Domenica 1 novembre 2026

TV DIGITALE TERRESTRE, RADIO DAB:
LE NOTIZIE FLASH DELLA SETTIMANA

Pubblicato l’ 01/11/2026 alle ore 18:00
Tutti i diritti riservati @L’ITALIA IN DIGITALE

RADIO DAB: NUOVA ATTIVAZIONE PER IL MUX DIGILOC (TRENTINO-ALTO ADIGE)

Iniziamo parlando della radio digitale.
È stato acceso il Mux DIGILOC (TRENTINO-ALTO ADIGE) sul blocco 11C
dal ripetitore di COLLE SAN PIETRO – ROVINE a Torcegno (TN).
Per consultare la composizione del multiplex, cliccate sul banner qui sopra.

TRENTINO-ALTO ADIGE
Canale 11C (220,352 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Colme di PravecchioBrentonicoTN
Cermis – FuniviaCavaleseTN
Monte BrioneRiva del GardaTN
Colle San Pietro – RovineTorcegnoTN
Agriturismo Calcaiol – Via dei BergaminiTrentoTN
Cima PaganellaVallelaghiTN

RADIO DAB - MUX MEDIA DAB (SICILIA) B: INSERITA RADIO ZAMMÙ

Scendiamo in Sicilia per segnalare che, nella versione B del Mux MEDIA DAB,
è stata aggiunta Radio Zammu, legata all’università di Catania
e proveniente dal Mux DAB SICILIA, dove non risulta più presente.
Per consultare la composizione completa del multiplex, cliccate sul banner qui sopra.
FREQUENZE E POSTAZIONI
SICILIA
Canale 9B (204,640 MHz)
PostazioneComuneProvincia
Contrada Carminello – Via Michele ScammaccaValverdeCT

MIMIT: PUBBLICATA LA LISTA AGGIORNATA DELLE LCN LOCALI

Lo scorso lunedì 26 ottobre il Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy)
ha pubblicato l’elenco aggiornato delle numerazioni LCN regionali di tutte le 18 aree tecniche.
Nei prossimi giorni il nostro collaboratore Mauro Roffi inizierà il suo consueto giro d’Italia per esaminarle in dettaglio.
 

VENETO: RADIO VANESSA, L' ULTIMA FREQUENZA VIA ETERE DI VENEZIA

Sopravvivere da quasi 50 anni alle stringenti leggi di mercato.
L’emittente, che si basa solo sulla passione dei conduttori, è diventata protagonista di un documentario
 
Il segnale in modulazione di frequenza è l’unico rimasto a Venezia città antica. Le corderie dell’Arsenale e, di fronte, Radio Vanessa.
Il passato, con la nascita nel 1978, come il presente.
Un gruppo di amici animati dalla novità di quelle che venivano definite radio libere, ed un microfono, veicolo di passione e di contatto con la città.
Lo spirito è uguale. Radio Vanessa è più forte delle leggi di mercato, della pubblicità ritenuta vitale.
A farla vivere è l’entusiasmo dei conduttori che trasmettono senza alcun compenso.
Una storia che suscita curiosità, tanto da ispirare un documentario presentato nel programma collaterale della Mostra del Cinema al Lido:
“Radio Vanessa, l’ultima frequenza di Venezia”.
 

FRIULI-VENEZIA GIULIA: BUON COMPLEANNO RADIO SPAZIO!

Secondo il galateo chiedere l’età è un gesto indelicato, ma noi invece ve lo diciamo a gran voce: Radio Spazio compie 33 anni!
Siamo orgogliosi di crescere assieme a lei e felici di festeggiare quest’anniversario con una giornata, venerdì 30 ottobre,
in cui il palinsesto tradizionale sarà stravolto per lasciare spazio a una lunghissima diretta.
Andranno in onda trasmissioni speciali e daremo voce ai tanti collaboratori dell’emittente
che, assieme ai loro ospiti, animeranno gli studi di via Treppo, a Udine.
Potrete anche sbirciare la programmazione andando sulla pagina Facebook dell’emittente
dove sarà trasmessa la diretta video di quel che accade e si dice.
E sarà il primo compleanno nella nuova sede dove la Radio si è trasferita lo scorso marzo.
Vi diamo alcune anticipazioni di quello che accadrà.
 
La scaletta
Dalle 7 alle 7:30 ci sarà la Rassegna stampa nazionale condotta da Marta Rizzi, giornalista della redazione,
assieme ad Antonella Lanfrit (Il Gazzettino) e Margherita Cogoi (Radio Onde Furlane).
 
Dalle 7:30 alle 8 la Rassegna stampa dei quotidiani locali: la giornalista di Radio Spazio Valentina Viviani sfoglierà e commenterà
le notizie assieme a Michele Meloni (già giornalista del Messaggero Veneto) e Anna Dazzan (responsabile dei dossier di UdineToday).
 
Dalle 8 alle 8:30 il microfono sarà tutto di Novella Del Fabbro per una puntata speciale della sua Cjargne.
Sarà ospite Daniel Canciani Prochazka, vice presidente de “La Mozartina” di Paularo.
 
Dalle 8:30 alle 9 si parla di salute con i medici Guglielmo Pitzalis e Daniela Gnesutta,
conduttori storici della trasmissione La salût no si compre.
Il focus sarà su screening, salute femminile e vaccini per adulti e bambini.
 
Dalle 9 alle 10 si esamineranno gioie e dolori dell’Udinese in Spazio Sport con il seguitissimo Mattia Meroi
che in studio ospiterà la giornalista di Telefriuli Francesca Spangaro e l’opinionista Carlo Ronco.
 
Dalle 10 alle 11 la conduzione è riservata a Federico Rossi per la sua storica trasmissione in friulano Gjal e copasse.
Mentre la prima parte sarà dedicata all’attualità, nella seconda parte della puntata si alternerà in studio chi lavora nell’emittente
per svelare il “dietro le quinte” di Radio Spazio.
 
Dalle 11 alle 11:30 ci sarà Freeûlbike con Francesco Tonizzo e a seguire, dalle 11:30 alle 12, Libri alla Radio con Anna Piuzzi.
Ospite in studio lo scrittore argentino Daniel Tarnopolsky per presentare il suo ultimo libro “Sergio clandestino alla Esma”
edito dalla casa editrice goriziana QuDu. Un modo anche per celebrare la “Giornata regionale della lettura” che cade proprio venerdì 30 ottobre.
 
Dalle 12 alle 12:30 spazio all’appuntamento più solenne della giornata: arriverà l’Arcivescovo Mons. Riccardo Lamba
che sarà intervistato da don Daniele Antonello (direttore di Radio Spazio e de La Vita Cattolica) e dal suo vice, Giovanni Lesa.
 
Dalle 12:30 alle 13 ci si diverte con un po’ di musica e con il racconto della storia della radio assieme ad Antonella Arlotti
che avrà in studio con sé Alessandro Pomarè “Il Poma” (speaker dell’Udinese e organizzatore di eventi).
 
Dalle 13 alle 14 trasmissione da non perdere per gli amanti della palla a spicchi.
Valerio Morelli condurrà una puntata speciale di Basket e non solo
con ospite Stefano Pillastrini (allenatore della Ueb Gesteco di Cividale di serie A2) e il professore Flavio Pressacco.
Dove sta andando la pallacanestro tra Nba Europe, Ncaa/nil e la riforma dei campionati nazionali?
 
Dalle 14 alle 14:30 la Rassegna stampa in friulano con la giornalista della redazione Valentina Pagani
e, come ospiti, Paolo Mosanghini (condirettore del Messaggero Veneto) e Mauro Missana (direttore di Radio Onde Furlane).
 
