Domenica 22 febbraio 2026

TV DIGITALE TERRESTRE, RADIO DAB:
LE NOTIZIE FLASH DELLA SETTIMANA

A cura di Salvatore Cambria

Pubblicato il 22/02/2026 alle ore 12:50
Tutti i diritti riservati @L’ITALIA IN DIGITALE
Bentornati al nostro appuntamento domenicale con le notizie “in breve” che riguardano la TV digitale terrestre e la radio DAB.

FRIULI-VENEZIA GIULIA IN DIGITALE: RIAGGIORNATO IL MUX LOCALE 2

Iniziamo parlando del digitale terrestre dalla regione Friuli-Venezia Giulia
dove abbiamo attualizzato nuovamente la composizione del Mux LOCALE 2.

FRIULI-VENEZIA GIULIA
UHF 42 (642,0 MHz)
PostazioneComuneProvinciaPol.
Monte San MicheleSagradoGOv
Monte BelvedereTriesteTSo

SICILIA IN DIGITALE: INSERITA SICILIAUNO NEL MUX LOCALE 2

Scendiamo in Sicilia dove è stata aggiunta, in MPEG-4 ed in definizione standard,
 la palermitana SICILIAUNO (LCN 88) nel Mux LOCALE 2.
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RADIO DAB: NUOVE ATTIVAZIONI PER IL MUX DAB+ RAI

Occupiamoci ora della radio digitale.
Il Mux DAB+ RAI è stato acceso sul Canale 7C dalla postazione calabrese di DONNA PUMA – VIA ALFIERI a Mormanno (CS).
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RADIO DAB - MUX LOMBARDIA DAB: RINOMINATA VIVA FM

Cominciamo con il Mux LOMBARDIA DAB, dove Radio Viva FM di Gavardo (BS),
che era denominata rispettivamente ‘VIVA FM e *VIVA FM* nelle versioni A e B,
ha unificato il proprio identificativo in VIVA FM in entrambe le configurazioni.
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LOMBARDIA
Canale 6A (181,936 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Colle Vedetta – Via ButtafuocoBresciaBS
SelvapianaVillanuova sul ClisiBS
LOMBARDIA
Canale 11B (218,640 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Valcava – Prato della CostaCaprino BergamascoBG
Grattacielo Breda – Via CasatiMilanoMI
Campo dei Fiori – Via del Forte di OrinoVareseVA

RADIO DAB - MUX TOSCANA DAB 1 E 2: RINOMINATA RADIO BRUNO GOLD

Ci spostiamo al centro Italia, dove ‘RADIOBRUNO GOLD di Carpi (MO) ha accorciato il proprio identificativo in ‘R.BRUNO GOLD
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TOSCANA
Canale 6C (185,360 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Poggio IncontroBagno a RipoliFI
Montecuccoli – Croci d’ArianoBarberino di MugelloFI
Croce di BelvedereSerravalle PistoiesePT
Canale 6D (187,072 MHz)
PostazioneComuneProvincia
La GuardiolaCivitella in Val di ChianaAR
Poggio Macia Morta – AcquedottoCastellina in ChiantiSI
Monte Cetona – Sopra il VarcoSarteanoSI

TOSCANA
Canale 12C (227,360 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Monte SerraCapannoriLU

RADIO DAB - MUX CR DAB (PUGLIA): CORRETTO L' IDENTIFICATIVO DI RADIO SOLE

Scendiamo in Puglia per segnalare che nel Mux CR DAB è stato sistemato l’identificativo della pescarese RADIOSOLE
che in precedenza trasmetteva con l’errata denominazione DJ INT.
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FREQUENZE E POSTAZIONI
PUGLIA
Canale 12A (223,936 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Contrada NiscoCassano delle MurgeBA

RADIO DAB (SICILIA): RADIO KATANIA PASSA DAL MUX MEDIA DAB (B) AL MUX GO DAB

Ritorniamo in Sicilia per segnalare che RADIO KATANIA ha traslocato dalla versione B del Mux MEDIA DAB al Mux GO DAB.
Per consultare gli impianti attivi e la composizione completa dei multiplex, cliccate sui banner qui sopra.

RADIO FM: RADIO SPAZIO 103 CEDE 2 FREQUENZE IN PROVINCIA DI GORIZIA

Per quanto riguarda la radio FM, la cattolica RADIO STUDIO 103 di Udine 
è stata sostituita da RADIO PITERPAN sui 91.9 MHz dalla postazione di MONTE SAN MICHELE a Sagrado (GO)
e da RADIO BIRIKINA sui 97.5 MHz dal ripetitore di VIA OSLAVIA a San Floriano del Collio (GO).

MORTO A 72 ANNI GIORGIO MENDELLA, L' IMPRENDITORE DI RETE MIA: CHI ERA DAVVERO IL "TELEFINANZIERE" DI VIAREGGIO

La notizia è rimbalzata prima in Versilia e poi nel resto d’Italia: Giorgio Mendella è morto.
Aveva 72 anni e avrebbe compiuto 73 il prossimo 2 marzo.
Si è spento a Sanremo, in seguito alle complicazioni di un intervento chirurgico, come riportano le cronache locali.
Nato a Monza, Mendella era però considerato da tutti viareggino d’adozione: qui aveva casa, affari, amicizie.
Qui, soprattutto, aveva costruito buona parte di quella galassia imprenditoriale che lo ha reso famoso – e poi travolto –
tra televisioni locali, assicurazioni, edilizia e finanza creativa.
 
Chi era Giorgio Mendella
Giorgio Mendella era uno di quei personaggi che, se hai vissuto certi anni, ti tornano subito in mente:
televendite notturne, slogan martellanti, promesse di guadagni facili, la sigla di Rete Mia sullo schermo.
Classe 1953, perito elettrotecnico di formazione, aveva iniziato dal basso: fattorino in una galleria d’arte,
venditore di enciclopedie, lavori manuali di ogni tipo. È in quel mondo delle gallerie che trova il primo varco in tv:
il titolare si ammala, la televendita di quadri è già pagata, qualcuno deve andare in onda.
Quel “qualcuno” diventa lui, e davanti alla telecamera scopre un talento naturale per la vendita e lo show.
Da lì in poi la scalata è rapidissima. Mendella diventa il “telefinanziere”, l’uomo che porta soldi, investimenti e affari in televisione,
mescolando intrattenimento e promesse di rendimenti che, a molti, sembrano irrinunciabili.
 
