
Domenica 1 dicembre 2024
TV DIGITALE TERRESTRE, RADIO DAB:
LE NOTIZIE FLASH DELLA SETTIMANA.
A cura di Salvatore Cambria
Bentornati al nostro appuntamento domenicale con le notizie “in breve” che riguardano la TV digitale terrestre e la radio DAB.
RADIO DAB - MUX MEDIA DAB (LIGURIA): NUOVA ATTIVAZIONE IN PROVINCIA DI GENOVA
Iniziamo parlando della radio digitale.
Dallo scorso 28 Novembre è stato acceso il Mux MEDIA DAB (LIGURIA) sul Canale 6D
dal ripetitore di PORTOFINO VETTA a Camogli (GE).
Per consultare la composizione completa del multiplex, cliccate sul banner qui sopra.

FREQUENZE E POSTAZIONI
| LIGURIA | ||
| Canale 6D (187,072 MHz) | ||
| Postazione | Comune | Provincia |
| Portofino Vetta | Camogli | GE |
| Mura di Granarolo | Genova | GE |
| Capo Berta – Strada Savoia | Diano Marina | IM |
| Strada San Romolo | Sanremo | IM |
| Mortola Superiore | Ventimiglia | IM |
Postazione di PORTOFINO VETTA - Camogli (GE)
RADIO DAB: ATTIVATO IL MUX CR DAB (EMILIA-ROMAGNA), CENSITA LA COMPOSIZIONE
Ci spostiamo in Emilia-Romagna, dove segnaliamo la recente attivazione della versione locale del Mux CR DAB
sul Canale 9B dai due ripetitori elencati qui di seguito.
Per consultare la composizione completa del multiplex, cliccate sul banner qui sopra.

FREQUENZE E POSTAZIONI
| EMILIA-ROMAGNA | ||
| Canale 9B (204,640 MHz) | ||
| Postazione | Comune | Provincia |
| Via Bonazzi | Castel Maggiore | BO |
| Via Aranova | Ferrara | FE |
MIMIT: PUBBLICATE LA GRADUATORIA E LA LISTA DEGLI IMPORTI PROVVISORI DESTINATI ALLE RADIO COMMERCIALI PER L' ANNO 2024
Con decreto direttoriale del 29 novembre 2024 sono stati approvati la graduatoria provvisoria
e l’elenco degli importi dei contributi da assegnare alle radio a carattere commerciale per l’annualità 2024.
PIEMONTE: RTO ENTRA NEL GRUPPO RADIO NUMBER ONE
RTO, la storica emittente di Verbania, del VCO e del Canton Ticino,
da lunedì 25 novembre è entrata a far parte del Gruppo Radio Number One.
L’acquisizione è avvenuta per un’opportunità di mercato presentatasi a fine estate e che è stata portata velocemente in porto,
con soddisfazione reciproca, dal Gruppo che fa capo all’editore Sergio Gervasoni.
L’obiettivo degli acquirenti era dotarsi di un’emittente locale storica e ben presente sul mercato nell’area del VCO,
del Canton Ticino con la quale completare la propria offerta commerciale nell’area e nei bacini contigui di Varese e Milano,
dove il Gruppo è già presente tramite la propria Concessionaria AGP SRL con Radio Number One, Gammaradio, One Dance e Radio Italia Anni 60.
Per RTO, l’entrata nel Gruppo Radio Number One significa la garanzia di poter continuare serenamente il proprio servizio sul territorio,
potendo contare sulle sinergie di un Gruppo editoriale strutturato e fortemente integrato dal punto di vista commerciale.
Pertanto RTO proseguirà la propria offerta di informazione ed intrattenimento, in continuità con quanto gli ascoltatori hanno apprezzato negli anni
e per gli inserzionisti ci sarà in più l’opportunità di poter allargare i propri orizzonti commerciali su altri mercati.


Ricordiamo che * RTO * è ascoltabile in DAB+ nel bouquet radiofonico svizzero Mux DIG I02,
attivo sul Canale 8A al confine tra Italia e Svizzera Italiana.
Per consultare la composizione completa del multiplex, cliccate sul banner qui sotto.
| SVIZZERA | ||
| Canale 8A (195,936 MHz) | ||
| Postazione | Comune | Cantone |
| Sighignola | Arogno | Ticino |
| Via Ronco Ferrini | Cadenazzo – Sant’Antonino | Ticino |
| Via Luigi Favre | Chiasso | Ticino |
| Brusgnano | Faido Freggio | Ticino |
| LOMBARDIA | ||
| Canale 8A (195,936 MHz) | ||
| Postazione | Comune | Provincia |
| Monte Marzio | Marzio | VA |
| Monte Orsa | Viggiù | VA |
| PIEMONTE | ||
| Canale 8A (195,936 MHz) | ||
| Postazione | Comune | Provincia |
| San Bartolomeo Valmara | Cannobio | VB |
PIEMONTE: FESTA CONCLUSIVA PER I 40 ANNI DI RADIO BECKWITH
Radio Beckwith Evangelica ha concluso le celebrazioni per il suo 40° anniversario
con una cena e una festa venerdì 29 novembre al Bocciodromo di Luserna San Giovanni, in corso Matteotti 29.