Dalle 14:30 alle 15 si parlerà del ritorno delle province in FVG nella puntata speciale di Furlans condotta da Enzo Cattaruzzi.
In studio con lui due sindaci: Massimiliano Petri di Campoformido e Giorgio Baiutti di Tricesimo.
 
Dalle 15 alle 15.:30 l’allegria contagiosa di Luca Piana con la sua Rassegna stramba
e dalle 15:30 alle 16 una puntata speciale di Vivo Positivo con Flavio Zeni
in cui si parlerà della 30° edizione della Giornata nazionale della colletta alimentare del 14 novembre prossimo
assieme a Clara Braidotti portavoce del Banco alimentare del FVG
e Luciano Moro, coordinatore della Colletta alimentare per la provincia di Pordenone.
 
Dalle 16 alle 17 spazio alla musica condotta e mixata da Antonella Marsiglio, storica dipendente di Radio Spazio.
 
Alle 17 invece una puntata speciale di Folk e dintorni condotta da Marco Miconi intitolata “Tanti, ma unici”:
dalla classica al folk, dalla leggera alla sperimentale, dal soul all’opera.
 
Alle 18:10 un approfondimento della rubrica Sotto la lente realizzato da Flavio Zeni che intervisterà il giornalista Mattia Ferraresi
autore del libro “Dentro la testa di Trump. Storia delle idee che non sa di avere”.
 
Alle 18:30 la Santa Messa in diretta dalla Chiesa di San Giovanni Bosco di Lignano Sabbiadoro.
 
Dalle 19 alle 20 una puntata speciale de L’ispettore rock con Nicola Cossar
e dalle 20 alle 21 la trasmissione in lingua slovena Vrata proti vzhodu.
 
Per l’occasione dei 33 anni di Radio Spazio Celestino Vezzi realizzerà un’edizione speciale de La detule di vue.
Niente spoiler però, sintonizzatevi su Radio Spazio e ascoltatela! Auguri Radio Spazio!
 

FRIULI-VENEZIA GIULIA: LA RADIO E IL SUO INVENTORE; IN MOSTRA IL MONDO DI MARCONI

A Pasiano di Pordenone un’occasione culturale e di promozione del territorio
 
Un tavolino, alcuni strumenti e un’intuizione destinata a cambiare il mondo.
A Pasiano di Pordenone parte da qui la mostra che racconta l’evoluzione della radio e anche la figura del suo inventore:
Guglielmo Marconi, il giovane che riuscì a trasmettere un segnale telegrafico senza fili aprendo nuove prospettive per le comunicazioni a distanza.
“Questo è il punto focale della mostra – spiega il curatore, Alessandro Battocchio -;
da questo tavolino per la prima volta Marconi a 21 anni trasmette la lettera “S” attraverso la collina dei Celestini
che era di fronte alla Villa Griffone di Pontecchio Marconi, dove adesso appunto ha sede anche la Fondazione Marconi”.
Ma le grandi invenzioni non nascono dal nulla, e così quel tavolo è anche un punto d’arrivo di un percorso di studi, intuizioni e sperimentazioni.
Dagli esperimenti iniziali al collegamento attraverso l’Atlantico, dai segnali di soccorso delle navi alla diffusione della musica e dei programmi radiofonici.
E poi la radio da comodino, allungata e con gli angoli arrotondati tanto da essere soprannominata “fagiolo” e un frammento del panfilo “Elettra”:
la mostra ripercorre le tappe di una rivoluzione tecnologica che ha progressivamente accorciato le distanze.
Una mostra, quella su Marconi, che il Museo si è regalato per il suo secondo anno di vita.
“L’idea di partire con Marconi è legata al fatto che Marconi è uno, se non il più importante,
ma uno dei più importanti padri delle radiocomunicazioni – racconta Luca Marigliano, coordinatore del museo Mirs -.
Ci tenevamo moltissimo a creare questo evento, anche con la logica di creare una rete di relazioni tra enti e tra istituzioni,
in primis la Fondazione Guglielmo Marconi, tra vari musei nazionali, tra collezionismo e ricerca scientifica”.
Un’occasione culturale, ma anche una possibilità di valorizzazione per il territorio, conferma Marta Amadio, sindaca di Pasiano:
“Io spero che Pasiano sia veramente portatore di scienza verso la Capitale della cultura che sarà Pordenone 2027”.
 

LAZIO: MONTESPACCATO (RM), LA FIACCOLATA DEI CITTADINI CONTRO L' ANTENNA 5G VICINO ALLA CASA DELLA COMUNITÀ

Dopo la raccolta firme i residenti del quartiere hanno manifestato in largo Re Ina
contro l’installazione sita in via Cosimo Tornabuoni vicina a siti sensibili
 
Dopo la raccolta firme ecco anche il presidio dei cittadini a Montespaccato.
Una protesta (pacifica, ndr) contro l’antenna di circa 30 metri installata a pochi metri dalla casa della comunità
e dalle abitazioni che ha fatto indignare (eufemismo) e preoccupare i residenti.
 
L’antenna
L’antenna di circa 30 metri è stata installata lo scorso 22 ottobre in via Cosimo Tornabuoni.
L’infrastruttura si trova nei pressi della casa della comunità di Montespaccato e vicinissima a scuole e abitazioni.
Questo ha fatto crescere la preoccupazione dei cittadini che si chiedono come sia stato possibile procedere alla sua costruzione
vista la prossimità con questi siti sensibili.
 
La raccolta firme e la fiaccolata
Per chiedere informazioni e opporsi all’antenna i residenti, sostenuti da diverse forze politiche di sinistra e destra,
hanno lanciato prima una raccolta firme e poi organizzato una manifestazione che si è tenuta in largo Re Ina nella giornata di martedì 27 ottobre.
“Abbiamo chiesto alla maggioranza del municipio di attivarsi per sospendere i lavori,
finchè tutta la documentazione non sarà stata pubblicata e analizzata.
Serve un’assunzione pubblica di responsabilità su quanto accade a Montespaccato:
non possiamo lasciare che i grandi attori privati facciano il bello e il cattivo tempo nei nostri quartieri senza alzare la voce” –
ha dichiarato Lorenzo Ianiro consigliere di Aurelio in Comune.
La preoccupazione dei residenti si incentra sia sul pericolo dell’inquinamento elettromagnetico e i danni alla salute pubblica
sia sul come sia stato possibile installare l’antenna e per questo sono in corso valutazioni di carattere legale.
“La questione dell’antenna di Montespaccato riguarda soprattutto il terreno su cui sorge.
Un quartiere che ha bisogno di servizi e spazi pubblici non può rinunciare ad aree destinate alla collettività.
Chiediamo chiarezza sulla destinazione dell’area, perché gli spazi dei cittadini devono restare ai cittadini” –
aggiunge Fra Antonelli attivista di AIC.
Sabrina Giuseppetti presidente del municipio XIII tramite una nota sull’antenna ha chiarito:
“La chiarezza amministrativa e la trasparenza nei confronti dei cittadini sono essenziali:
anche quando la decisione finale compete ad altri livelli dell’Amministrazione.
Come Municipio continueremo a seguire con attenzione ogni sviluppo
e a rappresentare nelle sedi competenti le istanze e le preoccupazioni del territorio”.
 