L’avventura di Rete Mia e l’impero costruito in Toscana
La creatura più famosa di Giorgio Mendella resta Rete Mia, emittente nata nel 1988 rilevando il circuito Elefante e una serie di tv locali.
In pochi anni il segnale copre buona parte del territorio nazionale,
aiutato dalle norme della legge Mammì che aprono nuove possibilità alle private.
Rete Mia diventa un piccolo fenomeno: palinsesti popolari, molto radicati tra Viareggio e Lucca,
televendite che entrano nel mito, come quelle del mobilificio Aiazzone, trasmissioni con volti noti della tv commerciale dell’epoca.
Intorno all’emittente nasce una galassia di società: immobiliare, assicurazioni, raccolta pubblicitaria, finanza.
Nomi come Capitalfinanziaria, Domovideo, Fin Versilia, Intermercato, oltre a Mias Assicurazioni,
compongono un gruppo che a un certo punto arriva a controllare decine di aziende,
con un giro d’affari stimato – all’epoca – in centinaia di miliardi di lire.
Per la Versilia è il periodo in cui Mendella sembra ovunque: nelle trattative d’affari, nei progetti immobiliari, perfino nello sport cittadino.
 
Il Viareggio Calcio e lo sport in città
Tra le passioni più visibili di Giorgio Mendella c’è sempre stato il calcio.
A fine anni Ottanta diventa presidente del Viareggio Calcio, portando entusiasmo, investimenti e risultati.
Sotto la sua gestione arrivano: la vittoria del campionato di Serie D 1989/1990,
la quasi promozione in C2 nella stagione successiva, sfumata per un soffio.
In quegli anni, sulle maglie bianconere passano giocatori e allenatori destinati a farsi un nome,
in un clima che i tifosi ricordano come elettrico, a tratti esagerato, ma sicuramente mai anonimo.
Mendella non si limita al calcio: mette soldi anche nel basket e nell’hockey, l’altra grande passione sportiva di Viareggio.
L’idea è sempre la stessa: usare lo sport come vetrina, come simbolo di una città che si vuole vedere ambiziosa quanto il suo patron.
 
Il crac finanziario e la lunga vicenda giudiziaria
L’altra faccia della medaglia esplode nei primi anni Novanta.
Le attività di Mendella finiscono nel mirino della Consob, che blocca la vendita delle azioni delle sue società in tv.
È l’inizio di una vicenda giudiziaria pesantissima.
Le accuse della procura di Lucca parlano di: associazione a delinquere, truffa, irregolarità nella raccolta di denaro dal pubblico,
attraverso televendite e operazioni finanziarie.
Nel 1995 Mendella viene arrestato all’estero e riportato in Italia.
Dopo anni di processi, nel 1999 arriva la sentenza definitiva: nove anni di reclusione per i reati contestati.
Quello che, agli occhi del pubblico, era il volto sorridente del guadagno facile, diventa d’un tratto il simbolo di un crac
che lascia dietro di sé investitori traditi, famiglie che hanno perso risparmi, una catena di aziende in difficoltà,
e una rete televisiva destinata a chiudere.
 
Il ritorno in pubblico e i nuovi progetti
Nonostante tutto, Giorgio Mendella non sparisce. Scontata la sua pena, rientra in Versilia e prova a rimettersi in gioco.
Negli anni Duemila e Dieci riappare in alcune interviste pubbliche, dove racconta la sua versione dei fatti,
parla di pressioni, errori, responsabilità distribuite, e rivendica di essere stato, almeno in parte,
un capro espiatorio di una stagione di finanza spregiudicata.
Parallelamente torna a interessarsi di progetti imprenditoriali più piccoli, meno appariscenti: iniziative locali,
idee di rilancio nel mondo dei media e dell’edilizia, qualche presenza pubblica legata alla memoria dei “suoi” anni d’oro.
Nel 2016 partecipa a una festa del Viareggio Calcio, ricordando insieme ai tifosi quei due campionati travolgenti di fine anni Ottanta.
Nelle interviste, ama ripetere di essere partito davvero dal niente: «Nacqui partendo dal niente, pulivo i forni delle cucine»,
frase che riassume bene l’immagine che ha sempre voluto dare di sé, quella dell’uomo che si fa da solo, nel bene e nel male.
 
La morte a Sanremo e il ricordo tra Versilia e mondo della tv
La sua vita si chiude a Sanremo, lontano ma non troppo da quei luoghi toscani in cui aveva messo radici.
È qui che, a 72 anni, è arrivata la notizia delle complicazioni dopo un intervento chirurgico che non gli ha lasciato scampo.
La morte di Giorgio Mendella lascia reazioni contrastanti: in Versilia c’è chi ricorda il presidente del Viareggio Calcio,
l’uomo che ha acceso sogni sportivi in una città abituata a vivere di mare e Carnevale;
nel mondo della televisione locale resta la memoria di un imprenditore che aveva intuito, prima di molti altri,
il potenziale delle televendite e dell’intrattenimento finanziario;
tra chi ha vissuto sulla propria pelle il crac e le sue conseguenze,
il nome di Mendella continua a essere legato a ferite economiche e familiari che non si sono mai del tutto rimarginate.
La sua storia resta una delle più controverse degli anni Ottanta e Novanta italiani:
l’ascesa rapidissima di un imprenditore “visionario” e il crollo fragoroso di un sistema che, per qualche tempo,
in molti avevano scelto di credere senza farsi troppe domande.
 

SICILIA: È MORTO LO STORICO CAMERAMAN NINO BELLINGHIERI

Più di trent’anni come operatore di Rtp, era stimato per la professionalità, il garbo e la gentilezza
 
Per più di trent’anni ha raccontato Messina come cameraman.
All’improvviso è morto Nino Bellinghieri, operatore video di Rtp apprezzato per la sua professionalità e il grande garbo.
Aveva sessant’anni. Lascia la moglie Teresa e la figlia Gaia.
I suoi colleghi di Gazzetta del Sud e Rtp, oltre a ricordarne le doti umane e professionali,
hanno menzionato le sue dirette da Giampilieri e Scaletta dopo l’alluvione del 2009 e i reportage nei giorni del Covid.
Così il consigliere comunale Alessandro Russo: “Una notizia che lascia senza fiato.
È andato via, all’improvviso, una persona perbene, dolce, gentile e garbata come poche, davvero, ne abbia mai incontrato nella mia vita.
Il caro Nino Bellinghieri era un sorriso al mattino, la battuta simpatica sempre con quello sguardo buono e mite.
Mi ha visto letteralmente crescere negli anni, dai tempi della X Circoscrizione fino a pochissimi giorni fa.
Abbiamo camminato per venti anni assieme, lui cameraman perbene e sempre disponibile, io sempre dall’altra parte,
ma con la tranquillità in ogni istante che sapeva infonderti mentre ti riprendeva.
Un cammino che si interrompe oggi troppo, troppo presto. Buon viaggio, caro, dolce Nino. È stato veramente bello in tutti questi anni”.
 