La serata è stata arricchita da intermezzi musicali curati da Gigi Giancursi.
L’iniziativa segna la chiusura di un anno ricco di eventi che ha visto RBE impegnata sul territorio piemontese,
ma con lo sguardo anche in tutta Italia e sul mondo, con incontri e dirette, sempre all’insegna del dialogo e della pluralità.
“È stato un anno intenso e trasformativo” ha commentato Matteo Scali, coordinatore di redazione,
sottolineando l’importanza di questa esperienza nel rinnovare l’identità della radio come mezzo di comunicazione di comunità.
Nelle prossime settimane e mesi, ha inoltre annunciato Scali, ci saranno nuovi progetti e nuovi format.
RBE. Una storia di innovazione e comunità
Radio Beckwith Evangelica (RBE) nasce il 1° novembre 1984 nella torretta dell’ex convitto di Torre Pellice,
ispirata all’idea di una radio evangelica radicata nel territorio e aperta al dialogo culturale.
Intitolata a John Charles Beckwith, ufficiale inglese promotore dell’istruzione nelle valli valdesi,
RBE ha da subito raccolto la sfida di costruire una voce laica e inclusiva, in grado di raccontare il territorio e le sue comunità.
Dalle prime trasmissioni pionieristiche fino agli anni ’90, la radio ha consolidato il suo ruolo come punto di riferimento culturale,
trasferendo la sede a Villa Olanda e ampliando la portata del segnale.
Negli anni 2000, RBE ha intrapreso un percorso di crescita professionale, sviluppando una redazione strutturata
e sfruttando le opportunità offerte dal web e dallo streaming per raggiungere ascoltatori anche fuori dal Piemonte.
Più recentemente, la radio ha integrato linguaggi e tecnologie, con iniziative come lo Studio mobile, Sinodo TV,
il progetto Vibes e l’avvio di RBE-TV nel 2022, che ha portato l’emittente nel panorama del digitale terrestre.
RBE si è così trasformata in un sistema multimediale capace di coniugare tradizione e innovazione,
sempre radicato nella sua missione di servizio alla comunità.
Fin dal’inizio, a fianco a RBE, l’Associazione culturale, intitolata a Francesco Lo Bue, professore e pastore valdese impegnato nella Resistenza.
Inoltre, da diversi anni, RBE collabora strettamente con Riforma e con l’Agenzia NEV.

LOMBARDIA: CONVEGNO "DA MARCONI AL DAB - LA RADIO NELL' ERA DIGITALE"
Lunedì 2 dicembre a partire dalle ore 14:30 si terrà il Convegno “Da Marconi al DAB – La Radio nell’Era Digitale”
presso lo Spazio Academy della Cascina Triulza, in Via Cristina Belgioioso 171 – Cascina Triulza Area MIND a Milano.
L’incontro sarà dedicato a esplorare il futuro della radio, mezzo di comunicazione di massa che ha saputo rinnovarsi
e adattarsi in un panorama sempre più digitale, a centocinquanta anni dalla nascita del suo pioniere, Guglielmo Marconi.
Dalla storica prima trasmissione radiofonica del 1920 ad oggi, la radio continua a rappresentare una piattaforma di informazione,
educazione e intrattenimento, capace di rispondere alle nuove esigenze del pubblico mantenendo le sue caratteristiche distintive:
immediatezza, accessibilità, prossimità, familiarità e versatilità.
Nel corso del Convegno “Da Marconi al DAB – La Radio nell’Era Digitale”, i Commissari dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni,
Laura Aria e Massimiliano Capitanio, dialogheranno insieme ai principali stakeholder del settore radiofonico per affrontare le sfide tecnologiche
e di mercato della radio nell’era digitale. Moderato da Andrea Biondi, giornalista de Il Sole 24 Ore, il Convegno sarà articolato in due tavole rotonde:
la prima, dal titolo “Le sfide tecnologiche per la radio: Prominence e sviluppo della piattaforma DAB”,
esplorerà le innovazioni tecnologiche e le opportunità di crescita della radio nell’ambito della digitalizzazione;
la seconda tavola rotonda, “Le nuove sfide di mercato per la radio: l’ascolto radiofonico in Italia”,
si concentrerà invece sulle trasformazioni del mercato radiofonico e sulle nuove dinamiche di ascolto nell’era delle piattaforme digitali.
Tratto da: www.dab.it/home/convegno-da-marconi-al-dab
LOMBARDIA: 1000 LAMPIONI SARANNO TRASFORMATI IN ANTENNE 5G; MILANO ANDRÀ A UNA VELOCITÀ RECORD
Lampioni come antenne: l’impatto della nuova tecnologia sui milanesi (timori compresi)
Siglato l’accordo tra A2A e INWIT. Milano si prepara a un ulteriore passo verso il futuro,
trasformando i suoi lampioni in una rete intelligente per la trasmissione dei dati: si tratta del noto e molto discusso 5G.