ABRUZZO: "RAI ABRUZZO, RADIO IN CLASSE"

Al via il progetto che porta gli studenti in radio
 
Un programma radiofonico ideato e realizzato dagli studenti,
con la possibilità di registrarlo negli studi Rai di Pescara e ascoltarlo sulle frequenze regionali di Rai Radio1.
È questa l’opportunità offerta dal concorso “RAI Abruzzo, Radio in classe”,
rivolto alle classi dell’ultimo biennio delle scuole superiori abruzzesi per l’anno scolastico 2026-2027.
L’iniziativa punta ad avvicinare i giovani al mondo della comunicazione radiofonica, trasformando la classe in una vera redazione.
Saranno infatti gli studenti, coordinati dagli insegnanti, a scegliere gli argomenti, costruire la scaletta, scrivere i testi,
realizzare interviste e rubriche e progettare un programma della durata di circa trenta minuti.
Ampio spazio ai temi di attualità e interesse sociale, dal cambiamento climatico al bullismo, dall’inclusione alla pace,
fino alle nuove tecnologie urbane e alle tradizioni abruzzesi. Un’esperienza che intende valorizzare la creatività dei ragazzi,
ma anche la capacità di lavorare in gruppo, approfondire le notizie e comunicare in maniera efficace.
Una giuria composta da due esperti editoriali Rai e due rappresentanti dell’Ufficio Scolastico Regionale selezionerà i tre progetti migliori,
valutandone originalità, qualità dei contenuti, chiarezza espositiva e coinvolgimento degli studenti.
Le classi vincitrici avranno l’opportunità di trasformare le proprie idee in vere trasmissioni radiofoniche, con il supporto di un programmista regista Rai.
Le registrazioni si svolgeranno tra marzo e aprile 2027 negli studi di via De Amicis a Pescara,
mentre la messa in onda su Radio1 regionale è prevista a partire da maggio, compatibilmente con le esigenze di palinsesto.
Le proposte dovranno essere inviate entro il 20 febbraio 2027, in formato PDF,
i risultati saranno comunicati entro il 12 marzo e pubblicati sul sito della TGR Abruzzo.
Il regolamento prevede inoltre che i progetti siano interamente originali e realizzati dagli studenti,
senza ricorrere a strumenti di intelligenza artificiale generativa.
Una scelta che mette al centro le idee, il talento e il contributo personale dei partecipanti.
Un’occasione, dunque, per portare la scuola davanti a un microfono
e permettere ai ragazzi di raccontare, con la propria voce, il mondo che li circonda.
 

ABRUZZO: ANTENNA 5G IN LOCALITÀ COLLE A CORROPOLI (TE); LA SOCIETÀ RINUNCIA ALLA REALIZZAZIONE DELL' IMPIANTO

La soddisfazione dei Comuni di Corropoli e Controguerra per l’epilogo della vicenda
 
Le amministrazioni comunali di Corropoli e Controguerra accolgono con grande soddisfazione la comunicazione ufficiale di INWIT S.p.A.,
con la quale la società ha annunciato la rinuncia alla realizzazione dell’impianto di telecomunicazione 5G previsto in località Colle,
nel territorio comunale di Corropoli, in prossimità del confine con Controguerra, nonché alla prosecuzione del relativo contenzioso amministrativo.
La decisione giunge al termine di una vicenda complessa, che ha visto le due amministrazioni impegnate in un percorso istituzionale condiviso,
anche a seguito della sentenza del TAR Abruzzo, rispetto alla quale era stata manifestata la volontà di ricorrere al Consiglio di Stato.
Le due amministrazioni esprimono apprezzamento e ringraziano INWIT per l’attenzione riservata alle istanze dei territori e delle comunità interessate.
“È una decisione che accogliamo con grande soddisfazione e che consente di chiudere una vicenda amministrativa particolarmente complessa»,
dichiara Massimo Micozzi, Vicesindaco facente funzioni di Sindaco di Corropoli.
“Abbiamo seguito ogni fase del procedimento con attenzione e senso di responsabilità,
sostenendo le ragioni del nostro territorio anche dopo il pronunciamento del TAR.
La scelta comunicata da INWIT permette oggi di superare l’ipotesi di realizzazione dell’impianto in località Colle,
ponendo fine a una situazione che aveva suscitato forte attenzione nella nostra comunità”.
“Per Controguerra la tutela del territorio e della qualità della vita dei cittadini rappresenta un impegno fondamentale”,
afferma Franco Carletta, Sindaco di Controguerra.
“La localizzazione dell’impianto, pur ricadendo nel Comune di Corropoli, interessava da vicino anche la nostra comunità.
Abbiamo ritenuto importante affrontare questa questione attraverso una collaborazione concreta tra amministrazioni confinanti,
nella consapevolezza che le scelte riguardanti il territorio non si fermano ai confini amministrativi.
È questo il valore più significativo del percorso condiviso. Soddisfazione viene espressa anche dal Comitato dei cittadini.
“È una notizia che attendevamo da tempo e che accogliamo con grande soddisfazione.
Abbiamo seguito questa vicenda con impegno e determinazione, rappresentando le preoccupazioni dei residenti
e mantenendo alta l’attenzione sulla tutela del territorio. La rinuncia all’impianto rappresenta un risultato importante per le nostre comunità”.
La decisione comunicata da INWIT segna un esito positivo, sotto il profilo progettuale,
di una vicenda che ha evidenziato il valore della collaborazione istituzionale tra Comuni confinanti
e il contributo dei cittadini nella rappresentazione delle esigenze del territorio.
 

CALABRIA: "50 ANNI DI LIBERTÀ IN ONDA"; 2 GIORNATE PER CELEBRARE RADIO E TELEVISIONI LOCALI, BALUARDI DI LIBERTÀ E DEMOCRAZIA

Il Co.Re.Com. Calabria completa le procedure per l’evento fortemente voluto anche dalla Presidenza del Consiglio regionale.
AGCOM al fianco del Comitato. A Reggio Calabria la radio, con il ricordo di Peppino Impastato; a Catanzaro la televisione e il Premio Tony Boemi
 
