
Domenica 22 marzo 2026
TV DIGITALE TERRESTRE, RADIO DAB:
LE NOTIZIE FLASH DELLA SETTIMANA
A cura di Salvatore Cambria
Pubblicato il 22/03/2026 alle ore 13:50
Tutti i diritti riservati @L’ITALIA IN DIGITALE
Bentornati al nostro appuntamento domenicale con le notizie “in breve” che riguardano la TV digitale terrestre e la radio DAB.
RADIO DAB - MUX CR DAB (PUGLIA): AGGIORNATA LA COMPOSIZIONE
Iniziamo parlando della radio digitale.
Nel Mux CR DAB (PUGLIA) sono state inserite RADIO PLANET, RADIO PLANET IBIZA
e RADIO PLANET ITALIA di Ruffano (LE), rispettivamente identificate PLANET, PLANET IBIZA e PLANET ITALIA
ed eliminate R-NORBA Amore, R-NORBA Battiti, R-NORBA Italiana e R-NORBA Joy di Conversano (BA)
che restano ascoltabili in questa regione nei Mux MEDIA DAB e Mux SPACEDAB.
Per consultare la composizione completa del multiplex, cliccate sul banner qui sopra.





FREQUENZE E POSTAZIONI
| PUGLIA | ||
| Canale 12A (223,936 MHz) | ||
| Postazione | Comune | Provincia |
| Contrada Nisco | Cassano delle Murge | BA |
È MORTA ANNALISA PETRINI, STORICA CAPOREDATTRICE DEL GRANDE FRATELLO
Lutto al Grande Fratello, morta la storica caporedattrice Annalisa Petrini.
Quando disse: “Il Gf ti entra dentro”. Il ricordo di Plevani
Il suo lavoro la portava ad essere il riferimento per tutti i partecipati, che sui social l’hanno ricordata con affetto
Grande Fratello in lutto, è morta Annalisa Petrini uno dei volti storici del reality Mediaset.
Sui social Endemol Shine l’ha ricordata così: “Una delle colonne portanti del reality, con noi sin dalla prima edizione.
Da lunedì non c’è più, noi la ricorderemo sempre. Ciao Annalisa”.
A poche ore dal via dell’inizio della nuova edizione del Gf, la storica redattrice, diventata poi caporedattrice
e punto di riferimento per tutti i partecipanti, è venuta a mancare sconvolgendo gli ex concorrenti e ovviamente anche i colleghi.
Petrini aveva fatto parte anche dello speciale Grande Fratello – L’inizio su Mediaset Infinity, in cui aveva parlato del suo lavoro nel programma.
“Ti entra dentro perché ti affezioni molto alle persone, ai ragazzi, ai concorrenti.
Poi li accompagni in questa avventura fino a che appunto li accompagni alla porta rossa e li lasci andare e poi li riaccogli quando escono”,
aveva spiegato. “Noi raccontiamo la vita delle persone, le emozioni e gli amori che finiscono fuori, gli amori che nascono dentro
ed è bello. Per me è un orgoglio. È un orgoglio e sono contenta che poi di aver fatto parte, di continuare a far parte,
di questa che per me è sempre un esperimento più che un programma, che ti entra proprio dentro”,
aveva poi aggiunto rivelando quanto fosse legata al Gf.
Il ricordo di Cristina Plevani
Cristina Plevani è stata tra le prime a esprimere il proprio cordoglio sui social per la scomparsa di Annalisa Petrini.
Le due erano molto legate: proprio con lei, durante la sua esperienza al Grande Fratello,
Plevani aveva condiviso uno dei momenti più intensi e ricordati dal pubblico: la storia con Pietro Taricone.
La prima vincitrice del reality ha sempre considerato Petrini una presenza familiare, dentro e fuori dalla casa,
e quel legame non si è mai affievolito con il passare degli anni.
[…]
Al ricordo di Plevani si sono poi uniti numerosi ex protagonisti del programma, da Salvo Veneziano a Marina La Rosa e Lorenzo Battistello,
insieme a volti delle edizioni successive come Luca Calvani, Matteo Diamante, Serena Garitta, Sophie Codegoni, Elenoire Ferruzzi,
Pierpaolo Pretelli, Giulia Salemi, Pamela Petrarolo e Stefania Orlando, tutti uniti nel ricordo di una figura storica del programma.
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VENETO: È MORTO GIANNI MIOTTO
La Polesana piange Gianni Miotto, per anni nel direttivo
Si è spento all’ospedale di Rovigo il collega giornalista pubblicista Gianni Miotto.
Aveva 83 anni e per molti anni era stato nel direttivo dell’Associazione polesana della stampa e negli anni Ottanta ne aveva ideato il logo.
Insegnante di educazione fisica, dal 1970 era stato collaboratore del Resto del Carlino seguendo in particolare le vicende del Calcio Rovigo.
Si era dedicato alla televisione prima con Atr e poi, tra le altre, con Telestense e infine come direttore del telegiornale di Prima free.
Era stato anche il portavoce del sindaco Paolo Avezzù.
Appassionato di auto d’epoca, aveva chiuso la sua attività giornalistica anche in seguito alla morte del figlio Gianluca in un incidente stradale nel 2014.
Lascia la moglie Maria Rosa alla quale il Sindacato giornalisti Veneto e la delegazione di Rovigo porgono sentite condoglianze.
EMILIA-ROMAGNA: LA PAURA DELLE TELECAMERE, LO SPUMANTE IN DIRETTA
E L' ULTIMO TG: FRANCESCHINI RACCONTA LA "SUA" TELESTENSE
I ricordi di uno dei volti più noti dell’ex emittente locale: “Un nuovo canale a Ferrara? Sarebbe bello, ma…”
Addio a Telestense. Addio alla televisione locale e a tante facce che, nel corso degli ultimi anni, hanno tenuto compagnia
e informato i ferraresi nei pomeriggi e nelle serate sul divano di casa.
