Lunedì 21 Ottobre 2024

LA NUOVA RICERCA DI AERANTI-CORALLO:
QUANTE SONO LE RADIO E TV LOCALI?
IL PUNTO DI MAURO ROFFI.

A cura di Mauro Roffi

Mi occupo in questo articolo (il primo di una piccola serie) della ricerca sulle Radio e Tv locali diffusa recentemente da Aeranti-Corallo, 

una sigla importante in questo comparto di assoluto rilievo per il mondo dell’informazione italiano, 

anche se ancora non molto conosciuto (al di là della retorica d’occasione) e, tutto sommato, non molto analizzato. 

In realtà ricerche in questo ambito non sono poi mancate negli anni (soprattutto ad opera di un apposito Osservatorio 

costituito da Frt-Confindustria Radio Tv e sindacati confederali) ma questa sembra una ricerca ‘condotta dall’interno’, per così dire, 

e in grado di delineare la realtà delle emittenti, le loro dimensioni e le loro prospettive, in un contesto pur sempre complicato e difficile.

Oltretutto la ricerca, denominata semplicemente ‘L’emittenza radiofonica e televisiva locale in Italia’, 

arriva a distanza di sei anni dalla precedente analoga (uscita nel 2018) e prova a descrivere una situazione in continua evoluzione, 

perché per le Televisioni locali tutto è cambiato dopo l’avvento, negli ultimi anni, della nuova fase della Tv digitale 

e per le Radio siamo finalmente (dopo una vita) in vista di un passaggio analogo, con l’assetto definitivo del nuovo Dab+, pur ancora in pieno corso.

 

Intanto cos’è Aeranti-Corallo?

Non è un’associazione unica ma una “federazione di categoria, costituita da Aeranti e da Associazione Corallo, 

associazioni che rappresentano imprese radiofoniche e televisive locali (analogiche e digitali), imprese radiofoniche e televisive via satellite e via internet, 

agenzie di informazione radiotelevisiva e concessionarie di pubblicità del settore radiotelevisivo”.

Giova ricordare che Corallo è l’associazione storica del mondo dell’emittenza radiotelevisiva cattolica (spesso a carattere comunitario), 

che altrettanto storica è Aeranti e che in Corallo pochi mesi fa c’è stato un cambio al vertice, dopo la dolorosa scomparsa di Luigi Bardelli: 

alla presidenza è stato nominato adesso Franco Mugerli, giornalista molto noto nel settore.

 

Come in ogni ricerca, è subito bene occuparsi della metodologia e delle fonti, elementi sempre fondamentali.

Vediamo come vengono spiegati questi punti nella ‘nota metodologica’ della ricerca:

“I dati del presente documento sono esposti in forma anonima e provengono da diverse fonti.

Per quanto riguarda i dati (pubblici) relativi alla consistenza impiantistica in ambito radiofonico, 

gli stessi sono stati rilevati dal Catasto impianti (in sigla, “CNF”) dell’Agcom (sezione speciale del Registro degli Operatori di Comunicazione) 

e sono aggiornati a settembre 2023.

 

I dati relativi alle imprese di radiodiffusione sonora e di radiodiffusione televisiva in ambito locale sono stati verificati 

accedendo alla parte pubblica del Registro degli Operatori di Comunicazione dell’Agcom. 

Per quanto concerne i dati relativi ai Fornitori di servizi di media radiofonici, i dati sono quelli degli elenchi (pubblici) 

pubblicati sul sito web del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, aggiornati al 2019 (ultimo aggiornamento effettuato). 

I dati delle radio locali comunitarie e delle tv locali comunitarie sono quelli (pubblici) delle graduatorie per il riconoscimento dei contributi 

di cui al DPR n. 146/2017 pubblicate dalla DGTEL del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Per quanto concerne i dati sul personale giornalistico, la fonte è l’Inpgi, che ha fornito ad Aeranti-Corallo i dati aggiornati a giugno 2022, 

ultimo periodo di gestione dell’assicurazione obbligatoria per i giornalisti da parte dell’Inpgi stessa (successivamente tale gestione è passata in capo all’INPS).

