
Martedì 29 ottobre 2024
LA NUOVA RICERCA DI AERANTI-CORALLO:
DATI E CARATTERISTICHE DELLE TV LOCALI ITALIANE.
IL PUNTO DI MAURO ROFFI.
A cura di Mauro Roffi
In questa seconda puntata di una piccola serie iniziata qualche giorno fa il nostro collaboratore Mauro Roffi
continua ad esaminare la ricerca sulle emittenti locali
(dal semplice titolo ‘L’emittenza radiofonica e televisiva locale in Italia’)
diffusa poche settimane fa da Aeranti-Corallo.
Ricordiamo che Mauro Roffi è stato responsabile giornalistico della notissima rivista di settore ‘Millecanali’
dalla fine degli anni ’80 fino al settembre 2015,
continuando poi a collaborare, fino alla chiusura di ‘Millecanali’ nel 2018.
Questa volta parliamo delle Televisioni locali italiane, evidenziandone, sulla scorta delle ricerca Aeranti-Corallo,
quantità, ‘qualità’ (per così dire), caratteristiche economiche e tipologia.
Naturalmente partiamo dal numero delle Tv locali (ci riferiamo sempre a quelle operanti via etere, lo ricordiamo in partenza)
e qui va detto che c’è un po’ meno approssimazione rispetto alle Radio, essenzialmente a causa delle graduatorie ministeriali
(prima delle emittenti stesse, poi relative agli Lcn) che hanno stabilito chi ha ‘ufficialmente’ diritto a operare in sede locale.
Per forza di cose va peraltro ricordato che le graduatorie vengono periodicamente aggiornate
e quindi anche il numero delle emittenti ‘in onda’ è ‘in evoluzione’.
Anche per le Televisioni locali, come per le Radio, vale la distinzione fra imprese a carattere commerciale e imprese a carattere comunitario.
Una differenza è invece quella che le imprese televisive locali a carattere commerciale possono essere esercite solo da società di capitali (Srl e Spa)
e cooperative, poiché in questo ambito non è possibile svolgere attività televisiva in forma di società di persone (Snc, Sas) e di impresa individuale.
Le imprese televisive locali a carattere comunitario devono avere, invece, la natura giuridica di associazione riconosciuta
o non riconosciuta, fondazione o cooperativa priva di scopo di lucro.
Veniamo allora davvero ai numeri, tenendo presente che i dati relativi alle Tv locali (commerciali e comunitarie)
nella ricerca Aeranti-Corallo sono stati individuati al Registro delle Imprese e al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC)
ovvero in elenchi pubblici del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Occorre, altresì, considerare che alcuni soggetti eserciscono più Tv locali (ciò vale soprattutto per le graduatorie Lcn di cui diremo).
Il numero di società di capitali editrici di imprese televisive locali a carattere commerciale indicato è di 254.
80 sono al Nord (con 0 in Valle d’Aosta e un massimo di 27 in Lombardia; solo 10 sono in Piemonte, 12 sono in Veneto, 16 in Emilia Romagna),
59 al Centro (Toscana 20, Lazio 23) e 115 nel Mezzogiorno (31 in Campania, solo 13 in Puglia, 34 in Sicilia).
Di queste 254 società di capitali, ben 234 sono società a responsabilità limitata, appena 20 sono società per azioni.
Per le Tv locali comunitarie, c’è invece la consueta avvertenza che poiché “per molti di tali soggetti non è obbligatoria l’iscrizione
al Registro delle imprese non è possibile individuare tutte le imprese televisive locali a carattere comunitario”.
In ogni caso, “sono 174 i soggetti a carattere comunitario (titolari di 309 autorizzazioni per FSMA) che hanno ottenuto
dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy il riconoscimento dei contributi statali per l’anno 2024”.
Di questi 174, 41 sono al Nord, ben 49 al Centro e 84 nel Mezzogiorno.
Restano da considerare le imprese televisive locali esercite da società cooperative,
che possono essere sia a carattere commerciale sia a carattere comunitario.