Tra telegiornali e programmi sportivi, uno dei volti simbolo è stato sicuramente quello di Nicola Franceschini,
ex dipendente dell’emittente e oggi tornato alla sua originaria passione: la radio.
Sguardo, dunque, rivolto al futuro, ma con il cuore che ancora batte per quel nome
che, nell’immaginario popolare, lo ha “marchiato” forse per sempre.
Come è iniziata la sua avventura davanti alle telecamere?
“In realtà, la mia carriera è iniziata dietro ad un microfono. Quello di Rete Alfa, nel 2003.
Lavoravo con Marco Mariotti in un programma di news che si chiamava “Buongiorno Ferrara”.
L’anno successivo mi chiese di fare il “salto” in televisione: io però ero titubante all’epoca, anzi quasi impanicato, non volevo cambiare”.
Poi cosa successe?
“Durante l’estate facemmo qualche piccolo talk show e la cosa andò bene. Così passai alla televisione.
Ricordo l’esordio a “Domenica con te”, una sorta di anticipazione di quello che poi sarebbe diventato il format di “Match”
(con commento alle partite della Spal, ndr): ero con Mariotti, appunto, e Federica Lodi, oggi volto di Sky.
Nel 2004 ho iniziato, dunque, a fare tv al pomeriggio e da lì non ho più smesso”.
Accanto alla tv, però, c’era sempre la radio…
“Esatto. Fino al 2015, comunque, ho proseguito anche il percorso in radio, poi Rete Alfa ha chiuso
e mi sono dedicato completamente alla televisione.
In quest’ultimo ambito, nel 2011 sono entrato anche nel mondo della cronaca, conducendo i telegiornali”.
Il nome Nicola Franceschini, però, è legato principalmente al calcio e alla Spal.
Anni di dirette per intrattenere il pubblico: si ricorda qualche aneddoto curioso?
“Di aneddoti ne avrei tanti, ma mi piace ricordare con simpatia quello che accadde il pomeriggio del 13 maggio 2017.
La Spal, pur perdendo contro la Ternana, conquistò la promozione in Serie A e dopo la partita rimasi da solo in studio.
Tra chi era andato a Terni e chi sul Listone a festeggiare, dovetti intrattenere il pubblico senza nessuno.
Data la giornata storica, si decise di andare in onda ben oltre i canonici 90 minuti della partita,
per aspettare il rientro della squadra, ma di fatto non avevo più ospiti”.
Quindi?
“Iniziai a improvvisare e, devo dire la verità, in questo mi aiutò molto il pubblico, con messaggi e telefonate varie.
Poi ad un certo punto chiamai mio fratello, Paolo, e gli dissi che non appena fosse tornato da Terni,
sarebbe dovuto correre in studio per aiutarmi. Si presentò con una bottiglia di spumante e brindammo in diretta.
Mi fece ridere il commento di uno spettatore che, vedendo noi fratelli insieme, ci chiese: ma è diventata TeleFranceschini?”.
Ci sono stati anche momenti più complicati?
“Complicato forse non è il termine corretto, però il periodo del Covid fu piuttosto strano.
Il calcio si fermò per qualche mese, ma si decise di andare comunque in onda con il programma di Telestense.
Quelle puntate diventarono una sorta di racconto del quotidiano: io ero in studio da solo e gli ospiti erano collegati da casa.
Era un modo diverso anche per cercare di intrattenere il pubblico in quel momento comunque complesso”.
Veniamo alle note veramente dolenti: Telestense oggi non esiste più. Quando ha capito che si sarebbe potuti arrivare a questo epilogo?
“Sarò sincero, fino all’estate 2025 ho sperato che la situazione fosse recuperabile.
Nel 2018 ci fu un primo momento critico e ricordo che andammo a protestare in Regione. Ma all’epoca c’eravamo tutti.
C’era un senso di gruppo. Qualcuno ci lasciò, certo, ma di fatto si respirava l’aria di una possibile ripresa. E così effettivamente fu”.
Poi?
“Dal 2023 si è tornati ad avere fasi altalenanti. Come ho detto, fino all’estate scorsa ho sperato in una ripartenza,
ma dall’autunno ho capito che non ci sarebbe più stato nulla da fare.
Le ultime trasmissioni le ho condotte a novembre, il 5 dicembre ho presentato l’ultimo telegiornale della storia di Telestense.
È una data che non dimenticherò mai. Devo ammettere che gli ultimi due mesi sono stati molto tristi”.
Che effetto fa, oggi, avere la certezza che Telestense non esiste più?
“Quando è stata pubblicata la notizia della liquidazione giudiziale mi ha scritto tanta gente.
Una persona, addirittura, mi ha mandato un messaggio di condoglianze.
Questo per far capire come i ferraresi hanno amato Telestense.
Io, comunque, questo “lutto” sono riuscito ad elaborarlo e oggi mi dedico a Radio Diva e Teleromagna.
Però sono consapevole che il marchio di Telestense me lo porterò dietro per tanto tempo”.
Qualcuno le ha chiesto se tornerete?
“Sì, più di una persona mi ha chiesto se comunque farò ancora il telegiornale o se riprenderà Match.
Anche se con Teleromagna commentiamo in diretta l’Ars et Labor, il pubblico ha l’impressione che io non sia più a casa.
Chiudere Telestense, soprattutto per una determinata fascia della popolazione, è come aver tolto un pezzo di vita”.
Da esperto del settore, secondo lei in futuro Ferrara potrebbe tornare ad avere una televisione locale?
“Oggi viviamo in un mondo diverso, con una grande presenza di social, ma alla fine la gente guarda comunque la tv.
Spazio in città per un’emittente c’è; anzi, ci sarebbe bisogno di questo. Il problema è il supporto economico.
Ormai non c’è più spazio per l’editore puro: mantenere una televisione costa e il mercato pubblicitario è spezzettato su vari media,
quindi entrano meno soldi”.
Quale sarebbe la soluzione?
“Pensare ad una persona che arrivi e “apra” un canale televisivo, è quasi illusorio.
