
Martedì 6 Febbraio 2024
E' L'ORA DI SANREMO: IL PUNTO DI MAURO ROFFI.
A cura di Mauro Roffi
La settimana fatidica è arrivata.
Oggi comincia il Festival di Sanremo e tutta l’attenzione mediatica è concentrata su questo lembo della riviera ligure di Ponente,
che vive ogni anno per sette giorni un’esperienza incredibile,
tale da portare a Sanremo inviati e fans dei cantanti (o curiosi in genere)
da tutta Italia e anche dall’estero, magari (sabato c’è pur sempre l’Eurovisione).
Per gli abitanti della città, invece, al di là degli affari, non di rado è una settimana ‘di delirio’, tale da rendere un problema anche la vita
e le abitudini quotidiane; sono alcuni giorni da cui magari (se fosse possibile) molti sanremesi scapperebbero a gambe levate.
Per i telespettatori è altresì una settimana diversa da tutte le altre (si ricordi il detto latino ‘semel in anno licet insanire’),
in cui è quasi impossibile sfuggire a Sanremo, almeno sulle reti Rai.
E gli ascolti oceanici probabilmente non mancheranno anche quest’anno, anzi.
Per le altre Tv si pone invece ogni volta un dilemma:
tentare un combattimento impossibile con il Festival, proponendo qualcosa di valido
(con il rischio, o quasi la certezza, dello ‘spreco’) e assieme parlando il meno possibile di Sanremo,
oppure al contrario rinunciare a tutto in partenza e vivacchiare con film in replica o offerte ‘poco impegnative’, aspettando che passi.
Anche i talk-show politici sanno che in questa settimana avranno poco da gioire in termini di audience,
fatti salvi i pochi telespettatori (sempre meno, si direbbe) che di Sanremo non vogliono proprio sentir parlare.
Di solito si finisce per scegliere una via mediana fra questi due estremi ma l’impressione è che negli ultimi anni si sia proprio rinunciato a combattere,
prendendo atto dell’inevitabile: non si può far finta di nulla quando c’è il Festival.
Quest’anno Mediaset sembra aver trovato una soluzione con la soap (se vogliano definirla così) turca ‘Terra amara’,
i cui alti ascolti (non del tutto previsti alla vigilia) sembrano fatti apposta per dare un’alternativa a Sanremo a chi proprio la voglia cercare,
ma non sempre c’è una simile occasione da sfruttare.
Per la Rai invece questa è la settimana-chiave, vale un anno intero di programmi e di conti economici,
per la gioia (se andrà bene, come sembra possibile) o al contrario la disperazione dei vertici aziendali.
I dirigenti attuali, graditi alla premier Meloni, di problemi ne hanno parecchi e possono solo sperare di attenuarli, almeno.
Rai Pubblicità intanto già gongola per i buoni affari che è probabile riuscirà a fare.
In tempi di calo del canone deciso per legge, con stanziamenti alternativi non così certi, di ascolti ugualmente incerti
e di possibili (o solo ventilate) deroghe al ‘tetto pubblicitario’ Rai nel nuovo Testo Unico sui media in discussione in Parlamento (con irritazione di Mediaset,
come lo stesso Piersilvio ha fatto capire nei giorni scorsi), un risultato positivo di questa partita del Festival è pertanto fondamentale.
Ma sembrano esserci le premesse perché ciò accada.
Amadeus è stata una certezza persino inattesa nelle ultime edizioni, ha saputo gestire con l’amico Fiorello (sempre più importante per la Rai)
persino l’anno tragico del Covid con la platea vuota, è un professionista a tutto tondo che dà garanzie effettive.
Ma ha annunciato che questa sarà la sua ultima edizione, con probabile disperazione dei vertici aziendali, che dalla prossima settimana,
se così sarà, avranno un grande problema da gestire per il 2025.
L’edizione 2023 del Festival era stata, in realtà, poco ‘in linea’ con il Governo Meloni e qualcuno avrebbe probabilmente sostituito volentieri Amadeus,
potendolo fare, per il bacio omosessuale plateale di Fedez, per la primedonne scelte (a partire naturalmente dalla Ferragni, che ironia della sorte,
è poi caduta in disgrazia per altre vicende), per la non sempre impeccabile gestione della presenza di Zelensky (poi confinato a tarda notte, in sordina)
e per quella che sembrava la scelta di un ‘politicamente corretto’ poco gradito al Centro-Destra.
Nulla da fare, però, Amadeus ne è uscito indenne (disinnescando parzialmente anche la pericolosa questione della ‘pubblicità occulta’ nei testi di scena,
con la ricorrente citazione di Instagram) e si è dovuto chiedergli un’altra edizione, a viva forza.