I dati economici delle imprese radiofoniche e televisive locali, individuate in base ai dati pubblici del Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC) 

e del Registro delle Imprese presso le Camere di Commercio presentati nel presente documento sono relativi ai bilanci 2022, 

depositati alla data del 15 gennaio 2024 e sono stati rielaborati da Aeranti-Corallo.

Il presente documento di analisi è stato completato a settembre 2024. Alla relativa redazione ha collaborato Fabio Carera”.

 

Chiarito quanto sopra, in questo primo articolo cercheremo di dare qualche chiarimento su un punto che in Italia è più o meno sempre risultato misterioso: quante sono realmente in Italia le Radio locali e quante le Tv locali?

Sembra facile dirlo, in apparenza, ma la questione è invece complessa e nelle valutazioni si è sempre andati un po’ ‘a spanne’, 

all’insegna del ‘circa’, diciamo così e anche stavolta, non si fa poi eccezione, come vedremo.

 

Intanto cosa sono le Radio locali e cosa sono le Tv locali? 

E cosa le Tv comunitarie e quelle a carattere commerciale, categorie che valgono anche per le Radio? 

Le definizioni che ne dà Aeranti-Corallo (sulla base delle disposizioni di legge) sono quelle che seguono.

 

Per partire dalle Radio, emittente radiofonica a carattere commerciale locale è “l’emittente senza specifici obblighi di palinsesto, 

che comunque destina almeno il 20 per cento della programmazione settimanale all’informazione, di cui almeno il 50 per cento all’informazione locale, 

notizie e servizi e a programmi; tale limite si calcola su non meno di sessantaquattro ore settimanali”.

Emittente radiofonica a carattere comunitario in ambito locale (ma anche nazionale) è invece “l’emittente caratterizzata dall’assenza dello scopo di lucro, 

che trasmette programmi originali autoprodotti per almeno il 30 per cento dell’orario di trasmissione giornaliero compreso tra le ore 7 e le ore 21, 

può avvalersi di sponsorizzazioni e non trasmette più del 10 per cento di pubblicità per ogni ora di diffusione, 

escluse le trasmissioni di brani musicali intervallate da messaggi pubblicitari o da brevi commenti del conduttore della stessa trasmissione”.

Ovviamente parliamo di emittenti diffuse essenzialmente (ma non solo, ovviamente) via etere, 

poiché sul Web o sulle app, per capirci, la dimensione locale di fatto non esiste. 

Lasciamo anche un attimo da parte la fondamentale differenza che la Tv oggi è tutta digitale, 

per cui gran parte delle Televisioni non svolge più l’attività di operatore di rete, mentre la Radio è ancora ‘molto analogica’ 

e per diffonderla in digitale si sono costituiti dei consorzi di emittenti che hanno ‘manifestato interesse’ al Ministero per le frequenze del piano Agcom.

 

Passiamo allora alla definizione di Televisioni locali (anzi, oggi, FSMA, Fornitori di Servizi di Media Audiovisivi).

I FSMA commerciali fanno capo a un fornitore di servizi di media, ovvero “la persona fisica o giuridica cui è riconducibile la responsabilità editoriale 

della scelta e del contenuto audiovisivo del servizio di media audiovisivo e ne determina le modalità di organizzazione”.

I FSMA comunitari, invece, fanno capo a un “soggetto che ha la responsabilità editoriale nella predisposizione dei programmi destinati 

alla radiodiffusione televisiva in ambito locale” e si impegna a non trasmettere più del 5 per cento di pubblicità per ogni ora di diffusione 

e a trasmettere programmi originali autoprodotti per almeno il 50 per cento dell’orario di programmazione giornaliero compreso dalle ore 7 alle ore 21”.

Quanto all’ambito locale, viene definito, per le Radio, “l’esercizio dell’attività di radiodiffusione sonora, con irradiazione del segnale 

fino a una copertura massima del 50 per cento della popolazione nazionale” e per le Tv “l’attività di fornitura di servizi di media audiovisivi veicolati 

in uno o più aree tecniche, su reti di I livello o su reti di II livello, comunque non superiori a dieci, anche non limitrofe, 

purché con copertura inferiore al 50 per cento della popolazione nazionale”.