La Slc Cgil Messina “piange Nino, nostro grande compagno e lavoratore”
“Ci ha lasciato improvvisamente Nino Bellinghieri, nostro compagno di lungo corso, uomo gentile e grande lavoratore.
Cameraman della tv Rtp, nostro Rsa. Uomo gentile d’animo e di cuore, persona sempre disponibile, professionale e competente.
Nino lascia un profondo dolore e vuoto incolmabile”. Così in una nota Slc (Sindacato lavoratori della comunicazione) Cgil di Messina
 
I funerali in Cattedrale lunedì 16 febbraio alle 16.
Ai familiari e ai colleghi le condoglianze di Tempostretto, dell’editore Pippo Trimarchi, del direttore Marco Olivieri e della redazione.
 

LOMBARDIA: VARESE: 100.700, 50 ANNI DI RADIO ALLA STESSA FREQUENZA

Radio Varese 100.700 fa festa per i 50 anni dalla propria nascita con una mostra evento in Sala Veratti
 
Vede, sente, ma soprattutto parla ancora. Radio Varese non è più in onda dal 1990 sulle storiche frequenze 100.700
ma il 28 febbraio compie 50 anni dalla sua prima storica apparizione
che ha fatto seguito alla sentenza della Corte di Cassazione che ha messo fine al monopolio della Rai.
Nata in una stanza e con poche apparecchiature è ben presto diventata la voce dell’informazione della città e mezzo secolo dopo,
sempre il 28 febbraio e raddoppiando il 1° marzo, torna vivere in una mostra interattiva in Sala Veratti
e dedicata ai tanti che ne hanno dato la voce, ma soprattutto a quelli che l’hanno ascoltata.
 

CALABRIA: VIDEO CALABRIA PRIMA TV A SOTTOTITOLARE L' INTERA PROGRAMMAZIONE

Rivoluzione no, ci mancherebbe, ma Video Calabria può intestarsi un altro piccolo primato:
è la prima tv privata della nostra regione a sottotitolare l’intera programmazione,
dai telegiornali ai programmi d’intrattenimento, dai telefilm alla pubblicità.
Come appare evidente, il servizio sarà utile in special modo alle persone non udenti
ma potrebbe rivelarsi interessante per l’intera platea dei telespettatori.
In Italia, l’antesignana della sottotitolazione è stata, com’era del resto normale, la Rai,
con l’ormai mitologica pagina 777 di Televideo,
ma allo stato attuale la tecnologia consente di rendere il servizio ancora più preciso
tanto che, dopo una prima fase in cui appariranno titoli nella sola lingua italiana,
sarà possibile ampliare l’offerta anche a quelle estere,
dall’immancabile inglese a quelle delle maggiori comunità straniere presenti in Calabria.
 
Come attivare i sottotitoli
Attivare i sottotitoli è molto semplice: basta cliccare sul tasto SUB o SUBTITLE presente sul telecomando delle smart-tv,
mentre nel caso si possedesse un telecomando del tipo smart remote (più piccolo e con pochissimi tasti)
si può accedere attraverso il menu Impostazioni, anche se in questo caso il percorso presenta leggere differenze a seconda della marca del televisore.
Il sistema di sottotitolazione, già attivo, è stato messo a punto da un’azienda toscana che si è avvalsa anche dell’intelligenza artificiale.
Come già detto, Video Calabria è la prima emittente calabrese che sottotitola i suoi programmi,
ma è anche una delle poche in Italia ad aver deciso di farlo:
lungo la penisola, infatti, a parte la tv di Stato ed i principali gruppi privati, solo poche tv hanno deciso di ricorrere a questo tipo di servizio,
sebbene guardare i programmi televisivi coi sottotitoli sia una tendenza in crescita:
non solo per favorire l’accessibilità in contesti silenziosi, ma anche per una maggiore chiarezza nella comprensione dei dialoghi,
per limitare l’uso del volume alto e dunque per non recare disturbo, e per il miglioramento della comprensibilità complessiva dei contenuti.
Senza trascurare che, quando saranno attive, le traduzioni nelle lingue diverse dall’italiano favoriranno anche una maggiore diffusione della cultura.
Resta inteso che i vantaggi principali, e più immediati, riguardano le persone sorde o con problemi di udito.
 
Le seguenti immagini sono tratte dal Mux LOCALE 1 (CALABRIA),
dove l’emittente crotonese è visibile sulla LCN 10 denominata Video Calabria HD
ed in alta definizione con la risoluzione video 1920×1080.

AUTORADIO A RISCHIO? L' ALLARME DI CONFINDUSTRIA RADIOTV SULLA RADIO IN AUTO

In occasione della Giornata Mondiale della Radio, Confindustria Radio Televisioni ha acceso i riflettori su un tema
che tocca da vicino l’intero ecosistema broadcast: la progressiva scomparsa dell’autoradio tradizionale dai veicoli di nuova generazione.
Non si tratta di un fenomeno improvviso, ma di un cambiamento strutturale legato all’evoluzione dell’infotainment automotive
e alla crescente centralità delle piattaforme connesse
 
Un mezzo ancora centrale
In Italia la radio mantiene una forza straordinaria: milioni di ascoltatori quotidiani e una quota rilevantissima di fruizione in mobilità.
L’auto resta il primo luogo d’ascolto. È qui che la radio esprime una delle sue caratteristiche distintive:
immediatezza, gratuità, accessibilità universale, capacità di accompagnare l’utente senza distrazioni visive.
Proprio per questo l’eventuale eliminazione del ricevitore FM/DAB dai cruscotti non è una questione nostalgica, ma industriale e strategica.
Se la radio esce dall’interfaccia primaria del veicolo, rischia di diventare una “app tra le altre”,
subordinata a logiche commerciali e algoritmiche che non le appartengono.
 