Lui ha solo leggermente aggiustato la linea, si è preso ulteriori soddisfazioni
e si è permesso persino di separarsi da Lucio Presta, una scelta davvero inattesa.
Poi alla vigilia del Festival è andato anche ospite da Fazio, il grande ex, divenuto ostile per la Rai,
forse lanciando un messaggio di ‘indipendenza’, forse no, chissà.
E infine sta provando a gestire anche la richiesta di ospitalità dei contadini in lotta con i loro trattori.
Vedremo infine se quest’anno si riparlerà in termini scandalistici veri o presunti
di quei compensi stellari che sembrano in realtà fisiologici per un simile evento.
Un Festival da cui non si può prescindere, si diceva.
C’è l’aspetto più strettamente musicale, su cui non mi avventuro, ma anche questo Amadeus ha saputo gestirlo bene, senza poi grandi polemiche.
C’è il grandissimo evento televisivo della Rai, di cui abbiamo detto.
C’è il fenomeno di costume, con gli alberghi tutti occupati, tanta gente in giro, c’è una città in delirio in cui la zona dell’Ariston
(ma in realtà buona parte della città) diventa una bolgia, con la vicina piazza Eroi sempre coinvolta in qualcosa di collaterale,
piazza Colombo sede continua di concerti e canzoni ‘a margine’, il Casinò a sua volta mobilitato (anche se quest’anno la sala stampa torna
nella sua tradizionale collocazione al Roof dell’Ariston e sull’Ariston esce tempestivamente anche il libro del suo proprietario Vacchino, manco a dirlo),
con il Palafiori al solito totalmente occupato da Tv, Radio, eventi e dalla sala stampa delle Radio (intitolata a Lucio Dalla).
Proprio per le Radio c’è poi la grossa novità in termini di giuria, di cui diremo.
Perché è l’aspetto mediatico, quello del grande evento a cui non si può mancare, che forse è quello più ‘intrigante’.
L’ufficio stampa della Rai vive giorni di delirio totale, produce dosi mostruose di materiale in poche ore e le richieste di accredito sono infatti infinite.
Ma si cerca di largheggiare il più possibile su questo, anche perché vedere tutti gli altri media implorare un anche piccolo ‘posto al sole’
per un evento tutto targato Rai è una soddisfazione annuale assolutamente unica.
Quest’anno tutto sembra ancor più enorme, immenso, incontenibile.
A Sanremo ci sono tutti i media, probabilmente, le Radio faranno a gara a chi farà la figura migliore, Kiss Kiss annuncia un villaggio,
Radio Italia fa la sua grande parte da sempre, Rtl sarà della partita alla grande, anche Radio Mediaset ci sarà,
Lattemiele torna in forze, Radio Bruno organizzerà speciali su speciali ecc. ecc.
Sarà di nuovo in onda, almeno parzialmente, anche la Gialappa’s.
E c’è tantissimo altro, manco a dirlo.
Chi proprio non ce la fa a mandare almeno un inviato a Sanremo, o è troppo lontano per farlo, cerca aiuti in zona e si rinnova
così il solito fenomeno delle molte produzioni per più emittenti o delle produzioni ‘commissionate’ a società o emittenti della zona,
che poi ‘personalizzano’ a dovere proprio per il committente.
Giorni pazzeschi, tanti ricordi da conservare nella memoria, con la possibilità di mille incontri in poche ore, se ci si avventura a Sanremo in queste ore.
Presto però subentra anche la stanchezza, per una cosa bella ma che occupa tutti quasi 24 ore su 24,
che si conclude a notte fonda (anche senza Dopofestival), che non consente quasi relax, anche se siamo al mare.
E alla fine non si vede l’ora di tornare a casa.
La cosa forse più interessante di quest’anno è la Giuria delle Radio, cui abbiano già accennato.
In realtà le Radio hanno sempre avuto un ruolo – e comunque un loro Premio – da molti anni a questa parte.
La consacrazione di quest’anno è che la Giuria delle Radio assume davvero un ruolo importante, andando ad affiancarsi a pieno titolo al televoto
e alla giuria della sala stampa, Tv e Web, prendendo il posto prima occupato dalla giuria demoscopica.
La giuria delle Radio – è stato promesso – è “formata da emittenti radiofoniche individuate attraverso criteri di massima rappresentanza del territorio italiano”
e si tratta di molte stazioni nazionali, regionali e locali.
Chi le ha scelte?
Antonio Donato Marra, Presidente nazionale dei Corecom d’Italia, ha ricevuto nei mesi scorsi un incarico formale
in merito dall’Amministratore Delegato della Rai Roberto Sergio.
Ma la composizione precisa di questa Giuria e i criteri di scelta sono un tema molto intrigante e ci tornerò sopra nei prossimi giorni.