Lunedì 26 maggio 2024

DA CONFINDUSTRIA RADIO TV LA RICERCA
‘SFIDE E AMBIZIONI DELLA RADIO IN EUROPA’ - 1a PARTE.
IL PUNTO DI MAURO ROFFI.

A cura di Mauro Roffi

L’importante associazione Confindustria Radio Televisioni (CRTV), da poco presieduta da Antonio Marano 

(che è anche ‘presidente anziano’ della Rai, in mancanza, da una vita, dell’elezione di un presidente ‘ufficiale’ da parte della Commissione di Vigilanza), nell’ambito del suo Osservatorio Radio 2024-25, ha reso noto nei giorni scorsi un documento (una ricerca) di grande interesse, 

che esamina la situazione della radiofonia in cinque importanti Paesi europei, mettendoli a confronto fra loro: 

si tratta dei cosiddetti ‘Big-5’, ovvero Francia, Italia, Regno Unito (Gran Bretagna), Germania e Spagna.

 

La ricerca si intitola ‘Sfide e ambizioni della radio in Europa – La rivoluzione del digitale e dell’ascolto’ 

e i dati forniti sono non solo di notevole valore ma anche molto meno scontati di quel che si potrebbe pensare in partenza.

 

Qual è, per esempio, la reale situazione del digitale radiofonico in questi Paesi, al di là delle notizie un po’ confuse che ci pervengono periodicamente? 

Come vedremo, non c’è per nulla un’uniformità di assetti e ‘evoluzioni’ su questo cruciale argomento in queste nazioni e la complicata situazione italiana, 

con un Dab+ sempre sul punto di diventare ‘cruciale’ e poi di nuovo, invece, ‘strategico solo nel tempo’ (per così dire), non è poi così isolata in Europa.

Il documento si apre con alcune considerazioni ‘di scenario’ che è importante tenere ben presenti, parlando di radiofonia.

 

Eccone un sunto:

“Gli importanti cambiamenti che si sono susseguiti negli ultimi anni hanno facilitato la personalizzazione 

e diversificazione dei contenuti radiofonici, ridisegnando il sistema nel suo complesso. 

Si è passati così dal mercato della radio tradizionale a un nuovo ecosistema dell’audio-radio caratterizzato da una pluralità di accessi, formati e dispositivi. 

I consumatori, sempre più esigenti, hanno modificato le proprie abitudini affiancando alla fruizione lineare tradizionale, 

esperienze de-linearizzate e on demand, diventando maggiormente protagonisti delle proprie scelte di consumo”.

Di conseguenza, gli operatori, sia pubblici che privati, sono stati spinti a ripensare i modelli di business e le strategie in chiave sempre più multimediale. 

E la tecnologia ha acquisito un ruolo decisivo: nella FM, la competizione è tra emittenti nazionali e locali in grado di raggiungere una certa area di ricezione; 

il DAB+ è circoscritto agli operatori presenti sui multiplex che raggiungono una determinata area nazionale o locale; 

l’IP, infine, agisce all’interno di un mercato globale e affollato.

Ma il mondo radiofonico si trova ad operare adesso, come si diceva, in un complessivo e molto più ampio ‘mondo dell’audio’, 

poiché l’arrivo di soggetti tecnologici globali (come Alphabet, Apple, Amazon, Spotify) e il moltiplicarsi dei servizi di streaming 

con ampie library di contenuti hanno posto numerosi interrogativi in termini di visibilità 

e accessibilità delle offerte radiofoniche (di qui anche il tema della ‘prominence’, con intervento in Italia dell’Agcom).

L’ibridazione, ovvero la necessità da parte del mezzo radiofonico di essere presente e accessibile su tutte le piattaforme 

e fruibile attraverso la più ampia gamma di dispositivi, è comunque ormai cruciale.