Cosa sta cambiando nelle auto
Negli ultimi anni l’industria automobilistica ha accelerato verso sistemi di infotainment sempre più integrati,
dominati da grandi schermi touch, connettività permanente e servizi in abbonamento.
In questo contesto, alcuni costruttori hanno iniziato a ridurre o eliminare il ricevitore radio tradizionale, privilegiando lo streaming via Internet.
Un caso spesso citato è quello di Tesla, che in alcune versioni di Tesla Model 3 e Tesla Model Y ha rimosso la radio AM/FM,
puntando su servizi digitali e connettività dati. Il messaggio implicito è chiaro:
l’audio diventa un servizio IP, non più un’infrastruttura broadcast.
Il tema non è tanto la presenza del DAB+ – che nelle auto dotate di autoradio è ormai ampiamente diffuso,
anche grazie all’impulso di WorldDAB – quanto il fatto che alcune vetture possano non montare affatto un ricevitore radio.
 
Il nodo normativo
A livello europeo, l’Electronic Communications Code prevede che, se un veicolo è dotato di autoradio,
questa debba supportare la radio digitale terrestre (DAB+).
Tuttavia non esiste un obbligo generale che imponga la presenza di un ricevitore radio su tutte le auto nuove.
È una distinzione sottile ma decisiva: l’obbligo vale “se c’è l’autoradio”, non “per tutte le auto”.
È proprio su questa lacuna che si concentra l’allarme del settore.
Anche Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha in passato richiamato l’attenzione sul ruolo della radio
come strumento essenziale di informazione e servizio pubblico, in particolare in situazioni di emergenza.
 
Perché la radio in auto è un tema strategico
La radio broadcast ha alcune caratteristiche uniche: funziona senza connessione dati, non consuma traffico,
è resiliente nelle emergenze, garantisce copertura capillare.
In un contesto in cui le reti mobili possono congestionarsi o risultare instabili, il segnale terrestre resta una infrastruttura robusta.
Se l’accesso alla radio dipende esclusivamente da piattaforme IP o da ecosistemi proprietari,
si introduce un elemento di intermediazione che può limitare visibilità, accesso diretto e neutralità.
Per l’industria radiofonica questo significa potenziale perdita di centralità, ma anche ridefinizione del modello distributivo.
 
Uno scenario da governare
L’allarme lanciato da Confindustria Radiotv non è contro l’innovazione – che anzi il settore sta abbracciando con DAB+,
hybrid radio e integrazione IP – ma a favore della presenza garantita della radio nei veicoli.
Il punto non è scegliere tra broadcast e streaming, ma assicurare che la radio resti facilmente accessibile,
con un’interfaccia dedicata e non relegata a funzione secondaria.
In gioco non c’è solo un’abitudine di ascolto, ma l’equilibrio tra piattaforme globali e media locali, tra servizi proprietari e infrastrutture aperte.
Per un Paese come l’Italia, dove l’auto è ancora il cuore dell’ascolto radiofonico, la questione è tutt’altro che marginale.
 

RADIO 105 COMPIE 50 ANNI E FESTEGGIA
L' ANNIVERSARIO A FERRARA DAL 20 AL 22 MARZO

Buon compleanno Radio 105!
 
Ogni anno è fatto di voci, risate, dirette memorabili e ospiti che hanno lasciato il segno.
Per celebrare questo anniversario abbiamo raccolto gli auguri di chi ha condiviso con noi microfoni, studio e momenti da non dimenticare.
Preparati a rivedere volti che hanno fatto la nostra storia!
 
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Radio 105 festeggia i 50 anni a Ferrara: tre giorni di show con i big della musica italiana
 
Presente in centro anche una postazione con la trasmissione in diretta: info su date e orari
 
Un nuovo e importante evento musicale animerà Ferrara il prossimo mese, il 20, 21 e 22 marzo,
con la partecipazione dei principali big della musica italiana.
L’iniziativa coinvolgerà il gruppo RadioMediaset e porterà in città musica dal vivo, spettacolo e momenti di intrattenimento,
trasformando il centro storico in un grande palcoscenico a cielo aperto. Piazza Trento e Trieste sarà il cuore della manifestazione.
L’evento celebra i 50 anni di Radio 105 e vedrà la partecipazione di numerosi artisti di spicco della scena musicale italiana,
insieme ad altri protagonisti dei palinsesti dell’emittente.
I nomi degli artisti saranno rivelati nelle settimane successive al Festival di Sanremo 2026,
ma si prevede un cast ampio e vario, capace di coinvolgere diverse fasce di pubblico.
È previsto uno spettacolo di circa 2-2,5 ore per ciascuna data, con 15-20 artisti ogni sera. La manifestazione sarà gratuita.
Un truck di Radio 105 sarà presente in piazza già dal lunedì precedente con un programma in diretta, “Music & Cars”,
condotto dagli speaker Fabiola e Dario, in onda dalle 16 alle 18.
L’iniziativa coinvolgerà la città, accompagnando il pubblico verso la tre giorni musicale di venerdì, sabato e domenica,
pensata per coinvolgere tutti: famiglie, giovani e appassionati, con un cast ampio ed eterogeneo.
“Quest’anno è l’anno dei grandi eventi per Ferrara, e questo appuntamento musicale è sicuramente tra i principali –
ha commentato il sindaco, Alan Fabbri -. Ringrazio Paolo Salvaderi e tutto il suo staff per l’importante collaborazione,
che ci ha permesso di ospitare in città un’iniziativa di tale portata.
Siamo entusiasti di questa opportunità che porterà un indotto importante alla città,
sia a livello turistico sia in termini di visibilità, contribuendo a rendere Ferrara sempre più viva e vitale”.
“Sono felice di presentare in anteprima questo evento, fortemente voluto a Ferrara, che durerà tre giorni e coinvolgerà tutta la città,
in occasione del 50esimo compleanno di Radio 105 – ha aggiunto Paolo Salvaderi, amministratore delegato di RadioMediaset -.
Vedrà la partecipazione di artisti italiani di primo piano, i big della musica presenti ai primi posti delle classifiche,
insieme ad altri artisti presenti nei palinsesti della nostra emittente.
L’evento sarà gratuito e avrà un impatto importante sulla città,
con un nostro truck presente in piazza già dal lunedì precedente per un programma in diretta.
Sarà un grande appuntamento musicale, articolato in tre date, che per la prima volta anticipa gli eventi estivi dedicati alla grande musica.
 