Cinquant’anni di voci e immagini. Cinquant’anni di cronache, musica, informazione, imprese e battaglie civili.
Cinquant’anni durante i quali radio e televisioni locali hanno raccontato quella parte d’Italia
che spesso non trovava spazio nei grandi circuiti nazionali: le città, i piccoli centri, le periferie, la politica,
lo sport, la cultura e, soprattutto, le persone.
Il Co.Re.Com. Calabria ha perfezionato, nel corso della riunione del Comitato, il programma di “50 anni di Libertà in Onda – 1976-2026.
Radio e televisioni locali. Parole, immagini, territori, verità”, completando le procedure necessarie alla realizzazione dell’iniziativa.
Alla riunione hanno preso parte anche Maria Stefania Lauria, Direttrice del Co.Re.Com. Calabria, e Danilo Latella,
Provveditore del Consiglio regionale della Calabria, nell’ambito della definizione degli ultimi adempimenti organizzativi e amministrativi.
L’iniziativa, promossa dal Co.Re.Com. Calabria e fortemente sostenuta dalla Presidenza del Consiglio regionale della Calabria,
nasce per celebrare mezzo secolo di emittenza locale e rendere omaggio a coloro
che hanno costruito una parte fondamentale della storia dell’informazione italiana.
Il percorso vede la partecipazione di AGCOM, ancora una volta al fianco del Co.Re.Com. Calabria, e il coinvolgimento dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria,
a testimonianza della rilevanza che l’informazione locale continua ad avere nella tutela del pluralismo e nella vita democratica delle comunità.
La manifestazione sarà articolata in due giornate, diverse per linguaggio ma unite da una stessa storia.
Il 9 novembre a Reggio Calabria sarà protagonista la radio: la forza della parola e della musica, la stagione delle emittenti libere
e la capacità di un microfono di abbattere distanze e silenzi.
In questo racconto un riferimento particolare sarà dedicato a Peppino Impastato e a Radio Aut,
perché la storia delle radio libere italiane non può essere raccontata senza ricordare chi comprese che una voce,
anche quando nasce in una piccola stanza e dispone di pochi mezzi, può diventare uno strumento potentissimo di libertà, denuncia e partecipazione civile.
La giornata di Reggio Calabria guarderà anche ai ragazzi, al valore della musica e della parola
come strumenti capaci di attraversare le generazioni e di costruire ancora oggi comunità e consapevolezza.
Il 12 novembre a Catanzaro il racconto passerà invece alla televisione locale
e alle immagini che hanno custodito mezzo secolo di memoria calabrese.
Accanto al Co.Re.Com. e all’Ordine dei Giornalisti saranno coinvolti la Camera di Commercio e Unindustria,
perché la storia dell’emittenza privata è stata anche una storia di impresa, investimenti, innovazione, occupazione e professionalità.
Furono editori, giornalisti, tecnici, operatori e imprenditori a costruire dal nulla studi televisivi, redazioni, reti di trasmissione
e un nuovo mercato dell’ìinformazione, assumendosi il rischio di un’avventura che avrebbe cambiato per sempre il rapporto tra televisione e territorio.
Il cuore della giornata di Catanzaro sarà il Premio Tony Boemi, uno dei momenti qualificanti dell’intera manifestazione.
Non soltanto un premio, ma un omaggio a una stagione della televisione calabrese e a uno dei suoi protagonisti più rappresentativi.
Tony Boemi appartiene a quella generazione di pionieri che intuì come una televisione locale potesse diventare identità, informazione e libertà.
Attraverso il suo nome, il Co.Re.Com. Calabria intende rendere omaggio a tutti coloro che hanno dato alla regione
la possibilità di raccontarsi attraverso le proprie immagini e la propria voce.
A sottolineare il significato dell’iniziativa è il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Salvatore Cirillo:
«Celebrare i cinquant’anni delle radio e delle televisioni locali significa rendere omaggio a una parte fondamentale della storia
dell’informazione e della democrazia della nostra Regione e del nostro Paese.
In un’epoca in cui i social media non esistevano e le possibilità di comunicazione erano molto più limitate,
le emittenti locali hanno rappresentato una straordinaria cassa di risonanza per i territori,
dando voce ai territori quando i territori avevano pochissimi strumenti per raccontarsi.
Hanno trasformato la prossimità in informazione e l’informazione in partecipazione».
«Il valore di questa iniziativa – prosegue Cirillo – sta proprio nella capacità di tenere insieme memoria e futuro.
Da una parte ricordiamo i pionieri, le radio libere, figure come Peppino Impastato e, in Calabria, Tony Boemi;
dall’altra guardiamo a ciò che l’informazione locale può e deve continuare a rappresentare nell’epoca delle grandi piattaforme e degli algoritmi.
La tecnologia cambia, ma una democrazia ha ancora bisogno di voci che conoscano i territori e sappiano raccontarli».
Per il presidente del Consiglio regionale, «radio e televisioni locali sono state e rimangono presìdi di pluralismo e baluardi di democrazia.
Dietro una telecamera o un microfono locale non c’è soltanto informazione: ci sono la memoria di una comunità, il lavoro,
il sacrificio e soprattutto la passione di professionisti e imprese, la possibilità per un cittadino di vedere rappresentata la propria realtà.
Un patrimonio che dobbiamo riconoscere e valorizzare, anche perché queste emittenti hanno svolto
e continuano a svolgere una funzione di vero e proprio servizio pubblico».
Due giornate che non vogliono dunque limitarsi alla celebrazione di ciò che è stato.
Vogliono chiedersi che cosa resterà di quella grande stagione e quale debba essere il ruolo dell’informazione di prossimità nella società digitale.
Perché dietro ogni vecchia registrazione radiofonica, ogni archivio televisivo,
ogni servizio girato in una piazza o in un piccolo paese c’è qualcosa che appartiene a tutti.
Due città. Due giornate. La radio e la televisione. Cinquant’anni di libertà per ricordare chi ha dato voce ai territori
e per difendere il diritto dei territori ad avere ancora una voce.
 

SICILIA: TELEIBLEA VERSO LA CHIUSURA?
MARIO PAPA: «SENZA UN INTERVENTO FORTE, IL FUTURO È SEGNATO»

Il direttore dell’emittente ragusana ringrazia i telespettatori per la solidarietà ricevuta
e denuncia i costi insostenibili della trasmissione televisiva.
Nel mirino il sistema degli affitti delle frequenze e la mancanza di sostegno politico
 
Il futuro di Teleiblea e di altre emittenti locali siciliane sarebbe ormai appeso a un filo.
A lanciare nuovamente l’allarme è Mario Papa, direttore della storica televisione ragusana,
che in un messaggio rivolto al pubblico torna sulle difficoltà economiche che stanno mettendo a rischio la prosecuzione delle trasmissioni.
Dopo il suo precedente appello, Papa racconta di avere ricevuto numerose manifestazioni di solidarietà da parte dei cittadini,
in particolare da quei ragusani che, nel corso degli ultimi cinquant’anni, sono cresciuti seguendo i programmi e i telegiornali di Teleiblea.
Una vicinanza che testimonia il legame costruito nel tempo tra l’emittente e il territorio,
ma che, secondo il direttore, potrebbe non bastare a garantirne la sopravvivenza.
«Purtroppo, a meno di una posizione forte del governo nazionale o della magistratura,
il futuro di Teleiblea e di altre tv locali siciliane è segnato», sostiene Papa,
indicando nel costo della trasmissione del segnale uno dei principali ostacoli.
 
Il nodo dei costi di trasmissione
Secondo il direttore, una delle cause principali della crisi sarebbe da ricercare nelle scelte compiute a livello nazionale
dopo la cessione delle frequenze televisive utilizzate per lo sviluppo della tecnologia 5G.
Papa contesta in particolare il sistema che avrebbe affidato alla Rai, in condizioni di monopolio,
la gestione della trasmissione per le emittenti interessate,
con tariffe che giudica eccessive rispetto alle possibilità economiche delle piccole televisioni.
Una situazione che, nella sua ricostruzione, avrebbe prodotto costi difficilmente sostenibili per realtà editoriali
legate soprattutto a un bacino territoriale circoscritto.
Per Teleiblea, il peso economico degli ultimi cinque anni sarebbe particolarmente gravoso:
il direttore stima in circa 200mila euro le somme destinate, direttamente o indirettamente, agli affitti necessari per continuare a trasmettere.
Un impegno che, a suo giudizio, non sarebbe più compatibile con le risorse dell’emittente.
Resta aperta una causa giudiziaria, ma Papa manifesta scarsa fiducia nella possibilità che la controversia possa risolvere la situazione in tempi utili.
 
La crisi delle televisioni di territorio
Nel suo intervento, il direttore allarga il ragionamento alla trasformazione del sistema dell’informazione.
La crisi, infatti, non riguarderebbe soltanto i costi tecnici,
ma anche il progressivo cambiamento del mercato pubblicitario e delle abitudini del pubblico.
La televisione locale tradizionale, ricorda Papa, rappresentava uno spazio nel quale cittadini, associazioni,
forze politiche e attività commerciali potevano trovare voce.
Il negozio di abbigliamento, la pizzeria, il piccolo supermercato e l’artigiano avevano la possibilità di promuovere i propri prodotti
e servizi attraverso la pubblicità televisiva, contribuendo così al sostentamento dell’emittente.
Con la diffusione di internet e dei social network, questo modello è stato profondamente modificato.
Le attività economiche possono raggiungere direttamente il pubblico attraverso strumenti digitali spesso più economici,
mentre le televisioni locali si trovano a competere in un mercato pubblicitario completamente diverso.
Papa critica anche alcune modalità di diffusione delle notizie online,
accusando una parte dell’informazione digitale di privilegiare contenuti sensazionalistici e facilmente condivisibili
per conquistare visualizzazioni e follower, senza adeguate garanzie di attendibilità.
 