Peraltro, – osserva la ricerca – “l’automobile si conferma ancora l’ambiente più importante in termini di ascolto in molti mercati, 

ma rappresenta anche un contesto altamente competitivo per l’infotainment, dove si confrontano non solo i titolari di contenuti, 

editori radiofonici, aggregatori e piattaforme streaming, ma anche le diverse tecnologie, come FM, DAB+ e IP”.

 

E non basta: sebbene prevalgano i sistemi ibridi, diverse case automobilistiche (come Stellantis e Renault) hanno introdotto soluzioni estreme 

con auto elettriche prive di autoradio, affidando la ricezione radiofonica esclusivamente al sistema IP tramite il bluetooth dello smartphone. 

Un vero problema ‘incombente’, indubbiamente.

Tuttavia, “oggi la radio è ibrida e omnicanale, presente su tutte le piattaforme con una diversificazione 

di formati e contenuti che si estendono sempre più anche al mondo del video”.

 

Ma veniamo a questo famosi Big-5, che hanno celebrato tutti, nell’ultimo periodo, 

il centenario del mezzo radiofonico, che è nato a cavallo del triennio 1921-1924.

In specifico, la prima trasmissione radiofonica nel Regno Unito è avvenuta il 14 novembre del 1922; 

in Germania, l’esordìo ebbe luogo circa un anno dopo (29 ottobre 1923), 

mentre in Francia, già dalla fine del 1921 si trasmetteva dalla Torre Eiffel. 

In Italia, abbiamo dovuto aspettare altri tre anni per assistere alla prima programmazione radiofonica (6 ottobre 1924), 

seguita a circa un mese di distanza da quella spagnola (10 novembre 1924). 

E la Spagna è un caso particolare, perché le prime due emittenti a trasmettere sono state, a sorpresa, due mezzi privati: 

Radio España, inaugurata il 10 novembre 1924, e Radio Barcelona, ora Cadena SER, quattro giorni dopo.

Altre peculiarità altrove.

“Nel corso della sua lunga storia, la radio britannica ha avuto un impatto estremamente significativo sulla società e sulla cultura, 

contribuendo a dare forma alla comunicazione radiofonica sia a livello nazionale che internazionale”, 

mentre “la nascita e lo sviluppo del modello federale in Germania è stato fortemente condizionato dalla II Guerra mondiale. 

Dove il sistema pubblico deve soddisfare i cosiddetti ‘bisogni primari’ della popolazione, l’emittenza privata rappresenta, invece, un servizio complementare.

In Francia, i vantaggi legati alla tecnologia radio portarono sin da subito all’instaurazione di un regime di monopolio statale, così come in Italia, 

ma allo stesso tempo differentemente dai cugini d’oltralpe, caratterizzata da un contesto privato locale importante sorto negli anni ’70”.

Situazione ancora diversa in Spagna, dove “la radio commerciale si è sviluppata prima della radio pubblica, rispetto agli altri Paesi, 

dove è nata come iniziativa statale secondo una impostazione di tipo centralista”.

Ad ogni modo, “in alcuni casi si sono susseguiti nel corso degli anni diversi passaggi prima di arrivare all’assetto pubblico attuale, come in Italia e in Francia”.

 

Ma qual è oggi in questi Paesi la dimensione dell’offerta radiofonica?

Il numero delle emittenti attive, soprattutto in ambito locale, nei diversi mercati analizzati non è di facile 

e immediata quantificazione (dunque non solo in Italia c’è, da tanti anni, questo problema), date le numerose fonti, 

spesso divergenti e in altri casi basate su perimetri non confrontabili tra loro.

In ogni caso, nel 2024, secondo gli ultimi dati Ofcom, nel Regno Unito ci sono circa 800 emittenti radiofoniche presenti su tutte le principali piattaforme: 

di queste, il comparto locale rappresenta circa il 92%. 

Le emittenti nazionali trasmesse in modalità analogica (FM/AM) e/o digitale (DAB/DAB+),

sia private che pubbliche (BBC), sono invece poco più di una sessantina. 

Peraltro, “la crescita delle licenze terrestri e lo sviluppo dei servizi radiofonici digitali, Internet e satellitari sono stati seguiti 

da un consolidamento del business nelle mani di un numero limitato di grandi aziende private”.