Si tratta di 27 società cooperative individuate al registro imprese: 7 sono a carattere commerciale e 20 sono a carattere comunitario.
Di queste 27, appena 2 sono al Nord, 10 sono al Centro e 15 nel Mezzogiorno.
Quanti dipendenti hanno queste società?
Delle 281 (254 + 27) società di capitali e cooperative, alla data del 15 gennaio 2024 avevano depositato il bilancio 2022 202 soggetti.
Sulla base di questi dati di bilancio, “è possibile stimare i dipendenti delle suddette imprese televisive locali
costituite in forma di società di capitali (Srl e Spa) e di cooperative in 3.022…”.
Inoltre, “deve essere stimato il numero dei dipendenti delle 78 società di capitali
ecooperative che alla data del 15 gennaio 2024 non avevano depositato il bilancio 2022.
Al riguardo, si stima che tali dipendenti siano non meno di 200”.
Per le Tv comunitarie, “emerge che tra i 174 soggetti (titolari di 309 emittenti), che hanno presentato domanda di contributo,
vi sono 75 soggetti che hanno un punteggio relativo ai dipendenti.
È possibile ipotizzare un dato complessivo di circa 220 dipendenti per tali 75 soggetti”.
Pertanto, il totale dei dipendenti delle imprese televisive locali, secondo la stima di Aeranti-Corallo, è di 3.442.
Peraltro, “tale stima è relativa a dipendenti a tempo pieno. In presenza di dipendenti part time, il loro numero sarebbe superiore”.
Esaminando i dati di bilancio, “emerge che delle 202 società di capitali e cooperative che hanno depositato il bilancio 2022,
ve ne sono 189 che hanno il patrimonio netto positivo.
Di tali 189 soggetti, ve ne sono 123 con patrimonio netto tra 0 e 1 milione di euro, 60 con patrimonio netto tra 1 e 10 milioni di euro,
6 con patrimonio netto superiore a 10 milioni di euro”.
Inoltre, le cose non vanno poi così male come si poteva credere, a livello economico:
delle 202 società televisive di cui sopra, infatti, 133 hanno conseguito un utile nell’esercizio 2022 e 69 hanno subito una perdita.
Pertanto “emerge una maggioranza di aziende che presenta utili (il 65,8%) rispetto a quelle che dichiarano perdite (il 34,2% del totale)”.
Altri dati significativi: “delle 202 società di capitali e cooperative che hanno depositato il bilancio 2022,
73 presentano ricavi delle vendite e delle prestazioni tra 100.000 e 500.000 euro;
42 presentano ricavi delle vendite e delle prestazioni tra 500.000 e 1 milione di euro;
47 presentano ricavi delle vendite e delle prestazioni per oltre 1 milione di euro;
40 presentano ricavi delle vendite e delle prestazioni tra 0 e 100.000 euro”.
Il totale dei ricavi delle consuete 202 società e cooperative editrici di Tv locali considerate è di 189.009 (dati in migliaia di euro);
spicca in questo quadro il dato del Nord, che è di ben 124.491, con netta prevalenza della Lombardia (qualcosa come 53.178);
poi ci sono il Veneto (31.592 per sole 12 società) e, invece in negativo, va segnalato il dato del Piemonte (solo 4.822).
Ma non ci sono solo questi ricavi (tipicamente legati alla pubblicità).
Alla voce ‘Altri Ricavi e Proventi’ sono infatti ricompresi soprattutto quelli per “contributi pubblici
nonché per indennizzi a seguito del rilascio delle frequenze di trasmissione”.
Si tratta di importi quanto mai rilevanti, tanto che sono pari in tutta Italia a 264.460 (sono sempre dati in migliaia di euro),
ancora con prevalenza del Nord (147.252, con il Veneto, a 65.522, che stavolta batte la Lombardia, ferma a 46.058).
E adesso torniamo ad argomenti più ‘consueti’ per i lettori di litaliaindigitale.it,
ovvero alle reti per la diffusione dei contenuti televisivi in ambito locale.