La soluzione sarebbe quella di un gruppo con le spalle solide, che abbia interessi su più realtà
e che quindi riesca a sostenere anche un’emittente sul territorio. Poi su questo un desiderio ce l’ho”.
Ce lo dica.
“Io spero che in futuro il marchio Telestense possa essere rilevato da qualcuno che poi effettivamente lo utilizzi.
Sarebbe bello tornare a vedere quella scritta”.

LAZIO: POMEZIA (RM), ARRIVA IL COLOSSO RAI A SANTA PALOMBA; 16MILA METRI QUADRI DI SERVER E PANNELLI SOLARI
Presentato l’Hyperscale Data Center di Rai Way: un hub digitale da 140mila mq alimentato al 100% da rinnovabili.
Pomezia diventa il cuore strategico della sovranità tecnologica italiana
Non solo trasmettitori e antenne. Il futuro della Rai passa per il cemento e la fibra ottica di Pomezia, dove –
precisamente nel distretto di Santa Palomba – sta per sorgere uno dei poli tecnologici più avanzati d’Italia.
È stato presentato ufficialmente il progetto dell’Hyperscale Data Center di Rai Way:
un mastodontico hub digitale che trasformerà l’hinterland romano nel cuore pulsante della gestione dati nazionale.
Il progetto: i numeri del colosso di Pomezia
Il piano è ambizioso e poggia su numeri imponenti. L’infrastruttura sorgerà su un’area di circa 140.000 metri quadrati,
lì dove svetta la maxi antenna Rai. Il cuore tecnologico sarà composto da quattro edifici indipendenti,
ognuno dei quali ospiterà quattro “data hall” da 1.000 metri quadrati, per un totale di 16.000 metri quadrati dedicati esclusivamente ai server.
Sotto il profilo energetico, il campus punterà sulla sostenibilità: sarà alimentato al 100% da fonti rinnovabili
e beneficerà di un impianto fotovoltaico dedicato da 5,5 MW (attualmente in fase di autorizzazione).
La potenza IT complessiva sarà di 35,2 MW, con una struttura flessibile pensata per le esigenze dei grandi colossi del cloud.
I tempi? Una volta ottenuto il commitment dei clienti, i lavori di costruzione richiederanno tra i 24 e i 30 mesi,
con un possibile avvio del cantiere anche prima del 2027.
Perché proprio a Pomezia?
La scelta della cittadina a sud della Capitale non è casuale.
Roma e la sua provincia rappresentano un nodo strategico grazie alla vicinanza con le landing station dei cavi sottomarini del Mediterraneo
e la presenza di importanti punti di interscambio internet (IXP).
Realizzare qui un polo di questa portata permette di creare una “availability zone” fondamentale per la pubblica amministrazione
e le imprese del Centro-Sud, garantendo sicurezza e continuità operativa (disaster recovery).
La presentazione al MiMit
Il progetto, che ha già ricevuto il permesso a costruire, è stato illustrato presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MiMit).
Al tavolo erano presenti il ministro Adolfo Urso, l’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi,
l’AD di Rai Way Roberto Cecatto e la sindaca di Pomezia Veronica Felici.
L’iniziativa si inserisce nel piano di trasformazione della Rai in una “Digital Media Company”,
un percorso che include già il potenziamento di RaiPlay, della radio digitale DAB+
e di una rete in fibra ottica proprietaria di oltre 6.000 chilometri.
Le voci dei protagonisti
Adolfo Urso (Ministro delle Imprese e del Made in Italy): “In un’epoca in cui la gestione del dato è diventata una questione
che investe sia identità culturale che sicurezza nazionale,
il progetto Hyperscale segna un passo in avanti concreto nel percorso verso la piena sovranità digitale del Paese.
Questo Data Center assicurerà che il patrimonio della Rai – patrimonio di tutti gli italiani –
sia custodito in un’infrastruttura sicura, resiliente e radicata sul territorio nazionale.
Ancora una volta il servizio pubblico dimostra di saper affrontare la sfida della modernità,
coniugando la propria missione storica di broadcaster con quella di una moderna Tech Media Company”.
Giampaolo Rossi (Amministratore Delegato Rai): “L’Hyperscale Data Center nel comune di Pomezia costituisce,
per Rai Way e per l’intero gruppo Rai, un traguardo importante,
in linea con il processo di trasformazione dell’azienda in una moderna Digital Media Company
e coerente con i principali obiettivi del nostro nuovo Piano Industriale, che ci renderà sempre più sostenibili, competitivi e centrali
in un contesto di mercato radicalmente mutato rispetto al passato.
Si tratta di un hub dal grande valore strategico non solo in termini di spinta innovativa,
transizione digitale e sviluppo industriale del gruppo Rai ma anche per quanto riguarda il territorio circostante, l’indotto e la Nazione tutta
poiché, andando a perfezionare e implementare la nostra offerta di servizi digitali, non farà che contribuire alla sicurezza e alla sovranità tecnologica italiana”.
Roberto Cecatto (Amministratore Delegato Rai Way): ”L’Hyperscale di Pomezia è un progetto centrale nel piano industriale di Rai Way,
che rafforza il proprio patrimonio infrastrutturale e consolida il posizionamento societario quale ecosistema integrato di infrastrutture
e servizi digitali, sicuro, sostenibile e interamente italiano, in grado di accompagnare imprese, istituzioni e cittadini nella transizione digitale.
Gli investimenti che Rai Way sta realizzando e continuerà a realizzare sono orientati allo sviluppo di infrastrutture
sempre più moderne ed efficienti, anche in favore di Rai e al servizio del sistema Paese.
Operiamo con la competitività propria di un operatore di mercato,
mantenendo salda la nostra vocazione di servizio pubblico e il sostegno alla Capogruppo”.
Veronica Felici (Sindaca di Pomezia): “Abbiamo lavorato negli ultimi anni per rendere possibile questo risultato,
che oggi si concretizza in un investimento significativo sulla nostra città.