Qui di seguito pubblichiamo alcuni screenshot dove RADIO 105 TV sta alternando
in questi giorni il proprio logo con la scritta 50 TH ANNIVERSARY.
L’emittente è trasmessa nel MEDIASET Mux 1, sulla doppia LCN 66 e 566 identificata RADIO 105
ed in alta definizione con la risoluzione video 1920×1080.

MEDIASET STRAPPA LE ATP FINALS ALLA RAI: TRASMETTERÀ IL TORNEO IN CHIARO GIÀ DA QUEST'ANNO

Il gruppo di Cologno Monzese ha annunciato l’acquisizione dei diritti dell’evento
che riunisce a fine stagione i migliori 8 tennisti dell’anno.

L’accordo con l’Atp è pluriennale. Tutto il torneo continuerà ad essere trasmesso su Sky

Il tennis in chiaro cambia casa. Mediaset ha concluso l’accordo con Atp Media per trasmettere le Nitto Atp Finals dal 2026,

sottraendo alla Rai un palinsesto che il servizio pubblico deteneva da anni.
L’annuncio è arrivato direttamente dal Gruppo di Cologno Monzese,
che ha parlato di un’intesa pluriennale destinata ad “ampliare l’offerta di grande sport in chiaro”.
Sky Sport ha invece mantenuto i diritti per la trasmissione di tutto il torneo.
 
Distanza economica
Dietro il passaggio di mano ci sarebbe un’offerta economica significativamente superiore rispetto a quella formulata da viale Mazzini.
Le cifre ufficiali restano riservate, ma fonti vicine alla trattativa indicano una proposta nell’ordine dei quattro milioni di euro annui.
Una distanza economica che ha fatto la differenza nelle valutazioni di Atp Media, detentrice dei diritti commerciali del torneo.
Per la televisione pubblica si configura una perdita rilevante, che arriva in una fase già complessa per l’azienda.
Le recenti tensioni interne legate al caso Petrecca e alcune scelte editoriali contestate,
hanno alimentato un clima di discussione che questa acquisizione non contribuisce certo a stemperare.
 
Mossa strategica
Dal versante opposto, Mfe-Mediaforeurope interpreta l’operazione come una mossa strategica di rilievo.
L’accordo garantisce al gruppo la trasmissione sulle proprie reti e piattaforme digitali di otto tra i match di maggior interesse del torneo,
quelli che vedranno protagonisti i migliori giocatori del ranking Atp. Sky mantiene invece l’esclusiva sulla competizione integrale.
Le Atp Finals rappresentano uno degli appuntamenti clou del calendario internazionale:
ogni stagione riuniscono gli otto tennisti che hanno raccolto più punti durante l’anno,
in una competizione considerata tra le più prestigiose dopo gli Slam.
L’edizione 2026 è programmata dal 15 al 22 novembre presso l’Inalpi Arena di Torino, sede confermata dell’evento.
 

RAI SPORT: PAOLO PETRECCA LASCIA L' INCARICO DI DIRETTORE.
AL SUO POSTO SCELTO PROVVISORIAMENTE MARCO LOLLOBRIGIDA

Petrecca rimette il mandato a Rai Sport all’ad Rai
 
Il direttore di Rai Sport lascerà l’incarico al termine delle Olimpiadi di Milano-Cortina. Al suo posto Marco Lollobrigida
 
Passo indietro di Paolo Petrecca dopo le polemiche sulle gaffe nella telecronaca alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina.
Con una nota la Rai ha comunicato che il giornalista ha rimesso il proprio mandato nelle mani dell’amministratore delegato Rai Giampaolo Rossi
e lascerà l’incarico al termine delle Olimpiadi di Milano – Cortina.
La responsabilità di Rai Sport – in via transitoria – sarà affidata a Marco Lollobrigida.
Petrecca – ricostruisce l’Ansa – si è cimentato nella telecronaca al posto del collega Auro Bulbarelli,
costretto a farsi da parte dopo aver spoilerato informazioni sulla presenza del presidente della Repubblica.
Sul piede di guerra era scesa anche la redazione di Rai Sport, dicendosi pronta alla sciopero alla fine dei Giochi.
A sostegno della protesta, era stato anche attuato uno sciopero delle firme dei giornalisti dei tg e dei gr.
Petrecca era finito inoltre al centro di nuove contestazioni per le spese “pazze” della sua direzione,
lievitate, secondo indiscrezioni filtrate sulla stampa dopo una riunione con il capo del personale,
a suon di assunzioni, promozioni e gratifiche e consulenze esterne.
 
Marco Lollobrigida, chi è il giornalista che prende il posto di Petrecca a Rai Sport
 
A breve distanza dalle dimissioni di Petrecca, la Rai ha fatto sapere
che la direzione di Rai Sport è passata in via transitoria al giornalista Marco Lollobrigida.
Scopriamo chi è
 
È proprio di questi minuti la notizia che Paolo Petrecca ha fatto un passo indietro rispetto alle sue ultime dichiarazioni,
rimettendo il proprio mandato a Rai Sport nelle mani dell’amministratore delegato Giampolo Rossi.
Come è noto, il giornalista sportivo è al centro delle polemiche ormai da giorni,
a seguito dei tanti errori collezionati durante la telecronaca della cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.
Una débacle che aveva spinto tutte le firme della Rai a scendere in sciopero proprio all’alba della telecronaca
che ha messo a repentaglio la reputazione e l’immagine di Rai e Rai Sport.
Al momento, la guida di Rai Sport, come si legge da una nota diffusa dall’emittente di Viale Mazzini,
è stata affidata in via transitoria al giornalista Marco Lollobrigida.
Classe 1971, Marco Lollobrigida è un giornalista sportivo, che porta il peso di avere un cognome ingombrante,
che richiama subito alla mente la famosissima e amatissima Gina Lollobrigida.
In effetti, in un’intervista riportata da Il corriere dello Sport è stato proprio il giornalista a spiegare il legame di parentela:
il nonno di Marco Lollobrigida, infatti, era cugino del padre dell’attrice indimenticabile nei panni della Fata Turchina nel Pinocchio di Comencini.
Nato a Roma, Marco Lollobrigida ha iniziato a muovere i primi passi nel mondo del giornalismo sportivo debuttando a Rete Oro,
nota e storica emittente romana visibile al canale 77 del digitale terrestre.
Il suo talento viene notato in breve tempo e Marco Lollobrigida comincia ad essere non solo un ospite ricorrente nel salotto dell’iconico 90° minuto,
ma viene scelto anche come telecronista per i match di Coppa Italia, dove divide il microfono con colleghi del calibro di Vincenzo D’Amico e Ubaldo Righetti.
Nel 2012 diventa la voce degli Europei di calcio
e nel corso degli anni successivi è il giornalista addetto a raccontare alcuni incontri dei Mondiali (2014) e gli Europei Under 21 (2015).
La sua voce, nell’immaginario italiano legato al mondo dello sport, diventa così riconoscibile
che la Warner Bros lo sceglie per doppiare il personaggio del telecronista Max Kellerman nel film Creed – Nato per combattere
e nel sequel Creed II, dove viene raccontata l’ascesa di Adonis Creed (Michael B. Jordan),
figlio del leggendario Apollo Creed nell’universo cinematografico di Rocky.
Nel corso degli anni successivi, la carriera di Marco Lollobrigida si è solidificata ancora di più:
nel 2018, insieme a Stefano Bizzotto, racconta la Champions League in Rai e nel corso degli anni diventa conduttore di trasmissioni in tv e in radio.
Dal 2019 è il padrone di casa di A tutta rete, programma di Rai 2 dedicato al post-partita di campionato per quello che riguarda le partite pomeridiane.
Su Rai Radio 2 dal 2020 è al fianco di Ciccio Graziani e Domenico Marocchino nella trasmissione Campioni del mondo.
Giornalista sempre più riconosciuto come autorevole, a cui vengono affidati anche i racconti degli Europei del 2021
e delle celebrazioni per il titolo raggiunto dalla squadra azzurra, attualmente voce su Radio 2 nel pallone,
Marco Lollobrigida anche scritto il libro Oro rosa. Le donne che hanno portato l’Italia in cima al podio Olimpico.
 