«Almeno 10mila telegiornali per informare i ragusani»
È soprattutto sul valore del lavoro giornalistico che Papa insiste nel difendere l’esperienza di Teleiblea.
Il direttore rivendica il lavoro quotidiano svolto da giornalisti, collaboratori e tecnici,
sottolineando come la costruzione del notiziario sia sempre stata legata alla verifica delle informazioni e alla conoscenza diretta del territorio.
«Chi vi scrive ha realizzato e condotto almeno 10mila Tg serali», afferma, aggiungendo di avere sempre cercato di mantenere fede
alla missione di informare i cittadini di Ragusa, anche attraverso commenti e valutazioni editoriali.
Un percorso professionale che, nelle sue parole, rappresenta molto più di una semplice attività televisiva:
è il racconto quotidiano di una comunità, delle sue difficoltà, delle sue iniziative e dei suoi cambiamenti.
 
Poche risposte dalla politica
Tra le ragioni della preoccupazione, Papa segnala anche quello che considera un sostanziale isolamento sul piano politico.
A suo avviso, non sarebbe arrivato un sostegno adeguato da parte delle istituzioni,
mentre il contributo regionale ottenuto sarebbe stato favorito soprattutto dall’intervento di alcuni esponenti politici sensibili alle difficoltà dell’emittente.
La questione, sottolinea, coinvolgerebbe anche altre televisioni siciliane appartenenti alla cosiddetta seconda rete.
Alcune emittenti con alle spalle trenta o quarant’anni di attività avrebbero già cessato le trasmissioni,
mentre altre avrebbero deciso di disdire i contratti con la Rai, contestando condizioni considerate troppo onerose e un atteggiamento giudicato intransigente.
Un quadro che, se confermato nella sua portata complessiva, rischia di impoverire ulteriormente il panorama dell’informazione locale siciliana,
riducendo gli spazi dedicati alle notizie di prossimità.
Il passaggio più amaro del messaggio riguarda la prospettiva di una possibile conclusione dell’esperienza di Teleiblea.
Dopo decenni di attività e migliaia di telegiornali, il direttore ammette di essere vicino alla resa, pur in presenza della controversia giudiziaria ancora in corso.
Per il momento non viene annunciata una data definitiva di chiusura,
ma le parole di Papa restituiscono tutta la gravità della situazione e l’incertezza sul futuro dell’emittente.
Il direttore conclude ringraziando quanti hanno manifestato vicinanza e promettendo di aggiornare il pubblico sugli sviluppi della vicenda.
Per Teleiblea, il problema non è soltanto quello di continuare a trasmettere.
È in gioco anche la possibilità che una televisione radicata nella comunità possa continuare a raccontare Ragusa e il suo territorio,
mantenendo vivo un rapporto con i cittadini costruito in mezzo secolo di informazione.
 

SICILIA: PATERNÒ (CT); ANTENNA 5G LUNGO CORSO MARCO POLO, PREOCCUPAZIONI DEI RESIDENTI

A rilanciare le perplessità dei cittadini della zona i componenti dell’associazione “L’ Aria Nuova”
e il presidente dell’associazione “Resilienza” Michele Russo
 
Cresce a Paternò la protesta in viale Marco Polo e nelle zone limitrofe per l’installazione di un’antenna 5G a pochi passi dal nuovo asilo nido comunale,
ancora in fase di completamento. Una vicenda che non lascia indifferente l’associazione “L’ Aria Nuova”,
che in questi giorni ha raccolto le preoccupazioni dei residenti e annuncia di voler passare dalla denuncia all’azione propositiva.
L’obiettivo è spingere il Comune di Paternò a dotarsi in tempi brevi di un nuovo Regolamento comunale per l’installazione
e il controllo degli impianti di telecomunicazione.
“Non possiamo accettare che i nostri bambini diventino cavie inconsapevoli di una tecnologia
i cui effetti a lungo termine sono ancora al centro del dibattito scientifico”, afferma l’associazione.
Pur riconoscendo i limiti imposti dalla normativa nazionale ai Comuni, L’ Aria Nuova sottolinea i margini di intervento ancora possibili:
promuovere il co-siting ossia la pratica in cui più operatori di telefonia mobile installano i propri apparati di trasmissione e antenne
sulla stessa struttura di supporto, anziché costruire impianti.
Per L’ Aria Nuova l’obiettivo è ridurre l’impatto visivo e ambientale, prevedere un vero e proprio “piano antenne” integrato nel PRG
per individuare aree preferenziali, come immobili pubblici, e definire siti sensibili in prossimità di scuole, mense, ospedali e case di cura.
E ancora, indire consultazioni pubbliche e istituire un tavolo tecnico come strumento di partecipazione e mediazione.
“La nostra non è una posizione ideologica contro il progresso tecnologico – chiarisce l’associazione –
ma la necessità di porre un argine al far west normativo che oggi sembra agevolare le aziende installatrici”.
Una sinergia tra cittadini e istituzioni che viene ritenuta indispensabile, anche in una città attualmente commissariata come Paternò.
A preoccupare i residenti, inoltre, il fatto che nel quartiere esistano già altre installazioni,
con il timore di trovarsi al centro di un campo elettromagnetico.
L’associazione annuncia che seguirà con attenzione gli sviluppi e chiederà un incontro con la Commissione Straordinaria,
riservandosi di attivare, se necessario, lo strumento della deliberazione di iniziativa popolare.
Sulla questione è intervenuto anche l’ex consigliere comunale di Forza Italia
e attuale presidente dell’associazione socio culturale “Resilienza” Michele Russo.
“Ciò che sta accadendo in corso Marco Polo lascia non poche perplessità.
L’impianto sorge proprio accanto a un asilo nido comunale che dovrebbe vedere la luce nei prossimi mesi.
Possibile che non esistessero altre aree lontano dalle abitazioni e soprattutto da una struttura per bambini così piccoli?”.
Russo precisa: “È vero che, sulla base delle evidenze scientifiche attualmente disponibili, non è dimostrato che le antenne 5G,
se conformi ai limiti di esposizione, provochino danni alla salute. Non vogliamo alimentare allarmismi.
Ma è altrettanto vero che la scelta del luogo non può prescindere dal principio di precauzione,
dal buon senso e dalla tutela dei cittadini, soprattutto quando si parla di bambini”.
Da qui la richiesta di risposte chiare: “Sono state valutate alternative? Quali criteri hanno guidato questa decisione?
I residenti sono stati adeguatamente informati? Noi pretendiamo trasparenza.
Vogliamo conoscere le valutazioni tecniche e le ragioni che hanno portato a individuare proprio quest’area”.
“Se le verifiche evidenzieranno criticità – conclude – valuteremo ogni iniziativa necessaria.
Se non arriveranno risposte convincenti, siamo pronti a dare battaglia attraverso tutte le forme di partecipazione consentite dalla legge”.
 