Si tratta di una scelta che conferma Pomezia come un hub dinamico dell’innovazione,
capace di attrarre investimenti tecnologici di rilevanza nazionale e di rafforzare il ruolo del nostro territorio nella comunicazione digitale
e nelle infrastrutture avanzate. La nostra Amministrazione continuerà a collaborare con Rai Way in tutte le fasi di sviluppo,
mettendo a disposizione competenze e strumenti per accompagnare un investimento
che rappresenta una nuova prospettiva di crescita per la città e per l’intero territorio”.
SICILIA: ATTIVATI SU VIDEO REGIONE I SOTTOTITOLI ISTANTANEI PER I NON UDENTI
Video Regione abbatte le barriere
Video Regione lancia il servizio di sottotitolazione istantanea per non udenti.
Grazie alla partnership con Rubidia, l’intelligenza artificiale trasforma il parlato in testo in tempo reale:
la rivoluzione dell’accessibilità parte dal canale 14
La televisione del futuro è anche la capacità di parlare a tutti, nessuno escluso.
Video Regione, in tal senso, compie un passo decisivo in questa direzione, attraverso l’integrazione di CapTune,
una soluzione tecnologica all’avanguardia sviluppata dai partner di Rubidia.
Il progetto è un sofisticato sistema di Intelligenza Artificiale progettato per l’ascolto e la trascrizione simultanea.
Non si tratta di una semplice automazione, ma di una tecnologia capace di elaborare il flusso audio e restituire sottotitoli chiari,
precisi e, soprattutto, immediati. Per la comunità dei non udenti, questa innovazione rappresenta la fine di un isolamento informativo,
permettendo di seguire telegiornali, talk show e programmi di approfondimento con la stessa reattività di qualsiasi altro telespettatore.
Con il lancio di questo servizio, Video Regione si posiziona come punto di riferimento nel panorama televisivo regionale, vicina a tutti.
Con l’unione del Tg lis in onda tutti i giorni alle 19.30 e la tecnologia di CapTune, Video Regione si conferma l’emittente più inclusiva del territorio.
Il servizio è già attivo e accessibile in modo semplice e intuitivo.
Per i telespettatori sarà sufficiente sintonizzarsi sul Canale 14 del digitale terrestre e attivare la funzione sottotitoli tramite il proprio telecomando.

SICILIA: FESTA GRANDE PER RADIO FAVARA 101: 50 ANNI E… ASCOLTARLI TUTTI
Generalmente si dice: 50 anni e non sentirli. In questo caso c’è una importante eccezione.
Radio Favara 101 ha compiuto il 20 marzo mezzo secolo di trasmissioni
e dalle sue frequenze ha fatto “sentire” ed “ascoltare” ad intere generazioni al momento ben 438.000 ore di trasmissioni.
Musica, sport, informazione, intrattenimento, quiz, dirette.
Una radio con un’offerta giornaliera da sempre per tutte le età e per tutte le esigenze, con palinsesti completi, vari,
modulati da rendere la giornata accompagnata da tanta qualità e non solo quantità.
Lo scorso 20 marzo presso la Chiesa del Convento nella collina di San Francesco,
dove il 20 marzo 1976 iniziarono le trasmissioni, hanno avuto inizio i festeggiamenti.
Un programma che si sta delineando in questi giorni da un comitato che ha messo insieme speaker e associati di ieri e di oggi.
Radio Favara 101 è stata sempre un punto di riferimento per intere generazioni, che sono cresciuti a vinilico e microfono,
a musicassette e stereofonia equalizzata. Molti, anzi tanti, dei protagonisti adesso seguono le trasmissioni da “Radio Paradiso”
ed è per chi non c’è più che i festeggiamenti si apriranno con una messa in ricordo di chi adesso riposa in pace
ma sicuramente con le cuffie ancora incollate alle orecchie.
Tante le iniziative in cantiere: giornate di “open day” con radio aperta ai cittadini, caccia al tesoro per le strade,
eventi sportivi, iniziative con le scuole.
Un programma che sarà reso noto a giorni nel corso di una conferenza stampa ma che già si prospetta ben corposo di iniziative.
Radio Favara, le cui prime prove tecniche partirono nel luglio del 1975 da un’abitazione privata nel rione San Vito,
nasce come associazione nell’autunno dello stesso anno grazie ad un’idea di un gruppo di amici con la passione della comunicazione.
Uno statuto, tante regole condivise, decine di soci fondatori (si iniziò con una quota di fondazione di 50 Mila lire)
ma soprattutto con migliaia di radioascoltatori, non solo favaresi.
Grazie a dei “ponte radio”, tralicci ed antenne le frequenze da colle San Francesco si diramarono oltre la provincia di Agrigento
e RF101 diventò subito una delle prime radio libere più ascoltate in Sicilia.
Tra i principali fondatori un frate francescano, Padre Pacifico Nicosia, che alternava a preghiere e messe collegamenti con il suo baracchino.
Grazie alla sua competenza di radioamatore nel gennaio del 1968 aiutò le popolazioni del Belice colpiti dal violento terremoto durante i primi soccorsi.
Aprì subito le porte del convento agli associati e da quel giorno, sulle “magiche frequenze” FM 88.9 e 101 la Radio continua a vivere.
Oggi in locali eleganti, al passo dei tempi con un sistema tecnologico all’ avanguardia RF101 trasmette, oltre via audio,
anche in streaming con dirette e webcam.

SICILIA: CHINNICI (PD SICILIA), REGIONE TUTELI LA STAZIONE RADIO E IL PARCO ANTENNA RAI DI CALTANISSETTA
La deputata del Partito Democratico all’Assemblea Regionale Siciliana e vice segretaria regionale del PD, Valentina Chinnici,
ha presentato un’interrogazione parlamentare, sottoscritta dall’intero gruppo del PD,
per fare piena luce sulla vicenda che ha portato alla revoca del vincolo di tutela
e alla successiva demolizione della storica Antenna RAI di Caltanissetta, avvenuta lo scorso 24 luglio 2025.
La vicenda, che si trascina da anni, è stata più volte sollevata dal PD di Caltanissetta e dalla sua segretaria Greta Tassone.