Nella Francia continentale (France métropole), l’autorità ARCOM riporta quasi 900 servizi radiofonici autorizzati a trasmettere in analogico (FM) 

e più di 210 nei territori d’oltremare, per un totale di oltre 1.100 emittenti. 

Relativamente al territorio continentale, più di 800 emittenti sono locali (89%), mentre le nazionali, tra privato e pubblico (Radio France), sono 26.

 

La ricostruzione diventa più complicata per gli altri Paesi. 

In Germania, estremamente frammentata nei diversi territori federali (Länder), 

la banca-dati della KEK riporta 582 offerte radio/audio, di cui oltre 500 private (88%). Di queste, 498 operano in ambito locale. 

Le emittenti radiofoniche di flusso sono in totale 311, quelle nazionali 36, di cui 3 di natura pubblica (Deutschlandradio).

Anche in Spagna, il numero delle radio è estremamente ricco e diversificato, superiore a 2.000 emittenti, tra ambito nazionale (25), regionale e comunale. 

Da segnalare che le emittenti radiofoniche pubbliche appartenenti alle Comunità Autonome sono 30, 

mentre quelle locali cosiddette municipales sono qualcosa come circa 500.

Venendo alle caratteristiche del sistema misto pubblico-privato presente in tutti i Paesi europei Big-5, 

si riscontra che esso ha attraversato un percorso evolutivo, segnato da varie tendenze interconnesse. 

In alcuni casi le emittenti pubbliche sono state protagoniste della nascita del sistema radiofonico, 

mentre in altri hanno avuto un ruolo secondario rispetto alle private.

 

L’esplosione, tra gli anni Sessanta e Settanta, delle radio ‘pirata’ prima e di quelle ‘libere’ poi, 

ha portato in molti contesti ad un ammodernamento dei linguaggi e a un deciso arricchimento dell’offerta pubblica, 

al fine di contrastare la concorrenza privata e di far fronte alle richieste di minoranze linguistiche e di pubblici eterogenei. 

L’ambito locale rispecchia assetti radiofonici differenti.

Tuttavia, tenendo conto delle differenze tra un Paese e l’altro, è possibile rilevare tre principali modelli di servizio pubblico:

 

• Modello ‘decentrato’ (Germania, Spagna), in cui il sistema radiofonico pubblico, 

oltre ad una presenza centrale nazionale, ha una forte connotazione su base regionale. 

In Germania l’offerta comprende Deutschlandradio a livello nazionale (3 radio) e circa una sessantina di emittenti regionali (Länder) riunite in ARD. 

In Spagna, invece, le regioni autonome risultano avere una gestione indipendente: accanto all’operatore RNE (4 nazionali + una in lingua catalana) 

troviamo, come detto, le emittenti regionali delle Comunidades Autónomas e quelle Municipales, controllate dai singoli comuni.

 

• Modello ‘misto’ (Regno Unito, Francia). In questo caso, pur strutturando il grosso dell’offerta sulla componente nazionale, 

il modello si caratterizza anche per una pluralità di emittenti locali: l’offerta della BBC propone, accanto alle reti nazionali, 

una serie di radio regionali e di emittenti locali (BBC Radio Nations e BBC Radio Local, con 52 radio). 

Nel caso della Francia, Radio France si compone di canali nazionali e emittenti locali riunite sotto ICI – ex France Bleu (44) nella Francia continentale; 

nei territori della Francia d’oltremare opera invece France Télévisions con il network La Première (9 canali radiofonici).

 

• Modello “centralista” classico (Italia), caratterizzato dall’assenza o presenza marginale di emittenti 

interamente dedicate alla programmazione regionale o locale. 

In specifico, ricordiamo che la Rai trasmette Rai Radio Südtirol nel territorio del Trentino-Alto Adige in lingua tedesca e italiana 

e Rai Radio Trst A in lingua italiana e slovena nella regione autonoma del Friuli-Venezia Giulia, nell’Istria slovena e in quella croata.