SPAGNA: 70 ANNI DI INFORMAZIONE SU TVE;
LA STORIA DEL GIORNALISMO DAVANTI AI NOSTRI OCCHI

Televisión Española iniziò le sue trasmissioni regolari il 28 ottobre 1956 dal Paseo de la Habana
 
Per settant’anni, i telegiornali di TVE hanno mostrato la trasformazione politica e sociale della Spagna e del mondo
 
 
Il 28 ottobre 1956, Televisión Española (TVE) iniziò le sue trasmissioni regolari.
Settant’anni dopo, questo anniversario che celebriamo è anche un omaggio al patrimonio audiovisivo di un’intera nazione.
In questi sette decenni, la Spagna è passata dalla dittatura alla democrazia
e ha attraversato profonde trasformazioni sociali, economiche e culturali.
Anche il mondo ha ridisegnato la sua mappa geopolitica: guerre, rivoluzioni, crisi, progressi scientifici…
TVE è stata presente in tutti questi cambiamenti storici, inizialmente con risorse limitate
e in seguito con un significativo impiego di capacità tecniche.
Con la prospettiva unica dei suoi professionisti, Televisión Española si è impegnata, come servizio pubblico, a tenere informati i cittadini.
RTVE News ripercorre l’evoluzione dei programmi di informazione di TVE, la loro copertura dei principali eventi nazionali e internazionali
e l’impatto dei loro presentatori, corrispondenti e reporter.
Questo viaggio non solo ripercorre ciò che abbiamo visto sullo schermo,
ma anche come la televisione ha accompagnato gli eventi delle nostre vite.
 
Gli anni eroici: 1956-1959
I primi anni di TVE furono caratterizzati da un’attività televisiva rudimentale, quasi artigianale,
con risorse molto limitate, che trasmetteva da una modesta casa sul Paseo de la Habana a Madrid.
In una Spagna impantanata nella dittatura di Franco, nell’isolamento internazionale e nell’autarchia,
l’arrivo della televisione segnò l’inizio timido di una rivoluzione tecnologica e di un nuovo fenomeno sociale.
Con risorse molto limitate ma con ingegno ed enorme entusiasmo, i pionieri della casa lanciarono programmi e notiziari rudimentali, 
imparando improvvisando sul campo e provando un linguaggio audiovisivo ancora sconosciuto agli spettatori.
Nel 1957 fu lanciato Telediario, il programma che divenne la principale fonte di informazione per gli spagnoli per diversi decenni.
Le prime trasmissioni furono in diretta, poiché non esistevano videoregistratori per registrare e trasmettere i programmi in seguito.
La mancanza di risorse era assoluta: le telecamere erano fisse e gli studi consistevano in un tavolo, una sedia e una tenda.
La censura era severa; lo stile era rigido, solenne e ampolloso, ereditato dai cinegiornali e dai notiziari radiofonici del movimento NO-DO.
In quegli anni, possedere un televisore era un bene di lusso, un privilegio riservato alle classi più ricche,
quindi molti spagnoli videro le prime immagini nelle vetrine dei negozi di elettrodomestici, nei bar o nelle case di parenti o vicini.
 
Espansione e consolidamento: 1960-1969
Gli anni Settanta furono un decennio di enorme espansione per TVE, che consolidò la televisione come principale forma di intrattenimento per gli spagnoli.
Fu un periodo di sviluppo economico, in cui la televisione cessò di essere un lusso per pochi e divenne centrale nella vita domestica di milioni di famiglie,
trasformandosi nel principale motore della trasformazione sociale e culturale nella Spagna franchista.
La copertura televisiva si espanse in tutto il paese e la rete tecnica iniziò ad essere estesa alle principali città.
I notiziari crebbero in durata e struttura. Il tono era ufficiale perché il regime di Franco utilizzava la TVE come strumento di propaganda.
Ciononostante, la televisione si affermò come principale mezzo di comunicazione di massa.
Il 18 luglio 1964, la nuova sede di TVE aprì i battenti nel Prado del Rey, alla periferia di Madrid,
vantando studi che all’epoca erano tra i più grandi al mondo, come il celebre Studio 1.
Ciò permise un significativo aumento delle ore di produzione e trasmissione,
che passarono da tre a cento a settimana entro la fine del decennio.
Nel 1966, venne lanciato il Secondo Canale, popolarmente noto come UHF.
In una Spagna in bianco e nero dominata dalla dittatura di Franco, la televisione divenne una finestra sul mondo:
dalle vittorie di Massiel e Salomé all’Eurovision Song Contest all’arrivo dell’uomo sulla Luna,
TVE avvicinò gli spettatori a una realtà che fino ad allora sembrava lontana.
 
Il decennio del cambiamento: 1970-1979
Gli anni Settanta, per TVE come per il resto del paese, segnarono il passaggio dalla fine del regime franchista alla nascita della democrazia.
La televisione divenne uno specchio dei cambiamenti politici, sociali e culturali in atto in Spagna.
Fu anche il decennio della transizione tecnologica, con il passaggio dalla televisione in bianco e nero a quella a colori.
La morte di Franco e la proclamazione di Re Juan Carlos I fecero di TVE testimone diretta di un momento storico.
Il nuovo Primo Ministro, Adolfo Suárez, era stato Direttore Generale di RTVE e comprendeva il potere della televisione,
quindi TVE divenne uno strumento fondamentale per la diffusione dei messaggi ufficiali e per il successo della transizione alla democrazia.
Programmi come Informe Semanal (1973) e La Clave (1976) permisero, per la prima volta,
lo scambio di opinioni e la discussione di argomenti precedentemente censurati.
In vista delle prime elezioni democratiche del 1977 e del referendum costituzionale del 1978,
iniziarono a emergere dibattiti pluralistici tra posizioni politiche diverse.
La società spagnola aveva bisogno di essere informata per sviluppare una nuova cultura democratica,
assente dallo scoppio della Guerra Civile e dalla dittatura franchista.
I presentatori, già volti noti al grande pubblico, divennero simboli di credibilità.
L’informazione internazionale entrò in un’epoca d’oro grazie all’impiego di corrispondenti e reporter
che, con le loro prospettive uniche, avvicinarono gli spettatori a conflitti, guerre e disuguaglianze sociali in diverse parti del mondo.
La televisione non si limitava più a mostrare immagini: iniziò a spiegare il mondo.
 
Modernità: 1980-1989
Gli anni Ottanta segnarono la definitiva modernizzazione di TVE.
La copertura del tentato colpo di stato del 23-F consolidò ulteriormente la posizione del Primo Canale
come principale fonte di informazione per gli spagnoli.
Un anno dopo, l’apertura di Torrespaña durante i Mondiali di calcio del 1982 diede impulso a un aggiornamento tecnologico
che portò a programmi di informazione con un design più moderno e un maggior numero di trasmissioni in diretta.
Sotto la guida di José María Calviño, RTVE cercò di creare una rete televisiva che rispecchiasse la modernizzazione del paese, e i contenuti
e i volti del Telediario (il principale programma di informazione) furono completamente rinnovati.
Programmi come Informe Semanal (Rapporto Settimanale) vissero un periodo d’oro; emersero nuovi format documentaristici,
come En Portada (In Prima Pagina) e Documentos TV (Documentari TV); e iniziarono le trasmissioni di Buenos Días (Buongiorno),
il primo programma di informazione mattutina della televisione spagnola.
Allo stesso tempo, fu un periodo segnato da tensioni politiche. Sebbene la censura ufficiale fosse scomparsa,
le critiche alla manipolazione governativa crebbero, soprattutto durante il referendum sulla NATO del 1986,
in cui diversi settori accusarono il governo di influenzare la linea editoriale.
La legge sul Terzo Canale (1983) permise la creazione di emittenti televisive regionali. TVE cessò di essere l’unica emittente nazionale.
E la fine del decennio culminò in un cambiamento storico: la fine del monopolio statale e l’arrivo di canali televisivi privati
(Antena 3, Telecinco e Canal+), che costrinsero TVE a competere per telespettatori e pubblicità a un livello di concorrenza senza precedenti fino ad allora.
 