 

E allora quante sono queste emittenti radiofoniche e televisive? 

Per questa volta parliamo solo delle Radio e, come vedremo, c’è già tanto da dire:

“Attualmente operano nel nostro Paese 20 emittenti radiofoniche nazionali e circa 1.000 emittenti radiofoniche locali.

All’entrata in vigore della legge 6 agosto 1990, n. 223 (c.d. legge Mammì), operavano in Italia circa 4.100 emittenti radiofoniche locali. 

Nel 1993 le emittenti radiofoniche locali operanti erano (invece) circa 2.500”.

Ma parliamo di emittenti vere e proprie, oppure delle società che le gestiscono (degli editori, dunque) o, ancora, dei ‘marchi in onda’?

“Il Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC) dell’Agcom restituiva, a settembre 2024, 

un dato di oltre n. 1.000 editori, titolari di circa n. 1.300 marchi (concessioni). 

A seguito, tuttavia, delle operazioni di compravendita, fusione, scissione, ecc., intervenute, 

si stima che il dato attuale sia quello di circa 1.000 emittenti radiofoniche locali operanti”.

 

Naturalmente siamo solo all’inizio con i dati.

Nell’ambito di questa ‘dimensione complessiva’ delle Radio locali, è di 350 “il numero di società di capitali individuate al Registro delle Imprese 

e al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC) editrici di imprese radiofoniche locali a carattere commerciale”. 

Di queste, al Nord ce ne sono 126 (con il Piemonte a 24, la Lombardia a 27 e il Veneto addirittura a 31), 

al Centro 77 (con la Toscana a 23 e il Lazio a 32) e nel Mezzogiorno 147 (in prima fila la Campania a 27, la Puglia a 35 e la Sicilia a 43).

Quanto alla tipologia delle 350 società di cui sopra, solo 3 sono società per azioni e ben 347 sono società a responsabilità limitata.

Ma numerose imprese radiofoniche locali (sempre nel settore di quelle a carattere commerciale) vengono esercite invece da società di persone (Snc, Sas): 

“Sono individuabili almeno 123 società di persone, riferite a 147 marchi (concessioni). 

Tali dati emergono dall’elenco dei Fornitori di contenuti radiofonici del MIMIT, aggiornato al 2019”. 

Di queste 123, 51 sono al Nord, 13 al Centro e 59 nel Mezzogiorno.

 

Ed eccoci alle Radio comunitarie. 

Intanto, “in considerazione che per molti di tali soggetti non è obbligatoria l’iscrizione al Registro delle imprese 

non è possibile individuare tutte le imprese radiofoniche locali a carattere comunitario”. 

In ogni caso, sono “314 i soggetti comunitari (per 364 marchi) che hanno ottenuto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy 

il riconoscimento dei contributi statali per l’anno 2024 di cui al DPR n. 146/2017”. 

Di questi 314, 77 sono al Nord, 45 al Centro e ben 192 nel Mezzogiorno, con numeri record in Campania (31), Puglia (47), Calabria (40) e Sicilia (42).

 

L’ultima ‘categoria’ considerata è quella delle ‘cooperative esercenti imprese radiofoniche locali’. 

Delle 92 società cooperative individuate al Registro imprese, 60 sono editrici di imprese radiofoniche locali a carattere commerciale 

e 32 sono editrici di imprese radiofoniche a carattere comunitario.

 

Un altro modo per individuare e conteggiare le emittenti radiofoniche è quello di fare riferimento ai Fornitori di servizi di media radiofonici autorizzati, 

in ambito locale (i dati sono purtroppo solo del 2019), pari a 1.156 soggetti. 

388 sono al Nord (con il Piemonte a 64, la Lombardia a 122, il Veneto a 71 e l’Emilia Romagna a 64), 210 al Centro (spicca il Lazio a 114) 

e 558 nel Mezzogiorno (dati record in Campania con 109, Puglia con 119, Calabria con 74 e Sicilia con 150).

 

Nel prossimo articolo vedremo il numero delle Tv locali e tanti altri interessanti dati.