati dell’EGM, le onde medie mantengono ancora 392.000 ascoltatori in Spagna.
Un discreto 1,5% del totale, ma una cifra lodevole considerando come questa banda si sia svuotata nell’ultimo trimestre.
Con la scomparsa totale di RNE e la chiusura di OM de Radio Madrid (emittente madre di SER), sono seguiti i blackout di COPE,
che hanno preso slancio e posto fine alle frequenze di alcune città: Valencia, Murcia e Córdoba sono appena scomparse,
ma prima ancora Valladolid, Gijón, Vigo, Pamplona, ​​Maiorca… Oggi è stata annunciata anche l’imminente chiusura di COPE Lugo,
Radio Murcia e Radio Rioja (entrambe di SER), che, come tutto il resto, dovranno essere ascoltate solo tramite frequenza modulata,
internet o applicazioni per dispositivi mobili.
COPE e SER si sono unite all’eliminazione delle frequenze da molte città e, di conseguenza, stanno “ripulendo” lo spettro,
consentendo ai dispositivi esistenti di captare segnali radio lontani, finora inudibili.
Con questa interruzione delle frequenze, gli appassionati di radiofonia hanno ricevuto un regalo inaspettato.
Questi amanti della ricezione e della registrazione di stazioni lontane possono ora sintonizzarsi su emittenti radiofoniche prima inascoltabili,
sfruttando le frequenze occupate dai canali spagnoli in tutta la penisola.
“Questa serie di blackout ci ha dato un vantaggio e un nuovo stimolo. Nuovi nominativi vengono aggiunti ai canali rimasti liberi”,
confessa Jordi Brunet, radioascoltatore veterano e blogger che ha lavorato per molti anni presso la televisione valenciana e TV3
come operatore video e assistente di produzione.
“A 855 kHz, dove a Tarragona si sentiva RNE, ora al tramonto arriva la radio pubblica rumena.
Di notte, a 738 kHz si può ascoltare una stazione algerina e a 740 kHz si può sintonizzare Radio Sociedade de Brasil,
che prima era completamente bloccata dalla vicinanza di RNE a Barcellona.
C’è poi il caso dell’IRIB World Service iraniano, che arriva a 639 kHz quando c’è una buona propagazione,
o di WBBR Bloomberg, da New York, che trasmette a 1130 kHz e che sono riuscito ad ascoltare una volta.
Nel caso delle stazioni americane, il momento ideale per provare è tra un’ora prima e mezz’ora dopo l’alba”, spiega Brunet,
che non crede che, su scala internazionale, la banda delle onde medie finirà per scomparire del tutto:
“Forse in Europa è sempre più residua, ma negli altri continenti le stazioni sono piuttosto forti”.
 
Cinque antenne attive e un mucchio di antenne abbandonate
Cinque stazioni a onde medie rimangono attive in Catalogna.
Ràdio Barcelona, ​​la più antica e centenaria, trasmette dalla sua antenna situata a Sant Boi
e ha recentemente ridotto la sua potenza dai 50 kW assegnati per legge a 1,5 kW.
Dopo la chiusura della frequenza di Ràdio Girona nel 2023, SER in Catalogna mantiene ancora Ràdio Reus e Ràdio Lleida,
mentre Onda Cero conserva la sua stazione a onde medie a Barcellona
(la storica EAJ-15, nata come Ràdio Associació e successivamente trasformata in Radio España).
Infine, COPE Barcelona ha il suo centro di trasmissione al confine tra Montgat e Badalona con una potenza di 5 kW
ed è l’unica che ha ancora un paio di programmi locali propri sulla frequenza 783, comprese le trasmissioni delle partite dell’RCD Espanyol.
Ciò non significa che queste siano le uniche antenne a onde medie ancora in funzione:
quella del COPE di Lleida non è stata smantellata dopo tre anni, così come quella di Ràdio Manresa, disattivata nel 2024.
Gli esempi più eclatanti sono le strutture del COPE di Figueres e Vilanova (quest’ultima ereditata da Punto Radio), abbandonate dal 2015.
Nel Vallès, Hit Ràdio è restia a smantellare lo storico trasmettitore di Ràdio Terrassa, nonostante la concessione sia scaduta.
D’altra parte, i sei trasmettitori RNE recentemente disattivati ​​attendono la loro conversione in centri DAB+, con una novità significativa:
l’antenna situata a Montjuïc -che fino ad ora fungeva da riserva e veniva attivata solo per ricevere segnali da unità mobili
e realizzare collegamenti temporanei in occasione di eventi come Sonar, Primavera Sound o visite di capi di Stato – riacquisterà la sua importanza.
Diventerà il “centro di riferimento” che fornirà la copertura principale in città, come confermato dall’ente pubblico a MetaData,
mentre il cosiddetto centro di trasmissione Nord-Est, a Palau de Plegamans,
sarà responsabile della copertura preferenziale dell’area metropolitana dal versante settentrionale di Collserola,
con il suo imponente traliccio di 217 metri.