WBD RIAPRE LE TRATTATIVE CON PARAMOUNT, NETFLIX CONCEDE 7 GIORNI PER RISOLVERE

WBD fissa l’assemblea degli azionisti per il 20 marzo ma dà una settimana a Paramount
per battere l’offerta di Netflix formalizzando il suo rialzo da 31 dollari per azione
 
La vendita di Warner Bros. Discovery a Netflix o Paramount non solo è un affare miliardario
come non se ne sono visti finora nel settore dei media, ma sicuramente è anche il più avvincente.
Alla pari di una soap opera, è arrivata un’altra puntata che potrebbe mettere in discussione tutto:
WBD è sempre convinta di andare in sposa a Netflix e per questo fissa il giorno del sì ufficiale,
un’assemblea speciale degli azionisti per il 20 marzo in cui si voterà sulla proposta di fusione con la società streaming.
Nel frattempo, però, vuole trascorrere un po’ di tempo con l’altro pretendente, Paramount Skydance,
per verificare se le sue ultime avance siano solo promesse da marinaio o possano battere il fidanzato ufficiale.
Il bello è che Netflix ha detto a WBD: va bene, fai pure.
 
Deroga Netflix: sette giorni per chiudere con Paramount
Riprendendo i termini della vicenda con la serietà che merita, WBD ha ottenuto da Netflix una deroga limitata su alcuni vincoli di sette giorni
(fino al prossimo 23 febbraio) per avviare discussioni con Paramount.
Sebbene, infatti, David Zaslav e l’intero board continuino a raccomandare il rifiuto dell’attuale offerta del gruppo guidato da David Ellison
e sebbene l’accordo con Netflix sia valido, l’apertura riflette la volontà di esplorare una proposta «migliore e definitiva».
Ovvero verificare se Paramount intenda realmente formalizzare in una proposta vincolante quanto dichiarato qualche giorno fa solo a voce:
l’aumento dell’offerta a 31 dollari per azione, 1 dollaro in più di quanto proposto finora.
Un rappresentante senior di Paramount, nei giorni scorsi, ha informato oralmente il board
che la società sarebbe disposta a fare quest’ulteriore passo e che peraltro non è la loro proposta «migliore e definitiva».
 
Le condizioni di WBD: cosa deve fare Paramount
Entro il 23 febbraio WBD vuole quindi ottenere chiarezza sulle «vaghe assicurazioni di intenti» fornite da Paramount,
ricevere una proposta vincolante che superi il valore e la certezza dell’accordo con Netflix e risolvere le carenze dalla sua offerta.
Che in verità non sono poche: Paramount dovrebbe farsi carico dei costi di rifinanziamento di WBD,
non includere le performance della parte televisiva nelle clausole che permettono l’uscita dall’accordo.
Soprattutto, dovrebbe impegnare ulteriore capitale proprio nell’acquisizione
e non legare le mani a WBD sull’ordinaria amministrazione tra firma dell’accordo e la chiusura definitiva.
 
Netflix difende la sua offerta
Dal canto suo, Netflix ha concesso sì la settimana «per risolvere la questione»
ma in una nota non manca di ribadire la superiorità della propria offerta, in termini economici e di certezza,
oltre che i benefici per il pubblico e il settore audiovisivo.
Netflix viviseziona l’offerta del concorrente, rimarcando la sua debolezza finanziaria,
le criticità in termini di sicurezza nazionale (investitori mediorientali nel consorzio) e di concorrenza.
A differenza della natura verticale della propria offerta, la proposta di Paramount comporterebbe «significative sovrapposizioni orizzontali»
perché unirebbe: due dei cinque maggiori studi di Hollywood, due dei principali studi tv, due canali di distribuzione cinematografica,
due reti di informazione e due distributori di contenuti sportivi di primo piano.
 

CLASS EDITORI, LA TV DELL' AUDIENCE DIFFUSA

Class CNBC e Class TV Moda approdano su digitale terrestre e piattaforme Fast, ampliando l’audience di 400 mila spettatori unici.
Angelo Sajeva (Class Editori): serve alzare la qualità dei contenuti e ampliare il perimetro distributivo per attrarre pubblico,
senza inseguire ogni singolo touchpoint
 
Comunicazione snack, spesso snap. Come reagiscono gli editori alla vorticosa evoluzione del mezzo televisivo?
L’adattamento è solo uno degli approcci: «Continuare ossessivamente ad alzare la qualità dei contenuti è necessario
per attrarre nuovo pubblico, ma non è sufficiente», provoca Angelo Sajeva, consigliere delegato di Class Editori,
che chiarisce: «Oggi il pubblico bisogna andarlo a prendere».
 