Competizione e innovazione: 1990-1999
Negli anni ’90, TVE, da unica emittente, si trovò a competere con nuovi canali privati (Antena 3, Telecinco, Canal+) e stazioni regionali.
Dovette adattarsi rapidamente al nuovo panorama televisivo. La televisione subì una completa trasformazione nella programmazione,
nello stile dei notiziari e nel ruolo della società spagnola.
Fu un decennio caratterizzato dalla deregolamentazione del settore televisivo,
dalla frammentazione del pubblico e dall’emergere di nuovi format.
I programmi di informazione adottarono un ritmo più dinamico e visivo, in linea con un pubblico che cominciava ad avere nuove opzioni.
La copertura della Guerra del Golfo, della caduta del Muro di Berlino e delle Olimpiadi di Barcellona del 1992 dimostrò la capacità di TVE
di mobilitare risorse e di impiegare infrastrutture tecniche su larga scala.
Il 15 settembre 1997, ha iniziato le trasmissioni Canal 24 Horas, il primo canale interamente dedicato alle notizie in Spagna,
offrendo una copertura informativa continua 24 ore su 24 con una missione di servizio pubblico.
Ciò ha garantito ai cittadini un accesso immediato e costante alle notizie nazionali e internazionali,
consolidando la posizione di RTVE come fonte di informazione leader ed espandendo la sua presenza globale attraverso il suo feed internazionale.
Inoltre, il canale ha stimolato una profonda modernizzazione tecnologica in RTVE:
è stato pioniere della digitalizzazione delle redazioni e dell’introduzione del montaggio non lineare,
aumentando la velocità e la reattività alle notizie dell’ultima ora.
 
Una nuova era digitale: 2000-2009
L’inizio del nuovo millennio ha portato la digitalizzazione, l’alta definizione e l’avvento di Internet.
Le informazioni non venivano più fruite esclusivamente attraverso la televisione,
ma anche sul web e, successivamente, sui dispositivi mobili.
Nei primi anni del XXI secolo, la RTVE ha accelerato la sua modernizzazione con l’introduzione della televisione digitale terrestre (TDT)
e il lancio di canali tematici che hanno ampliato la sua programmazione.
Il dipartimento notizie ha rafforzato il suo ruolo centrale con la copertura di importanti eventi internazionali, come l’11 settembre,
gli attentati ai treni di Madrid e la morte di Giovanni Paolo II, per i quali ha mobilitato ingenti risorse e una programmazione speciale continua.
Allo stesso tempo, la copertura giornalistica di eventi significativi, come il disastro petrolifero della Prestige, la guerra in Iraq,
lo sciopero generale del 2002 e gli attentati dell’11 maggio, ha generato un intenso dibattito politico e sociale
sull’indipendenza editoriale della RTVE e sul ruolo dei media pubblici.
Con la legge del 2006, che ha sciolto l’ente pubblico e istituito la nuova società, RTVE ha subito una profonda trasformazione,
rendendo obbligatoria l’elezione parlamentare del suo presidente e creando il Consiglio dell’informazione per garantire l’indipendenza professionale.
RTVE ha mantenuto la sua presenza nei principali eventi di attualità e ha consolidato programmi di dibattito e analisi
come Los Desayunos de TVE, 59 Segundos e speciali elettorali.
Nello stesso periodo è stato lanciato anche il sito web RTVE Noticias, a testimonianza del forte impegno verso l’informazione digitale.
 
Il giornalismo in un mondo che cambia: 2010-2026
Gli anni 2010 hanno segnato una profonda ridefinizione dei programmi di informazione di TVE,
caratterizzata dall’eliminazione della pubblicità nel 2010 e dal passaggio a un modello interamente finanziato dallo Stato, senza entrate commerciali.
Ciò ha rafforzato il modello di servizio pubblico, ma ha anche aumentato la dipendenza dal governo per i finanziamenti.
Il telegiornale di Telediario ha adottato uno stile più visivo, incorporando la tecnologia HD, infografiche, dati a schermo
e il crescente utilizzo della realtà aumentata per spiegare argomenti complessi.
Contemporaneamente, i social media hanno trasformato la narrazione delle notizie:
sono stati integrati la partecipazione dei cittadini, il fact-checking e nuove dinamiche di interazione.
Inoltre, l’ascesa delle nuove piattaforme di streaming ha spinto TVE a ripensare la propria strategia digitale
per competere in un contesto in cui il pubblico non dipendeva più dalla trasmissione lineare.
E così arriviamo al decennio attuale (2020-2026), segnato dalla pandemia di COVID-19,
dall’accelerazione della trasformazione digitale, dai cambiamenti nelle abitudini di consumo audiovisivo e da una concorrenza agguerrita.
L’informazione si sta adattando a un pubblico che non si limita più a guardare la televisione,
ma fruisce delle notizie anche su dispositivi mobili, social media e altre piattaforme, con un forte impegno verso l’informazione digitale.
Viene lanciato RTVE Play, successore di RTVE a la carta, dove vengono creati nuovi format per la fruizione on-demand.
Il Telediario viene trasmesso in 4K e integrato con i social media, dati in tempo reale e narrazioni verticali per dispositivi mobili.
Tempi nuovi, tecnologie nuove e modi nuovi di informarsi.
Settant’anni dopo, TVE continua a essere testimone di un mondo in costante trasformazione,
con RTVE News come il modo migliore per portare le notizie su tutti i dispositivi.
 

SERBIA: FESTA PER LA VITTORIA E IRRUZIONE IN UNA TV

Migliaia di persone hanno festeggiato a Belgrado la vittoria elettorale del movimento sostenuto dagli studenti,
che ha posto fine al lungo dominio politico di Aleksandar Vučić. La piazza Slavija si è riempita di bandiere, musica e fuochi d’artificio.
Durante le celebrazioni, alcuni manifestanti hanno fatto irruzione nella sede dell’emittente Informer TV, entrando negli uffici tra cori e proteste.
Il successo elettorale è arrivato dopo due anni di mobilitazioni contro la corruzione, nate dalla tragedia ferroviaria di Novi Sad.
 

IL 26 OTTOBRE 1976 IL LANCIO DEL PRIMO SATELLITE "EKRAN":
COME GLI INGEGNERI SOVIETICI HANNO CAMBIATO LA TELEVISIONE

Il sistema Ekran è stato il primo satellite geosincrono operativo dell’Unione Sovietica
e il primo servizio al mondo di trasmissione televisiva diretta alle abitazioni
 
Il 26 ottobre 1976, il satellite “Ekran” fu immesso in orbita geostazionaria dal cosmodromo di Baikonur,
grazie a un razzo vettore “Proton-K” dotato di uno stadio superiore DM.
In precedenza, l’URSS disponeva già del sistema televisivo satellitare “Orbita”, basato sui satelliti “Molniya”;
tuttavia, a causa delle caratteristiche della loro orbita altamente ellittica, le sessioni di trasmissione erano limitate
e la ricezione dei segnali richiedeva stazioni di terra complesse e costose.
Il satellite “Ekran”, sviluppato dall’Associazione scientifico-produttiva di meccanica applicata
(oggi azienda “RESHEtnyov”, parte di Roscosmos, l’agenzia spaziale russa), rappresentò una risposta alle esigenze dell’epoca
e divenne il primo satellite al mondo prodotto in serie destinato alla diffusione televisiva diretta.
 