Come noto, a suo tempo l’Agcom, ai fini della nuova fase della Tv digitale, “ha suddiviso l’Italia in 18 Aree Tecniche (AT) «regionali»,
tranne Abruzzo e Molise (accorpate nell’AT 13) e Puglia e Basilicata (accorpate nell’AT 15).
Inoltre, le province orientali del Piemonte sono state ricomprese sia nell’Area Tecnica n. 1,
sia, in ragione della conformazione dell’area di coordinamento con la Svizzera, nell’Area Tecnica n. 3”.
Inoltre, l’Agcom ha pianificato una rete locale di 1° livello in banda Uhf, con copertura non inferiore al 90%, in ciascuna area tecnica,
ad eccezione dell’AT 3 (Lombardia e Piemonte Orientale), dove sono state pianificate due reti locali di 1° livello,
e delle sub AT 4a (Trento) e 4b (Bolzano), dove sono state pianificate ulteriori 3 reti locali di 1° livello.
Infine, l’Agcom ha pianificato anche una seconda rete locale di 1° livello nell’AT 2 (Valle d’Aosta).
Nel contempo, sono state pianificate per ciascuna area tecnica una o più reti locali di 2° livello, senza vincoli di copertura nel bacino di riferimento.
Qual’è però la situazione dopo che il Ministero dello Sviluppo economico (oggi Ministero delle Imprese e del Made in Italy) ha svolto tutte le fasi successive, attribuendo nel concreto le reti (in gran parte finite per la gestione a Rai Way e EI Towers) e le numerazioni alle emittenti (i FMSA)?
Ebbene, le 26 reti di 1° livello previste sono state, nella stragrande maggioranza dei casi, realizzate (sono 23 quelle ‘effettive’).
Fanno eccezione l’unica rete di 1° livello dell’Area Tecnica n. 4 (Trentino Alto Adige), che non è stata assegnata
in quanto gli operatori hanno preferito concentrarsi sulle reti di 1° livello delle due province autonome (Trento e Bolzano).
Ma in provincia di Trento, poi, è stata assegnata solo una delle tre reti di 1° livello previste (in questo modo si arriva alla cifra complessiva di 23 su 26).
Diversa è la situazione delle reti locali di 2° livello, previste come 47 ma realizzate invece in 43 casi.
In alcune situazioni, le stesse non sono state assegnate poiché non vi sono stati operatori
che le abbiano richieste (in quanto prevedevano la copertura di una o poche province).
Le 4 reti di 2° livello ‘mancanti’ sono in Veneto (erano 2, ce n’è una sola), in Abruzzo e Molise (ce ne sono 4 sulle 5 previste)
e soprattutto in Sardegna, dove le due reti di 2° livello previste non sono state realizzate.
Come nota a margine, posso notare (valutazione personale) che non mancano altre situazioni ‘particolari’, tipo la Valle d’Aosta,
dove ‘potenzialmente’, come detto, ci sono due reti di 1° livello realizzate (qui nei fatti mancano proprio le emittenti anche per una sola rete),
e, per altri motivi, Abruzzo-Molise e Puglia-Basilicata.
Per ciò che riguarda le ultime assegnazioni Lcn pubblicate dal Ministero, quelle del 29 aprile
(che su questo sito ho attentamente esaminato una per una),
sono state attribuite a emittenti locali (i citati FSMA), di qualsiasi tipo
(comprese dunque anche le Tv estere ripetute dalla Ras in provincia di Bolzano, per capirci),
ben 846 numerazioni, 317 delle quali su reti di 1° livello (regionali).
Nel complesso delle numerazioni attribuite (magari non tutte ‘attive’, ma questo è un altro discorso),
numeri rilevanti sono quelli di Lombardia e Piemonte orientale (62), Emilia Romagna (55), Toscana (76),
Umbria (ben 47), Lazio (93), Campania (69) e Sicilia (79).
Ma il primato spetta alla Calabria con qualcosa come 80.
Ovviamente anche qui la situazione è tuttora in piena evoluzione.