Il Regno Unito e l’Italia sono Paesi caratterizzati da un unico cosiddetto PSM (BBC e Rai), che copre tutte le attività (radio, tv) 

in qualsiasi ambito territoriale (BBC è presente in ambito internazionale attraverso BBC World Service). 

Diversamente in Germania, Francia e in parte in Spagna, più soggetti ‘specializzati’ si distribuiscono le attività rtv in ambito nazionale (Radio France, Deutschlandradio, RTVE), affiancati da altri per quello regionale/ locale (ARD, FTV, Comunità Autonome + Municipales). In aggiunta, Francia e Germania contano ulteriori realtà di natura pubblica, finanziate, in questo caso, direttamente dallo Stato, che gestiscono le attività radiofoniche (e televisive) a livello internazionale (Deutsche Welle in Germania e France Media Monde in Francia).

Ma veniamo all’ambito privato.

La maggior parte dei principali operatori radiofonici analizzati nei mercati europei dei Big-5 risulta appartenere a gruppi multimediali 

che spaziano dall’editoria cartacea alla televisione (RTL in Germania, NRJ in Francia, Atresmedia e Prisa in Spagna) 

e intermediazione finanziaria/pubblicitaria (Bauer Media e Global Radio nel Regno Unito). 

In alcuni casi, poi, questi operatori appartengono anche a settori estremamente lontani in termini industriali /produttivi dalla radiofonia, 

come nel caso di CMA CGM Group in Francia, soggetto focalizzato principalmente in servizi di logistica e trasporto merci 

ed entrato nel mondo dei media nel 2023, prima con l’acquisizione di alcuni quotidiani locali, a cui sono seguiti, nel 2024, gli asset radiotv di Altice France.

Diversamente, in Italia si riscontra un mercato radiofonico popolato principalmente da operatori prettamente radiofonici, a cui si sono aggiunti 

nel corso degli anni alcuni gruppi editoriali tuttora attivi (GEDI, Gruppo 24 Ore), ultimo dei quali Mediaset-MFE, con marchi nazionali e locali.

Nel Regno Unito, da segnalare poi l’attività di Wireless Group del gruppo News Corp UK & Ireland, 

in Germania quello di Absolut Radio del gruppo Antenne Deutschland, che opera anche nel campo delle ‘torri’ di trasmissione, 

in Francia quello di M6 (pole radio), che fa sempre parte (finora, almeno) del grandissimo RTL Group (Bertelsmann), 

e di Lagardère Radio, in Spagna, infine, di COPE del gruppo Abside Media.

 

Un altro fattore che contraddistingue la realtà italiana, rispetto gli altri Paesi, è la marginalità della dimensione internazionale dei gruppi di appartenenza: 

tutti i soggetti radiofonici hanno, ad eccezione di Mediaset, un raggio d’azione che non va oltre i confini nazionali.

 Differentemente, negli altri Paesi quasi tutti gli operatori, direttamente o attraverso altre società del gruppo di riferimento, 

hanno attività in altri mercati europei (Svezia, Norvegia, Polonia, Danimarca, Finlandia) o come nel caso spagnolo anche oltreoceano (America Latina), 

grazie alla diffusione della lingua madre (si distingue, in particolare, Prisa). 

E questo è valido anche per la sola emittenza radiofonica in 7 casi sui 16 analizzati 

(Bauer Radio UK, Global Radio, Wireless Group, RTL Radio Deutschland, M6, NRJ, Prisa Radio).

 

Anche l’emittenza locale rappresenta una dimensione importante per diversi editori radiofonici privati nel Regno Unito (Bauer Radio UK, Global Radio), 

Spagna (COPE, Atresmedia Radio, Prisa Radio) e Germania (ENERGY Media, RTL Deutschland), oltre che in Italia (RDS, Radio Kiss Kiss, Radiomediaset).

 

Di Dab e (molto) altro parleremo invece nel secondo articolo di questa piccola serie.