Un bene culturale tutelato per tre volte (1995, 2017, 2022), definito dall’Amministrazione stessa
come “il segno distintivo che caratterizza lo skyline della città”
e “straordinario esempio del progresso delle radiocomunicazioni con valore di archeologia industriale”,
è stato demolito a seguito del D.D.G. n. 2574 del 28 maggio 2025,
che ha revocato il vincolo appena tre anni dopo la sua ultima imposizione.
“Quello che contestiamo – dichiara Valentina Chinnici – è il modus operandi dell’Amministrazione regionale.
La revoca si basa esclusivamente su relazioni tecniche prodotte dalla proprietà, Rai Way S.p.A.,
senza che dalla documentazione emergano verifiche indipendenti disposte dalla Soprintendenza o dal Dipartimento.
Non è ammissibile che un bene riconosciuto come identitario e culturale venga cancellato sulla parola del proprietario,
in assenza di un contraddittorio tecnico-scientifico da parte dell’ente pubblico deputato alla tutela”.
“Oggi il traliccio non c’è più – prosegue Chinnici – ma restano gli edifici, le apparecchiature e l’area del cosiddetto “Parco Antenna”,
un belvedere naturale di straordinaria bellezza sulla Valle dell’Imera. La Regione non può voltarsi dall’altra parte.
Per questo chiediamo, innanzitutto, una verifica sulla legittimità del procedimento di revoca.
Ma chiediamo anche che si valuti immediatamente l’avvio di un nuovo procedimento di tutela per ciò che resta:
le apparecchiature, gli immobili e l’area verde. Infine, lanciamo una proposta concreta:
valutare l’acquisizione pubblica dell’area per realizzare un museo della radio e delle telecomunicazioni,
restituendo alla città e alla Sicilia un pezzo fondamentale della propria storia industriale e culturale”.
“Il Partito Democratico – conclude la vice segretaria regionale – vigilerà affinché su questa vicenda sia fatta piena luce
e si attivino tutte le iniziative necessarie a salvaguardare la memoria storica e il paesaggio della nostra terra”.
CROAZIA: INTERVENTO DELL' OIV COME OSPITE SULLA HKR;
UN SECOLO DI COMUNICAZIONI AFFIDABILI E UNO SGUARDO AL FUTURO DIGITALE
Alla vigilia del centenario delle trasmissioni, Denis Nikola Kulišić, membro del consiglio di amministrazione e direttore di OIV,
è stato ospite del programma “Aktualno” sulla Hrvatskom Katoličkom Radiju (Radio Cattolica Croata).
Ha sottolineato il ruolo di OIV come fornitore affidabile dell’infrastruttura di comunicazione
che consente ai cittadini d’avere un accesso affidabile e tempestivo all’informazione,
dai trasmettitori radiofonici e televisivi alle reti digitali e satellitari, comprese le aree difficilmente raggiungibili.
Ha posto particolare enfasi sullo sviluppo della radio digitale DAB+, che offre una migliore qualità del suono,
un maggior numero di programmi e nuove opportunità per le emittenti radiofoniche.
“L’OIV continuerà a essere un pilastro affidabile dell’infrastruttura di comunicazione croata, come lo è stata negli ultimi cento anni,
lavorando con serietà, responsabilità e nell’interesse della Repubblica di Croazia”, ha affermato Kulišić.

SPAGNA: IL NOME DEL NUOVO CANALE DTT VERRÀ DECISO AD APRILE
E LE TRASMISSIONI POTREBBERO INIZIARE ENTRO LA FINE DELL' ANNO
Sta prendendo forma la cronologia per l’arrivo di un nuovo canale nazionale sulla televisione digitale terrestre (TDT) spagnola,
con diverse tappe fondamentali che ne scandiranno lo sviluppo nei prossimi mesi.
Il processo, che rientra nella gara d’appalto pubblica indetta nel 2025, sta entrando nella sua fase decisiva.
Secondo le proiezioni attuali, il governo assegnerà la nuova licenza nell’aprile del 2026, in anticipo rispetto alla tempistica inizialmente prevista.
Questa decisione consentirebbe di completare la procedura prima dell’estate e di dare inizio al conto alla rovescia per il lancio del canale.
La competizione si è infine ridotta a soli due contendenti: Mediaset España e Grupo SIETE, che hanno presentato offerte formali per la nuova frequenza.
Si tratta di due proposte molto diverse: da un lato, un operatore televisivo consolidato con una forte presenza nel settore della televisione digitale terrestre (TDT),
dall’altro, un nuovo progetto che cerca di affermarsi nel panorama audiovisivo in chiaro.
Nel caso di Mediaset, la sua offerta si basa sull’esperienza nella gestione di canali nazionali,
sulla sua forza pubblicitaria e sull’infrastruttura già consolidata, che le consentirebbe di lanciare il canale rapidamente dopo l’assegnazione della licenza.
SIETE, invece, sta lavorando a una proposta completamente nuova,
con un approccio che mira a differenziarsi in termini di contenuti e posizionamento all’interno del mercato della televisione digitale terrestre (TDT).
Nel settore audiovisivo, il consenso è unanime: tutte le fonti indicano SIETE come la favorita per l’aggiudicazione della licenza.
Il progetto avrebbe convinto tutti grazie al suo approccio, alla sua integrazione nel nuovo panorama televisivo
e all’opportunità che offre di introdurre un nuovo attore nel settore della televisione digitale terrestre (TDT),
a differenza della continuità che rappresenterebbe l’assegnazione della licenza a un gruppo già affermato.
Una volta ottenuta la licenza, inizierà la fase finale del processo.
Il regolamento prevede che l’operatore vincitore abbia un massimo di sei mesi per iniziare le trasmissioni,
il che significa che il canale potrebbe potenzialmente essere lanciato prima della fine del 2026, se il programma previsto verrà rispettato.
Con questa tempistica definita, la decisione prevista per aprile segnerà la svolta definitiva nella determinazione del gruppo
che si occuperà del lancio del prossimo canale televisivo digitale terrestre nazionale in Spagna.