Obiettivo: perimetro distributivo ampio e coerente
Così, la frammentazione delle audience non viene combattuta inseguendo ogni singolo touchpoint,
ma costruendo un perimetro distributivo più ampio e coerente.
È la logica che, affiancando Sky, ha guidato l’approdo di Class CNBC e Class TV Moda sul digitale terrestre,
rispettivamente ai canali 828 e 883, e sulle principali piattaforme Fast, da Samsung TV Plus a LG Channels, Rakuten TV
e, per Class CNBC, anche TCL Channel.
 
Posizionamento chiaro, audience in aumento
Un’estensione che ha già prodotto un risultato misurabile: 400 mila nuovi spettatori unici,
un risultato forte che conferma che quando il posizionamento è chiaro l’audience si allarga senza diluire l’identità.
In questo contesto, autorevolezza e riconoscibilità diventano asset industriali.
Class CNBC consolida il proprio ruolo di all news economico-finanziaria, punto di riferimento per manager, professionisti e risparmiatori
in cerca di chiavi di lettura affidabili in uno scenario complesso.
Class TV Moda rafforza invece un linguaggio lifestyle curatoriale,
in cui moda, design e cultura dialogano con community e brand mantenendo coerenza editoriale.
 
UpTv, l’informazione in momenti diversi
La sfida non è solo dove farsi intercettare dallo spettatore, su quali canali e piattaforme, ma anche quando, nel corso della giornata.
Con UpTv, presente nei grandi hub di transito e capace di intercettare oltre 12 milioni di viaggiatori al mese,
l’informazione si attiva in momenti diversi, trasformando l’attesa in un’occasione di contatto qualificato.
È un modello che integra tv lineare, digitale e presenza fisica, superando la frammentazione attraverso la continuità del contenuto.
 
Conta la qualità del contatto
Per i brand, l’effetto è duplice. Da un lato la forza memorabile dei linguaggi vicini allo spot,
dall’altro la possibilità di sperimentare nuovi codici di storytelling, grazie a progetti editoriali su misura e a un ecosistema integrato.
«Essere ospitati su canali autorevoli come Class CNBC e Class TV Moda, oltre alle varie derivazioni digital (dalla nuovissima app ai social)
significa per i brand entrare in un contesto di fiducia, con audience qualificate e ambienti editoriali coerenti», sottolinea Sajeva.
«Non è solo una questione di reach, ma di qualità del contatto:
quando il contenuto è credibile, anche il messaggio pubblicitario acquista valore e memorabilità».
Perché nella nuova televisione non vince chi rincorre i canali, ma chi presidia i contenuti
 

EUROPA 7: VITA E MEMORIA POP DI UN CANALE "ANOMALO"

Europa 7 tra concessioni negate e memoria pop: la storia completa di una rete con una vita difficile, ma entrata nel cuore di tutti
 
Europa 7 è una di quelle storie italiane che sembrano inventate e invece stanno in atti, sentenze e decreti.
Una televisione con una concessione nazionale in tasca, ma senza la possibilità concreta di trasmettere come rete nazionale.
Un progetto che per anni resta intrappolato tra proroghe, regimi transitori e un mercato già occupato.
E intanto, sullo schermo, una syndication “di confine” costruisce un’identità fatta di repliche, cartoni giapponesi,
classici occidentali e film rari (a volte rarissimi) che passano in prima serata (e non solo).
Da una parte ci sono i tribunali e Strasburgo, dall’altra ci sono Ranma, City Hunter, Sampei e quelle visioni notturne che diventano leggenda.
Il paradosso è tutto qui: Europa 7 è stata enorme come caso pubblico e minuscola come potenza di trasmissione.
Ed è proprio questa sproporzione che la rende ancora interessante oggi, anche per chi è nato dopo l’analogico.
Perché racconta come funzionava davvero la tv italiana quando le frequenze erano potere.
E racconta anche una nostalgia concreta: quella della tv che “pescava” nel fondo del catalogo e ogni tanto tirava su una perla.
Questo dossier mette insieme i due piani: il caso-Italia e la memoria pop.
 
Da Italia 7 a Europa 7: la nascita di un marchio “di circuito”
Europa 7 nasce nel 1998 come erede del circuito Italia 7, cioè una syndication nazionale appoggiata su emittenti locali:
non un singolo canale potente, ma una “rete di reti”, con coperture variabili e un palinsesto comune adattato alle affiliate.
È un modello tipico della tv commerciale italiana pre-digitale, che può dare visibilità,
ma fatica a diventare “terzo polo” senza una vera frequenza nazionale.
 
Il 1999: concessione nazionale e corto circuito delle frequenze
Nel 1999 il progetto tenta il salto: partecipa alla gara pubblica collegata alla legge di settore e ottiene la concessione per una rete nazionale.
Il problema è che la concessione non si traduce in frequenze effettivamente disponibili per trasmettere su scala nazionale:
la licenza esiste, ma resta senza “corpo”. Questo passaggio è centrale anche nelle ricostruzioni giuridiche:
una concessione priva di utilità pratica, perché non resa esercitabile dalle autorità.
 
Rete 4 e il regime transitorio: perché lo spazio non si libera
Nel frattempo, le frequenze “che servirebbero” a un nuovo entrante non si liberano.
Una parte chiave del contesto è la permanenza di Rete 4 nell’etere nazionale attraverso autorizzazioni transitorie e proroghe.
Nel 2008, Reuters sintetizzava il nodo in modo netto: Europa 7 ottiene la licenza, ma non le frequenze, occupate da Rete 4
grazie a abilitazioni transitorie; nella stessa ricostruzione si richiama anche la lunga storia dei provvedimenti che, dagli anni ’80,
hanno consolidato la presenza nazionale delle reti Fininvest. Per diverso tempo, nel corso delle sue trasmissioni,
la rete manda in onda uno spot/denuncia in cui parla minuziosamente di tale problematica.
 
Il fattore politico: quando la tv diventa terreno minato
Il caso esplode perché non è solo “tecnico”. Nella stessa fase storica, l’assetto televisivo è un tema politico permanente,
aggravato dalla sovrapposizione fra potere di governo e influenza del principale gruppo televisivo privato.
Anche senza forzare letture complottiste, l’effetto sistemico è difficilmente contestabile:
in un mercato chiuso e saturo, ogni proroga che mantiene l’esistente diventa una barriera per chi dovrebbe entrare.
[…]
 
La sentenza CEDU del 7 giugno 2012: l’Italia condannata
Il 7 giugno 2012 arriva la pronuncia che mette un punto fermo:
la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo condanna l’Italia nel caso Centro Europa 7 S.r.l. e Di Stefano c. Italia (ricorso 38433/09).
Il cuore della decisione è chiaro: le autorità non possono concedere una licenza e poi non rendere possibile, per anni, l’accesso alle frequenze;
così facendo privano la licenza di utilità pratica e incidono sul pluralismo, tema letto dentro l’art. 10 della Convenzione.
 