Il sistema Ekran
Il sistema Ekran (noto anche come Stationar-T) è stato il primo satellite geosincrono operativo dell’Unione Sovietica
e il primo servizio al mondo di trasmissione televisiva diretta alle abitazioni.
Esso forniva trasmissioni televisive a colori in Siberia e nell’estremo nord del Paese.
Dopo aver scartato alcuni concetti iniziali piuttosto insoliti, che prevedevano satelliti a propulsione nucleare
dotati di uno stadio superiore a base di fluoro e ammine, il progetto Ekran si è orientato verso un veicolo spaziale di tipo più convenzionale.
La piattaforma KAUR-3, introdotta con i satelliti Raduga, è diventata lo standard per i satelliti sovietici per le comunicazioni in orbita geosincrona.
Il satellite era stabilizzato su tre assi mediante micropropulsori a propellente liquido
e presentava una precisione di puntamento entro 0,25 gradi rispetto al centro della Terra.
Il corpo del satellite, costituito da un’unica unità, era dotato di pannelli solari, un sistema di termoregolazione attivo
basato sul cambiamento di fase liquido-gas e un apparato di propulsione per le correzioni orbitali.
I pannelli solari, con una superficie di 25 metri quadrati, fornivano una potenza di 1280 W.
Il sistema Ekran impiegava un’antenna a schiera di fase (phased array) di 12 metri quadrati,
operante nella banda 702-726 MHz con una potenza di 200 W.
 
I primi lanci e l’operatività di Ekran
I primi lanci hanno visto l’impiego di satelliti sperimentali, che hanno comunque permesso a un numero
compreso tra 18 e 20 milioni di cittadini sovietici aggiuntivi di ricevere i programmi della Televisione Centrale.
L’operatività ha subito dei ritardi a causa di problemi persistenti al razzo vettore Proton, che hanno portato alla perdita di diversi satelliti Ekran.
Nel 1980, il sistema è stato dichiarato ufficialmente operativo. Il satellite trasmetteva dalle 12 ai 16 ore di programmi televisivi al giorno.
Nel 1982, risultavano in funzione 3000 ricevitori.
 

GOOGLE DIVENTA IL PRIMO MEDIA D' ITALIA:
IL SORPASSO SULLA RAI CERTIFICA LA RESA DEI MEDIA TRADIZIONALI?

L’ Agcom fotografa la svolta nel SIC a 21,8 miliardi. A Mountain View basta il 12,4% per scalzare il servizio pubblico.
L’avanzata di Meta travolge Sky e Fininvest, mentre la carta scivola al 12,9%
 
Quattro decimi di punto percentuale. Tanto è bastato per mandare in archivio mezzo secolo di assetti radiotelevisivi ed editoriali italiani.
Con il 12,4% delle risorse complessive, Alphabet/Google ha formalmente scalzato la Rai (12,0%) dal vertice del Sistema Integrato delle Comunicazioni (Sic).
Il dato, certificato dall’Agcom sui bilanci consolidati del 2024, fissa una pietra miliare che va oltre la statistica:
de facto e de jure, il primo editore d’Italia è un motore di ricerca californiano.
Un esito che ridisegna la mappa del potere economico nell’informazione e nell’audiovisivo nazionale,
formalizzando una redistribuzione della cassa che penalizza chi sostiene i costi industriali della notizia a vantaggio di chi ne controlla i canali distributivi.
[…]
 
Che cos’è il Sic?
Istituito nel 2004 dalla legge Gasparri e confluito nel Tusma, il SIC è il termometro antitrust concepito
per impedire posizioni dominanti nell’ecosistema della comunicazione.
Non misura gli indici d’ascolto né i corsi azionari, bensì il flusso tangibile dei ricavi: canone, vendita copie,
proventi da botteghino, sponsorizzazioni e, soprattutto, investimenti adv su TV, radio, carta stampata ed editoria elettronica.
A fronte del sorpasso, la linea difensiva di Google punta sulla frammentazione apparente del listino.
Diego Ciulli (head of Government Affairs and Public Policy di Google Italia) ha prontamente rimarcato su LinkedIn
come la vetta veda oggi cinque operatori serrati in una forbice ristretta tra il 12,4% e il 9,2%,
rivendicando il radicamento locale dell’azienda, il dialogo con i regolatori e l’adesione agli standard di settore come Audicom.
Una lettura che tuttavia elude il nodo sistemico:
una singola multinazionale della Silicon Valley drena più risorse economiche dell’intera concessionaria pubblica di viale Mazzini.
 
Google primo editore d’Italia. Ma editore di cosa?
È qui che si consuma il paradosso certificato dall’Agcom: Alphabet è il primo editore d’Italia senza aver mai redatto una riga,
senza aver mai sostenuto i costi fissi di una redazione e senza farsi carico del rischio legale di ciò che pubblica.
Google, nei fatti, non è un editore di contenuti ma un estrattore di valore algoritmico (ndr).
La normativa sul Sic lo incorona al vertice non perché produca informazione in maniera primaria,
ma perché ne monetizza l’infrastruttura di transito: il combinato disposto tra il motore di ricerca, YouTube
e il monopolio di fatto dello stack pubblicitario, permette a Mountain View di intercettare la quota più redditizia della spesa adv digitale,
incassando sui flussi di attenzione generati dal lavoro altrui.
Il risultato è un’asimmetria contabile: chi finanzia il costo vivo dell’informazione (stipendi, inchieste,
corrispondenti sul campo e verifica delle fonti) assiste al prosciugamento dei propri margini operativi,
mentre chi presidia i caselli d’accesso dell’informazione (Google, appunto) trattiene la rendita di posizione.
Il sorpasso sulla Rai formalizza così una transizione sistemica: nell’ecosistema dei media,
il potere economico ha abbandonato chi crea l’informazione
per concentrarsi nelle mani di chi ne controlla, monopolisticamente, la distribuzione.
 
La carica di Meta: Sky e Fininvest retrocedono
Il terremoto non risparmia i gradini più bassi del podio. Alle spalle del tandem Alphabet-Rai, la vera scossa arriva da Meta/Facebook:
con un’accelerazione di +1,1 punti percentuali – la variazione più marcata dell’intero comparto -, il gruppo di Menlo Park sale al 9,7% del SIC.
Un balzo che consente a Mark Zuckerberg di superare in un solo colpo:
 
Comcast/Sky, retrocessa al 9,4%;
Fininvest (Mediaset e Mondadori), scivolata al 9,2%.
 
Sommando Google e Meta, il duopolio tecnologico USA controlla direttamente oltre il 22% delle risorse informative e pubblicitarie del Paese.
Scendendo nella parte bassa del ranking, l’impronta delle piattaforme globali continua a stringere il perimetro:
Amazon capitalizza il 4,9%, Netflix il 3,5%, mentre gli editori italiani di matrice industriale faticano a tenere il passo:
Cairo Communication si attesta al 3,0%, il gruppo Gedi scende all’1,8%, affiancati da Warner Bros Discovery (1,2%) e Telecom Italia (1,2%).
In aggregato, i primi dodici player presidiano il 71% delle risorse totali, drenando 15,4 miliardi di euro.
[…]
 
La risposta degli editori
Questa profonda trasformazione economica interseca le preoccupazioni espresse in maniera unitaria dall’intera filiera industriale.
Nel corso del convegno “Articolo 21: il diritto di sapere”, promosso congiuntamente da Fieg, Confindustria Radio TV e Aie,
gli editori italiani hanno lanciato un appello alle istituzioni italiane ed europee
per un deciso riequilibrio delle regole di ingaggio con i giganti tecnologici e le piattaforme di intelligenza artificiale.
I vertici delle tre associazioni hanno posto l’accento sul tema della responsabilità editoriale e legale:
chi produce informazione investe e risponde del proprio operato,
mentre le Big Tech continuano a beneficiare di un regime di fatto esente da vincoli di trasparenza sulle fonti e da costi di produzione dei contenuti.
La fotografia del Sic 2024 consegna dunque una riflessione strutturale: il mercato dei media cresce in termini assoluti (+6,9%),
ma redistribuisce il valore premiando chi intermedia i flussi di dati e la pubblicità digitale
rispetto a chi sostiene la spesa e il rischio d’impresa dell’informazione di qualità.
Una sfida cruciale sia per la sostenibilità economica delle imprese editoriali sia per la tenuta del pluralismo nel Paese.
 
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