IL GIORNALISTA-MANAGER TRA TELEVISIONE E GRANDI AZIENDE: CHI È L'UOMO ARRESTATO PER PEDOFILIA. IN MANETTE ANCHE LA COMPAGNA INSEGNANTE
Cinquantadue anni, fermato a Roma dai carabinieri, farebbe parte di un giro più ampio di pedofilia; arrestato con la compagna di 48 anni.
Trovate foto inequivocabili nei loro telefoni, tra le vittime anche la figlia della donna
Un insospettabile. Un giornalista passato in pochi anni dall’essere subito inviato alla vice direzione di un tg nazionale
e quindi poi il salto al vertice della comunicazione di un’importante azienda energetica a partecipazione statale e adesso in una società privata.
Una trafila importante con un segreto orribile ora finito al centro di un’inchiesta della Procura romana.
Che potrebbe essere appena cominciata. Perché il 52enne arrestato nei giorni scorsi dai carabinieri nella sua abitazione a Roma
in contemporanea alla nuova compagna, insegnante di 48, invece in carcere a Treviso per gli stessi reati,
sarebbe sospettato di far parte di un giro più vasto di pedofilia.
I nomi non possono essere pubblicati per non rendere identificabili i minori coinvolti.
Le foto nei telefoni anche dei nipotini di 5 e 8 anni
Nel telefonino gli investigatori gli hanno trovato foto e video di ragazzini e ragazzine under 18 che non lascerebbero dubbi sul contenuto pedopornografico.
E fra quelle immagini sconvolgenti c’erano anche quelle della figlia 16enne della compagna, appunto,
e perfino dei due nipotini di 5 e 8 anni della donna, figli del fratello ovviamente ignaro di tutto.
Lui, e anche lei, sono rimasti in silenzio quando i carabinieri hanno suonato alla loro porta dopo che il padre della 16enne,
ex compagno della donna, aveva denunciato tutto perché proprio la ragazza lo aveva avvertito di aver scoperto,
a casa del giornalista, le sue foto sotto la doccia o nella vasca da bagno, o ancora mentre dormiva,
nel pc della madre in trasferta nella casa dell’uomo a Treviso.
L’inchiesta
Da quel momento è scattata l’inchiesta che ha rivelato per chi indaga il rapporto morboso e malato fra i due con lei che scattava foto
e faceva video delle molestie sessuali anche sui nipotini quando le venivano affidati dal fratello e le inviava poi al giornalista,
e lui che commentava spesso in modo volgare e con parolacce quelli che gli arrivava.
Adesso però l’inchiesta dovrà accertare anche che fine facessero quegli scatti e quei frame archiviati dal 52enne,
oggi in carcere in Veneto, con tutti gli altri a tema pedopornografico.
TERREMOTO A CBS NEWS: BARI WEISS ANNUNCIA LICENZIAMENTI E LA CHIUSURA DI CBS NEWS RADIO
La nuova direttrice editoriale delinea una ristrutturazione radicale
che mette fine a quasi un secolo di storia radiofonica per puntare tutto sulla competitività digitale
La giornata di venerdì ha segnato una svolta dolorosa per CBS News, con l’annuncio di una nuova e massiccia ondata di licenziamenti
che colpirà circa il 6% della forza lavoro, ovvero tra le 60 e le 70 persone su un organico totale di circa 1.100 dipendenti.
La decisione è stata comunicata ufficialmente attraverso un memo interno
firmato dalla direttrice editoriale Bari Weiss e dal presidente Tom Cibrowski.
Secondo i vertici aziendali, questi tagli non sono legati alla qualità del lavoro svolto, ma sono dettati dalle “sfidanti realtà economiche”
e dalla necessità di adattarsi a un settore dell’informazione che sta cambiando radicalmente.
Questa mossa segue una precedente tornata di esuberi avvenuta a ottobre, definita all’epoca un vero “bagno di sangue”.
La fine di un’era: chiude CBS News Radio dopo 100 anni
Il punto più critico del piano di ristrutturazione riguarda la chiusura definitiva di CBS News Radio,
lo storico servizio radiofonico attivo fin dal 1927. La chiusura ufficiale è prevista per il 22 maggio 2026,
mettendo fine a una tradizione che ha visto protagonisti icone del giornalismo come Walter Cronkite ed Edward R. Murrow.
La decisione comporterà l’eliminazione di tutte le posizioni lavorative all’interno dell’unità radiofonica,
lasciando circa 700 stazioni affiliate senza i contenuti prodotti da CBS.
Weiss e Cibrowski hanno spiegato che, nonostante i tentativi di salvare il servizio,
i conti economici e il cambiamento delle strategie di programmazione radiofonica hanno reso impossibile il proseguimento delle attività.
La visione di Bari Weiss e l’influenza di Paramount Skydance
L’attuale gestione di CBS News riflette la visione strategica imposta da Paramount Skydance
dopo l’acquisizione della pubblicazione di Weiss, The Free Press, avvenuta lo scorso ottobre.
La nuova linea editoriale punta con decisione verso una mentalità streaming e un forte investimento sulle piattaforme digitali,
cercando di intercettare nuovi segmenti di pubblico laddove l’audience è in crescita.
Tuttavia, questo nuovo corso non è esente da polemiche: all’interno della redazione si respira un clima di forte ansia e incertezza,
alimentato anche da un evidente scontro culturale tra la vecchia guardia e la nuova direzione.
Alcune figure di spicco, tra cui il celebre corrispondente di 60 Minutes Anderson Cooper, hanno già lasciato il network dall’inizio dell’era Weiss.
Strategie competitive in un mercato in crisi
Mentre alcuni esperti di media plaudono al coraggio di Bari Weiss nel prendere “decisioni difficili e impopolari”
per mantenere l’azienda competitiva contro rivali come ABC e NBC,
altri vedono in queste manovre un pericoloso spostamento ideologico ed editoriale.