Cos’è il progetto 5G attraverso i lampioni?
Siglato l’accordo tra A2A e INWIT. L’obiettivo è di trasformare i lampioni della città in piccole antenne in grado di trasmettere il segnale 5G.
Queste piccole celle, dette “small cell”, verranno installate sui pali dell’illuminazione pubblica, attualmente gestiti da A2A.
Le prime installazioni sono già operative in alcune delle zone più centrali di Milano, come il Duomo, Brera, Garibaldi-Repubblica e Parco Lambro-Cimiano.
La rete 5G, che consente di trasmettere dati ad alta velocità, potrà così essere estesa a zone della città dove la domanda di connettività è particolarmente alta,
supportando sia i cittadini che le aziende con prestazioni superiori.
Le piccole celle saranno collegate tramite la fibra ottica gestita da A2A Smart City, mentre TIM sarà l’operatore incaricato di attivare le microcelle.
Questo intervento non solo migliorerà la capacità e la copertura della rete mobile, ma contribuirà anche alla sostenibilità della città,
riducendo il consumo di suolo e ottimizzando l’uso delle infrastrutture esistenti.
Milano come modello di Smart City
L’installazione delle piccole celle 5G sui lampioni rappresenta un passo concreto verso il rafforzamento delle infrastrutture tecnologiche di Milano.
Il progetto rientra nell’ambito di una visione più ampia che punta a rendere Milano una smart city, con soluzioni intelligenti in grado di rispondere alle sfide future.
Grazie alla sinergia tra A2A, INWIT e TIM, la città avrà una rete mobile più densa, capillare e performante.
Non solo i luoghi simbolo della città, come il Duomo, ma anche zone più periferiche beneficeranno della nuova connessione ultraveloce.
Le piccole celle 5G, che possono trasmettere anche dati complessi come flussi video, rappresentano un punto di svolta per una città
che vuole rimanere al passo con le esigenze digitali del presente e del futuro.
In una Milano sempre più orientata all’innovazione e alla sostenibilità, il progetto si inserisce perfettamente nella visione di una metropoli moderna,
connessa e pronta ad affrontare le sfide digitali del domani.
I dubbi e le preoccupazioni sul 5G
Nonostante le grandi potenzialità tecniche del 5G, questa tecnologia solleva anche alcuni dubbi e preoccupazioni tra una parte della popolazione,
Nonostante le grandi potenzialità tecniche del 5G, questa tecnologia solleva anche alcuni dubbi e preoccupazioni tra una parte della popolazione,
sia a livello nazionale che cittadino.
A Milano, infatti, come in molte altre città d’Italia, ci sono cittadini che nutrono timori nei confronti delle potenziali conseguenze per la salute
derivanti dall’esposizione ai segnali elettromagnetici emessi dalle antenne 5G.
I principali timori sono legati alla possibilità che l’alta frequenza delle microonde possa avere effetti negativi sul corpo umano.
A sostegno di questa tesi c’è la convinzione che una lunga esposizione alle radiazioni elettromagnetiche possa alterare il funzionamento del sistema nervoso,
aumentare il rischio di malattie tumorali o causare altre problematiche.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è di tutt’altro avviso e ritiene sicure le tecnologie 5G, ma il dibattito sul tema rimane vivace.
In secondo luogo, non mancano coloro che sollevano dubbi riguardo alla privacy.
L’adozione di tecnologie sempre più invasive potrebbe comportare rischi legati alla raccolta e all’utilizzo dei dati personali.
Se da una parte il 5G permetterà di migliorare la qualità dei servizi cittadini,
dall’altra la gestione delle informazioni sensibili potrebbe suscitare preoccupazioni riguardo alla protezione dei dati.
Petizione sulle antenne 5G: “Serve un regolamento”
A proposito di dubbi sul 5G, sono già 350 le firme raccolte tra i residenti di San Giuliano,
chiedendo al Comune di dotarsi di strumentazione adeguata per monitorare le emissioni delle antenne 5G.
L’appello mira a sollecitare l’adozione di un regolamento che normi l’installazione degli impianti 5G e garantisca la tutela della salute pubblica.
Il comitato, che ha promosso la petizione, ha sottolineato l’importanza di dotare il Comune di un dispositivo per misurare le onde elettromagnetiche
e di rendere pubblici i dati, consultabili dai cittadini.
Si chiede inoltre che venga mappato il posizionamento degli impianti 5G presenti e previsti sul territorio.
Il futuro della tecnologia 5G
Nonostante le preoccupazioni, le potenzialità tecniche del 5G non sono quasi mai messe in discussione.
Le piccole celle, che verranno installate sui lampioni, sono solo l’inizio di un processo che porterà a una rete ancora più potente e diffusa.
Milano sta diventando un modello di smart city, in grado di integrare infrastrutture tradizionali con nuove tecnologie
per migliorare la qualità della vita dei suoi abitanti.