Il danno economico
La CEDU affronta anche il profilo patrimoniale: la licenza non è un foglio ornamentale,
ma un titolo da cui derivano investimenti e aspettative economiche.
[…]
 
Le frequenze arrivano tardi
Quando il sistema inizia a “mettere a posto” il dossier, il contesto tecnologico è già cambiato:
il digitale terrestre avanza e la pianificazione delle reti si riorganizza.
In documenti AGCOM e allegati tecnici ricorre il riferimento all’assegnazione a Centro Europa 7
della frequenza relativa al canale 8 in banda III-VHF,
resa possibile anche dai guadagni di efficienza delle reti SFN e dal processo di conversione al digitale.
 
Il paradosso finale
Qui sta la beffa: la “riparazione” arriva dopo anni, ma nel frattempo la tv lineare cambia pelle.
Il digitale moltiplica i canali, il pubblico si frammenta, internet e streaming erodono abitudini.
Il risultato è che Europa 7 ottiene tardi ciò che le era dovuto presto, e l’ingresso “da terzo polo” diventa quasi impossibile:
non perché l’idea fosse sbagliata in assoluto, ma perché il tempo perso è un capitale che non torna.
 
Eppur si muove! La vita pop tra fine anni ’90 e inizio anni 2000
Mentre la grande storia si muove tra decreti e sentenze, Europa 7 vive e trasmette.
La sua piccola storia, molto da canale locale (ma proprio per questo, molto più affascinante) è quella del palinsesto “di circuito”:
una televisione non sempre facile da ricevere, spesso agganciata ad altre reti,
ma capace di diventare un punto di riferimento per chi amava la tv come caccia al tesoro.
In questa identità laterale convivono telefilm, repliche, rubriche
e soprattutto una componente animata molto riconoscibile nella memoria degli appassionati.
[…]
 
Seven Show: la palestra comica che Europa 7 teneva viva
Se la gente ricorda Europa 7 solo per cartoni e film notturni, si perde un pezzo fondamentale: la componente comica.
Seven Show è stato uno dei programmi più rappresentativi di quell’identità “da circuito”, con l’idea di un cabaret televisivo agile,
fatto di sketch brevi, ritmo secco e atmosfera da varietà popolare. È il tipo di show che non pretende di essere “evento”,
ma che funziona perché ti fa compagnia e ti dà l’impressione che, anche fuori dai grandi network, ci sia un pezzo di televisione viva.
In più, la sua storia attraversa due fasi: nasce nel periodo Italia 7 e viene riproposto anche più avanti,
quando il marchio Europa 7 è già entrato nell’immaginario del pubblico nostalgico.
È un dettaglio che conta, perché spiega la continuità tra le due epoche e il senso di “stessa casa, stesso spirito”
che molti associano al canale.
[…]
Il programma venne spesso definito una delle prime – se non la prima – web tv non tanto per una distribuzione online strutturata
(che all’epoca sarebbe stata tecnicamente impensabile), quanto per il modo in cui funzionava.
Il programma era costruito su sketch brevi, personaggi ricorrenti
e un flusso continuo di contenuti che venivano riproposti più volte al giorno, senza l’idea della “puntata evento”.
Questa fruizione ripetibile e non lineare, unita alla diffusione irregolare tipica del circuito di emittenti locali e di Europa 7,
dava allo spettatore la sensazione di poter “entrare e uscire” quando voleva, proprio come accadrà anni dopo con i video sul web.
In più, lo stile libero, poco patinato e sperimentale rafforzava l’idea di un prodotto fuori dalle gerarchie della tv tradizionale:
non una web tv in senso tecnico, ma un format che ne anticipava lo spirito.
 
I film “da notte”: la videoteca segreta di Europa 7
Nelle notti di Europa 7 il cinema non era “evento”: era abitudine. Gli stessi titoli tornavano ciclicamente,
come se il canale avesse un piccolo scaffale personale e lo rimettesse in rotazione finché qualcuno, prima o poi, ci inciampava.
Ed è lì che Europa 7 diventava davvero una videoteca segreta: film fuori moda, commedie strane, thriller sentimentali, horror eccentrici.
[…]
 
La chiusura di Europa 7: la storia si spegne senza un vero finale
La parabola di Europa 7 si chiude senza clamore, coerentemente con tutta la sua esistenza.
Dopo anni di battaglie legali, sentenze favorevoli e tentativi di rilancio nel digitale, il canale smette progressivamente di essere operativo.
L’esperimento di Europa7 HD, nato come progetto tecnologicamente avanzato ma (come già detto) arrivato fuori tempo massimo,
non riesce a costruire una base solida né un’identità editoriale stabile.
La televisione italiana, nel frattempo, è già entrata in un’altra fase:
l’offerta si è moltiplicata, il pubblico si è frammentato, lo streaming ha cambiato le abitudini.
Quando Europa 7 avrebbe finalmente potuto giocare la sua partita a parità di condizioni, il campo era già cambiato.
La chiusura non è un crollo improvviso, ma uno spegnimento graduale, quasi silenzioso,
che lascia dietro di sé più interrogativi che rimpianti industriali.
 
Europa 7 oggi: una nostalgia che non è solo memoria
Europa 7 sopravvive soprattutto come ricordo, ma non è una nostalgia vuota.
È la memoria di una televisione imperfetta, disallineata, spesso tecnicamente fragile,
ma capace di creare un rapporto intimo con chi la guardava.
Una tv che non ti veniva incontro con il marketing, ma che trovavi per caso,
restando magari incollato a un anime censurato, a un film strano o a una replica inattesa nel cuore della notte.
Per chi l’ha vissuta, Europa 7 rappresenta l’epoca in cui la televisione era ancora scoperta e non solo scelta;
per chi è arrivato dopo, è una storia che spiega perché il mezzo televisivo italiano sia stato così contraddittorio e, a tratti, affascinante.
Non è stata la rete che avrebbe potuto cambiare il sistema, ma è stata una rete che ha lasciato tracce.
E in fondo, per una televisione mai davvero nata come doveva, non è poco.
 
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