L’obiettivo dichiarato è quello di far sì che alcune parti della redazione diventino più snelle per fare spazio a nuovi investimenti
e a un’offerta informativa capace di “sorprendere e provocare”.
Resta da vedere se questa scommessa sulla digital transformation riuscirà a risollevare le sorti di un colosso dell’informazione
che, in pochi mesi, ha visto cambiare profondamente il proprio volto e la propria missione storica.
CLOUDFLARE FA RICORSO CONTRO LA SANZIONE DA 14 MILIONI DI EURO DI AGCOM
Cloudflare ha presentato ricorso contro la sanzione da 14 milioni di euro inflitta a gennaio dall’Agcom,
per il rifiuto di bloccare alcuni siti pirata come previsto dalla legge antipirateria 93/2023 e segnalati attraverso la piattaforma Piracy Shield.
Questa consente ad un gruppo di titolari dei diritti di indicare gli indirizzi e i domini web che trasmettono contenuti pirata,
obbligando i fornitori come Cloudflare a oscurare l’accesso entro un tempo massimo di 30 minuti.
L’azienda americana, che assicura la navigazione su una buona parte dei siti web globali, fa sapere tramite il proprio blog che,
“il sistema è meglio inteso come uno strumento grossolano per i titolari dei diritti, per controllare ciò che è disponibile su internet,
senza alcuna tutela legale tradizionale”.
Secondo l’azienda, il Piracy Shield manca di supervisione giudiziaria e trasparenza, violando i principi del Digital Services Act europeo
“che richiede che ogni restrizione dei contenuti sia proporzionata e soggetta a rigorose garanzie procedurali”.
Per Cloudflare, nonostante l’ordine dei giudici amministrativi di fornire pieno accesso agli atti del sistema,
l’Agcom avrebbe offerto solo consultazioni parziali in loco, “presso i propri uffici di Napoli, sotto la supervisione dei propri funzionari”.
Il colosso ha ribadito di voler portare avanti il caso “sia nei tribunali italiani che presso la Commissione europea”.
La normativa di riferimento prevede, in caso di inadempienza, una sanzione fino al 2% del fatturato realizzato dall’azienda
nell’ultimo esercizio chiuso anteriormente alla notifica della contestazione.
L' AUDIO IMMERSIVO È ORMAI REALTÀ
L’audio spaziale, il suono che “avvolge e coinvolge” l’ascoltatore, rappresenta oggi un’evoluzione concreta del modo in cui i contenuti
vengono prodotti e consumati, superando la tradizionale concezione del suono stereofonico per abbracciare una nuova realtà sonora,
capace di trasportare idealmente l’ascoltatore direttamente nel cuore dell’azione.
Questa tecnologia non mira tanto a rispecchiare il mondo reale, ma è volta a migliorare l’esperienza utente attraverso una narrazione coinvolgente,
sia che si tratti di un evento sportivo dal vivo, piuttosto che di una composizione musicale.
La vera novità su questo argomento è che adesso è possibile trasmettere suono spaziale anche attraverso i normali standard DVB-T2 o DAB+
(ma anche in FM, se pure con drastiche limitazioni) ed ecco perché oggi un broadcaster, a qualsiasi livello, radiofonico o televisivo che sia,
è chiamato ad inserire tale tema nella propria agenda di argomenti da conoscere e approfondire.
Mercato di riferimento
Innanzitutto, va detto che una stima più che probabile, curata dall’istituto internazionale di ricerche di mercato Mordor Intelligence,
valuta che in Italia, ad oggi: i televisori con supporto Dolby Atmos nativo siano circa 2 milioni;
quelli Atmos-ready equipaggiati con soundbar Atmos o virtual Atmos, sono altrettanti;
gli utenti che possono fruire del solo audio binaurale 3D o di Atmos via cuffie, tramite streaming, sono circa 3 milioni;
cifra analoga quantifica gli abbonati a servizi quali Apple Music, Amazon Music o simili.
Il numero totale di famiglie italiane che ha in casa almeno un dispositivo Atmos o binaurale 3D efficace,
al netto di un elevato numero di sovrapposizioni (chi è appassionato di audio di qualità e adotta Tv Atmos in genere
ha anche altri sistemi di ricezione audio di questo tipo), è stimabile in circa 4 milioni di utenze.
Tradotto, parliamo del 14% delle famiglie italiane che possiede uno o più device atti a godere di audio immersivo Dolby Atmos o 3D binaurale.
Una quota di mercato tutt’altro che trascurabile.
Audio di nuova generazione
Veniamo, dunque, al merito della tecnologia.
Al centro di questa trasformazione del suono troviamo la cosiddetta Next Generation Audio (NGA),
un insieme di esperienze sonore avanzate che integrano oggetti, canali e formati, dando vita a esperienze quali l’audio ambisonico e binaurale.
Per “oggetti sonori”, o “sound objects”, si intendono singoli elementi sonori che, in questo contesto,
sono trattati in modo indipendente gli uni dagli altri, rispetto ai tradizionali canali audio, come stereo o surround 5.1/7.1.
A differenza del passato, dove l’ascolto immersivo richiedeva installazioni domestiche complesse,
con svariati speaker audio posti in diversi punti di una stanza, oggi queste esperienze sono accessibili a un pubblico ben più vasto tramite le soundbar beamforming;
parliamo di un singolo e compatto dispositivo audio che utilizza un array di altoparlanti multipli integrati,
in grado di direzionare il suono in punti specifici della stanza.
Parliamo di apparati che sono disponibili a partire da poche centinaia di euro, dunque molto accessibili e di semplicissima installazione.
C’è poi, ancora più economica (a partire da qualche decina di euro), la possibilità di ascolto attraverso le cuffie,
che sono oggi per il grande pubblico il primo “ponte” verso l’audio spaziale.