Il progetto di 5G sui lampioni di Milano non è solo una soluzione per migliorare la connessione in città,
ma anche un esempio di come la tecnologia possa trasformare l’ambiente urbano.
Sarà interessante vedere come il dibattito tra innovazione e sicurezza continuerà a evolversi
e come la città risponderà alle legittime preoccupazioni dei suoi cittadini,
cercando di trovare un equilibrio tra progresso tecnologico e opinione pubblica.
LOMBARDIA - LAZIO: ANTENNE 5G NEI LAMPIONI; ROMA E MILANO "NASCONDONO" I RIPETITORI
Mentre cittadini e comitati protestano un po’ in tutta Italia per l’installazione delle antenne 5G,
le amministrazioni delle maggiori metropoli del nostro Paese hanno trovato il modo
per “nascondere” gli impianti di trasmissione delle onde elettromagnetiche ad alta frequenza nei pali della luce.
Nei mesi scorsi il sindaco di Roma Maurizio Gualtieri ha annunciato sui suoi canali social il progetto di copertura dell’internet di nuova generazione:
“Siamo una delle prime amministrazioni al mondo a realizzare un’infrastruttura radiomobile per consentire pieno sviluppo del 5G.
Realizzeremo la copertura di tutte le linee della metropolitana, consentiremo l’installazione di oltre 2mila micro-antenne che saranno collocate nei lampioni,
nei cartelli pubblicitari stradali. Realizzeremo 850 punti di rete wi-fi di nuova generazione in 100 piazze e nelle vie adiacenti.
Installeremo 2mila telecamere 5G e oltre 1800 sensori intelligenti.
Questa rete, con zero impatto visivo, potentissima ma con emissioni elettromagnetiche molto minori rispetto alle attuali antenne,
consentirà una velocità di trasmissione dei dati fino a 100 volte maggiore di quella del 4G.
Ciò consentirà anche applicazioni avanzatissime come la telemedicina o la guida autonoma e una maggiore densità del segnale.
Dei cosiddetti “lampioni intelligenti” si parla da anni, ma solo ultimamente sono partite le prime installazioni.
I mille lampioni di Milano
Mentre Roma promette la copertura capillare 5G in occasione dell’anno del Giubileo, il 2025,
anche Milano porta avanti i progetti per travestirsi da smart city.
Nei giorni scorsi è stata diffusa la notizia della collaborazione tra Inwit spa, produttrice di infrastrutture wireless,
e la società multiservizi A2A per l’installazione su circa mille pali della luce di celle intelligenti 5G attivate da Tim.
Andranno ad aggiungersi alle 600 antenne già presenti nel capoluogo lombardo.
“Le micro-antenne di Inwit – si legge sul sito della società – sono già operative in numerosi punti della città,
come la linea della metropolitana M4, le principali strutture ospedaliere, Fiera Milano, le torri di City Life e un centro commerciale”.
Luce, 5G e… telecamere
Non solo micro-antenne 5G: i cosiddetti lampioni intelligenti sono anche al servizio di controllo e sorveglianza.
“L’intervento di A2A Smart City, con una dotazione di oltre 4mila telecamere per la sicurezza cittadina, integra l’offerta di INWIT”, riporta ancora il comunicato.
E come sempre, dietro le parole “sicurezza, efficienza, connettività e sostenibilità” si nasconde il profilo di una “tecnogabbia” elettromagnetica
i cui effetti sulla salute sembrerebbero tutt’altro che sostenibili.
SICILIA: MAZARA (TP); INTERROGAZIONE DEI CONSIGLIERI CORONETTA E REINA SUI RISCHI E LA GESTIONE DELLE ANTENNE 5G
I consiglieri comunali di Mazara, Antonella Coronetta e Michele Reina, hanno presentato un’interrogazione al sindaco e all’assessore competente,
sollevando interrogativi sulla diffusione e gestione delle antenne per telecomunicazioni, con particolare attenzione agli impianti 5G.
L’interrogazione, motivata dalle preoccupazioni espresse da numerosi cittadini, mira a fare chiarezza sull’impatto di questi impianti
in termini di salute pubblica, ambiente e valore economico degli immobili vicini, e sul rispetto delle normative vigenti.
I punti critici segnalati. L’interrogazione sottolinea diverse problematiche:
Nuovi impianti senza istruttoria: un esempio emblematico è l’impianto situato tra via America e via Trinidad,
autorizzato tramite la procedura del “silenzio-assenso”, senza un’istruttoria approfondita.
Altri casi simili sono stati segnalati in diverse aree della città, tra cui via del Mare “Alta”, via Sofia, via Napoli e altre.
Preoccupazioni per la salute: i cittadini temono gli effetti a lungo termine delle emissioni elettromagnetiche, aggravati
dall’aumento dei limiti di emissione in vigore dal 29 aprile 2024.
Impatto ambientale e urbanistico: alcuni impianti sarebbero stati installati in aree considerate sensibili dal regolamento comunale del 2010,
che impone restrizioni in siti sottoposti a vincoli ambientali o architettonici.
I consiglieri hanno chiesto al sindaco e agli uffici tecnici risposte su temi specifici:
Censimento e monitoraggio: quante antenne esistono attualmente sul territorio e quante sono previste nei prossimi mesi?
È stato effettuato un censimento?
Piano antenne: esiste un piano aggiornato per la gestione e localizzazione delle antenne?
Autorizzazioni: qual è il metodo adottato per rilasciare le autorizzazioni? Quante di queste sono state concesse con il silenzio-assenso?
Controlli: il Comune ha richiesto all’ARPA misurazioni sulle emissioni delle antenne, specialmente dopo l’aumento dei limiti?
Osservatorio permanente: Perché non è stato ancora istituito l’osservatorio comunale previsto dalla delibera del 2010
e quando si intende renderlo operativo?
SVIZZERA: LE EMITTENTI PUBBLICHE RINUNCIANO ALLA FM, LE PRIVATE NO
Le stazioni private potranno trasmettere i loro programmi radiofonici tramite FM fino alla fine del 2026.
E tra chi ha scelto di aderire a questa possibilità c’è anche Radio3i.
Se ascoltate la radio sulle frequenze FM, potete stare tranquilli ancora per due anni:
i programmi radiofonici delle emittenti private svizzere verranno trasmessi tramite questa frequenza fino alla fine del 2026.
La precisazione è necessaria. Sta infatti destando una certa preoccupazione uno spot della Confederazione
che annuncia lo spegnimento al 31 dicembre 2024 delle FM, e raccomanda agli ascoltatori di assicurarsi
che i loro apparecchi ricevano la diffusione audio digitale DAB+, l’unica che garantirà la fruizione dei vari canali.
Orizzonte 2026
L’azienda del servizio pubblico ha in effetti deciso, probabilmente per motivi di risparmio, di anticipare la transizione alla diffusione audio digitale.
Ciò significa che tutte le emittenti della SSR (in Ticino Rete Uno, Rete Due e Rete Tre), dal 2025 saranno diffuse solo in Dab+.
Le stazioni private potranno invece trasmettere i loro programmi radiofonici tramite FM fino alla fine del 2026.
E tra chi ha scelto di aderire a questa possibilità ci sono anche le ticinesi Radio3i e Radio Ticino.
“Non è vero che tutte le emittenti “spengono” la FM. Quella dello spot è un’operazione, a nostro giudizio, mal fatta,
poco chiara e che crea confusione”, commenta il direttore di Radio3i Sacha Dalcol.
“L’azione è stata condotta da Berna e noi ci siamo dovuti adeguare. Proprio per questa ragione, però, ci è sembrato utile spiegare che
dal 31 dicembre le emittenti private della Svizzera italiana saranno ancora presenti in FM.
Bisognerà poi fare il cambiamento nel corso dei prossimi due anni”.
Le motivazioni
La scelta del Dab+ è stata fatta “perché si ritiene che sia una tecnologia più moderna”.
La decisione “è stata comunque contestata da diverse emittenti regionali, in particolare romande,
ma anche dal pioniere della radiofonia privata, Roger Schawinski”, ricorda Dalcol.
Il passaggio a questa tecnologia porterà comunque con sé alcuni vantaggi.
“Possono essere presenti più emittenti radiofoniche e quindi il pubblico ha maggiore scelta”.
Tra gli altri effetti positivi si possono citare anche una ricezione migliore senza interferenze e nuove applicazioni tecniche e di contenuto.
Istruzioni per l’uso
Volete essere certi, in vista della transizione digitale, che il vostro apparecchio possa ricevere attraverso DAB+?
Nessun problema. È sufficiente controllare se dietro al nome della stazione visibile sul display è presente un “+”.
Se sì, vi trovate già sulla giusta frequenza. In caso contrario, non è comunque detto che dobbiate acquistare una nuova radio;
con l’ausilio di alcuni adattatori è possibile convertire l’apparecchio. E per quanto concerne le radio che si trovano nelle automobili,
sulla pagina del TCS sono stati pubblicati i risultati dei test eseguiti per consigliare il miglior adattatore.


SLOVENIA: RADIO CAPODISTRIA E RADIO KOPER COMPIONO 75 ANNI
75 anni di notizie, cultura e dialogo tra popoli
75 anni fa nascevano Radio Capodistria e Radio Koper, piu’ tardi, nel 1979, iniziarono a trasmettere su frequenze separate.
Sino ad oggi hanno mantenuto un ruolo di massima importanza non solo nel mondo dell’informazione,
ma anche nei rapporti di amicizia con gli ascoltatori del territorio e d’oltreconfine.
Numerosi sono gli eventi che hanno reso omaggio a questo anniversario:
Numerosi sono gli eventi che hanno reso omaggio a questo anniversario:
l’ultimo, ma non meno importante, è stato per Radio Koper organizzato a Nova Gorica –
città che assieme a Gorizia nel 2025 ospiterà la Capitale europea della cultura.


BLITZ ANTI PIRATERIA, SMANTELLATO UN NETWORK ONLINE; 11 ARRESTI E 102 INDAGATI. I DETTAGLI DELL' OPERAZIONE
Maxioperazione in Italia e in 7 Paesi, giro da 3 miliardi l’anno
La legge prevede sanzioni fino a 5mila euro per gli utilizzatori.
Il protocollo prevede anche la messa a disposizione dei dati degli utenti coinvolti all’autorità giudiziaria,
Il protocollo prevede anche la messa a disposizione dei dati degli utenti coinvolti all’autorità giudiziaria,
consentendo di generare sanzioni che possono variare da 150 a 5mila euro.
Bastavano 10 euro per accedere a tutti i canali dello streaming:
Bastavano 10 euro per accedere a tutti i canali dello streaming:
lo ha scoperto la procura di Catania sgominando un network internazionale di pirati online
con un giro d’affari da 3 miliardi di euro l’anno e un danno per le società di pay tv da 10 miliardi l’anno.
Circa 22 milioni gli utenti, in Italia e in altri sette paesi, che si sono visti oscurare gli accessi.
“Le percentuali di guadagno che si ottengono da queste attività – ha detto il procuratore Francesco Curcio –
Circa 22 milioni gli utenti, in Italia e in altri sette paesi, che si sono visti oscurare gli accessi.
“Le percentuali di guadagno che si ottengono da queste attività – ha detto il procuratore Francesco Curcio –
sono pari a quelle del traffico di cocaina, ma hanno un rischio minore”.
Il blitz ha visto in azione oltre 270 operatori della polizia postale,
che hanno effettuato in Italia 89 perquisizioni in 15 regioni e, con la collaborazione delle forze dell’ordine straniere,
altre 14 nei confronti di 102 persone in Regno Unito, Olanda, Svezia, Svizzera, Romania e Croazia.
In quest’ultimo Paese è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 11 indagati.
Secondo l’accusa, utilizzando canali Iptv illegali, “venivano illegalmente captati e rivenduti i palinsesti live
ed i contenuti on demand protetti da diritti televisivi di proprietà delle più note piattaforme televisive nazionali ed internazionali,
come Sky, Dazn, Mediaset, Amazon Prime, Netflix, Paramount e Disney+”.
Alla base dell’operazione ci sono le indagini dirette dalla Procura Distrettuale di Catania
e condotte dal Centro operativo per la sicurezza cibernetica della polizia postale di Catania con il coordinamento del Servizio centrale di Roma.
Indagini che hanno fatto luce sulla banda che aveva strutture operative delineate, una rete informatica distribuita in più Paesi
e un’organizzazione capillare per la rivendita dei segnali. Sono stati individuati e “spenti” in Romania e ad Hong Kong nove server
che diffondevano in Europa il segnale audiovisivo pirata.
In Inghilterra e in Olanda sono stati rintracciati tre amministratori del network illegale e 80 pannelli di controllo dei flussi streaming per i vari canali.
Durante le perquisizioni sono state sequestrate criptovalute per oltre 1.650.000 euro e denaro contante per oltre 40mila euro.
L’operazione, dice il capo della Polizia Postale Ivano Gabrielli, “dà la misura della prontezza della polizia ad adeguarsi al cambiamento e all’evoluzione dei tempi”.
Secondo il ministro dello Sport, Andrea Abodi, “il salto di qualità si farà quando, oltre a interrompere il servizio illegale,
si perseguiranno i fruitori del servizio” mentre per l’Ad della Lega Serie A, Luigi De Siervo
“stiamo combattendo senza sosta una battaglia a guardie e ladri,
in cui questi criminali ricorrono alle più sofisticate tecnologie per cercare di eludere i controlli,
ma i loro tentativi stanno miseramente fallendo”.”Azioni come questa – ha commentato l’ad di Sky Italia, Andrea Duilio –
e l’ oscuramento in tempo reale dei siti pirata rendono più efficace la lotta a un fenomeno che danneggia l’industria audiovisiva
distruggendo migliaia di posti di lavoro”.
Per Dazn l’operazione ha “smantellato una complessa e capillare infrastruttura informatica che serviva illegalmente milioni di clienti in Europa”.
I DIRITTI DEI FILM ITALIANI SONO UN GRAN CASINO
«L’Italia non fa assolutamente nulla per valorizzare il cinema del suo passato.
L’estrema difficoltà oggi nell’organizzare una retrospettiva completa è figlia di una storica sottovalutazione.
A metà anni Settanta l’avvento selvaggio delle tv private fece fallire gran parte dei distributori italiani.
I diritti dei vecchi film furono messi all’asta e acquistati per poche lire da pochi imprenditori all’epoca considerati quasi malati di mente.
Il risultato è che oggi, spesso, per proiettare un film o uno spezzone ci si sentono chiedere cifre assurde
o si risale a società non più reperibili, perché non esistono più»
Può succedere che un bambino venga portato in un paesino nei pressi di Asti che si chiama Mombarone
e che sgrani gli occhi quando sua mamma saluta un vecchio signore molto elegante e che lo presenti al pargolo dicendo:
«Vedi, questo signore ha fatto tanti film e uno di questi ha fatto il giro del mondo».
Il bambinetto ha cinque anni e chiede al signore che sfoggia un paio di indimenticabili baffoni: «E quali sono i tuoi film?»
Il signore rimane zitto qualche secondo, come se stesse pensando, poi dice. «È inutile dirtelo, tanto nessuno di quei film è più mio».
Il bambino rimane colpito, quella frase gli ritornerà periodicamente in mente: ma come, se lo ha fatto lui, perché non è suo?
In seguito il bambino scoprirà il concetto di plusvalore, di proprietà privata e di tutto quanto concerne la società capitalistica.
Però quella frase sarà una specie di fiume carsico che nella sua mente farà capolino tante, tante volte.
Anche perché il bambino, inopinatamente (che voleva fare tutt’altro), ha finito poi per occuparsi proprio di cinema.
Chi sia il bambino, forse lo avete capito. Il misterioso signore con i baffi si chiamava invece Giovanni Pastrone
e abitò i suoi ultimi tempi proprio a Mombarone, sulla collina di fronte a quella dove è nata mia mamma.
E Giovanni Pastrone è stato il primo e più eclatante caso di persona che avendo diretto film di grande successo
(il suo Cabiria, distribuito nel 1914, è considerato il primo kolossal della storia del cinema, con le sue 20.000 comparse e le magnifiche scenografie)
si è poi trovato nella situazione di non poter più disporre del suo capolavoro.
Fu uno dei fondatori del Museo del Cinema di Torino, ed è morto nel 1959,
pochi mesi dopo quell’incontro che è uno dei miei ricordi più lontani eppure vivissimi.
Già, i diritti dei film. In Italia sono un gran casino. Il possesso legale di un film regola ogni tipo di suo sfruttamento,
ma i diritti possono essere ceduti e le transazioni non correttamente registrate, il che conduce a liti giudiziarie,
ma anche alla paradossale e frequente scoperta che i diritti di un film (o una quota di essi) sono detenuti da una società non più reperibile,
perché non esiste o non si trova più.
Gli esperti di storia del cinema (ma anche nomi di una certa rilevanza quali Martin Scorsese, Quentin Tarantino, i fratelli Coen
e, fuori dall’America, Abbas Kiarostami e Zhang Yimou) sostengono a ragione che la library (cioè l’insieme dei film italiani)
sia la seconda come importanza a livello mondiale, ovviamente dopo la produzione hollywoodiana.
Contribuiscono a questo posto i grandi capolavori che vengono citati a memoria (i film neorealisti di Roberto Rossellini e Vittorio De Sica –
Roma città aperta, Paisà, Sciuscià, Ladri di biciclette –, quelli di Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Luchino Visconti o Bernardo Bertolucci)
ma anche opere che avevano una dimensione molto più esplicitamente commerciale (i western di Sergio Leone e di Sergio Corbucci,
le commedie di Mario Monicelli, Dino Risi, Ettore Scola, Luigi Comencini, i gialli di Dario Argento,
i divertissement con Terence Hill e Bud Spencer che altri non sono se non gli italianissimi Mario Girotti e Carlo Pedersoli,
i film di Ercole e Maciste, etc etc). I film italiani, insomma, hanno fatto il giro del mondo.
[…]
Si possono citare milioni di esempi che dimostrano la penetrazione a livello mondiale del cinema italiano.
Si è già scritto che Tarantino si è ispirato a Django di Sergio Corbucci e a Quel maledetto treno blindato di Enzo G. Castellari
per i suoi due capolavori Django Unchained e Bastardi senza gloria.
Pochi però sanno che il nostro comico più bravo, il principe Antonio De Curtis in arte Totò,
è stato doppiato non solo in Francia (dove la voce gliela imprestava un certo Louis de Funès), ma anche in arabo e perfino in cinese.
Il fatto poi che lo scià di Persia abbia pagato personalmente per realizzare Vulcano figlio di Giove e Gli invincibili fratelli Maciste
(due film mitologici decisamente non memorabili) perché voleva due ruoli da protagonista per il wrestler iraniano Iloosh Khoshabe,
che era una specie di eroe nazionale, è un altro elemento che non andrebbe trascurato.
[…]
L’Italia è il secondo paese al mondo per l’importanza della sua library,
ma non fa assolutamente nulla per valorizzare anche commercialmente questo primato.
Anzi, l’estrema difficoltà oggi nell’organizzare per esempio una retrospettiva completa di un qualsiasi autore o attore italiano
è proprio figlia di una storica sottovalutazione dell’importanza del cinema d’archivio.
[…]
La difficoltà e la sottovalutazione delle quali dicevamo hanno origini lontane.
A metà anni Settanta, infatti, l’avvento selvaggio e non regolamentato delle televisioni private
che proiettavano film a ripetizione pagandoli poco o niente fece fallire gran parte dei distributori italiani.
E come è noto, quando una società fallisce i suoi beni vengono messi all’asta nel tentativo di recuperare qualche soldo per pagare i creditori.
Nel caso dei distributori, i beni in questione erano i vecchi film che si stimava valessero poco o niente.
Accadde così che pochi imprenditori all’epoca considerati quasi dei malati di mente li acquistarono per poche lire.
Uno di loro è Stefano Libassi (lunga tradizione cinematografica la sua, con il padre produttore e uno zio attore caratterista in molti film di Totò),
che non nasconde di averlo fatto quasi più per una spinta sentimentale che per una certezza imprenditoriale.
Oggi ha in listino tantissimi film del nostro cinema, capolavori come La notte di Michelangelo Antonioni,
appena presentato a Venezia in un bellissimo restauro, ma anche piccoli film commerciali come Sansone e il tesoro degli Incas di Piero Pierotti.
Libassi è una persona intelligente e disponibile, e infatti le cineteche italiane ed estere fanno la fila per lavorare con lui,
che questi film continua a venderli in tutto il mondo, producendo anche documentari (sull’horror, il sexy, il western…)
che hanno proprio il fine di valorizzarli.
Ma per un Libassi disponibile e attento ci sono molti altri aventi diritto che invece non lo sono affatto.
Spesso non rispondono nemmeno a chi chiede un loro film, oppure chiedono cifre assurde per una piccola citazione in un documentario indipendente.
Si credono furbi, ma non lo sono: agendo così, impediscono di fatto che i loro film siano valorizzati
e contemporaneamente negano l’accesso a un patrimonio che dovrebbe invece essere condiviso
perché parte integrante e importante della cultura italiana del ventesimo secolo.
Di fatto, si è di nuovo in un mercato non regolamentato. Non esistono tariffe prestabilite,
non esistono gradazioni consolidate per le tariffe stesse.
[…]
Senza citare i casi, che pure esistono, di gente che rivendica diritti su film che in realtà non possiede.
Una situazione da far west alla quale lo Stato deve mettere rimedio perché questa situazione impedisce di valorizzare –
cioè di vedere – una componente importante del patrimonio culturale italiano degli ultimi 120 anni.
I rimedi sono semplici. Da un lato, andrebbe intanto fatto un grande piano per digitalizzare (e quindi preservare) tutto il patrimonio filmico italiano,
quello contenuto nelle varie cineteche e quello detenuto dai privati. Poi bisogna stabilire norme certe per l’utilizzo dell’archivio
evitando gli abusi da parte degli utenti ma anche le vessazioni da parte dei titolari.
Ma prima ancora ci vuole un movimento culturale che parta dalla consapevolezza dello stato dell’arte, la settima.
Oggi ci sono canali televisivi (History Channel, National Geographic, Rai Storia, Sky Arte….) che vivono praticamente di cinema d’archivio
e al documentario di archivio si dedicano grandi nomi anche in Italia, come Giuseppe Tornatore, Marco Bellocchio, Mario Martone e molti altri.
Se questo avverrà, sarà davvero un passo avanti, anche per quel ragazzino che sgranava gli occhi più di sessant’anni fa
davanti a un signore con i baffi che aveva perso i diritti sul suo capolavoro…
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LOMBARDIA: ADDIO A LUCIANO BETTONI, VOCE STORICA A BRESCIA DELLE RADIO LIBERE
Ricoverato per una polmonite, è morto domenica sera in clinica.
È stato un mattatore, cantante e fantasista, opinionista, cultore del vivere e della gioia della brescianità
Aveva cominciato settimana scorsa con una leggera febbre.
Poi il ricovero in ospedale per quella che lui definiva sui social una «banale» polmonite. Domenica sera il terribile epilogo.
Luciano Bettoni, voce storica a Brescia delle radio libere e, a suo modo, una voce fuori da ogni coro,
che riportava ai tempi eroici del Carmine dove era nato,
quando il quartiere di Brescia vecchia rappresentava una forma di tradizione della brescianità vera e tipica,
se ne è andato in una clinica bresciana.
I trascorsi
Prima una voce diffusa nell’etere dalle radio locali, quindi un volto conosciuto ai più per le sue apparizioni in video nelle tv locali,
Luciano Bettoni è stato per molti decenni un mattatore, cantante e fantasista, opinionista, cultore del vivere e della gioia della brescianità.
Nelle sue apparizioni in video interveniva ora come cronista, ora come latore di un’opinione del tutto personale,
come interprete di una serie di dinamiche che riguardavano la nostra comunità.
Il suo sguardo attento non ha mai negato un sorriso a chi versava in situazioni di bisogno.
Tante volte la sua era una carità che veniva portata nel privato,
ma lo si sapeva vicino alle necessità sempre in prima persona, senza clamore e senza apparire.
Quindi mancherà molto Luciano Bettoni nella nostra quotidianità. Una presenza che non è mai stata invasiva,
ma che negli anni è divenuta una certezza che purtroppo ora all’improvviso è scomparsa. Dunque ciao Luciano.
Continua il tuo viaggio nel coro degli angeli dove anche lì, veramente, la tua forza ti farà un solista indiscusso.