Per i broadcaster, anche per quelli locali, questo significa che l’adozione dell’audio immersivo può essere un’opzione da non trascurare
per aggiungere valore alla propria offerta editoriale, anche per offrire un elemento di differenziazione in un panorama mediatico altamente competitivo
Personalizzazione e inclusività
Uno degli aspetti di maggiore interesse, dal punto di vista degli editori, è l’adozione della tecnologia chiamata Object Based Audio,
che permette di trattare i singoli elementi sonori come oggetti indipendenti e accompagnati da metadati.
L’OBA permette, da parte dell’utente, una radicale personalizzazione del suono:
lo spettatore non è più un fruitore passivo ma può creare il proprio mix audio.
Un utente potrebbe, ad esempio, scegliere di attenuare il rumore della folla presente ad un evento sportivo,
per ascoltare meglio il commento tecnico, oppure, al contrario, tacitare lo speaker ed enfatizzare i suoni del campo in una partita di calcio.
Oltre all’intrattenimento, l’OBA offre enormi vantaggi in termini di accessibilità,
permettendo di adattare il mix sonoro alle esigenze sensoriali di persone con disabilità sensoriali o neurodivergenze.
Le sfide tecniche in produzione
Per supportare questa complessità, l’industria ha sviluppato standard cruciali come l’Audio Definition Model (ADM)
e la sua versione seriale (S-ADM), che consentono di trasmettere metadati audio insieme ai contenuti, anche in applicazioni live,
senza vincolare i produttori audiovisivi a dover utilizzare sistemi specifici.
Sul fronte della distribuzione, i codec Dolby AC-4 e MPEG-H Audio si contendono il mercato,
offrendo entrambi supporto per l’audio immersivo e personalizzato, con un’elevata efficienza di compressione.
Tuttavia, la gestione di questi nuovi formati impone che i tecnici del suono sviluppino competenze specifiche,
poiché viene richiesta una maggiore capacità di elaborazione DSP (Digital Signal Processing) e sono necessari sistemi di monitoraggio più sofisticati,
per garantire che il mix finale mantenga un adeguato risultato sonoro, ma anche che rispetti gli standard internazionali di loudness.
Nonostante le ampie possibilità creative offerte dall’audio spaziale, la pratica sul campo sta già suggerendo un approccio improntato alla moderazione.
Esperti del settore sottolineano che la chiave per un buon mix immersivo è quella di “non esagerare”:
l’obiettivo deve rimanere quello di far sentire lo spettatore, che fruisce del programma da casa, come se fosse seduto in tribuna,
o fosse presente all’evento, evitando l’uso di elementi sonori che siano incoerenti con l’evento.
Un altro punto fondamentale per i broadcaster rimane il downmix stereo,
poiché la maggior parte degli spettatori consuma ancora i contenuti in questo formato:
i sistemi di audio spaziale permettono di erogare, contestualmente, un segnale stereo di ottima qualità.
In pratica, che fare
Per un editore locale, radiofonico o televisivo, l’implementazione dell’audio immersivo richiede un approccio integrato
che va dall’acquisizione del suono al suo trattamento, sino alla distribuzione via etere, oltre che online.
Il primo passo riguarda l’aggiornamento dell’infrastruttura tecnica per gestire la maggiore complessità del segnale sonoro.
La produzione immersiva (come il formato 7.1.4) richiede molte più risorse di elaborazione rispetto allo stereo o al 5.1.
Le console utilizzate devono supportare il panning 3D (o Spatial Audio), cioè la tecnica di ingegneria del suono utilizzata per posizionare
e spostare una sorgente sonora all’interno di uno spazio tridimensionale, e devono poter gestire i flussi di metadati associati.
Per evitare investimenti massicci in hardware locale, i broadcaster possono utilizzare risorse DSP virtualizzate,
da installare in sede o fruire in cloud.
A seguire, è necessario implementare la tecnologia in studio o l’equipaggiamento per le esterne con microfoni specifici,
ovvero quelli ambisonici (che catturano il campo sonoro a 360°) oppure con sistemi specifici di microfoni fissi,
particolarmente utili negli eventi sportivi live, per catturare, distintamente, l’atmosfera del campo di gioco e i suoni del pubblico.
Il monitoraggio dell’audio spaziale è un punto importante, perché è sicuramente più complesso di quello tradizionale;
d’altronde i broadcaster devono garantire che i mix immersivi rispettino comunque le normative internazionali sulle sonorità,
ma, in questo senso, l’industria sta sviluppando strumenti di intelligenza artificiale per automatizzare il controllo qualità,
andando oltre la semplice rilevazione del silenzio o dei livelli di picco.
Per la messa in onda e/o per lo streaming, l’editore deve scegliere codec che garantiscano l’interoperabilità:
S-ADM (Serial Audio Definition Model) è lo standard per trasmettere metadati audio in tempo reale, nelle applicazioni live;
come Codec NGA le opzioni principali sono Dolby AC-4 (molto efficiente in termini di banda)
e MPEG-H Audio (uno standard aperto e flessibile, molto diffuso).
Infine, come detto, poiché la maggior parte del pubblico ascolta ancora in stereo,
è necessario che il sistema produca automaticamente un downmix di alta qualità,
ma va ribadito che un mix immersivo ben progettato ha il vantaggio di migliorare anche la resa dello stereo tradizionale ad esso associato.
Budget e informazioni
In termini di budget, alla luce delle tecnologie attualmente disponibili, possiamo dire che un setup di base, già ben organizzato,
si può realizzare con un investimento nell’ordine di qualche decina di migliaia di euro,
iniziando col prevedere, per esempio, uno streaming musicale radiofonico in standard Atmos,
con l’utilizzo di un renderer software (non hardware) associato ad una Digital Audio Workstation esistente,
mentre per la tv lineare si può considerare di affidare in outsourcing il mix Atmos per realizzare specifiche produzioni,
mentre per eventi quali lo sport live si può prendere in considerazione una produzione audio di tipo binaurale 3D
(molto più economica) invece di un vero e proprio Atmos.
Per chi fosse interessato ad approfondire questo argomento, segnaliamo un interessante e piuttosto ben dettagliato manuale,
intitolato “Immersive Audio 2026 – The Book”, liberamente disponibile a questo link: